La Rivista
Salvatore Borsellino
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di Emiliano Morrone e Salvatore Borsellino - 23 maggio 2008 Oggi la stampa manco rievoca la strage del 23 maggio 1992. Ha cambiato strategia: non c'è una sola riga su Capaci, sulle pagine del "Corriere" e di "Repubblica" di stamani. Salvo, sul primo, una dichiarazione del guardasigilli Alfano, che annuncia l'edificazione di nuove carceri in nome di Falcone (!). Forse che in questo clima di titolarità e ombre, di accordi e inseguimenti, di programmi identici e reciproca benevolenza, il peso d'una memoria scomoda possa rammentare lo scandalo delle recenti esternazioni - di Berlusconi e Dell'Utri - sull'eroismo di Mangano? Forse che quell'apologia sullo stalliere di Arcore non va messa a tema col sacrificio, vero e indelebile, di autentici servitori dello Stato? Noi scriviamo ciò che è successo dopo Capaci e Via D'Amelio, di cui gli apparati di comando, non solo mafiosi, sono responsabili. Il tempo delle lapidi, dei pianti, della commozione, delle parate e delle "fiction" è finito. E' passato perché Falcone, Borsellino e chi con loro perse la vita sono stati più forti - e lo sono ogni giorno - d'una "lobby" che li ha usati come strappalacrime e icone d'uno Stato impotente, che può solo assicurare struggimento e spezzare la noia quotidiana, suscitando innocua pietà collettiva. E' chiaro a tutti che, ingenerando nelle masse un senso di impotenza assoluta e la mera contemplazione di tragiche biografie, si riesce a evitare quella coraggiosa aggregazione nella giustizia per cui si sono battuti Falcone, Borsellino e i loro collaboratori. Questo hanno fatto le istituzioni, coi loro presìdi, certa informazione complice, le pellicole di un'umanità degradata a spettacolo, il silenzio sui fatti e i perché dei vuoti nella storia. Le sentenze dei tribunali hanno ammantato quel capitolo di vergogna e follia dell'Italia delle tangenti e dei cappucci, connivente, distratta, idolatra, evanescente e volgare. Dilatando i tempi, ci hanno rubato la verità; e questo è stato un bene, se lor signori non l'hanno inteso. Perché ora siamo attrezzati, senza fanatismi e psicopatologie, e capiamo meglio che la mafia non può senza supporti tecnici, finanziari e giurisdizionali di altre società a delinquere. Gli oscuri piani dei veri assassini, tesi all'oblìo della lotta culturale di Falcone e Borsellino, si sono rivelati un boomerang, e di fatto hanno amplificato il loro messaggio di emancipazione. L'esercito dei giusti, che qualcuno vorrebbe battezzare "illusi" o "sfigati", è fatto di persone comuni, di anime, del Sud, del Centro e del Nord, che sanno esattamente che cosa, oltre il sangue versato, ci hanno insegnato Falcone e Borsellino. Negli ultimi anni, nonostante la pervasiva persuasione occulta, le commemorazioni di facciata e la fabbrica mediatica del piagnisteo, la nazione dei normali s'è ritrovata nell'impegno, nelle piazze, sulla rete, nella ricerca della verità sul passato e sul presente. Ha raccolto l'eredità dei due giudici siciliani, del loro séguito e degli altri incorruttibili cercatori di giustizia, da Livatino a Scopelliti, da Alfano alle centinaia e migliaia di anonimi, capaci di mandare a pezzi paura e opportunismo. La nazione dei normali ha creato le sue reti di solidarietà, intervento e informazione. Per cui non è più possibile che non si sappia, che non si veda, che non si reagisca. Qui sta la santità, il miracolo, il ritorno in vita di Falcone e di Borsellino. E non occorre, a conferma, il crisma d'una qualche autorità. Tratto da: www.19luglio1992.com |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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Articoli precedenti:
- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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