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Mafia: diciottenni chiederebbero lavoro ai boss PDF Stampa E-mail

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3 giugno 2008
Palermo
- Alla domanda "Stai per terminare gli studi e presto vorrai inserirti nel mondo del lavoro.
Cosa faresti pur di ottenere un buon posto lavoro?" ...



il 19% dei diciottenni che hanno votato per la prima volta alle politiche di aprile a Cefalu' (Palermo) hanno risposto che si rivolgerebbero anche a un mafioso. E' il risultato di un'inchiesta condotta dagli studenti dell'Itcg "Jacopo del Duca" di Cefalu' pubblicata sull'ultimo numero del giornale d'istituto diretto dalla professoressa Maria Guagliardito.
 Hanno risposto al questionario 328 diciottenni delle basse Madonie che ad aprile sono andati a votare per la prima volta.
 Pur di avere un lavoro, il 21% si farebbero raccomandare e il 45% cercherebbero di farsi assumere dimostrando quello che valgono senza alcuna raccomandazione. Il restante 15% darebbe il voto a chi lo chiede indipendentemente dalla propria ideologia politica. Alla domanda "Se tu o la tua famiglia doveste subire un'ingiustizia a chi ti rivolgeresti per chiedere aiuto?" il 16% hanno risposto che si rivolgerebbero alla mafia, il 18% alla politica e il 66% alle forze dell'ordine. Solo il 44% dei neo elettori reputano utile la sua prima esperienza di voto, il 33%, infatti, non conoscono il sistema elettorale e il 38% lo condividono. "I giovani che si rivolgono alla mafia -commenta Vincenzo Marguglio, dirigente scolastico dell'Itcg 'Jacopo del Duca'- sono, a mio parere, quelli che non si sentono in grado di programmare il loro futuro e risultano anche i meno impegnati nell'inventarsi un'attivita' lavorativa. Un altro motivo che spinge i giovani a chiedere aiuto alla mafia e' che in Sicilia ottenere un posto di lavoro non e' considerato un diritto ma un favore e questi favori, secondo un pensiero corrente, riuscirebbe a farli solo la mafia".

AGI
 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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