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Antimafia Duemila

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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow La Catena di San Libero n°362
La Catena di San Libero n°362 PDF Stampa E-mail
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di Riccardo Orioles - 7 maggio 2008



Paìs

Il primo nemico degli italiani è l'autovelox. Il secondo la Guardia di Finanza. Seguono i communisti, gli zingari, i marrocchini, i rumeni, la gente senza soldi e quasi tutti gli altri italiani.

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Tasse

L'impopolarità di Gorbaciov, dicono, è nata quando (per risanare il bilancio statale, e anche per affrontare l'antico problema dell'alcoolismo) ha aumentato il prezzo della vodka. E anche ora, in Italia, potete chiacchierare quanto volete ma la verità è che Prodi non solo ha cercato di far pagare le tasse agli italiani, ma anche l'ha proclamato pubblicamente. "Tasse è giusto, tasse è bello, tasse è civile!". Col cavolo. Quello che scoccia agli italiani non è il pagare in sè (fra pizzo e mazzette si paga molto di più, ma nessuno s'è mai lamentato) ma proprio il concetto di tassa, il dar soldi allo stato. Fra gl'italiani e la Finanza s'è scatenato insomma un vero e proprio scontro di civiltà. Questione di Weltanschaunung, signora mia.

E la riprova s'è avuta quando il feroce Visco ha messo in pubblico l'elenco (pubblico) di chi paga: dagli editorialisti di destra ai comici rivoluzionari, dalla Lega Latifondisti all'Unione Consumatori, tutti gli italiani sono scattati in piedi come un sol uomo: "No! Questo no!", "Dove andremo a finire?": in nome della libertà, della privacy, della lotta ai sequestri e di molte altre cose. Su ciò un politico abile - come probabilmente è Tremonti - non poteva non riflettere, e dopo molte e profonde riflessioni ha deciso che:
"Dal primo giugno è abolita ogni e qualsiasi forma di gabella su tutto il territorio nazionale. Ici, Irpef, Iva sarano solo un lontano ricordo. Maledetto communismo! Evviva Berlusconi!". Sì, ma allora dove si prendono i soldi per pagare le veline, i carabinieri, il ponte di Messina e tutto il resto? Eh eh. "Conosco i miei polli" ghigna il ministro.

I finanzieri, d'ora in avanti, vestiranno in borghese con occhiali neri e gessato. Senza esibire alcun tesserino, e parlando con un forte accento siciliano, si presenteranno con discrezione a tutti i commercianti, gl'industriali, i piccoli e grossi imprenditori. "Vossia come sta? Ma è sicuro che sta bene?". E chiederanno il pizzo: più o meno quanto avrebbero dovuto pagare sotto Visco, moltiplicato per due. Naturalmente non ci sarà nessuno che si rifiuterà di pagare (tolti i duecento commercianti palermitani - su diecimila - che hanno aderito ad Addiopizzo) e i denari, in banconote da piccolo taglio e avvolti dentro fogli di giornale, verranno regolarmente consegnati all'amministrazione dello stato. Altro che lotta all'evasione: neanche il fisco tedesco sarà mai stato così rispettato.

Sì, ma questo in Sicilia, a Napoli, insomma dove pagare il pizzo è già un'abitudine accettata e diffusa. Ma in un Milano, a Bergamo, nel Nordest libero e selvaggio? Niente paura: intanto, anche in queste contrade l'ammirazione per la mafia ("Io voto Mangano!", "Viva Dell'Utri!") ha fatto passi avanti significativi. E poi, nei casi difficili, basterà cambiare la forma della richiesta: non più pizzo generico ma precisa richiesta di tangente (che dalla fine di Mani Pulite in poi è considerata normale). Alla peggio, l'agente - parlando in italiano approssimativo - si qualificherà come emissario del governo cinese o rumeno, lasciando intendere che un'opportuna generosità aiuta moltissimo a trasferire le fabbriche laggiù, a comprare manodopera locale, ecc. E anche in questo caso i soldi finiranno all'astuto fisco italiano.

