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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow Strage di Capaci: "Un attacco allo Stato "
Strage di Capaci: "Un attacco allo Stato " PDF Stampa E-mail

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Dal nostro inviato
Lorenzo Baldo - 23 maggio 2008
16° anniversario della strage di Capaci
Palermo. Arrivo all’aula bunker mentre dai pullman scendono frotte di ragazzini che indossano le magliette della Fondazione Falcone.


Sono bambini di tutte le età accompagnati dai loro insegnanti. Mancano ancora i 1200 ragazzi delle scuole di tutta Italia che arriveranno più tardi a Palermo con la Nave della Legalità partita ieri dal porto di Civitavecchia per ricordare il 16/o anniversario della strage di Capaci. In attesa del loro arrivo l’aula bunker si riempie velocemente di autorità, forze dell’ordine e scolaresche.
Sono i bambini delle elementari ad aprire la giornata del 23 maggio di quest’anno intonando “La vita è bella”, la colonna sonora del film di Roberto Benigni. Maria Falcone dal palco saluta i presenti e ringrazia il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che le ha inviato un messaggio di vicinanza e di solidarietà ricordando quel 23 maggio 1992. <<L’impegno e la reazione di allora non possono subire flessioni>> ricorda Napolitano, <<non è consentito ridurre il livello di attenzione rispetto alla mafia, un fenomeno pervasivo, pronto ad attuare le strategie più sofisticate per insinuarsi nella società minandone la democrazia ed il progresso>>.
Maria Falcone rivolgendosi poi ai ragazzi -molti di loro erano piccoli quando è accaduta la strage - ha voluto ringraziare tutti gli insegnanti che si sono impegnati con dedizione a far conoscere loro questo “pezzo di storia”.
La sorella del giudice dopo aver illustrato gli impegni della mattinata ha lasciato la parola ai vari relatori. Da sottolineare la presenza del viceministro della giustizia americana Mark Filip che ha esordito: <<questo è un posto sacro ed è un privilegio parlare qui>>. Esaltando la figura del giudice Falcone ha ricordato la sua eccezionalità nell’uso di tecniche investigative mai impiegate prima in Italia. Rifacendosi ad un passo del vangelo di Giovanni in cui si legge che non c’è amore più grande di quello di chi dà la vita per i propri amici ha detto: <<Giovanni Falcone ha dato la vita per tutti noi>>. Si è soffermato a parlare anche di Paolo Borsellino amico e fratello di Falcone e di come i due giudici siano un punto di riferimento in America.  
Subito dopo è stata la volta del neo ministro della giustizia Angelino Alfano, Maria Falcone lo presenta dicendogli che la Sicilia si aspetta molto da lui. Alfano, riprendendo lo spunto della citazione del Vangelo fatta dal viceministro Filip ribadisce che “beati saranno i martiri della giustizia” per poi proseguire il suo intervento parlando di quello che definisce il 5° tempo per la Sicilia: il tempo della speranza e della giustizia. Si sofferma poi ad osservare l'Aula Bunker dove “Falcone scrisse una delle più belle pagine della giustizia ma dove anche iniziò a morire”. Di seguito prende la parola la neo ministra dell'Istruzione Maria Stella Gelmini che risponde alle domande dei rappresentanti delle Consulte studentesche relative alla reintroduzione della materia di educazione civica in chiave di educazione alla legalità. La Gelmini si dice subito disponibile a questa reintroduzione. Dopo aver elencato tutti i nomi dei martiri delle due stragi prende spunto dal discorso di Papa Wojtyla ad Agrigento contro la mafia per ricordarne l'attualità. Per poi sottolineare la solitudine di uomini come Falcone e Borsellino “lasciati senza i mezzi sufficienti dallo Stato e soprattutto lasciati soli da alcuni colleghi”. Dopo un breve spazio dedicato ad una canzone cantata da alcuni alunni di una scuola elementare vengono premiate 3 scuole che si sono distinte nel campo dell'educazione alla legalità.
Nel corso della mattinata ci sono state due tavole rotonde. Nella prima si è parlato del maxiprocesso con i magistrati del pool di Falcone e Borsellino insieme a Piero Grasso e Liliana Ferraro: Giuseppe Ayala, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta, moderati dal direttore di radio 24, Giancarlo Santalmassi. I relatori hanno raccontato quegli anni e che cosa ha significato per loro il maxi processo. Il primo a prendere la parola è stato in procuratore nazionale antimafia Piero Grasso che ha ricordato l’emozione che aveva provato nel vedere la mafia alla sbarra. Guarnotta invece ha parlato di quegli anni come di una stagione giudiziaria unica e irripetibile in cui si sentiva forte il sostegno della gente.
