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Falcone: siamo corporativisti e poco professionali
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falcone1.jpgdi Giovanni Falcone 
 

 

 

 

Duro monito del giudice palermitano al Consiglio Superiore della Magistratura e ai magistrati carrieristi e irresponsabili. Sono necessarie “maggiore competenza tecnica e più serietà operativa”.
Relazione dal titolo La professionalità e le professionalità letta a Milano il 5 novembre 1988. Per gentile concessione della Fondazione "Giovanni e Francesca Falcone".

In un documento del 13 luglio 1988, la giunta esecutiva nazionale di Unicost, nel riconoscere che l'esercizio della giurisdizione attraversa nel Paese un periodo di straordinaria difficoltà, afferma che il solco profondo creatosi tra magistratura e società civile ha determinato le condizioni per l'esito del referendum sulla responsabilità del giudice, in cui gli elettori, “indipendentemente dalle diverse intenzioni dei promotori”, hanno trovato l'occasione per esprimere la loro protesta per il pessimo funzionamento del servizio-giustizia. Viene ribadita in quel documento, dunque, la tesi che, attraverso il referendum, alcuni settori politici hanno strumentalizzato lo stato di insoddisfazione esistente nel Paese, per far apparire la magistratura come unica responsabile delle disfunzioni della giustizia.
Se ci si sforza, però, di analizzare la questione con obiettività, e se si abbandona per un attimo quello stato d'animo che ha indotto non pochi ad affermare che la magistratura è afflitta da una “sindrome permanente da stato di assedio”, non può non riconoscersi che il referendum, a prescindere da qualsiasi sua strumentalizzazione, ha consentito di accertare, senza margini di equivoco, un dato estremamente significativo: e cioè che la stragrande maggioranza dell'elettorato ritiene che la funzione giurisdizionale non sia svolta attualmente con la necessaria professionalità, e che bisogna porre rimedio alla sostanziale irresponsabilità dei magistrati.
Ora, non vi è dubbio che le cause profonde della crisi della giurisdizione sono molteplici e, in buona parte, non addebitabili alla magistratura, investendo lo stesso modello di sviluppo politico e l'assetto complessivo dei pubblici poteri in Italia; ma ciò non sembra una buona ragione per non tenere conto del chiarissimo risultato referendario, eludendo ulteriormente i problemi e continuando ad addossare al potere politico tutte le responsabilità della crisi, senza nemmeno tentare di individuare e di fronteggiare quelle che sono direttamente riferibili alla magistratura. Occorre, dunque, interrogarsi sul ruolo del giudice nella società attuale con animo sgombro da vecchi preconcetti ed evitando, soprattutto, di crearne nuovi. E frutto di un nuovo preconcetto mi sembra l'affermazione di un collega che io stimo moltissimo (Elvio Fassone), secondo cui “le nuove spiagge - professionalità, terzietà - lasciano egualmente scontenti; quella, la professionalità, si è logorata prima di venire chiarita (al di là delle connotazioni più ovvie, che non vanno oltre alla competenza tecnica e alla serietà operativa…); la seconda, la terzietà, ha insegnato che essere Tertius è bello quando Primus e Secundus giocano alla pari, non quando uno stritola l'altro”.
A me sembra, invece, che per evitare che il valore della professionalità possa essere ritenuto ormai logorato prima ancora di essere chiarito, sia necessario un fecondo dibattito per individuare quei contenuti che una società civile, sempre più allarmata dalle disfunzioni della giurisdizione, giustamente pretende. E, in proposito, si potrebbe cominciare dal rilievo che le connotazioni ovvie del concetto di professionalità - e cioè la competenza tecnica e la serietà operativa - sono appunto quelle di cui, secondo un convincimento largamente diffuso nella società, la magistratura non è attualmente dotata in misura adeguata. E' vero che, prima, i giudici non sbagliavano meno di adesso e che, per converso, la gravità e complessità dei compiti di cui attualmente è investita la magistratura è incomparabilmente maggiore del passato. Ma ciò significa non altro se non che proprio la professionalità in senso tecnico del giudice è quella di cui la società più acutamente avverte l'insufficienza. Bisogna riconoscere responsabilmente, in altri termini, che la competenza professionale della magistratura è attualmente assicurata in modo soddisfacente; il che riguarda direttamente gli attuali criteri di reclutamento e quelli riguardanti la progressione nella cosiddetta carriera, l'aggiornamento professionale ed i relativi controlli, la stessa organizzazione degli uffici e la nomina dei dirigenti.


 
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