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di Marco Travaglio - 5 giugno 2008
Era tutto un equivoco. Il reato di clandestinità non esiste: al massimo può essere un’aggravante per chi commette reati veri. Altrimenti «si torna al Medioevo». Lui, il Cainano, che è un fine giurista, l’aveva sempre pensata così.

 


Ma l’avevano frainteso tutti: l’Onu, l’Europa, il Vaticano, il Consiglio dei ministri, il Parlamento, la stampa internazionale e italiana, compresi i giornali della banda che s’affannavano a scovare modelli stranieri e a dimostra- re l’ennesimo complotto mondiale antitaliano ordito dal Comintern in combutta con le toghe rosse, incitando il governo a «tenere duro». Anche l’on. avv. Niccolò Ghedini, solitamente in sintonia con l’illustre cliente, ci era cascato. Tant’è che aveva impiegato due settimane per scrivere la norma medievale, articolo 9 del disegno di legge sulla sicurezza, che vietava e puniva l’ingresso illegale di extracomunitari in Italia (senza pensare che un conto è vietare l’ingresso, un altro è proibire la clandestinità). E altre due settimane per spiegarlo a Maroni, pure tra i ministri più vispi. Ora che Maroni era quasi riuscito a spiegarlo a Calderoli e Gaspar- ri, ecco il contrordine: reato di clandestinità? E chi ne ha mai parlato? Roba da Medioevo. Ghedini, che un tempo aveva pure una faccia da difendere, tenta di salvare quel che ne resta con una mortificante intervista a Il Giornale: non è stato lui ­ dice - a equivocare, ma chi ha preso sul serio la smentita del Cainano. Insomma, buona la prima: il reato di clandestinità (anzi, di ingresso illegale) rimane a pie’ fermo. Con un’eccezione: le mitiche badanti. Ecco, il Cainano l’altro giorno dinanzi al mondo intero «è evidente che si riferiva alle badanti». Del resto - osserva l’On.Avv. - «mi par difficile che Berlusconi voglia smentire se stesso». Un uomo tutto d’un pezzo come lui: sarebbe la prima volta. Per la verità, a leggere quel che ha detto, parrebbe proprio che il Cainano si riferisse a tutti i clandestini: «La mia idea è che non si possa perseguire qualcuno per la sua perma- nenza irregolare nel nostro Paese condannandolo per un reato. Mentre penso che possa essere considerata aggravante nel caso in cui commetta un illecito». Una frase piuttosto chiara, e di buonsenso anche: per commettere un reato, bisogna commettere un reato. Trovarsi in un posto anziché in un altro non può essere reato. Ma, secondo Ghedini, il premier s’è dimenticato la parolina che avrebbe evitato tanti malintesi: «badanti». Gli è rimasta attorcigliata alla lingua. Così il mondo intero ha inteso che parlasse di tutti gli irregolari, in generale, anche i non badanti. Ma gli avvocati in Parlamento servono a questo: a fare da badanti ai propri clienti. Dunque - Ghedini dixit - «non cambia nulla, la Lega non deve temere, Berlusconi si riferiva alle badanti. Nessuno ha intenzione di processarle» solo perché irregolari. Resta da capire: 1) se, per badanti, si intendano solo quelle di sesso femminile, o anche i badanti maschi; 2) come si riconosca una badante irregolare da una squillo, una spacciatrice o una borseggiatrice, visto che - essendo clandestine - sono tutte sprovviste di documenti, permessi e contratti. Ghedini spiega che le badanti vadano salvate anche se clandestine perché «lavorano e svolgono un compito apprezzabile, anzi indispensabile». Ma se, puta caso, un’immigrata irregolare, anziché come badante, lavorasse come stiratrice, lavandaia o trapezista, svolgendo compiti altrettanto apprezzabili di una badante, andrebbe processata in quanto clandestina solo perché non fa la badante? Sono questioni, ci rendiamo conto, di poco momento per un giureconsulto del calibro dell’on.avv. Ghedini, ma sarebbe comunque interessante un suo illuminato parere. Poi, se resta tempo, potrebbe spiegare al premier che l’aggravante della clandestinità esiste già da due settimane in virtù del decreto sicurezza da lui stesso firmato: se non lo sa, vuol dire che non l’ha letto, o, se l’ha letto, non l’ha capito. Così come non ha letto o non ha capito il ddl che contiene il reato di ingresso clandestino: «L’ha approvato il Consiglio dei ministri all’unanimità e porta come prima firma quella di Berlusconi», dice Maroni sconsolato per la repentina retromarcia (a cui segue quella contraria: «Nessuna retromarcia, era una mia opinione personale»). Lo conosce da 15 anni e si stupisce ancora. A proposito: l’altroieri, per far bella figura con Sarkozy, l’uomo tutto d’un pezzo ha dichiarato che Air France per Alitalia andrebbe benissimo. Avviso ai naviganti: chi pensa di risparmiare sull’Ici tenga da parte i soldi: un paio di giorni e scopriremo che non la aboliscono più. Il solito maledetto equivoco.


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