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Accuse infondate contro De Magistris | Accuse infondate contro De Magistris |
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di Monica Centofante
- 6 giugno 2008
Con queste motivazioni la procura di Salerno chiede dunque l'”assoluzione” per De Magistris e per i giornalisti e investigatori denunciati nell'autunno scorso da quei vertici della magistratura di Calabria e Basilicata che lo stesso pm aveva messo sotto indagine nell'ambito delle inchieste “Poseidone”, “Why Not” (entrambe avocate) e “Toghe Lucane” (che sta portando a termine). E lo fa con un provvedimento dai contenuti esplosivi che smonta completamente le accuse di abuso d'ufficio, calunnia e rivelazione di segreto d'ufficio mentre sottolinea, al contrario, “la correttezza formale e sostanziale dell'azione inquirente” del pm di Catanzaro che ha “subito una serie di interventi concertati” dagli stessi magistrati sui quali indagava, tra costoro e uomini politici, funzionari ministeriali e addirittura membri del Csm “a causa dell'intensità e incisività delle sue indagini”. “Dagli accertamenti investigativi condotti – si legge nel documento di circa mille pagine - sono emersi fatti, situazioni concorrenti a delineare il difficile contesto ambientale nel quale De Magistris si è trovato a svolgere le funzioni inquirenti, i legami tra i vertici dell'Ufficio giudiziario di Catanzaro, difensori ed indagati, gli interessi sottostanti alle vicende oggetto dei procedimenti da lui trattati, le condotte di interferenza ed ostacolo al suo operato”. Interferenza che secondo i dottori Apicella e Nuzzi sarebbe provenuta “all'esterno e all'interno di un ambito giudiziario risultato fortemente condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura”. Affari quindi, dei quali non si doveva parlare e che si è tentato di coprire tentando di fermare il pm che li aveva scoperti. Un gioco di parole che potrebbe spiegare le due avocazioni, la lunga serie di denunce, le tante ispezioni ministeriali e i continui attacchi, anche mediatici, subiti da De Magistris all'epoca intento a scoperchiare un sistema di potere volto a pilotare i miliardi di fondi pubblici provenienti dall'Unione Europea. E che aveva visto coinvolti magistrati, militari, segretari di partito, parlamentari e persino un ministro della Repubblica, Clemente Mastella, e l'allora presidente del Consiglio, Romano Prodi (ancora indagato per abuso d'ufficio). Inchieste scottanti per le quali il pm si era “guadagnato” una condanna dal Csm a trasferimento di sede e di funzione e sulla quale si pronunceranno il prossimo 1° luglio le Sezioni Unite della Cassazione. Che, ora, non potranno non tenere conto della richiesta di archiviazione avanzata dai giudici salernitani che – ribaltata la situazione - indagano ora anche “sugli eventi successivi all'iscrizione di Mastella”, sulla “lettera minatoria recapitata a De Magistris”, sulla “avocazione del procedimento Why Not e le vicende successive”. Proprio nell'ambito di tale indagine il procuratore Apicella ha chiesto ieri di accedere agli atti di Why Not sentendosi negare tale possibilità perché l'inchiesta, gli avrebbe detto il procuratore generale di Catanzaro Vincenzo Jannelli, “è in corso”.
Appresa la notizia della
richiesta di archiviazione De Magistris, ieri, ha commentato: “Mi sono difeso,
in questi mesi, da esposti e denunce ingiusti e infondati, esprimendo sempre
massima fiducia nella magistratura di Salerno, competente per legge”. |
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