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Why not: indagato Agazio Loiero | Why not: indagato Agazio Loiero |
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Prosegue l’inchiesta che vede indagati nomi eccellenti di Monica Centofante Ha preferito non parlare Agazio Loiero, presidente della Regione Calabria, che il sostituto procuratore Bruni e i sostituti pg Garbati e De Lorenzo avevano chiesto di interrogare lo scorso 11 febbraio nell’ambito della maxi-inchiesta Why Not. Che vede lo stesso Loiero indagato per corruzione semplice ed elettorale nell’ambito delle regionali del 2005. E in in relazione a finanziamenti per 100mila Euro che avrebbe ricevuto da società riconducibili ad Antonino Saladino e ad Antonio Gatto, presidente di Despar Italia in cambio di presunti “favori” legati ad erogazioni pubbliche. Il Governatore si è recato negli uffici della Procura generale in compagnia dei suoi legali, gli avvocati Marcello Gallo e Nicola Cantafora, sostenendo di non avere intenzione di rendere dichiarazioni, almeno non prima di conoscere tutti gli atti. <<Com’è noto – ha spiegato Pantaleone Sergi, suo portavoce – il presidente Loiero, ricevuto l’avviso di garanzia nei giorni scorsi, ha chiesto di essere ascoltato per potere dimostrare la sua estraneità a ogni accusa. Per tale motivo ha incontrato i magistrati titolari dell’indagine. L’interrogatorio, però, non si è ancora tenuto in quanto gli avvocati difensori non hanno avuto a disposizione il fascicolo d’indagine per conoscere quali contestazioni vengono fatte al presidente e poter produrre, quindi, eventuali prove documentali e testimoniali contrarie>>. Nei giorni precedenti, gli investigatori avevano esaminato il corposo materiale sequestrato anche in uffici e abitazioni appartenenti a Loiero. Che starebbe loro consentendo di definire profili e responsabilità, a partire proprio dal Saladino, principale indagato. E da una rete di soggetti che, secondo il decreto che dispone proprio le perquisizioni effettuate dai Carabinieri il 6 febbraio scorso a carico del presidente della Regione e del suo stretto collaboratore Eugenio Ripepe (presidente della Sacal, società che gestisce l’aeroporto internazionale di Lamezia Terme, il quale non risulta indagato), oltre che nelle sedi di 16 società e agenzie interinali tra la Calabria e Caserta, alcune delle quali riconducibili a Saladino e negli uffici del “Comitato elettorale per Agazio Loiero presidente” (costituitosi in occasione delle regionali del 2005 e nel quale aveva rivestito il ruolo di rappresentante lo stesso Ripepe) <<condiziona le scelte dello Stato, della Regione e delle Istituzioni in genere>>. Ad intrecciarsi con nuove ipotesi d’accusa vi sono anche vecchie conoscenze dell’inchiesta e, tra queste, Valerio Carducci, punto di riferimento di Saladino per i contatti con gli ambienti parlamentari. L’uomo tramite il quale sarebbe rimasto impigliato nelle trame di Why Not l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella. Dieci le fonti testimoniali attualmente utilizzate dall’accusa e indicate con le lettere dell’alfabeto greco, due delle quali, “alfa” e “omega”, rispolverano la tesi dell’esistenza di un’associazione segreta, la cosiddetta Loggia di San Marino, della quale farebbero parte molti indagati. I quali si dicono tutti estranei ai fatti ipotizzati dall’accusa e annunciano querele. Tra questi Francesco De Grano, dirigente generale del dipartimento regionale alle attività produttive, di cui si parla nel decreto di perquisizione. E in particolare quando i magistrati ritengono che la retribuzione di una consulenza fatta dalla società Need&Partners, riconducibile a Saladino, alla De Grano e Signorino srl fu un modo per “elargire denaro al nucleo Macrì-Gozi-De Grano”. Per dimostrare che alcune società erano create appositamente