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PER UNA CULTURA DELLA LEGALITA’ N°57 | PER UNA CULTURA DELLA LEGALITA’ N°57 |
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Limiti al mercato editoriale e pluralismo dell’informazione Catania 16 febbraio 2008. L’associazione Libera, la Fondazione Libera Informazione, l’Università di Catania, in collaborazione con l’ass. Articolo21, e la FNSI hanno organizzato un convegno dal titolo “Limiti al mercato editoriale e pluralismo dell’informazione”. Il congresso è stato indetto per denunciare il fatto che a Catania ed in tutta la sua provincia, il quotidiano la Repubblica non esce con la cronaca siciliana nonostante venga stampato proprio nella città etnea. Nel sito di Articolo21 Pino Finocchiaro ha riportato ampi stralci del convegno. Ci troviamo di fronte allo strapotere di un unico editore quale è Mario Ciancio Sanfilippo che, come ricorda Finocchiaro “detiene il controllo del mercato pubblicitario nel mezzogiorno d’Italia, che governa o ha partecipazioni azionarie in quasi tutti i principali quotidiani: dalla Gazzetta del Mezzogiorno al Giornale di Sicilia, dalla Gazzetta del Sud alla Sicilia di cui è proprietario al 99, 9 per cento (lo 0,1 appartiene alla moglie)”. “Mario Ciancio – prosegue il redattore di Articolo21 nella ricostruzione dei fatti – unico padrone, attraverso aziende di famiglia, di tv private, inclusa quella Telecolor dalla quale sono stati licenziati sette redattori con contratto Fnsi per essere rimpiazzati con figure contrattuali meno onerose, o di quell’Antenna Sicilia dalla quale il vicesegretario Nazionale della Fnsi, Gigi Ronsisvalle, si è dovuto dimettere da Direttore responsabile perché i giornalisti con contratti non Fnsi rispondevano al direttore di rete. Mario Ciancio, proprietario attraverso una consociata anche dei punti di riversamento utilizzati dalle strutture regionali Rai. Azionista di Repubblica. Ciancio, stampa a Catania l’edizione siciliana del quotidiano di via Cristoforo Colombo ma non diffonde le copie nel catanese”. “Solo pochi giorni prima del convegno di Liberainformazione – evidenza Pino Finocchiaro – Repubblica ha annunciato che metterà in vendita l’edizione siciliana nelle stazioni, porti e aeroporti di Catania”. Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della Stampa ha definito l’incontro un convegno neo liberista. “Vogliamo che quella merce preziosa che è l’informazione – ha sottolineato Natale – venga venduta in Sicilia con gli stesi diritti di un abito o di un paio scarpe. Vogliamo il libero mercato anche per la circolazione delle idee”. Alfio Sciacca, corrispondente del Corriere della Sera, ha sollecitato un emendamento alla Gentiloni affinché si dica chiaro e tondo che i titolari di pubbliche concessioni, i concessionari di frequenze radiotelevisive, non possano partecipare ad appalti pubblici. All’incontro ha partecipato Claudio Fava, eurodeputato, figlio di Pippo, il direttore dei Siciliani ucciso dalla mafia nel 1984. Fava ha affrontato subito il nodo della “democrazia mancata” in una regione “che ha visto uccisi otto giornalisti in tempo di pace. Perché è <<normale>> che i giornalisti muoiano in guerra. Non è normale che vengano uccisi in un paese, in una regione, dove vige la pace”. Immediato il parallelismo con quello che accadeva negli anni ’80: “Chi contava allora erano i cavalieri del lavoro – ha ricordato Claudio Fava – coloro che avevano garantito impunità politica ed economica a quegli imperi finanziari, chi conta oggi sono alcuni comitati d’affari che si stanno letteralmente spartendo la città, la stanno saccheggiando e l’amministrazione è soltanto l’utile paravento dietro il quale consumare questa operazione”. “Mario Ciancio è l’uomo in assoluto più potente della Sicilia – ha sottolineato l’europarlamentare – non solo perché è il padrone dell’informazione della Sicilia orientale in condizione di assoluto monopolio e con robuste quote di partecipazione che vanno