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Ucciso Orsi, il "Salvo Lima della Camorra" PDF Stampa E-mail

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di Aaron Pettinari - 2 giugno 2008
Lo definisce così lo scrittore Roberto Saviano. Michele Orsi, imprenditore quarantasettenne ucciso domenica, stava collaborando con la giustizia. Rivelazioni forti come un terremoto che andavano a fondo, specie sul nodo tra camorra e politica.



Tra i nomi citati ai giudici anche Mario Landolfi, ex ministro delle Comunicazioni nel precedente governo Berlusconi e attuale coordinatore di An in Campania e componente della IX Commissione trasporti della Camera. Orsi era titolare, assieme al fratello, della Eco4, consorzio che gestiva lo smaltimento dei rifiuti a Mondragone. Un attentato annunciato: “C’erano già stati segnali minacciosi – racconta il fratello – Dopo Pasqua gli avevano già sparato nel portone di casa. Negli ultimi giorni qualcuno lo ha seguito in auto. Aveva paura. I suoi interrogatori, che dovevano essere secretati, venivano pubblicati da un quotidiano casertano”. Nei prossimi giorni Michele Orsi sarebbe dovuto comparire in aula per raccontare, in sede di processo, delle irregolarità nello smaltimento dei rifiuti. Forse è proprio questo il “movente” che ha portato all’attentato. Vendetta sì ma anche dell’altro. Un messaggio chiaro che, come spiega lo stesso Saviano, “i clan hanno voluto lanciare. Un avvertimento ai politici, in vista della chiusura del processo Spartacus, che avverrà nei prossimi giorni”. Un evento che per i boss equivale “al maxi-processo di Falcone e Borsellino a Cosa Nostra e che inspiegabilmente è trascurato dai media nazionali”. Il processo Spartacus è il risultato di un'inchiesta sui casalesi condotta, negli anni Novanta, dalla Procura antimafia di Napoli. Indagini alimentate da alcuni pentiti e nel corso delle quali venne assassinato a Casal di Principe, nel marzo 1994, Don Peppino Diana, il sacerdote che dal pulpito evocava l'immagine biblica di Gomorra, emblema della sua terra straziata dalla malavita. L’uccisione di Orsi riveste una particolare gravità. Il segnale di un salto di qualità. "Perché  - continua Saviano - con questo delitto la camorra dimostra di avere paura non solo delle eventuali condanne, ma anche della tensione, dell'attenzione che un processo così importante può attirare, dell'indignazione che può suscitare. La strategia che i clan stanno portando avanti da settimane è quella di colpire chiunque abbia deciso di parlare. Un modo per colpire il futuro attraverso operazioni nel presente". Ora come non mai diventa necessario "fermare le paranze militari che stanno girando nel casertano. Paranze nelle quali molti elementi fanno pensare che ci siano Giuseppe Setola e Alessandro Cirillo, braccio armato di questa nuova stagione militare dei clan".
 
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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