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Il boss Nicola Mandalà resta al 41 bis | Il boss Nicola Mandalà resta al 41 bis |
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Il Tribunale di sorveglianza di Bologna presieduto da Luca Ghedini ha così deciso rigettando la richiesta dei legali del mafioso, secondo i quali Mandalà, ora che è in carcere, avrebbe reciso i suoi legami con Cosa Nostra. Per avallare la loro tesi in particolare i difensori dell’imputato hanno spiegato che Mandalà aveva già violato le regole contenute nel decalogo del perfetto “uomo d’onore” ritrovato poi dagli inquirenti in mano ai latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Il boss di Villabate già prima del suo arresto (avvenuto a gennaio 2005 nell’operazione “Grande Mandamento”), aveva avuto una relazione extraconiugale dalla quale era nato anche un figlio, aveva «subito il tradimento della moglie» e fatto un «uso smodato di stupefacenti», oltre che utilizzato denaro di Cosa Nostra per scopi personali. Per i giudici però questo non basta a fare di lui un dissociato dall’organizzazione mafiosa né un innocuo detenuto. Secondo il pm Nino Di Matteo l’osservazione della difesa di Mandalà sarebbe «il frutto di una visione giornalistica e folkloristica» distorta della Cosa Nostra di oggi, all’interno della quale si è registrata invece una «sostanziale irrilevanza degli aspetti di vita privata rispetto alla ben più pregnante operatività e affidabilità mafiosa» in questo caso di Mandalà, il fiancheggiatore di Provenzano. Infatti malgrado le sue “debolezze” il capomafia aveva continuato a gestire gli affari del suo mandamento riciclando i proventi della droga e delle bische clandestine a Palermo e negli Stati Uniti. Nella “Grande mela” attraverso la società di Nicola Notaro, la Haskell International Trading (che firmò con la Nestlè un contratto come distributore esclusivo della pasta Buitoni nello Stato di New York, poi non andato a buon fine), il boss di Villabate aveva messo le mani sul fiorente mercato alimentare americano. Il boss in quell’azienda aveva investito 100 mila euro, una somma che rappresentava solo una parte del suo denaro. Ma, cosa ancora più importante, a New York il capomafia aveva stretto importanti legami con la famiglia Gambino-Inzerillo, i cosiddetti “scappati” della guerra di mafia degli anni Ottanta, che si apprestavano tornare in Sicilia dopo 26 anni di lontananza, quando cioè erano scappati per sottrarsi al tiro incrociato dei corleonesi. Un sogno quello della potente famiglia italoamericana interrotto dalla recente ondata di arresti che l’ha decimata nell’operazione Old Bridge messa a segno all’inizio dell’anno congiuntamente in Sicilia e a New York, grazie al coordinamento tra le Forze di Polizia italiane e l’FBI. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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