Informazione
Mandanti occulti
Operazione Tempesta: duro colpo ai Cava | Operazione Tempesta: duro colpo ai Cava |
|
|
|
|
Due indagati si sono sottratti alla cattura. Ha coordinato le indagini la pm della Dda di Napoli Maria Antonietta Troncone. Il clan Cava è da anni in lotta con la cosca rivale dei Graziano, ha stretto patti con i Fabbrocino e sottomesso i Genovese. Le attività criminali a cui i Cava si dedicavano erano estorsioni, usura e traffico di droga. Nell’ambito dell’operazione “Tempesta” è stato sequestrato anche il patrimonio che il clan gestiva attraverso prestanomi: palazzi, terreni, società immobiliari e finanziarie, aziende, conti correnti postali e bancari per un valore complessivo di 180 milioni di euro. I Cava riciclavano investendo nella zona di Frosinone e Latina e di Parma e Piacenza. Nonostante fosse rimasto privo della presenza dei suoi capi, Biagio Cava e suo cugino Antonio, perché detenuti, il clan è sempre riuscito ad avere il pieno controllo delle attività illecite. <<La gente del Vallo di Lauro si era ormai assuefatta alla presenza del clan – ha detto il magistrato Troncone – parlerei di rassegnazione passiva. Spero che ora ci sia la forza per reagire>>. Tra i Cava non vi sono mai state defezioni, mai un pentito. Gli inquirenti si sono avvalsi delle testimonianze di Pasquale Galasso e Carmine Alfieri per ricostruire i legami nel nolano e delle dichiarazioni dei collaboratori del clan del Partenio per il territorio di Avellino. Antonio De Iesu, questore di Avellino, ha mostrato cautela: <<Non dobbiamo cedere all’ottimismo – ha commentato - e non perdiamo tempo. I clan sono sempre presenti sul territorio: ora ci saranno i colonnelli che prenderanno il posto dei generali. Tocca a noi fermarli, ma imprenditori e commercianti non devono più avere paura di denunciare>>. |
| < Prec. | Pros. > |
|---|
In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
|
| Leggi tutto... |
|
Gioco criminale |
|
Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
| Home |
| Redazione |
| Scrivici |
| La Rivista |
| Informazione |
| Abbonamenti |
| Dossier |
| Documenti |
| Link |