da Bari a Messina a Palermo, ma perché non è solo un editore, è un signore che utilizza i propri giornali come una clava per colpire o come una carezza per premiare le amministrazioni che gli permettono di fare ciò che è il suo vero mestiere: le speculazioni urbanistiche, le speculazioni edilizie”. Al convegno sono state ricordate le testate libere, quelle con i “giornalisti senza tessera”, quelli che “seguono la vergogna del pizzo e l’olezzo dei soldi riciclati. Quelli che denunciano i patti scellerati per gli appalti, le pubbliche forniture, la gestione del patrimonio immobiliare”. Giornalisti che ritrovi in un giornale come I Cordai, o nel mensile Casablanca, o anche in un’emittente televisiva come Telejato. Info: www.articolo21.info / www.liberainformazione.org / www.lesiciliane.org/casablanca Partinico: fare informazione in terra di mafia Di Salvo Vitale Mafia, Politica, Policentro, Distilleria Bertolino sono stati i temi su cui si mossa, negli ultimi anni, l’attivit informativa e di denuncia di Telejato, una piccola emittente locale che allarga la sua fascia d’ascolto da Corleone a Cinisi, a S. Giuseppe Jato, a Montelepre, a Castellammare, ovvero su territori ad alta densit mafiosa, con un’utenza potenziale di circa 200.000 ascoltatori. Telejato una televisione “comunitaria”, nata negli anni ‘90, tra le pieghe della legge Craxi sulle emittenze private. La norma prevede che possibile gestire l’attivit informativa al servizio di un’Associazione Culturale, con il limite di tre minuti di pubblicit ad ogni ora di trasmissione e con l’obbligo di trasmettere esclusivamente produzione propria. Pur avendo ottenuto la lunghezza d’onda, nei primi tempi le trasmissioni erano poche e discontinue, fino a quando non ne stata assunta la gestione da Pino Maniaci, un originale personaggio con alle spalle un tormentato passato di imprenditore, appaltante e aspirante medico. Con Telejato Maniaci ha trovato finalmente il suo lavoro congeniale ed riuscito, negli anni a costruire un’emittente che la pi seguita della zona. Gli ingredienti del successo sono semplicissimi: essere, per prima cosa, tempestivamente “sulla notizia”, abbinare le immagini a un commento giornalistico che colga gli aspetti fondamentali di un evento, integrare i servizi con interviste non tanto e non solo al personaggio-protagonista, ma anche alla gente comune, alla quale si d il microfono per esporre, spesso in linguaggio dialettale spontaneo il problema o la situazione di disagio in cui essa vive; privilegiare le situazioni di vita paesana, le tradizioni, gli eventi e le iniziative in cui divengono protagonisti i ragazzi delle scuole, i loro insegnanti, i politici smaliziati e quelli che riescono a malapena ad esprimersi, ma che dispongono di notevoli consensi elettorali; i lavoratori in agitazione, i cittadini tartassati dalla burocrazia, i poeti estemporanei, i musicisti sconosciuti, gruppi religiosi ecc. Tutto ci portato avanti da un gruppo di ragazzi che lavorano in redazione, riuscendo, giornalmente a completare, entro le 14,20, ora d’inizio del telegiornale, il complesso puzzle di impostazione, assemblaggio, mixaggio e lettura delle notizie. Nel tempo Telejato si trasformata in una sorta di avamposto dell’informazione, dove hanno lavorato giornalisti e scrittori locali, alcuni dei quali sono poi passati in altre emittenti e dove fanno riferimento i cronisti di altri giornali e della Rai, per avere informazioni preziose. Molte televisioni europee sono state attratte da questa esperienza e hanno realizzato servizi su quello che ritenuto un esempio unico d’informazione in terra di mafia. Questo tipo d’informazione, spesso aggressiva, non poteva e non pu non provocare inimicizie e prese di posizione nei soggetti che si ritengono vittime delle denunce di Pino Maniaci e dei suoi collaboratori, a partire dalla titolare della Distilleria, la quale ha gi inoltrato alla magistratura circa 220 denunce per diffamazione. A ci si sono associate