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"Ponte sullo Stretto è priorità di Governo" PDF Stampa E-mail

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di Aaron Pettinari
Ma resta l’ombra della criminalità organizzata. Roma.
Lo afferma il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli sollecitando il presidente dell’Anas e della Spa “Stretto di Messina” che fissa già le date di inizio (maggio-giugno 2010 ndr) e di fine lavori (2016).



Un’opera che ha sempre fatto discutere e che negli scorsi anni era stata accantonata. Con il nuovo Governo Berlusconi ecco la nuova accelerazione. “Il collegamento stabile tra la Sicilia e il Continente – afferma Matteoli  invitando Pietro Ciucci, presidente della Società Stretto di Messina a riaprire in fretta le pratiche – è tra le infrastrutture che rivestono carattere prioritario e la sua realizzazione ha già costituito oggetto di affidamento al contraente generale (Impregilo ndr), in tempi brevi vanno riprese le attività inerenti alla costruzione del manufatto”. Per farlo occorrerà revisionare la convenzione di concessione e il piano economico – finanziario. La prima ipotesi di un ponte verso l’isola era degli anni novanta. Dieci anni dopo fu costituita la Spa con capitali Iri, Ferrovie, Anas e regionali. Nel 2001 la prima accelerazione, sempre sotto il governo Berlusconi, poi una pausa di due anni con lo scioglimento della società Stretto di Messina spa scongiurato solo per concessione dell’ex ministro alle infrastrutture Antonio Di Pietro, ed oggi il nuovo impulso. Il costo stimabile dovrebbe aggirarsi attorno ai 6 miliardi di euro. Unico problema sembrerebbero i finanziamenti dato che la Comunità Europea ha già fatto sapere nel novembre 2003 che il ponte non è assolutamente una priorità in quanto facilita soltanto i contatti tra Italia e Italia e non quelli con l’Europa. Tuttavia riaffiora anche un altro spunto di riflessione, che già in passato era stato argomento di discussione. Gli interessi della criminalità organizzata. “Il ponte unirà due cosche, ‘Ndrangheta e Cosa Nostra, non due coste”. A ricordarlo è Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia. Una considerazione confermata da numerose indagini che hanno evidenziato sia come le cosche locali puntino ad inserirsi nei sub-appalti, nelle opere secondaria e nell’imposizione del pizzo, che come la grande mafia internazionale abbia provato a finanziare direttamente l’opera, grazie alle immense disponibilità economiche in proprio possesso. Basti ricordare la relazione della Dia, trasmessa al Parlamento nel novembre 2005 che affermava: “la mafia è pronta ad investire il denaro del narcotraffico nella costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina” così come dimostrato dall’inchiesta “Brooklyn”.


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