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Home arrow La Rivista arrow Giulietto Chiesa arrow A Fava dico: ma pensi davvero di dialogare con questo Piddì?
A Fava dico: ma pensi davvero di dialogare con questo Piddì? PDF Stampa E-mail

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di Giulietto Chiesa, Megachip - da Liberazione - 24/5/08
Leggo che Claudio Fava ha incontrato Veltroni su due punti all'ordine del giorno. Primo la legge elettorale per le europee. 





Secondo, l'obiettivo di ricostituire il centro sinistra. Cioè (leggo direttamente dalle parole che Fava ha scritto per Liberazione) "il superamento del falso mito elettorale dell'autosufficienza del Partito Democratico".
E trasecolo. Credo saranno in molti, tra coloro che avevano sperato in Sinistra Democratica, a trasecolare con me.
Dunque cominciamo dal primo punto all'ordine del giorno di una riunione tra colui che ha sferrato una serie di coltellate e uno di quelli che se ne sono presa una.
Claudio voleva forse dire all'accoltellatore che, con tutti i problemi che ha il paese in questo momento, l'idea stessa di mettere come priorità assoluta del dialogo tra maggioranza e "opposizione" la legge elettorale per le europee è una cosa la cui infamità è solo paragonabile alla legge porcata con cui maggioranza e opposizione si sono formate in aprile.
Forse voleva dirgli che l'idea di mettere uno sbarramento, non importa se al 3 o al 5% è palesemente il tentativo di "fare fuori" definitivamente, anche dal Parlamento Europeo, ogni traccia di sinistra. Idea, per altro, formulata per primo da Franceschini, che ha l'ufficio a fianco di Veltroni, subito appoggiata da Marini, poi accolta da Veltroni e da Berlusconi. Insomma, non veniva da Marte.
Forse voleva dirgli che il Parlamento Europeo non forma nessun governo e che quindi l'idea di maggioranze omogenee, madre della "governabilità" craxana, non può fungere da foglia di fico per una operazione come quella.
Forse glielo ha detto. Dice che ha ottenuto di vedere "congelata" questa ipotesi. Ora io penso che l'ipotesi non resterà a lungo "congelata" e che Fava dovrà chiedersi come mai gli aveva creduto in questa fine maggio piena di campi rom assaltati e messi a fuoco. Ma aspettiamo e vediamo.
Tuttavia il punto vero all'ordine del giorno era il secondo. E qui gli interrogativi s'infittiscono. Allora: possiamo accontentarci di definire ciò che è accaduto il 14 aprile come il risultato del "falso mito elettorale dell'autosufficienza del partito Democratico? Sarà stato un falso mito, ma ha consentito al Partito Democratico di liquidare dai due rami del Parlamento italiano, in unica soluzione, tutti i rappresentanti della sinistra, nessuno escluso. Falso mito, che ha permesso al PD di catturare, con il miraggio del voto utile, non meno di un milione e mezzo di voti, sottratti alla coalizione Arcobaleno, salvando, nel frattempo, anche se stesso dalla catastrofe.
Per cui l'interrogativo che propongo a Claudio Fava è il seguente: si può andare a dialogare con Veltroni senza sollevare questi problemi?
Si può porre la questione della "costruzione di un nuovo centro-sinistra" senza che il Partito Democratico faccia una radicale autocritica del suo comportamento prima, durante e dopo la campagna elettorale?
Ci si può accontentare di una dichiarazione di Veltroni che, secondo Fava, avrebbe modificato "radicalmente l'asse della politica del suo partito" nel corso del colloquio con lui?
Si può accettare seriamente per buona una tale conclusione, avvenuta al di fuori di una pubblica presa di posizione, e resa nota per interposta persona? Tanto più che un'immediata intervista di Fioroni, poche ore dopo, la smentiva pubblicamente e totalmente?
E su quali contenuti ricomincerebbe il dialogo per "costruire un nuovo centro-sinistra"? Io vorrei dire a Claudio Fava che, per questa via, e con questi intendimenti, Sinistra Democratica condanna se stessa all'isolamento da quella parte grandissima di elettorato di sinistra e democratico che osserva disgustata le manovre post elettorali del Partito Democratico, e che gradualmente si rende conto di essere stata ingannata, perchè aveva votato per Veltroni, con l'idea di salvarsi da Berlusconi, e si ritrova Berlusconi che dialoga con Veltroni, anzi Veltroni che dialoga con Berlusconi.
Per questa via non si può nemmeno immaginare una "Costituente di sinistra". Per questa via non si dà nemmeno spazio a una correzione di rotta all'interno di Rifondazione, aiutando questo partito a uscire dalle secche di una autolesionistica ipotesi di "ripartenza" dal comunismo. Insomma, per questa via non si va semplicemente da nessuna parte. O, forse, anche senza volerlo, si va nel Partito Democratico. O a una nuova sconfitta.
 
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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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