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Salvatore Borsellino
L´ultimo attacco alla Giustizia | L´ultimo attacco alla Giustizia |
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di Salvatore Borsellino - 08 Giugno 2008 alle omissioni, dal completo silenzio di una opposizione parlamentare ormai inesistente o esistente soltanto per il lancio di segnali di servilistica acquiescenza al governo in carica, uno dei più gravi e forse il definitivo attacco alla Giustizia. I fronti di attacco, nel giro di pochi giorni, sono due: le intercettazioni e il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Per le prime, direttamente da un capo del Governo che punta all'azzeramento immediato della possibilità di utilizzare le sue conversazioni con Saccà su attricette e compravendita di senatori nelle conseguenti indagini per corruzione, è venuto l'annuncio di una drastica riduzione della possibilità di usare questo mezzo limitandolo alle sole indagini per reati di mafia, terrorismo, e, forse, rapine, usura, pedofilia e violenza sessuale. Escluse del tutto corruzione e concussione e, in genere, i reati finanziari, cioè proprio quei reati che potrebbero interessarlo. Esclusi anche i traffici di droga, cioè quelli che potrebbero interessare i suoi amici. Credevamo che Berlusconi proclamando eroe Mangano in una cerimonia officiata insieme con Dell'Utri avesse finito di pagare le cambiali contratte con chi ha favorito la sua ascesa al potere ma evidentemente non è così e le cambiali sono ancora tante. Niente paura, c'e' ancora il 41 bis e magari anche le revisioni dei processi di mafia per potere pagare il resto. Il papello di Riina e compagni è ancora lungo. Nello stesso tempo, applicando finemente il concetto di gradualità della pena, si promettono 5 anni di carcere a chiunque, per qualsiasi motivo, con le intercettazioni avrà a che fare, a chi le fa, a chi le ordina, a chi le propaga, in carcere quindi magistrati e giornalisti e impunità assoluta a chi utilizza il telefono per progettare reati, comunicare ordini e via andando, non ci sarà più bisogno per nessuno di adoperare i pizzini, si potranno utilizzare senza problemi mezzi più moderni come i cellulari. Per il secondo, il reato per concorso esterno in associazione mafiosa, che viene definito da un "principe del foro" (non si sa bene quale, forse il suo) quale Lipera, un "reato che non esiste", un "reato inventato", si sta facendo qualcosa di ancora più grave, si sta praticamente tentando di azzerare la possibilità di utilizzarlo nei processi e nelle condanne, anche se la sua "invenzione" si può fare risalire a magistrati come Borsellino, Falcone, Costa, Chinnici e tanti altri, tutti ovviamente morti come attestano le vie e le piazze che, proprio per assicurarsi che siano definitivamente e irrimediabilmente morti, gli sono state intitolate. Su questo filone si inserisce l'ennesimo tentativo di tirare fuori dalla galera dove giustamente sta espiando la pena alla quale è stato condannato per una parte dei suoi delitti, un traditore dello Stato come Bruno Contrada. Anzi adesso si rincara la dose, oltre a Contrada si vuole rimettere in circolazione anche Ignazio D'Antone. D'altra parte, come fa Contrada, anche lui può autodefinirsi un servitore dell Stato e può chiedere quindi non la grazia ma piuttosto un ringraziamento da parte dello Stato per avere obbedito agli ordini. Bisognerebbe però che dichiarassero quale Stato e quali Istituzioni hanno servito, se quelle degne di questo nome o quelle "deviate". Più di una voce si è levata al Palazzo Steri a Palermo in difesa di Contrada e D'Antone, alcune prevedibili, il libro paga dei servizi è molto ampio e i fondi sono inesauribili, ma c'è ne è una che mi addolora profondamente, quella di Francesco La Licata, che si è sempre proclamato amico di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone e su di loro, in nome di questa amicizia, ha scritto dei libri, ma forse i libri su Paolo e Giovanni non rendono più e allora è meglio scrivere libri su nuovi argomenti, e cercare nuove amicizie........... |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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