altre querele, circa un’ottantina, da parte di personaggi politici che si sono ritenuti diffamati da alcune affermazioni: il tentativo quello di bloccare, attraverso l’attivit giudiziaria, e possibilmente attraverso qualche cospicua condanna di risarcimento, l’attivit d’informazione, dal momento che l’emittente, causa i limiti pubblicitari, versa sempre in precarie condizioni economiche. Il numero delle denunce servito ad allontanare i direttori responsabili del telegiornale, al punto che, tre anni fa, la direzione stata assunta da Francesco Forgione, prima che diventasse Presidente della Commissione Antimafia, e successivamente da Riccardo Orioles, giornalista d’avanguardia che ha lavorato anche con Giuseppe Fava. Qualche giorno fa a Pino Maniaci stata finalmente consegnato, ad honorem, da parte dell’ordine Nazionale dei Giornalisti, venuto a Telejato, l’attestato di cronista. Nell’emittente ha lavorato e lavora saltuariamente anche lo scrivente, che ha cercato di portar dentro di essa l’esperienza di controinformazione maturata a Radio Aut con Peppino Impastato. In tal senso non del tutto esatta l’associazione che stata fatta tra Telejato e Radio Aut: la radio di Peppino era tipicamente politicizzata, con una sua impostazione ideologica netta, mentre Telejato da spazio a tutti i personaggi e a tutti i partiti politici che vogliono servirsene per propagandare le loro attivit . In questo contesto maturato, dopo una serie di precedenti avvertimenti, lettere minatorie, piccoli attentati alle macchine o al trasmettitore, boicottaggi, insulti e piccole attivit terroristiche, l’aggressione a Maniaci, da parte di due giovinastri, in uno dei quali stato identificato Michele Vitale, figlio sedicenne di Vito (oggi in carcere con i suoi fratelli, in regime di 416 bis), assieme a un altro complice della stessa et . Maniaci stato aggredito dentro la sua macchina, mentre si era fermato per dare il cambio alla guida, alla figlia Letizia, stato malmenato a pugni e calci, mentre uno dei due cercava di strangolarlo tirandogli la cravatta. Certamente non sar piaciuto a questa gente il costante lavoro di denuncia condotto da Maniaci, assieme ai ragazzi di AddioPizzo per arrivare, finalmente alla demolizione delle “stalle della vergogna”, costruite dai parenti del ragazzo aggressore, sotto gli occhi di tutti, senza che nessuno vedesse niente. Anche in questo caso scattato un meccanismo diffamatorio, tipico di ambienti filo mafiosi, secondo cui Maniaci si sarebbe inventato tutto, anche il nome degli aggressori, uno dei quali, si diceva era a casa, per curare i postumi di un’ingessatura causata da un incidente automobilistico. Da informazioni raccolte dallo stesso Maniaci pare che l’ingessatura fosse stata rimossa tre giorni prima e che fosse servita per ottenere dall’assicurazione un indennizzo, non tanto per rimediare a una improbabile frattura. Sull’episodio sono in corso indagini. Maniaci, che da tempo ha rifiutato di muoversi sotto scorta, ha continuato, con l’ematoma sotto gli occhi di tutti, a leggere il suo telegiornale e non ha intenzione di arretrare di un centimetro su quanto fatto e detto sino ad oggi. A incoraggiarlo i numerosi attestati di solidariet pervenuti da ogni parte d’Italia. E’ l’ennesimo episodio che dimostra quanto sia difficile oggi fare informazione libera e soprattutto fare informazione in un territorio in cui, da una parte la cultura mafiosa, dall’altra gli interessi della mafia sono ancora dilaganti, come dimostrano gli arresti dei Lo Piccolo, dei quali Telejato ha diffuso le prime immagini, e i due omicidi dei fratelli Reina, consumati qualche giorno fa. 15° anniversario della morte di Beppe Alfano “Non so come iniziare a raccontarvi la giornata di ieri dedicata a Beppe Alfano, a Barcellona Pozzo di Gotto”. Inizia così il post di Benny Calasanzio pubblicato nel suo blog sul 15° anniversario dell’omicidio di Beppe Alfano. “Io voglio raccontarlo così come l’ho vissuto e così come