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Antimafia Duemila

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"Mafia e Potere" PDF Stampa E-mail

Dibattito a Palermo su un legame apparentemente indistruttibile

di Lorenzo Baldo


Palermo. Nei giorni 18 e 19 febbraio Magistratura Democratica, in collaborazione con Libera, Cgil e Giuristi Democratici,  ha organizzato un incontro a Palazzo Steri che ha visto la partecipazione di numerosi addetti ai lavori: magistrati, avvocati, giornalisti, sindacalisti, studiosi, politici, storici, insieme per discutere del legame più antico e più attuale quello tra mafia e potere. Un breve saluto di Rita Borsellino e poi la parola è passata a Roberto Scarpinato. Il procuratore aggiunto di Palermo ha introdotto l’incontro con una relazione sul rapporto mafia-politica nel passato e nel presente: “L’organizzazione di questo convegno – ha spiegato Scarpinato – nasce da una profonda insoddisfazione per l’attuale stato della riflessione collettiva sulla criminalità mafiosa nel Paese… a volte ascoltando i discorsi sull’argomento nelle sedi istituzionali e nei dibattiti televisivi si ha quasi la sensazione che il tempo non sia trascorso. Tranne poche eccezioni a tuttoggi i discorsi sulla mafia continuano a incentrarsi esattamente come 20 o 30 anni fa su Provenzano, su Riina, sui capi militari, sulle estorsioni, sul racket, sul concorso esterno, sul traffico di stupefacenti ecc.”. Con grande amarezza Scarpinato ha illustrato uno spaccato dell’odierna società dove vige “…un negazionismo e revisionismo storico… dove Provenzano diventa un’icona totalizzante della mafia e lascia in ombra l’altra faccia del pianeta criminale: quella del ritorno dell’egemonia della borghesia mafiosa…”. (…) “Una massima di saggezza popolare insegna che le cose più importanti non sono quelle che si dicono ma quelle che si tacciono… credo che questa massima si adatti perfettamente al discorso ufficiale sulla mafia… noi riteniamo appunto che i fatti più importanti in tema di mafia siano proprio quelli che vengono rimossi e taciuti nei discorsi ufficiali. Fatti emersi in questi ultimi anni e che dimostrano la dimensione macropolitica del sistema di potere mafioso”. “Mai come in questo periodo – ha continuato Scarpinato – il tema mafia e potere viene eluso e lasciato sullo sfondo”, per poi concludere che “..in alcuni salotti della borghesia palermitana, al riparo da orecchie indiscrete, qualcuno sussurra che se a Palermo regna <<l’ordine>> a differenza del <<casino>> di Napoli si deve dire grazie a Provenzano e che di Provenzano, di <<uomini d’ordine>> ce ne vorrebbe uno ad ogni angolo di strada… La partita dunque è in pieno svolgimento e ancora una volta si gioca a tutto campo con buona pace di tutti coloro che sono soliti ripetere che con questo continuo parlare di mafia si rischia di danneggiare l’immagine della Sicilia, in Italia, all’estero, suggerendo che i panni sporchi, se pure esistono, bisognerebbe lavarli in famiglia… a costoro possiamo soltanto rispondere con la sagacia risposta di Leonardo Sciascia il quale soleva ripetere che il motto <<i panni sporchi si lavano in famiglia>> è il motto preferito da gente molto sporca e che i panni non usa lavarli neanche in famiglia…”. Lo storico Salvatore Lupo ha centrato il suo intervento sul rapporto che intercorre tra la mafia e tutti gli altri poteri partendo da uno studio americano sul fenomeno mafioso. “La criminalità organizzata – ha riportato Lupo – comprende strettamente: i delinquenti, gli uomini politici e gli apparati di sicurezza… non c’è criminalità organizata senza un gioco triangolare tra questi tre soggetti… e delinquenza comprendente eventualmente organizzazione di varia estrazione etnica.. come nel caso di una società multietnica come gli Stati Uniti d’America”. (…) “La mafia, o la stessa criminalità organizzata – ha concluso Lupo – è una patologia del potere ufficiale, esprime una sostanza criminale dei poteri.. una faccia criminale dell’esercizio del potere sia politico, sia amministrativo, sia economico, perché anche negli Stati Uniti la criminalità organizzata fornisce dei servizi importanti soprattutto nella difesa dell’ordine ai potentati economici…”. L’intervento di Umberto Santino, presidente del Centro di documentazione siciliano Giuseppe Impastato, è stato incentratro sulle lotte sociali in Sicilia fino ad arrivare alla sentenza di assoluzione di Giulio Andreotti e al rinvio a giudizio di Salvatore Cuffaro. “… c’è stata la mafia – ha ribadito Santino –  ma ci sono state anche le lotte sociali in Sicilia fra le più grandi d’Europa, centinaia di migliaia di persone per anni e anni che si sono battute per il pane, per la democrazia e si sono confrontate con la violenza mafiosa legittimata attraverso l’impunità che quindi è diventata violenza di Stato… criminalità del potere…”. Claudio Fava ha toccato il nodo della mafia e del sistema dell’informazione facendo un excursus dai tempi de I Siciliani fino ad oggi. Anni e anni di battaglie, 8 giornalisti uccisi dalla mafia (fra cui suo