per drenare i fondi pubblici gli inquirenti citano anche la frase dello stesso De Grano, ex dirigente degli affari internazionali della Regione Calabria, il quale parlando della costituzione della fondazione “Need Ricerca srl”, spiegava che “questa fondazione ci serve per veicolare fondi”. Ora, il dirigente auspica <<che la magistratura accerti la verità dei fatti in tempi brevi per la dignità della mia persona, dei miei familiari e del presidente Agazio Loiero, cui rinnovo il mio affetto e la mia vicinanza>>. Seguito a ruota da Eugenio Ripepe: <<Sono stato ferito nella mia libertà personale e privato dei miei strumenti di lavoro quali i telefoni e i computer, solo perché amico del presidente Loiero. Dopo oltre due anni di indagini, si arriva adesso a colpire la sfera delle amicizie del governatore>>. Estraneo ai fatti contestati si è detto anche Sandro Gozi, parlamentare del PD, indicato dagli inquirenti come consigliere politico del presidente della commissione europea José Manuel Barroso, oltre che consigliere di Prodi. Gozi e Saladino, secondo l’accusa, avrebbero infatti chiesto ed ottenuto da Loiero la nomina a dirigente degli Affari internazionali della Regione Calabria dello stesso De Grano, una <<funzione cruciale>> considerata <<di determinante incidenza nella gestione dei fondi pubblici anche di origine comunitaria>>. E quindi ipoteticamente funzionale sia agli interessi di Saladino che a quelli di Gozi. Che in riposta alle accuse ha dichiarato: <<Mi sono limitato ad osservare a cose fatte che dal punto di vista puramente tecnico sembrava una buona scelta>>. <<Ribadisco – ha proseguito – di non aver mai avuto nessuno sentore né diretto né indiretto dell’esistenza di comitati d’affari e, se questo fosse mai esistito, non ne ho certamente mai fatto parte né in Calabria né altrove. Confermo infine che se riceverò una qualsiasi comunicazione giudiziaria, mi metterò immediatamente a disposizione degli inquirenti per chiarire ogni possibile aspetto della vicenda>>. box1 Tra delusioni ed incertezze il processo Fortugno non si arresta Quale destino per il processo Fortugno? E’ questa la domanda che sorge spontanea alla luce delle recenti considerazioni sulla vicenda, esposte nella relazione annuale della Dna. Delusione e rammarico si possono cogliere al suo interno a causa di quella “sensazione diffusa che la fase di rinnovamento e riscatto che sembrava inaugurata dopo l’omicidio Fortugno (di cui era emblema il movimento dei ragazzi di Locri) si sia rapidamente conclusa e senza il raggiungimento di alcuno dei frutti sperati”. “La gravità della mancata soluzione non risiede – dice il procuratore della Dna, Pietro Grasso – nella impunità che ne conseguirebbe per gli ignoti committenti (ed esecutori nel caso Zavatteri), ma anche nell’impossibilità di uscire dalla logica criminale e mafiosa di cui sembra avviluppata e condizionata la Regione Calabria, e ancora nella mancata individuazione dei collegamenti tra poteri politici, occulti, mafiosi, che si intuiscono sullo sfondo degli eventi”. Nonostante ciò il dibattimento procede a passi spediti. Di fronte la Corte d’Assise di Locri, presieduta da Olga Tarzia, sfilano, uno dopo l’altro, i testi citati dai pm Mario Andrigo e Marco Colamonici. Così sono stati ascoltati il vice questore aggiunto, Luigi Silipo, l’allora ispettore capo della Squadra Mobile di Reggio, Vincenzo Putortì, il vice ispettore Raffaello Grasso e il sovrintendente Basilio Libri. Parallelamente al processo si sono susseguite indagini di spicco. Giuseppe Marcianò è stato condannato dal gup del Tribunale di Locri, Amelia Monteleone, ad otto anni e dieci mesi di reclusione (pena condonata e quindi ridotta a cinque anni ndr), con la formula del rito abbreviato, per traffico d’armi da guerra e detenzione di droga. Giuseppe Marcianò