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Il ruolo fondamentale del pentitismo PDF Stampa E-mail
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Il ruolo fondamentale del pentitismo
Pagina 2
Pagina 3
Ci si intende riferire alla modifica del quarto e quinto comma dell'art. 630 del codice di procedura penale con cui la dissociazione in tema di sequestro di persona comporta significative riduzioni di pena, ed al comma settimo degli artt. 71 e 71 bis della legge sugli stupefacenti, che prevedono analoghe riduzioni di pena nel caso di coloro che collaborano nel settore della droga. Non sfuggirà, tuttavia, la singolarità della situazione attuale, in cui soltanto per alcune fattispecie criminose, fra quelle tipiche della criminalità organizzata, è prevista la riduzione di pena in caso di collaborazione con la giustizia. E' improcrastinabile, dunque, l'introduzione, in forma di attenuante generica, di una attenuante di carattere generale per tutti i reati di matrice mafiosa, e, ovviamente anche per il reato-mezzo e, cioè, per il delitto di associazione mafiosa di cui all'art. 416 bis del codice penale.
Né queste misure premiali dovrebbero limitarsi alla fase della irrogazione della pena, poiché un adeguato ampliamento dei beneficiattualmente previsti in via generale dall'ordinamento penitenziario costituirebbe un'ulteriore e non marginale spinta verso la collaborazione. Val la pena di rilevare, del resto, che - a fronte delle spesso opinabili valutazioni di reinserimento sociale che stanno a base di tante concessioni di benefici a favore di condannati - per quanto riguarda i collaboratori vi sarebbe il dato saldo ed inequivoco derivante dalla avvenuta collaborazione con la giustizia risultante da sentenza passata in giudicato.
Passando, adesso, al tema della protezione dei dichiaranti e dei loro familiari, è appena il caso di rilevare che, pur essendo concettualmente distinto dalla normativa premiale, si risolve anch'esso, sia pure in forma indiretta, in una incentivazione della collaborazione. Non è chi non veda, infatti, che, senza una effettiva ed adeguata protezione, non sarà certamente la sola previsione di sconti di pena o, in genere, di un migliore trattamento processuale che indurrà a collaborare chi conosce benissimo i rischi di eliminazione fisica cui andrebbe incontro. Va soggiunto che il tema della protezione riguarda, naturalmente, non soltanto i “pentiti” ma tutti coloro che, anche senza aver partecipato ad alcuna impresa criminosa, sono chiamati a testimoniare per esserne informati. Anzi, per questa  categoria di soggetti, il problema della protezione è forse ancora più moralmente cogente, poiché si tratta di persone che si trovano a dover correre rischi gravissimi solo perché sono chiamati all’espletamento di un dovere civico, la testimonianza, nell’interesse esclusivo della collettività. In altri termini, occorre garantire libertà di autodeterminazione al singolo nelle vicende giudiziarie in cui, anche senza sua responsabilità, è coinvolto, in presenza di organizzazioni criminali che faranno di tutto per indurlo a tacere. E’ evidente dunque che l’intervento delle istituzioni deve avere come esclusiva finalità la tutela della incolumità fisica dei dichiaranti e dei loro familiari, senza la concessione di alcun privilegio o di trattamenti di favore che non siano inevitabile conseguenza della suddetta finalità di tutela.

 
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