Giuseppe Di Lello si è soffermato a parlare della figura del giudice istruttore e come venivano condotte le indagini. C’era massima segretezza e difficilmente c’era una fuga di notizie. Anche Ayala ha raccontato del maxiprocesso come di una cosa che non si era mai vista prima concludendo con la riflessione sulla mafia “che si combatte a Palermo ma che si vince o si perde a Roma...”. Vibrante anche la testimonianza di Liliana Ferraro che ha ricordato il lavoro svolto gomito a gomito con Giovanni Falcone per ottenere la concessione alla costruzione dell'aula bunker. La Ferraro ha ricordato che durante la notte dopo la strage di Capaci, alle 4 del mattino, accese radio radicale e sentì che trasmettevano un intervento di Falcone tenuto a Trapani. “Tu non morirai!” si disse tra se e sé, invitando i presenti a fare altrettanto. Al termine della prima tavola rotonda, Loredana Intronini della Fondazione Falcone ha illustrato il progetto della digitalizzazione dei documenti del maxiprocesso. Un lavoro mastodontico che ha visto il coordinamento del giudice Gioacchino Natoli e che, tempi permettendo, sarà disponibile on line sul sito della Fondazione Falcone. All'interno dei documenti si potranno trovare spezzoni di filmati originali della Rai, ricordi di chi ha partecipato al maxiprocesso, manoscritti di Giovanni Falcone ecc. Un vero e proprio archivio preziosissimo. Di seguito è intervenuto il neo presidente dell'Anm Luca Palamara che ha richiamato l'attenzione all'importanza del ruolo dell'Anm a livello interno ed esterno.
Al termine della prima tavola rotonda  sono stati proiettati gli spot realizzati da Addiopizzo contro il racket e poi via al secondo incontro: “La lotta alla mafia, gli ultimi successi” moderata dal direttore del Sole 24 ore Ferruccio De Bortoli. Durante il dibattito ci sono stati l’intervento del presidente del Banco di Sicilia  Ivan Lo Bello(ex presidente di Confindustria Sicilia), del Presidente della Dna Piero Grasso e del presidente dello Sco Francesco Gratteri. De Bortoli è intervenuto più volte ricordando che bisogna avere assoluto rispetto per la magistratura perché senza di essa non c’è democrazia. Fra gli interventi quello di Daniele Marannano di Addiopizzo ha riportato l'attenzione sull'importanza dell'unione. Marannano ha ricordato gli inizi del movimento Addiopizzo e della risposta dei commercianti. Lo Bello ha sottolineato le grandissime responsabilità del mondo imprenditoriale nella lotta al pizzo, fino ad arrivare ai giorni nostri con quella che ha definito una maggiore consapevolezza della società civile.   Il prefetto Giosuè Marino, Commissario straordinario antiracket e antisura, ha evidenziato il forte cambiamento culturale portato avanti dall'esempio di Addiopizzo e l'importanza di essere sempre coerenti in questa battaglia. Il procuratore aggiunto Alfredo Morvillo ha riportato l'attenzione sui successi investigativi dell'autorità giudiziaria troppo spesso occultati dalle ombre della mala giustizia: lentezza dei processi, scarcerazioni facili. In ultimo Ferruccio De Bortoli ha chiesto a Piero Grasso un'analisi sull'impalpabilità della mafia, Grasso ha ripercorso gli ultimi 25 anni attraverso l'adattamento di Cosa Nostra per poter sopravvivere. Grasso ha poi risposto al direttore del Sole 24 ore sulle ragioni che permettevano ai boss di continuare a gestire affari dal carcere. “Un regime carcerario più severo” è stato il primo punto affrontato dal procuratore nazionale antimafia che ha proseguito spiegando come le polemiche montate ad arte contro il 41 bis fossero molto spesso dei veri e propri tentativi di ottenere un regime carcerario che consentisse appunto di continuare a gestire i propri affari. La prima parte della giornata del 16° anniversario si è conclusa con l'assegnazione delle borse di studio da parte della Fondazione Falcone e con la canzone “Pensa” cantata da un coro di bambini delle scuole elementari. La stessa canzone ha accompagnato il lunghissimo corteo che dall'aula bunker e contemporaneamente da via d'Amelio è arrivato in via Notarbartolo davanti all'albero Falcone. Migliaia di ragazzi, bambini, famiglie che sotto il piccolo palco hanno cantato insieme a Jovanotti, venuto appositamente all'anniversario, dopo il concerto del giorno prima in città. "Migliaia di ragazzi in piazza a Palermo un saluto alla bara del giudice Falcone – ha intonato Jovanotti, ed è stato subito un boato generale, poi Lorenzo Cherubini ha proseguito nel testo –  migliaia di ragazzi hanno bisogno di una risposta. Hanno bisogno di protezione. I ragazzi son stanchi dei boss al potere; i ragazzi non possono stare a vedere, la terra sulla quale crescerà il loro frutto bruciato ed ad ogni loro ideale distrutto. I ragazzi denunciano chiunque acconsenta col proprio silenzio un'azione violenta. I ragazzi son stanchi e sono nervosi, in nome di Dio a fanculo i mafiosi. I ragazzi denunciano chi guida lo stato per non essersi mai abbastanza impegnato...". Parole come pietre che sono rimbalzate sulla facce sfingee di diversi politici presenti. Alle 17,58 una tromba ha suonato il silenzio. In molti hanno rivolto lo sguardo in alto verso il cielo azzurro di questa città.  Speranze, paure, l'incognita del futuro in una terra che aspetta ancora giustizia.


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