era stato rinviato a giudizio, assieme ad altri otto imputati, a seguito del maxiblitz della Polizia di Stato denominato “Intreccio”. Da menzionare anche l’operazione “Onorata sanità” nella quale si è proceduto all’arresto del consigliere regionale Domenico Crea. Maria Grazia Laganà, vedova di Fortugno, attende di leggere le carte prima di esprimere un giudizio a riguardo. Aaron Pettinari box2 Chiesto il rinvio a giudizio per il Governatore della Calabria Dopo circa due anni di indagini, è stato il pm Luigi De Magistris a chiedere lo scorso ottobre il rinvio a giudizio per il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero e per altre otto persone. Anche se oggi il pm non rappresenta più l’accusa. L’incarico è stato assegnato al sostituto procuratore Sergio Curcio. L’inchiesta nello specifico ruota attorno all’aggiudicazione degli appalti relativi alla fornitura di apparecchiature elettromedicali che furono assegnate il 6 luglio 2003 alla società Ital Tbs di Trieste. Tra gli arrestati c’è il capo del gabinetto del governatore Michelino Lanzo, Riccardo Fatarella, Vincenzo Domenico Scuteri, Alessandro Firpo, Mario Iacono, Giuseppe Giusto, Francesco De Salvia e Luigi Antonio Macrì della Asl 11 di Locri al quale viene contestata soltanto l’accusa di turbativa d’asta. Le accuse contestate agli indagati sono di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla turbativa d’asta in relazione agli appalti. Lo scorso 24 gennaio si è svolta la prima udienza davanti al gup di Catanzaro Antonio Giglio. Il difensore dell’imputato Francesco De Salvia ha parlato di inammissibilità delle prove. Secondo l’avvocato <<si sarebbe proceduto alle intercettazioni in maniera illegittima, con forzature e strumentalizzazioni>>. Il legale ha lamentato che i <<decreti che hanno autorizzato le intercettazioni sono tutti non motivati. Nel caso di specie – ha dichiarato –non solo mancano indizi gravi di reato, ma non ci sono neppure gli indizi. Si tratta soltanto di cartacce di fronte alle quali non può non esserci una decisione chiara da parte del giudice>>. La richiesta di inutilizzabilità di dette intercettazioni avanzata dal legale ha trovato concordi anche gli altri avvocati del collegio difensivo. Lo scorso 21 febbraio, però, il gup la ha rigettata. M. L. box3 Don Giussani si sarebbe rivoltato nella tomba Un vero e proprio <<sistema>> che coinvolge anche la comunità che ruota attorno all’imprenditore Saladino, definita una costola di Comunione e Liberazione, il movimento fondato da don Luigi Giussani. Questo è ciò che gli inquirenti avrebbero scoperto nel corso dell’inchiesta Why Not che vede iscritti nel registro degli indagati anche il Presidente del Consiglio uscente Romano Prodi e l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella. <<Nei rapporti interni con gli uomini e le donne da lui voluti come dirigenti, dipendenti, soci di società e collaboratori in genere – spiegano il sostituto procuratore Bruni e i sostituti pg Garbati e De Lorenzo – Saladino, per affermare la propria assoluta ed indiscutibile supremazia, ha anche strumentalizzato il credo cattolico delle persone, e, al tempo stesso, i principi fondanti di Comunione e Liberazione, ponendosi rispetto alla compagine di persone da lui creata come un “capo”, esercitando tale ruolo anche attraverso “l’obbedienza” evocata in base a strumentalizzati principi religiosi>>. E nel decreto di perquisizione eseguito nei confronti di Agazio Loiero, Eugenio Ripepe ed altri, i magistrati avrebbero riportato anche una frase che sarebbe stata ripetuta all’interno della comunità: <<Se avesse saputo dei comportamenti del Saladino, don Giussani si sarebbe rivoltato nella tomba>>. ANTIMAFIADuemila N°57 |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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