| La ‘Ndrangheta inserita nel “Kingpin Act” Usa. |
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di Aaron Pettinari - 1 giugno 2008
Detto fatto. La Casa Bianca
ha inserito ufficialmente la criminalità calabrese nell’elenco delle 75
principali organizzazioni dedite al narcotraffico, al pari dei narcos messicani
e colombiani, più pericolosa di “Cosa Nostra”. Una lista nera che è meglio
conosciuta come “Foreign Narcotics Kingpin Designation Act”, creata alla fine
degli anni novanta, che individua i gruppi non americani dediti al traffico di
droga al fine di colpirli anche sul piano finanziario. Nel pratico sarà
possibile sequestrare e colpire tutti i beni di quei soggetti ritenuti vicini
ai clan calabresi bloccando l’accesso al sistema finanziario statunitense. I
dati in possesso della Direzione nazionale antimafia parlano della capacità
delle famiglie calabresi di inserirsi “nei rapporti diretti con i cartelli
sudamericani” un fatto che da a queste il primato nel traffico in Europa e non
solo. Se il 60 % della produzione di cocaina sbarca negli Usa, il resto
attraversa l’Oceano fino al vecchio continente. I clan della Locride
soprattutto, ma anche le famiglie del vibonese e di Gioia Tauro controllano
almeno il 15 % di questo giro d’affari. Nicola Gratteri, magistrato della Dda
di Reggio Calabria, non è per nulla meravigliato della decisione statunitense:
“E’ un dato che mi era noto. Mi risulta, tra l’altro, che nell’elenco stilato
dal presidente Bush la ‘Ndrangheta sia stata inserita prima di Cosa Nostra tra
le organizzazioni criminali più pericolose nei confronti degli Stati Uniti”.
“E’ la presa d’atto – continua Gratteri – di una realtà che noi ben conosciamo
e di cui da anni sottolineiamo la pericolosità. Così come da tempo denunciamo
l’assoluta inidoneità del sistema giudiziario non solo italiano, ma europeo e
mondiale, per fronteggiare l’espansione sempre più forte degli interessi e del
potere della ‘Ndrangheta”.
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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