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Parla il pentito Varacalli PDF Stampa E-mail

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di Dora Quaranta - 21 maggio 2008
Locri.
Il pm Nicola Gratteri ha depositato all’ultima udienza del processo “Stupor Mundi” gli interrogatori di Rocco Varacalli, il pentito che con le sue dichiarazioni sta creando non pochi problemi per le ‘ndrine della Locride.

 

Nato a Platì il 3 luglio del 1963 Varacalli ha trascorso 18 anni nella criminalità, dal 1988 al 2006, agli inquirenti ha rivelato ben quindici omicidi compiuti tra la Calabria e Torino, tra cui quello del “vangelista” Pasquale Marando, meglio noto come Pasqualino, consumato a Platì a casa di un tale “Nandu”. <<Lo hanno ammazzato come un cane>> ha detto Varacalli <<è stato ucciso e seppellito in una bara anonima che solo i parenti conoscono. Si trova nel cimitero di Platì dove era iniziata la sua carriera criminale e dove oggi riposa in pace in una cassa che non ha il suo nome. Così gli possono portare i fiori>>. Marando era un boss di grossa levatura dedito al narcotraffico, aveva stabilito nel Piemonte, precisamente a Volpiano, la base delle sue lucrose attività illecite, si era affermato come uno dei maggiori importatori di droga. Il nome di Marando era finito nell’inchiesta “Igres” riguardante grosse importazioni di cocaina dalla Colombia. Secondo il pentito il boss dopo essere stato scarcerato nel 2002 apparve deciso a riprendere il controllo degli affari, i contatti con i narcos di Bogotà, con i corrieri turchi e albanesi. Ma incontrò il diniego dei suoi cognati della famiglia Trimboli che avevano gestito il narcotraffico durante l’assenza del loro congiunto. Non è un caso, dice il collaboratore, che in questo periodo si verificano tre casi di lupara bianca all’interno dei Trimboli i quali <<capiscono che è stato Pasquale>>. <<I Trimboli – dichiara Varacalli – lo ammazzano ed il suo corpo viene seppellito nel cimitero di Platì>>.

Il racconto del pentito è ricco di particolari sui carichi di cocaina che dal Sudamerica giungevano a Torino: chili di droga nascosti nel pane, persino in chiesa dietro un mattone semovente dell’abside, traffici con un maresciallo dei carabinieri, con addetti della Forestale, con albanesi legati ai servizi segreti, con le famiglie dei Femia, degli Ietto, Marando, Trimboli, i Nirta di San Luca, le ‘ndrine di Africo. <<La droga che smerciavo a Torino – secondo le parole di Varacalli – mi veniva fornita da Cua Rizieri che a sua volta si riforniva a Natile. Dal 2001 in poi hanno assunto un ruolo di primo piano i fratelli Parisi che ultimamente hanno fatto arrivare a Natile 100 kg di cocaina tramite il Belgio>>. A Torino ricopriva un ruolo importante Bruno Polito, arrestato in Olanda mentre deteneva 460.000 euro in contanti. Il collaboratore ricorda nei suoi interrogatori anche il caso di una nave partita dal Sudamerica con a bordo 500 kg di cocaina e diretta a Genova. Si sofferma Varacalli anche sui nomi membri del <<maggiore>> appartenenti al suo locale tra cui vi sono politici ed amministratori di Natile. Parla il collaboratore delle ditte che si aggiudicano gli appalti o influiscono su di esse, parla dei rapporti tra la ‘ndrangheta e Cosa Nostra. <<Sono a conoscenza che Bernardo Provenzano e Totò Riina avevano delle frequentazioni con Cordì detto “il ragioniere”. So anche che Provenzano e Riina erano conoscenti di Peppe o Antonio ‘U Russenninna, capo società del locale di San Luca>>. Nella faida tra la famiglia dei De Stefano e quella degli Imerti che tra il 1985 ed il 1991 ha mietuto 966 vittime sono intervenuti come mediatori i capi di Cosa Nostra. Varacalli ricorda che Riina travestito da monaco attraversò lo stretto per recarsi a San Luca e fermare la guerra interna.

 
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    Gioco criminale

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    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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