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Xeno

Il sindaco di Verona ha ricevuto ieri l'ambasciatore della Padania in Italia. Oggetto del colloquio, secondo indiscrezioni, l'ondata di violenze che da tempo colpisce la città veneta ed è ultimamente culminata nell'assassinio di un cittadino. "I padani - ha dichiarato il sindaco - possono vivere in Italia a condizioni di rispettare le leggi e non creare problemi. Non abbiamo pregiudizi contro di loro, chiediamo semplicemente che si adeguino alla convivenza civile". Le parole del sindaco non soddisfano però molti cittadini, fra i quali si fanno sempre più strada posizioni più radicali, ai limiti della xenofobia. "No xe quasi più veneti a Verona! - ci ha detto un cittadino che non ha voluto dare il suo nome - Ormai vedi padani dapertutto... Ska, naziskin, camise verdi...".

In effetti, la percentuale di padani nel veronese supera ormai il quindici per cento della popolazione, una delle concentrazioni più alte d'Europa. E' un dato che, al di là dei singoli episodi, suscita un allarmismo sociale difficile da contenere. In qualche bar si comincia già a parlare di "ronde italiane" per "tegnir al su posto" gli stranieri. "Rimandemoli in Padanìa!" bofonchia qualcuno. Preoccupazione nella comunità padana. Le autorità minimizzano. "La situazione - assicura il questore - è sotto controllo".

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Veltronized

Veltronizzata anche l'Inghiltera: crollano i laburisti (i nuovi laburisti blairizzati) e ritorna la destra. Il motivo della disfatta è molto semplice: sotto i "rinnovati" - cioè non più di sinistra - governi laburisti i primi mille miliardari britannici, secondo il Sunday Times, hanno moltiplicato di quattro volte i propri patrimoni; carovita e precarietà, contemporaneamente, per la gente comune. Che una volta per protestare si rivolgeva ai laburisti e ora invece se li ritrova come controparte. Alla fine del ciclo, Blair lascia macerie sia nel partito (al 25 per cento) che nella società.
La colpa, naturalmente, non è di Blair (che ha appena comprato un castello da cinque milioni) nè di Brown ("Non mi dimetto!") ma dei cittadini bestie che non apprezzano la svolta politica di quella che una volta era la sinistra più popolare d'Europa.

Blair chiacchiera e perde, Zapatero vince e governa; Blair lascia in mutande il suo partito, Zapatero gli fa vincere le elezioni. Eppure, chissà perché, in Italia se dici "facciamo come Zapatero" sei un estremista folle, se dici "voglio essere il Blair italiano" sei uno statista destinato a chissà che alti destini.

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Solita minestra, ma "user generated"

Si chiama YKS il nuovo canale video satellitare che si propone come uno spazio televisivo interamente costruito dagli utenti, invitati a spedire e segnalare video pubblicati in rete. Per capire chi c'è dietro basta leggerne il nome al contrario, ed ecco apparire magicamente il network SKY. Nonostante i roboanti comunicati che lo descrivono come un canale "partecipativo per natura", questo esperimento ha tutto il sapore della vecchia televisione. Tra i promotori del progetto, infatti, troviamo il direttore Andrea Soldani, teleostetrico che ha contribuito al parto di moloch televisivi come "Amici" di Maria de Filippi e il Maurizio Costanzo Show, tanto per restare in famiglia. Il problema non è tanto il pedigree o il curriculum degli autori, ma il progetto editoriale che c'è dietro questa iniziativa.

Non è la prima volta che un programma viene interamente realizzato con i contributi degli spettatori, e da Paperissima in poi c'e sempre qualcuno pronto a riempire palinsesti a buon mercato utilizzando materiali belli e pronti spediti da chi vuole conquistare i suoi quindici minuti di gloria. Quella che sarebbe davvero una novità sarebbe l'abolizione dei direttori del programma, per lasciare agli spettatori il compito di decidere quali saranno i video più cliccati e votati che andranno a finire sul satellite. Ma mi permetto di dubitare che questa soluzione, tecnicamente a portata di mano, venga accettata politicamente da un network come Sky, se non altro per non scontentare gli inserzionisti pubblicitari. Per ogni notizia data ce ne sono altre mille scartate, e l'informazione è innanzitutto un processo di selezione e negoziazione.