riesco ad esprimerlo. Come un ritorno alla vita, uno slancio vitale, una giornata che tutto era tranne che la commemorazione di un morto, di un seppellito. E’ stato un giorno di verità, di rivendicazione, di accuse dirette e circostanziate, di proposte. Una giornata organizzata dalla famiglia Alfano, da Sonia, che da Beppe ha ereditato il coraggio di andare controcorrente e di non abbattersi mai”. Nel suo blog Calasanzio ripercorre le emozioni della giornata alla quale ha partecipato come relatore. “Il palazzetto alle 10 è completamente pieno. Noi siamo seduti dietro un tavolo, e di fronte abbiamo questi mille ragazzi, di tutte le età, raccolti in un silenzio davvero certosino. Così tanti forse non li aspettavano nemmeno gli Alfano. A rompere il ghiaccio è stato un bambino che ha cantato la canzone di Fabrizio Moro, Pensa. I primi brividi. Dopo è stata la volta di Luigi Ciotti, un uomo che la Chiesa dovrebbe ogni giorno ringraziare, se c’è gente che ancora crede in essa. Poi è stata una cascata di testimonianze, di familiari di vittime della mafia. Abbiamo raccontato a quei ragazzi le storie di Giuseppe e Paolo Borsellino (zio e nonno), dell’agente Nino Agostino, del dott. Attilio Manca, della piccola Graziella Campagna, del giudice Borsellino. Il colpo basso, intenso ed inaspettato è arrivato verso la fine, con lo spettacolo teatrale di Aldo Rapè, giovane attore siciliano: <<Ad un passo dal cielo (Viva la mafia)>>. Caro Aldo, un po’ ti odio perchè sei riuscito a farmi commuovere, come tutti del resto (è un alibi), raccontando la storia di un bambino (di trent’anni) che a dodici perde i genitori, davanti ai propri occhi, per mano della mafia. Da allora si costruisce un mondo tutto suo, ad un passo dal cielo. Parole perfette e belle come le lame delle migliori spade, quelle di Salvatore Borsellino, ormai divenuto simbolo di questa <<rivoluzione>> nera (incazzata). Beppe Fiorello. C’era anche lui. Beppe è il protagonista de “La vita rubata”, la fiction Rai che andrà in onda martedi 24 febbraio (slittata al 10 marzo per evitare di <<turbare>> il processo in corso ndr), ricostruisce la storia di Graziella Campagna, giustiziata dalla mafia perchè aveva trovato l’agendina del boss Alberti nella giacca che il boss aveva portato alla lavanderia in cui la ragazza lavorava. Beppe però sarà anche Beppe Alfano. Lo ha annunciato ieri. Ci sarà un film che farà luce su un giornalista che per tanti è stato ucciso per donne, per gioco, perchè ci provava con le sue alunne, perchè era un poco di buono. Ho conosciuto Piero, il fratello di Graziella (intepretato proprio da Beppe nel film), un carabiniere che praticamente da solo ha portato luce sull’orrenda fine della sorella. Nel pomeriggio, dopo la messa officiata da Luigi, teatro dei Salesiani stracolmo di gente per il dibattito. Che altro dire? Ieri è stato un giorno molto particolare. Mi sentivo a casa, ci conoscevamo da poco ma già c’era un’alchimia, un rapporto confidenziale intrinseco con tutti. C’era Aldo Pecora, di Ammazzatecitutti, e Rosanna Scopelliti, la presidentessa della fondazione omonima”. La cronaca nel blog si conclude con un forte appello: “Non ci sono alibi, bisogna impegnarsi, tutti, adesso! Porto nel cuore la giornata di ieri, convinto di aver trovato una squadra troppo forte, convinto che a temere questa reazione a catena non deve essere solo la mafia, ma anche una certa poltica che verrà spazzata via da quel profumo che ieri Salvatore citava, quello della primavera delle libertà”. http://bennycalasanzio.blogspot.com/2008/01/per-beppe-nella-citt-della-latitanza.html Fuori dalla massa Riceviamo e pubblichiamo volentieri un breve scritto relativo alla presentazione del libro Mani Sporche che si è tenuta a Roma lo scorso 10 gennaio. Un interessante rappresentazione dello stato d’animo e della reazione suscitata di chi entra a contatto con una realtà fino a quel momento poco conosciuta. Mercoledì la mia amica Melissa mi ha invitato per il