padre, Giuseppe Fava, direttore de I Siciliani ndr), mentre ancora imperversa il controllo e la censura sull’informazione. Quella stessa informazione che tratta con i guanti bianchi il sen Giulio Andreotti dopo la sentenza della Cassazione (nel processo che lo ha visto imputato di associazione mafiosa), e che omette “… le responsabilità che vengono attribuite a un capo del Governo da una sentenza che lo assolve e che lo accusa di collusione con la mafia, negli anni in cui la mafia uccideva sistematicamente le cariche più alte dello Stato…”. Successivamente è stata la volta di Alessandra Dino, professore associato di sociologia giuridica all’Università di Palermo, sul tema della mafia e dell’organizzazione politica del sapere. “Baumann diceva che una delle caratteristiche del potere è quella di sapere manipolare l’incertezza – ha evidenziato la prof.ssa Dino – e proprio attraverso il monopolio dell’informazione e la manipolazione dell’incertezza si possono orientare i saperi e dunque sovraesporre determinati fenomeni, sottoesporre altri…”. Ultimo relatore della prima sessione è stato il professore associato di sociologia dell’Università di Torino Rocco Sciarrone che ha affrontato la questione nodi, intrecci e connessioni: il potere delle relazioni mafiose. “La mafia storicamente svolge funzioni di ordine sociale nella società locale – ha introdotto Sciarrone – e questo significa che la mafia gode di un riconoscimento sociale… tutto questo ha innescato storicamente e riproduce continuamente dei processi di istituzionalizzazione della mafia. La mafia da un punto di vista sociologico è una istituzione, in questo senso è strettamente connessa alla dimensione del potere…”. Il giorno seguente, dopo il saluto del prof. Santangelo, Antonio Ingroia, sostituto procuratore di Palermo, ha inquadrato la situazione attuale della lotta alla mafia “…non è solo la cattura di Provenzano che ovviamente auspichiamo… è indispensabile concentrarsi sul tessuto connettivo che c’è attorno ai boss e ne garantisce il potere e l’impunità”. E subito dopo ha focalizzato il problema andando a toccare i nervi scoperti “… oggi – ha continuato Ingroia – ci sono diversi processi in cui gli imputati sono alcuni cosiddetti <<colletti bianchi>> talvolta accusati perfino di essere capimandamento in zone di altissimo spessore mafioso… se la mafia trae gran parte della sua forza nell’interazione con gli altri poteri, l’intervento meramente giudiziario-repressivo è destinato al fallimento”. Il problema di quando la magistratura viene chiamata a supplire a carenze della politica e della società civile è stato uno dei passaggi successivi: “…viene da chiedersi – ha puntualizzato il Pm di Palermo – se certe accuse nei confronti delle presunte supplenze dell’intervento giudiziario non nascondano un disegno politico ben preciso: scaricare la responsabilità della supplenza sulla magistratura nella consapevolezza che la magistratura da sola non potrà avere successo…”. Una magistratura che, senza troppe aspettative, vuole comunque fare sentire la propria voce al mondo politico: “Noi chiediamo alla politica di fare un passo avanti. Il ruolo della politica non è solo quello, doveroso, di dotare le forze dell’ordine e la magistratura (e va detto che spesso, in talune fasi cruciali del contrasto, questi strumenti non ci sono stati dati)… Non è pensabile che venga affidato a processi, pur importanti, l’accertamento della verità politica e della verità storica su intere fasi  della nostra democrazia, per poi accusare la magistratura di avere ecceduto, e magari pretendere di far derivare dall’esito assolutorio di questo o quel processo l’assoluzione di un’intera classe politica”. Ingroia ha sottolineato il paradosso di un paese come l’Italia con diverse stragi impunite che non ha mai istituito una commissione per indagare sulle stragi del biennio ‘92/’93. “La mafia quale pezzo del sistema di potere non ci sta a farsi processare… sono convinto – ha ribadito Ingroia – che il potere non è processabile, anzi tende ad essere irresponsabile… diceva Sciascia che lo Stato non può processare se stesso… certo è che è possibile però… credo che la storia lo dimostri, che non è un’impresa impossibile… occorre mettere in moto meccanismi che rimettano in discussione questa ineluttabilità, ma occorre una forza strordinaria… Mi chiedo quali settori della classe dirigente abbiano oggi la lungimiranza per fare una battaglia per il recupero di questi ambiti di responsabilità, perché in vari settori sembra prevalere la corsa all’impunità anziché al rispetto e alla responsabilità… Pascal diceva che la giustizia deve essere congiunta al potere cosicchè ciò che è giusto possa anche avere potere e ciò che è potere possa essere giusto… Il problema è proprio questo: la distanza nella società contemporanea fra potere e giustizia… Si vuole giustizia senza potere da parte di un potere ingiusto o spesso un potere illegale… Sarà anche questo un approccio metafisico, sarà un po’ di utopia, ma lasciatemi un po’ di utopia.. altrimenti probabilmente non