Mi chiedo allora chi selezionerà i video da trasmettere su YKS, e chi ha deciso che la programmazione sarà confinata all'interno di sette binari: Entertainment, Tech, Sport, Life, Passion, Travel, News, World, con buona pace di chi non parla inglese e vorrebbe almeno un filone tematico con un nome italiano, magari dedicato all'ecologia, o alle energie alternative, o ad altre tematiche "non selezionate".
La cosa peggiore di tutto questo è che la stessa minestra di sempre, con una spolverata di partecipazione in più, viene spacciata come l'ultima frontiera del giornalismo dal basso.
[carlo gubitosa]

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Sicilia

In Sicilia ci sono buoni e cattivi come dappertutto. Ci sono i ragazzi che fanno Addiopizzo, e ci sono i commercianti che il pizzo lo pagano felicemente: coi loro bravi politici di riferimento.
Invitiamo alle manifestazioni tutt'e due? Facciamo finta di niente, o prendiamo atto che sotto la mafia la Sicilia è spaccata esattamente come l'Italia sotto il fascismo? Anche allora, il commerciante romano mica era "fascista": alle adunate ci andava malvolentieri, quando ci andava. Però gli conveniva che il negozietto ebreo, che gli faceva concorrenza, fosse tolto di mezzo.
I ragazzi di Addiopizzo hanno tentato per due anni di seguito di convincere i commercianti palermitani a dire semplicemente "io sono contro il pizzo". Su circa diecimila commercianti, ne hanno convinto circa duecento.
+++
Sono le lotte dei poveri (i senzacasa, le cooperative contadine di Libera siciliane e calabresi, ecc.) quelle che fanno più paura al sistema mafioso.
Su esse bisogna puntare al massimo, generalizzarle, sostenerle, avere una politica di alleanze (dai "moderati" agli "estremisti", senza puzze al naso) basata su di esse; e sviluppare una battaglia di comunicazione (giornali, tv, internet) senza la quale nessuna battaglia può essere generalizzata. Licausi, Radio Aut e Pio La Torre non sono dei nomi storici, sono semplicemente le cose da fare ora.

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Peppino Impastato

Trent'anni fa veniva ucciso Peppino Impastato, che lottava contro la mafia nella Sicilia di allora. Allora i boss s'incontravano con gli esponenti del governo, la mafia stava nei grandi affari, i giornali tacevano e quelli come Peppino erano presentati come estremisti folli con chissà che idee strane in testa. Sono passati trent'anni: cos'è cambiato davvero? Come verrebbe accolto, se tornasse ora, Peppino?

Spatola, Inzerillo e Badalamenti erano i tre esponenti autorevoli della mafia pre-corleonese. Dei tre, Badalamenti era quello che fece ammazzare Peppino e Spatola era quello che si incontrava - a quanto ha stabilito il processo di Palermo - con l'esponente politico Giulio Andreotti.
Cos'era l'antimafia negli anni '70? Negli anni '50 era semplicemente un' invenzione dei comunisti per fomentare l'odio sociale. I Salvo erano governativi e stavano nelle istituzioni. Come anche Ciancimino e Salvo Lima. Furono ammazzati più compagni in Sicilia che dissidenti in Bulgaria, in quegli anni là. E, come in Bulgaria, la stampa ufficiale taceva.

A metà dei Settanta, gli anni di Peppino, l'antimafia era una battaglia vetero di alcuni compagni fuorimoda, che non riuscivano a comprendere come il mondo fosse cambiato. Essi si dividevano fra communisti tozzi e antipatici, come Pio La Torre, ed estremisti esaltati, pericolosamente vicini al terrorismo, come Peppino. Gente da tenere a bada; gente che, ad ammazzarla, si poteva contare su un tot di solidarietà inconscia (non sempre inconscia) da parte del potere. E dei suoi media, naturalmente. Guardare i giornali siciliani, e quasi tutti quelli italiani, dopo l'eccidio di Portella; o dopo quello di Avola; o dopo la morte di Peppino.
Peppino, essendo un compagno, ne sapeva di più. Sapeva che la mafia non è semplicemente illegalità,  roba penale. E' soprattutto potere, comando dei ricchi sui poveri, regime. "Borghesia mafiosa", diceva Mario Mineo già negli anni '60..