giovedì sera alla presentazione dell’ultimo libro di Travaglio&Co. Arrivata giovedi sera al teatro Quirino, ho trovato Melissa già pronta con il suo piccolo registratore in terza fila. Alle 9 e un quarto gli autori sono arrivati: che tipi buffi, penso! L’inizio è stato piuttosto divertente: il chairman è il giornalista inglese David Lane che parla come uno si immagina possa parlare l’italiano un inglese. In sala c’erano delle personalità pubbliche che inizialmente mi hanno distratto dall’osservare quanta gente COMUNE, quanti GIOVANI, insomma quanta gente della cosiddetta “fascia produttiva” fosse presente... tanta, silenziosa, composta ed EDUCATA! Il chairman ha introdotto il libro Mani Sporche e poi ha passato la parola all’ospite d’onore, il magistrato Roberto Scarpinato; ero già pronta a perdermi nei miei pensieri privati, cullata dalle solite parole di queste circostanze… ah beata ignoranza! Con mia grande meraviglia è iniziato un viaggio affatto personale, un viaggio di altri tempi, quando le parole, l’enfasi con cui venivano pronunciate dal Procuratore Antimafia di Palermo e il loro significato, mi hanno trasportato in una terra alquanto sconosciuta! Credo di aver tenuto addirittura la bocca aperta tanto era il mio rapimento: ero rapita dalla nostra stessa lingua, mi ero dimenticata di quanto fosse poetica, di quanto fosse dolce quando non è strillata, di quanto è variegata se non usata per ripetere all’infinito gli stranoti argomenti! Il mio cervello era in fibrillazione! Tra i respiri di altre persone mi sono trovata a riflettere sulla gravità dell’argomento, non stavo ascoltando le solite chiacchiere sterili alla televisione, ma una persona che vive tutti giorni sulla sua pelle il dramma della MAFIA, perché lui è uno di quelli che la conosce bene! La parola è passata a Gianni Barbacetto, è lui che ha incominciato a descrivere il libro Mani Sporche, tutto il lavoro svolto, la ricerca fatta, i contatti reali… caspita, questa è la realtà italiana! E’ come se a un tratto fossi stata colpita dal pugno del Tyson dei tempi d’oro! Tempo di ragionare sugli spunti di Barbacetto che sono stata letteralmente travolta dall’energia di Peter Gomez…. forse un po’ troppa, diciamocelo. Ha raccontato anche lui il libro, i fatti, la situazione italiana…. era un po’ emozionato! La conclusione della presentazione è delegata a Marco Travaglio che dovrebbe, come gli viene richiesto da David Lane, dire qualcosa di “allegro” e in effetti qualche risata l’ha strappata…. si di quelle risate all’italiana, risate che nascono dal dolore! Il dolore di sentirsi dire, da chi ha il coraggio di guardare alle cose nella sua sostanza, di chi ha la pazienza di impegnarsi un po’ per capire l’origine di tutto questo, di chi ha la voglia di fare i collegamenti tra fatti diversi e non sempre ovvi, di chi ha la mania di ascoltare e non dimenticare, di chi ha l’incoscienza di scrivere ciò che “ascolta”, ciò che i fatti dicono e di non scrivere giudizi ma la realtà in cui il nostro BEL PAESE si trova a vivere. Ed è a questo punto che mi sono sentita un’aliena.! In mezzo a quelle persone mi sono sentita un’aliena. Strano, perché sono l’emblema della persona qualunque, che si indigna, ma poi tace. Che lavora a testa bassa e paga le tasse perché spera che prima o poi lo facciano tutti. Che alla fine della fiera vota le solite facce, per comodità. Perché non c’è scelta…. che crede alle bugie che le raccontano. Sono entrata senza il libro, sono uscita senza il libro… lo comprerò, forse…. Certamente. Si è la cultura la mia unica arma! Ero sull’orlo della lobotomizzazione di massa ed ora voglio sfuggirne! Si le caste esistono, ma non posso aspettare la morte per la trasmigrazione della mia anima ad un’altra casta… quando morirò vorrei un mondo senza caste… un problema in meno per il mio aldilà!! Manuela Bistolfi ANTIMAFIADuemila N°57 |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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