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Rassegna Stampa
Accuse a de Magistris, i pm chiedono l'archiviazione | Accuse a de Magistris, i pm chiedono l'archiviazione |
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di Carlo Vulpio - 5 giugno 2008 È un provvedimento bomba quello con cui i pm di Salerno, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, chiedono l'archiviazione per de Magistris, i giornalisti e gli investigatori denunciati da quei vertici della magistratura di Calabria e di Basilicata a loro volta indagati da de Magistris (con le inchieste «Poseidone» e «Why Not», che gli sono state tolte, e con «Toghe Lucane», che sta portando a termine). I pm salernitani escludono che de Magistris e i suoi presunti «complici» siano colpevoli di abuso d'ufficio, calunnia e rivelazione di segreto d'ufficio. Anzi, sottolineano «la correttezza formale e sostanziale dell'azione inquirente » del pm di Catanzaro, che «ha subìto una serie di interventi concertati» — dagli stessi magistrati sui quali indagava e tra costoro e uomini politici, funzionari ministeriali e persino membri del Csm — «a causa dell'intensità e incisività delle sue indagini». Com'è noto, il Csm vorrebbe trasferire de Magistris e non fargli fare più il pm. Ma adesso sarà un po' più difficile. Si dovrebbero ignorare le mille pagine dei magistrati salernitani. In cui si narrano molte cose incredibili. Per dirne una, il presidente della prima commissione del Csm, Antonio Patrono, parla a lungo con il viceprocuratore di Potenza, Felicia Genovese, indagata a Catanzaro, e la tranquillizza quando lei «ne sollecita l'interessamento, insieme con altri componenti del Csm, tra cui il dottor Ferri e il dottor Giulio Romano, della sua stessa corrente, componente della sezione disciplinare del Csm e relatore della sentenza emessa nei confronti di de Magistris». La verità, dicono i pm Nuzzi e Verasani, è che de Magistris, a Catanzaro, «ha operato in un contesto giudiziario connotato da un'allarmante commistione di ruoli e fortemente condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura». Affari, insomma. E coperture giudiziarie. Il tutto, da custodire nel silenzio, mica da mettere in piazza con avvisi di garanzia e decreti di perquisizione. Ecco spiegate, dunque, la raffica di denunce agli organi disciplinari, la raffica di interrogazioni parlamentari e la raffica di ispezioni ministeriali contro de Magistris: un crescendo in progressione geometrica, tre anni di ininterrotte radiografie. Lo scopo di questa «pressante attività di interferenza nelle indagini » (che intanto ha centrato l'obiettivo, perché Poseidone e Why Not sono state demolite scientificamente) era quello di «determinare il definitivo allontanamento di de Magistris dalla sede di Catanzaro e l'esautorazione dei poteri inquirenti». Più grave di questo disegno ci sarebbe solo il golpe di un manipolo di colonnelli. E tuttavia, queste «denunce infondate, strumentali e gravi» contro il pm che si era permesso di indagare sui miliardi di fondi pubblici Ue, su magistrati e militari, segretari di partito e parlamentari, e persino su un ministro della Giustizia e un presidente del Consiglio, sono state le stesse denunce alla base del solerte lavoro che ha portato gli ispettori ministeriali Arcibaldo Miller e Gianfranco Mantelli (indagato anch'egli a Salerno) a chiedere il trasferimento di de Magistris e il Csm a condannarlo. E sono le stesse denunce che hanno permesso, e tutt'ora permettono, a una procura piena di magistrati indagati come quella di Matera (dal capo Giuseppe Chieco, ai pm Annunziata Cazzetta, Valeria Farina Valaori, Paola Morelli, al gip Angelo Onorati) di inventarsi l'originale reato di «associazione a delinquere finalizzato alla diffamazione a mezzo stampa» per indagare sul pm di Catanzaro e metterne sotto controllo telefoni e ogni mossa investigativa. E sempre grazie a quelle denunce il procuratore generale di Potenza, Vincenzo Tufano, rivela, lui sì «e a mezzo stampa » — sostengono i pm di Salerno — quei segreti d'ufficio che si volevano spifferati da de Magistris e presunti «complici ». In tutto questo periodo, scrivono i pm di Salerno, il tiro al bersaglio degli altri indagati eccellenti — il gip di Catanzaro, Adalgisa Rinardo, il procuratore aggiunto Salvatore Murone, il senatore Giancarlo Pittelli, l'ex senatore ed ex membro del Csm, nonché sindaco di Matera, Nicola Buccico, l'imprenditore Antonio Saladino, l'ex procuratore reggente Dolcino Favi e l'ex governatore di Calabria, Giuseppe Chiaravalloti — non si è mai fermato, né è mai stato ostacolato da alcuna autorità che ne avesse il potere. Del resto, Chiaravalloti, in quella conversazione telefonica ormai nota come «la profezia di Chiaravalloti» lo aveva detto: «De Magistris passerà gli anni suoi a difendersi». Ma il profeta si è fermato a Salerno. Dove la storia è appena cominciata. |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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Articoli precedenti:
- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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