Ci sono pochissimi film che abbiano  giovato alla lotta alla mafia quanto i Cento Passi". Decine di ragazzi che hanno scoperto l'antimafia proprio da quel film.  Dio benedica chi l'ha fatto. Però non è vero che alla fine la gente, commossa, si schierò quasi spontaneamente dalla parte buona. Al primo corteo dopo l'assassinio, nei giorni di quel tragico "La mafia uccide il silenzio pure", c'erano pochissimi compagni dietro lo striscione. La presa di coscienza fu lentissima; ci fu molto più a Palermo che in provincia e molto più in altri paesi che a Cinisi. A Cinisi, a tutt'oggi, la maggioranza della popolazione è ancora culturalmente mafiosa.

La lotta per Peppino fu portata avanti da pochissime persone, senza le quali tutto sarebbe finito lì. Era appena finito il '77 e fra i militanti "rivoluzionari" era in corso il "ritorno al privato". Già prima di essere ucciso, Peppino era un emarginato, in mezzo a loro.
Fu dopo la sua morte che ognuno fu obbligato a scegliere. Alcuni privatizzarono sempre più le loro vite; molta Forza Italia palermitana viene da lì. Altri, soli e perdenti, risposero all'appello. E' ingiusto non farne i nomi. Umberto Santino, allora, gestiva una piccola libreria di Palermo (la "Centofiori") e aveva dato vita a un centro di documentazione. La lotta per la verità su Peppino, e dunque sulla mafia, e dunque sul potere, nacque lì. E' un particolare rimosso, e non è un particolare minore.

Fu - inaspettatamente - una lotta vincente, poichè ebbe la fortuna di trovare sulla sua strada un interlocutore come il giudice Chinnici (altro dimenticato, e per buone ragioni anche lui). E così nelle carte della repubblica Italiana i posteri troveranno scritto che un antimafioso fu ucciso da Badalamenti, che era amico di Spatola, che era - se non amico - almeno un interlocutore di Andreotti.
+++
Cinisi, 9 maggio: manifestazione nazionale contro la mafia
Info: Centro Impastato

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Claudio Giusti wrote:

< La città di Baltimora ha 600.000 abitanti e 300 omicidi all’anno. A New Orleans, con 300.000 abitanti, ne hanno 200. In Italia (60 milioni) facciamo dell’isteria per 593 omicidi nel 2007 >

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Coro

< Padron nostro
che sei al governo
sia massmedizzato il Tuo nome
Fiat e Mediaset voluntas tua.
Dacci oggi il nostro pane interinale
rimetti a noi i nostri crimini
come noi li rimettiamo ai nostri superiori
e non c'indurre in tentazione di pensare
ma liberaci da ogni legge
e così sia >

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Scritto da Riccardo Orioles at 11:11 | Commento (1) | Trackbacks (0)
La Catena di San Libero - 30 aprile 2008 n. 361

La paura "percepita"

L'altro giorno a Palermo - città felicissima sotto ogni altro punto di vista - si sono verificati due fatti di cronaca nera. In via Perpignano dei lavavetri bengalesi hanno lanciato schizzi d'acqua contro automobilisti che, a quanto pare, non intendevano avvalersi dei loro servigi. In via Maqueda, quasi contemporaneamente, un operaio senegalese è stato rapinato da due giovani palermitani e, avendo reagito, è stato accoltellato al viso: guaribile in pochi giorni salvo complicazioni.

La "Repubblica" di Palermo, che è un giornale civile, democratico e "di sinistra" (molto più, comunque, della media dei giornali italiani), ha dato le due notizie come segue:
- per i lavavetri mascalzoni: titolo corpo 48 a 5 colonne (apertura di pagina), occhiello corpo 24, foto, 93 righe di testo con sottotitolo di 5 righe;
- per i rapinatori palermitani: titolo corpo 16 a una colonna (fra le "in breve"), 25 righe di testo.

Ecco: sembra che ci sia una grande insicurezza percepita in questo paese, e per carità: ognuno ha il diritto di percepire quel che gli pare - persino a Palermo - e di regolarsi di conseguenza. Sarebbe meglio però se i giornali e le televisioni facessero gioco pulito, lasciandoci percepire in santa pace. quel che in effetti c'è e non quel che vogliono farci percepire loro.

