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Omicidio Agostino: indagato un depistatore PDF Stampa E-mail

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di Dora Quaranta - 31 maggio 2008
Palermo.
Guido Paolilli risulta indagato per l’omicidio dell’agente Nino Agostino e della moglie Ida con l’accusa di favoreggiamento aggravato e continuato.


Aggravato per aver favorito Cosa Nostra. Paolilli è un poliziotto ora in pensione che indagò proprio sull’omicidio Agostino. I pm Gozzo e Di Matteo hanno anche autorizzato la perquisizione dell’abitazione di Paolilli alla ricerca di alcuni fogli che l’indagato avrebbe detto di aver trovato nella casa di Agostino dopo la sua morte. Il padre del poliziotto ucciso ha raccontato che <<un giorno Guido Paolilli, che era amico di mio figlio, insistette per venire con noi al cimitero. Incalzato dalle nostre domande sulle indagini, disse che la scoperta della verità non avrebbe fatto piacere. Disse pure che avrebbe fatto il possibile per mostrarci sei fogli>>. Di questi fogli non si è saputo più nulla. In una relazione di servizio diretta ai suoi superiori e redatta ai tempi delle prime indagini Paolilli avrebbe scritto che <<erano state effettuate tre perquisizioni e solo nel corso della terza, in uno stanzino, erano stati rinvenuti sei fogli su cui Agostino scriveva, tra l’altro, di temere per la sua incolumità. I sei fogli vennero sequestrati>>. Negli atti della Squadra Mobile però risultano solo due perquisizioni.
Nino Agostino fu ucciso il 5 agosto 1989 a Villagrazia di Carini insieme alla giovane moglie che era incinta. Era un agente del commissariato San Lorenzo, ma in realtà avrebbe lavorato per i servizi segreti sotto copertura. Un suo collega infatti ha rivelato ai magistrati di una confidenza ricevuta da Agostino: <<Mi confidò – ha detto – che collaborava con i servizi segreti per la cattura di Provenzano>>. I servizi segreti, interrogati in merito,  hanno sempre negato. Tre anni fa però è stato fatto ricorso al segreto di Stato.
La morte dell’agente Agostino è ancora avvolta dal mistero. Vi è un solo pentito che ha raccontato di questo omicidio, Oreste Pagano, il quale ha affermato: <<Ero al matrimonio di Nicola Rizzuto, in Canada. C’era un rappresentante dei clan palermitani, Gaetano Scotto. Alfonso Caruana mi disse che aveva ucciso un poliziotto perché aveva scoperto i collegamenti fra le cosche ed alcuni componenti della questura. Anche la moglie sapeva, per questo morì>>. 
Vincenzo Agostino, il padre dell’agente ucciso, ha promesso di non tagliarsi la barba fino a quando i killer di suo figlio non saranno assicurati alla giustizia. Dopo aver appreso la notizia della incriminazione di Paolilli ha commentato: <<L’ho sempre saputo che la verità bisognava cercarla dentro lo Stato. Non è un caso che i collaboratori di giustizia hanno saputo dire sempre molto poco o niente dell’omicidio di mio figlio e di mia nuora. Probabilmente la mafia è stato il braccio armato di alcuni apparati. Ma quali? E perché? Mio figlio indossava la divisa con onore e dedizione, ma molti suoi colleghi non facevano altrettanto>>.

 

 
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