| L'intervento di Giovanna Maggiani Chelli |
|
|
|
Pagina 1 di 3
27 Maggio 2008 Voglio innanzitutto ringraziare da parte dell'Associazione il Comune di Firenze, la Regione Toscana, la Provincia di Firenze, tutte le istituzioni presenti, il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, il Proc, Vigna, i Magistrati della Procura di Firenze, l'Avv. Ammannato, il giornalista Dr. Fatucchi che conduce l'incontro con gli studenti. Un particolare ringraziamento va alla Direzione Generale dell'Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, ai rappresentanti dell'ANPAS Toscana(associazione nazionale pubbliche assistenze), ai rappresentanti delle Scuole di Firenze, di Pistoia, di Empoli 2, di San Miniato e di Fucecchio, che con noi, alcuni hanno fatto incontri sul tema del terrorismo e altri ci hanno seguito nel nostro percorso didattico-teatrale "pillole di teatro" che ha avuto per tema la strage del 27 Maggio 1993. Ringraziamo la Provincia di Pistoia che ha supportato gli studenti delle scuole Pistoiesi. Dieci studenti dei licei fiorentini,con i rispettivi insegnati, sono venuti con noi al Quirinale, il 9 Maggio giorno dedicato alla Memoria dei morti per terrorismo e delle stragi di tale matrice. Siamo stati invitati alla cerimonia, perchè le stragi del 1993 furono sì stragi mafiose, ma con finalità terroristiche ed eversive. Oggi quindi le fotografie delle nostre vittime Caterina e Nadia Nencioni, i loro genitori Angela Fiume e Fabrizio Nencioni, insieme a Dario Capolicchio sono riportate nel libro che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha voluto dedicare a tutte le vittime del terrorismo , anche quello mafioso quando la matrice è risultata eversiva contro l' ordine costituzionale dello Stato. Infine un sentito ringraziamento per la loro presenza, lo rivolgiamo agli studenti che abbiamo conosciuto durante tutto questo anno nei vari incontri che abbiamo avuto con loro nelle scuole. Per noi, come ogni anno, l'occasione della commemorazione della Strage è il momento di fare un poco di bilancio. Negli ultimi 15 anni, da quando cioè è iniziata questa che definirei una sorta di deriva per la nostra vita, grazie a quei 300 chili di tritolo piazzati in via dei Georgofili da "cosa nostra", non abbiamo potuto mai dire che fosse veramente finita, e cioè al di là del massacro dei nostri cari al quale abbiamo dovuto assistere, poter dire, comunque, abbiamo avuto giustizia fino in fondo. Infatti, se i processi di Firenze per le stragi del 1993 sono stati una conquista per tutti, grazie al lavoro di una Magistratura attiva, solerte, libera e indipendente come quella fiorentina e lasciatemelo dire, non posso tacerlo, una Magistratura che in questo caso ha avuto corpo nella persona del Dott. Gabriele Chelazzi, per noi sono stati anche una speranza, la speranza di vedere in carcere, dopo la mafia, anche coloro che la strage l'avevano pensata, i cosiddetti concorrenti nella strage. Si tratta evidentemente di una battuta, ormai lo abbiamo capito che per ora ciò è impossibile; le indagini stanno andando avanti, anche sulla scia di un nostro secondo esposto e confidiamo molto in questo, ma la prova, che consenta non solo di andare in giudizio, ma di arrivare ad una condanna certa, per ora l'abbiamo capito, non c'è. Ancora, l'anno appena trascorso, da questo stesso microfono siamo stati costretti a dire come Cosimo Lo Nigro e Salvatore Benigno, due dei massacratori di Firenze, fossero già stati passati dal regime carcerario duro, il 41 bis, a regime carcerario normale. E con il vento che spira siamo certi che a breve non più soltanto una parte, ma gran parte di questo paese si uniformerà nel dire che quell'articolo 41 bis, per abolire il quale i nostri parenti sono stati uccisi, è una tortura, un segno di inciviltà e che è necessario guardare avanti e non sempre all'emergenza. Questo è forse un sintomo che in fondo la mafia ha cambiato pelle, non ammazza più con il tritolo per le sue richieste, ma si laurea e si insinua nelle pieghe delle posizioni dalle quali è possibile controllare e indirizzare anche il pensiero di questo paese. E ancora quest'anno, come se ci fosse stato bisogno di un'ulteriore sconfitta che va ad allungare la catena delle altre che abbiamo subito, anche le cause civili che abbiamo intentato contro la mafia e che si sono concluse con i giusti riconoscimenti economici per tutti noi, pare non riescano a trovare la giusta soddisfazione in termini di risarcimenti dei danni subiti. Per questi, infatti, ci siamo rivolti, come prevede una legge dello Stato, al Fondo 512, istituito con legge del 1999, al quale affluiscono i proventi derivanti dalla confisca dei beni della mafia e uno stanziamento annuale dello stato nella misura di 10 milioni di euro. Il fondo si trova attualmente nell'incapacità di evadere le pratiche di richiesta di risarcimento per la mancanza di afflusso della parte di finanziamenti da imputare alla confisca dei beni. Perciò restano i 10 milioni di euro stanziati dallo Stato, che nelle condizioni attuali non sono sufficienti, ne occorrerebbero almeno 50, del resto attraverso il nostro Ministero del Tesoro si finanziano molte iniziative, per esempio molte Fondazioni, non riusciamo perciò a capire perché il Fondo 512 non dovrebbe essere oggetto di grande attenzione visto il tipo particolare di soggetti che vi si rivolgono. Porteremo avanti una battaglia civile su questo argomento,come già spesso abbiamo detto, con tutte le nostre forze, e con tutti i mezzi possibili fintanto sarà necessario. Devo doverosamente aggiungere su questa questione che a breve ci riceverà il Presidente del Senato Renato Schifani, al quale verranno esposte tutte le nostre richieste e le nostre ragioni. Di questo gesto del Presidente del Senato siamo molto soddisfatti considerando anche che è la prima volta che un'alta carica dello Stato si interessa a noi, malgrado nel corso degli anni le nostre sollecitazioni non siano mai mancate. |
|||||
| < Prec. | Pros. > |
|---|
In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
|
| Leggi tutto... |
|
Gioco criminale |
|
Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
| Home |
| Redazione |
| Scrivici |
| La Rivista |
| Informazione |
| Abbonamenti |
| Dossier |
| Documenti |
| Link |