E non parliamo solo dei lavavetri: la percezione, per esempio, che la gente ha avuto della crisi di governo ("non si può lavorare con tutti questi sinistriradicali che fanno casino in continuazione") è stata per l'appunto una "percezione", e non una realtà.
Il governo Prodi è stato un governo in cui le varie componenti criticavano fastidiosamente (come in tutti i governi di coalizione: ahimé, è la democrazia) ma poi votavano tranquillamente per come dovevano votare. Nell'unica occasione, non determinante, in cui un paio hanno votato contro sono stati immediatamente espulsi dai loro partiti (non sono stati giustiziati sommariamente: ma ahimé, anche questa è la democrazia). Il governo è poi caduto perché la sua componente di destra ha ritenuto di non riconoscervisi più e gli ha votato contro: e anche questa, tutto sommato, è democrazia.

Se andate a rileggere i giornali - quasi tutti - su questo tema trovate una "percezione" ben diversa, sulla quale è stato - ideologicamente - costruito il "corriamo da soli" e tutto il resto. Io personalmente non ritengo vincente l'operazione che è stata fatta; ma il punto non è questo, è che un'operazione politica di così vasta portata - scioglimento dell'Ulivo, cambio radicale di politica, trasformazione di un partito di sinistra in un partito di centro - è stata portata avanti a colpi di "percezione" calata dall'alto, artificiale. Questo è essenzialmente il motivo per cui è difficile avere una grande opinione dei colleghi giornalisti, anche evitando di esprimerla nei coloriti termini che usa Grillo. Il quale, pessimo nella forma e nello stile, su questo tema ha assolutamente ragione nella sostanza.

Quanto a me, ritengo che l'insicurezza della gente sia grande, ma che essa nasca principalmente dalla precarietà delle condizioni di vita (prezzi sempre più alti e lavoro sempre meno sicuro) che metà delle famiglie italiane sperimentano ormai di persona. La paura degli immigrati è una paura, per così dire, sostitutiva: basta farla "percepire" (e i mezzi non mancano) per far dimenticare la paura vera, quella che rischierebbe di essere molto scomoda sia per i padroni di destra che per quelli. per così dire, "di sinistra". Si è verificato altre volte ("La colpa dell'inflazione? Degli ebrei!") e di solito, prima della catastrofe finale, per qualche anno ha funzionato.

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Roma/ 1

Casca il portiere dal terrazzo e muore. La gente - è ora di prendere l'autobus - scavalca il corpo sul marciapiede, cercando di non sporcarsi le scarpe. Siamo in via Nomentana, incredibilmente. Mancano pochi giorni alle elezioni.

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Roma/ 2

E' rimasta neutrale, la comunità ebraica, fra Alemanno e Rutelli. Poche ore dopo la vittoria c'erano già i saluti romani in Campidoglio. Penso al dolore del vecchio Toaff, e alla cecità di coloro che pur l'avevano avuto per rabbino.

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Meno male che ha vinto

Bossi: "O andiamo al voto o c'è la rivoluzione. Troveremo le armi".

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Cronaca nera

Padano ubriaco uccide calciatore

Vigevano Un automobilista che guidava con un tasso alcolico tre volte superiore al consentito ha investito e ucciso, la scorsa notte a Vigevano, un giovane di 26 anni, Alessandro Tornari, residente a Brallo di Pergola, nell'Oltrepo Pavese. La vittima aveva appena terminato un torneo di calcetto.

Umbri violentano ragazzina

Violentata e ripresa col telefonino dal branco: accaduto a Gubbio (Perugia) ad una ragazza iscritta al primo anno dell’Itis "Maria Letizia Cassata" che sarebbe stata costretta ad avere rapporti con tre compagni dello stesso istituto scolastico. Il caso è affidato al Tribunale per i Minori.