farei ancora il magistrato, probabilmente non mi occuperei di certi procedimenti contro i potenti nella convinzione che i potenti non sono impunibili.. e voi probabilmente questa utopia la condividete altrimenti non sareste qui un sabato mattina ad ascoltare e a partecipare a un convegno su Mafia e Potere. Se è vero – ha infine conluso il giudice Ingroia – come diceva Jacques Derridas che la giustizia è un’esperienza dell’impossibile, confrontiamoci testardamente cercando di rompere i confini della legalità possibile per riaffermare i principi egualitari contro un potere e una mafia che rifiutano la loro processabilità”. Subito dopo si sono susseguiti Giovanni Fiandaca, professore ordinario di diritto penale all’Università di Palermo, Piergiorgio Morosini, giudice del Tribunale di Palermo, l’avvocato Armando Sorrentino, Gioacchino Natoli e Giuseppe Di Lello. Il sostituto procuratore di Palermo Natoli ha tracciato una minuziosa ricostruzione storica di Cosa Nostra dai tempi della prima guerra di mafia, attraverso i processi <<farsa>> di Bari e Catanzaro con le storiche assoluzioni dei “corleonesi”,  fino ad arrivare ai giorni nostri, con la mafia ancora una volta parte del sistema di potere. Il Pm ha ricordato la nascita del Pool Antimafia, gli attacchi subiti dal Pool, la delegittimazione culminata nel suo affondamento e poi ancora la trasferta di Giovanni Falcone a Roma, la creazione delle DDA e la successiva regola del limite degli 8 anni per prestarvi servizio con tutte le sue contraddizioni, fino all’attuale rischio di una “burocratizzazione” dell’Ufficio. “L’intero modello organizzativo – ha auspicato Natoli – dovrebbe essere ormai ripensato ab imis…”, per poi concludere riallacciandosi alla questione dei processi di mafia dove Cosa Nostra è un segmento del potere “che non è affatto neutro e non è immune da interferenze esterne al giudiziario”. Giuseppe Di Lello, europarlamentare, storico componenente del Pool,  si è collegato al discorso di Gioacchino Natoli aprendolo ad una prospettiva europea. Pur riconoscendo la mondialità del fenomeno di Cosa Nostra  Di Lello ha voluto evidenziare che “La mafia rimane un nostro problema nazionale anche se bisognerà insistere sempre di più sulla effettività degli strumenti legislativi e di strutture che l’Unione Europea ci offre. Il terrorismo sta essorbendo completamente l’attività legislativa dell’Unione, sono già pronti 5 pacchetti nella commissione libertà e giustizia e tutti e 5 riguardano il terrorismo, ma se noi vanifichiamo anche quel poco che c’è… pensiamo ai reati da comunitarizzare… premiando per esempio con la legge sul rientro anonimo e quasi gratuito dei capitali dall’estero, premiamo i mafiosi, i corruttori, i riciclatori e tutti gli altri allora non possiamo prendercela con l’Unione Europea. Il problema è che in questo sistema noi dobbiamo premere affinchè le strutture dell’Unione siano sempre più rafforzate… ma la mafia rimane <<cosa nostra>>…”. Giancarlo Caselli ha affondato il coltello nella piaga della “..politica che si autoassolve, con differenze tra i vari schieramenti ma unita da un filo trasversale la politica tende a negare, a rimuovere… Il rapporto tra mafia e politica è vecchio quanto la mafia. E’ importante parlarne proprio nel momento in cui la questione non è prioritaria nell’agenda del paese…”. La maratona è proseguita fino a sera con gli interventi di Francesco Forgione, Carlo Podda, Leoluca Orlando, Michele Santoro arrivando alle conclusioni di Livio Pepino, Presidente Nazionale di Magistratura Democratica. “Le esigenze del narcotraffico condizionano la geopolitica – ha esordito Pepino – a volte più delle decisioni dei governi delle più importanti potenze del mondo… Esistono dei veri e propri narco stati, organizzazioni del tutto corrispondenti alle mafie… in termini di rapporto con il potere hanno avuto degli sviluppi impensati in gran parte dei paesi dell’est europeo a cominciare dalla Russia in cui le mafie sono delle vere e proprie palesi forze di governo… non occulte… bensì palesi…”. (…) “Se la parte migliore della politica non introduce degli <<anticorpi>> la magistratura non reggerà… Se a Verona contro i 5000 razzisti che sono andati a manifestare contro il Procuratore della Repubblica, la parte democratica della società non oppone 100.000 persone che credono nei diritti, nella libertà, nell’uguaglianza, la magistratura non ce la farà…”. Un appello o più probabilmente un grido lanciato alla “parte democratica della società” troppo spesso distratta o imbavagliata dal potere. Resta quella consapevolezza di trovarsi di fronte a un connubio apparentemente indistruttibile, capace di rinnovarsi negli anni e fortemente voluto dal potere politico. La partita però è ancora aperta..
Lorenzo Baldo

*sul sito:
www.antimafiaduemila.com è possibile ascoltare gli interventi integrali del convegno Mafia e Potere



ANTIMAFIADuemila N°43
 
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    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
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