Terrore sull'autobus col barese

Autista arrestato per aver tentato uno stupro sul bus. La vittima è una ragazza georgiana convinta a sporgere denuncia dalla propria famiglia. Dopo le ore 20 la donna era salita sul bus per tornare a casa e aveva all'autista di avvisarla quando fossero arrivati nei paraggi. L'autista non solo non l'avvisa ma appena la donna resta sola sul mezzo raggiunge il capolinea in una zona isolata, chiude le portiere e pretende prestazioni sessuali.

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Quale America

Si dimetterà l'onorevole Veltroni? La colpa delle sconfitte è di Prodi ("la gente mi ha scambiato col suo governo"), di Rutelli ("ha fatto come Al Gore"), di tutti ma non sua. Benissimo: può avere anche ragione, ma anche in questo caso i politici occidentali, "right or wrong", si dimettono (Churchill aveva appena vinto la seconda guerra mondiale quando perse le sue elezioni: e si dimise all'istante). Da quale Occidente, da quale America viene il signor V.? Nato in una nomenklatura, cooptato e non eletto, egli a quanto pare continua ad avere la cultura profonda dell'apparatnik: le idee giuste prevarranno, poiché sono ideologicamente giuste; si tratta solo di tener duro. Ieri l'ideologia era filooperaia, ora è per gli imprenditori: ma sempre di ideologia si tratta, di qualcosa cioè che non si può mai mettere in discussione. Per questo è irresponsabile lasciarlo lì e più irresponsabile ancora sostenerlo "in nome del partito". Breznevismo puro.

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Trattato di politica italiana in 24 volumi (sintesi)

1) Gran parte degli elettori fa l'operaio, o comunque il lavoratore dipendente;
2) Conviene cercare i voti di questa parte dell'elettorato e non della minoranza che fa l'imprenditore;
3) E' utile a questo scopo difendere prioritariamente gli interessi dei lavoratori dipendenti;
4) La politica si fa distribuendo volantini davanti alle fabbriche e organizzando cellule, sezioni, assemblee e comitati. Se c'è tempo, qualche volta, anche andando ai dibattiti in televisione;
5) Le proposizioni suddette non sono affatto fuori moda o superate. Sono semplicemente scomode, perché individualmente implicano fatica, impegno quotidiano e coerenza di vita.

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San Francesco patrono d'Italia

Purché non gli venga in mente di andarsene a fare il santo a New York o ad Assisi.

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Il prezzo della dignità

In Italia le Ong si mischiano spesso e volentieri a nani e ballerine, costruendo "Fabbriche del sorriso" televisive dove si fa credere alla gente che per cambiare il mondo in meglio la politica non serva a niente: molto meglio allentare il portafoglio con un bel messaggino solidale e poi via a consumare peggio di prima. Le molle di questo marketing sociale sono il senso di colpa, il dolore di fronte alle tragedie umane, i volti di bambini che per farci stare più tranquilli è meglio che muoiano di fame o per guerre quando saranno grandi e maggiorenni, così nessuno ne sarà responsabile. Una solidarietà/cerotto che abdica al suo ruolo politico, non punta alla rimozione delle cause e può andare a braccetto con qualunque palinsesto televisivo, a condizione che il dito si punti sulle disgrazie altrui e non sulle violenze che le provocano. Pecunia non olet, basta che i soldi arrivino e che la macchina della solidarietà continui a macinare una emergenza via l'altra.
Ma altrove, e nemmeno troppo lontano da noi, c'è chi si ribella a questa cultura, e considera la dignità delle persone più importante del bilancio della propria associazione. Tra questi c'è il pediatra svizzero Beat Richner, membro della Fondazione Kantha Bopha, attiva in Cambogia con diversi ospedali per bambini. 91 mila dollari sono una cifra ghiotta per chi si occupa di queste cose, ma ciò nonostante Richner li ha restituiti alla signora Carla Bruni in Sarkozy, che aveva ottenuto quei soldi mettendo all'asta un suo nudo fotografico del '93.

Il pediatra, che conosce quella terra da più di trent'anni, ha dato una lezione di dignità e rispetto delle altre culture spiegando che in Cambogia l'uso artistico del nudo non è compreso come in Occidente, e che ha rifiutato il denaro "per rispetto verso i miei pazienti e le loro madri". Secondo Richner per la gente della Cambogia "accettare denaro che viene dallo sfruttamento di corpi femminili sarebbe percepito come un insulto". Per raccogliere soldi da destinare agli ospedali, il dottor Richner preferisce il fai-da-te: va in giro a suonare Bach col violoncello, pubblica libri per bambini e organizza spettacoli e performance. [carlo gubitosa]
Info: www.beat-richner.ch

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Aprile in una città del sud

L'uomo che parlava, un partigiano, era molto vecchio e la voce usciva piano dal microfono. Raccontava. La guerra, l'otto settembre, il re che scappa, i tedeschi, la montagna. Parlava lentamente, ma senza esitazioni, e si sentiva abbastanza bene perché, nella grande piazza, c'era un silenzio teso.
A un certo punto ha cominciato a dire i nomi dei siciliani, di quelli che in quel momento ci avevano reso onore. Uno era un ufficiale dell'esercito, aveva scatenato la guerriglia e alla fine era diventato – lui, siciliano – il comandante di tutti i partigiani del Piemonte. Una era una maestrina, una ragazza, presa mentre portava i messaggi dei partigiani. Torturata, ammazzata: ma non ha parlato. Un altro un professore di liceo, morto nel lager ma mai arreso agli aguzzini.

Il vecchio raccontava questi nomi - comandante Barbato, Graziella Ligresti, professor Salanitro - e la voce del vecchio, senza che lui lo volesse, si faceva più alta e più allegra. Allegra, sì: questi – diceva senza dirlo, mentre raccontava i dolori - questi siamo noi siciliani. Noi siamo quel che siamo, ci conosciamo benissimo, voi ed io; ma siamo anche capaci di tirar fuori dal nostro interno, quando l'orrore sembra invincibile, della gente così: il comandante, la maestrina, il professore. Gente che sa resistere, che sa morire se occorre, che alla fine vince.
E questa serenità si spargeva per la piazza: non più una giornata d'orgoglio, un tener duro, ma una giornata felice, di buon cammino, di inizio di qualcosa.

La sera, dei giovani hanno parlato di libera informazione. Anche nel resto d'Italia se n'è parlato, ai meeting di Beppe Grillo; ma qui eravamo in Sicilia, nell'isola degli otto giornalisti ammazzati, e dunque qui si volava ben più in alto.
Non c'era bisogno di urlare forte, di gridare “vaffanculo”. Bastavano i nomi e le storie – anche queste resistenziali – per dire tutto ciò che c'era da dire e, anche qui, per indicare una strada. Lavorare insieme, fare informazione moderna e onesta, non mescolarsi mai coi padroni, costruire.

“Non ci sarà mai una notte così lunga che alla fine non si veda il giorno” ha concluso il vecchio partigiano. E tutti hanno annuito convinti. E in realtà non servivano altre parole. E questo è stato il nostro venticinque aprile, in una città del sud che è Catania e in cui per il momento comandano ancora i padroni.
Bookmark: www.ucuntu.info

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Emigranti

Berto Barbarani wrote:

< Fulminadi da un fraco de tempesta,
l'erba dei prè par 'na metà passìa,
brusà le vigne da la malatia
che no lassa i vilani mai de pèsta;

ipotecado tuto quel che resta,
col formento che val 'na carestia,
ogni paese el g'à la so angonia
e le fameie un pelagroso a testa!

Crepà la vaca che dasea el formaio,
morta la dona a partorir 'na fiola,
protestà le cambiale dal notaio,

una festa, seradi a l'ostaria,
co un gran pugno batù sora la tola:
"Porca Italia" i bastiema: "andemo via!"

E i se conta in fra tuti.- In quanti sio?
- Apena diese, che pol far strapasso;
el resto done co i putini in brasso,
el resto, veci e puteleti a drio.

Ma a star quà, no se magna no, par dio,
bisognarà pur farlo sto gran passo,
se l'inverno el ne capita col giasso,
pori nualtri, el ghe ne fa un desìo!

- Drento l'Otobre, carghi de fagoti,
dopo aver dito mal de tuti i siori,
dopo aver fusilà tri quatro goti;

co la testa sbarlota, imbriagada,
i se dà du struconi in tra de lori,
e tontonando i ciapa su la strada! >

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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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