Password dimenticata? Nessun account? Registrati
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color
Member Area

Antimafia Duemila

Saturday
Jan 10th
Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow La Catena di San Libero n. 364
La Catena di San Libero n. 364 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
La Catena di San Libero n. 364
Pagina 2
Catena di San Libero n-363
Catena di San Libero n-362

riccardo-orioles-web1.jpg



di Riccardo Orioles - 21 maggio 2008





_______________________
Nel giorno di Falcone

I siciliani antimafiosi, nel giorno di Falcone, fanno manifestazioni e ricordi, dispiaciuti perché Falcone non c'è più. Sono circa un quarto della popolazione. I siciliani mafiosi, che sono più o meno altrettanti, festeggiano fra di loro e ne hanno buoni motivi: è stato cancellato il principale apporto giuridico di Falcone (l'unitarietà di Cosa Nostra, con tutto ciò che ne consegue), è stato riportato in Cassazione il giudice che dava a Falcone del credino (il giudice Carnevale), è stato trionfalmente eletto un governo che considera eroe, invece di Falcone, un “uomo di panza” che ha eroicamente rispettato l'omertà, il grande Mangano.

E i siciliani mezzi-mezzi, la maggioranza, quelli che non hanno il cinismo di appoggiare la mafia ma neanche il coraggio di combatterla? Per loro, il problema principale è l'ignoranza. “Mi faccio i fatti miei”. Non hanno la minima idea di quanto il sistema mafioso gli ruba individualmente ogni giorno, in termini di denaro. Non sospettano che potrebbero essere, se non ricchi, almeno benestanti, in una regione ricca come questa, se non ci fosse la mafia. Sono onestamente convinti che mafia e antimafia siano questioni ideali (e dunque, per la cultura paesana, irrilevanti) e non materiali. “Mi faccio i fatti miei”.

L'informazione mafiosa, che un tempo serviva a dire “la mafia non esiste”, adesso serve a dire che la mafia esiste sì ma è una cosa che riguarda solo mafiosi e giudici e non la gente normale. Una cosa da diavoli o da eroi, insomma. Buona per i dibattiti e le fiction, ma non per la vita normale.
Perciò il lavoro principale che c'è da fare oggi in Sicilia è principalmente d'informazione. Non solo sulle notizie delle singole malefatte (il che è già tanto, perché qui i malfattori comandano ai giornali), ma soprattutto sul quadro generale, sull' “atmosfera”, sui problemi concreti che vivere in un paese mafioso comporta anche per chi non pensa a ribellarsi.

Non lo si può fare alla meno peggio (raccontare una società è un lavoro abbastanza complesso) e non lo si può fare a suon di slogan (non c'è un prodotto da vendere ma una mentalità da trasformare). Però, quando si riesce a farlo come Dio comanda, funziona. E' stato così che a Palermo per alcuni anni ha avuto assai peso l'antimafia e a Catania si è riusciti a scacciare i cavalieri.

Questo lavoro, i grossi giornali non lo faranno mai: non puoi fare un grosso giornale senza avere grosse imprese alle spalle; e nessuna grossa impresa, ormai,può sopravvivere senza far patti col diavolo (il caso Repubblica a Catania insegna). I giornali piccoli (come noi) possono tentare di farlo sì, ma, salvo eccezioni, possono concludere poco (e le eccezioni si pagano con vite umane).
E allora chi? I giornali piccoli, magari piccolissimi (tipo quello che puoi fare anche tu, nella tua scuola o nel tuo paese) però in rete: scambiandosi le notizie, organizzandosi insieme, e usando per tutto questo l'internet, cioè la rete più rete di tutte. Questo richiede tempo, richiede pazienza a non finire (tenere insieme dei siciliani, con rete o senza, è un'impresa da Giobbe,e ne sappiamo qualcosa), però, tutto sommato, può funzionare.

In una rete di questo tipo bisogna lavorare molto: certo, è più divertente che sotto padrone (non è mai divertente lavorare per qualcun altro) ma il problema è che l'obbiettivo è molto alto: non si tratta di fare una cosa simpatica per sentirsi appagati, ma di far concorrenza ai giornali dei padroni, con l'obiettivo finale di spazzarli via dal mercato e dare un'informazione libera alla maggior parte della gente. Non un'operazione di nicchia (o di ghetto), insomma, ma il tentativo consapevole di costruire un'egemonia.

Fra vent'anni, Peppino Impastato dovrà pesare molto di più di Berlusconi, come comunicazione di massa. “Si, vabbe'...” dici tu. Eppure, trent'anni fa,in Italia le radio di base sono arrivate molto prima di Mediaset; e non erano poche: duecentocinquanta, in tutta Italia, con una copertura globale non indifferente.

E allora com'è che ha vinto Berlusconi? Per tre motivi precisi:
1) erano ognuna per conto suo, e Radio Firenze - ad esempio - non sapeva cosa faceva Radio Aut a Cinisi;
2) non parlavano in italiano (cioè la lingua che usano gli italiani) ma in politichese, perché i loro leader così si sentivano più importanti;
3) non capivano che stavano usando delle radio libere - cioè una cultura e una tecnica completamente nuove - e non dei ciclostili o dei bollettini di partito.
Così Peppino è rimasto solo.
 

* * *

Adesso la situazione è sostanzialmente la stessa. Tanti gruppi diversi (moltissimi che stanno internet) ma ognuno per conto suo. Tanti linguaggi “ideologici” (cioè del ceto medio acculturato) e pochissimo intervento nei quartieri. Tanti siti, blog, giornaletti e giornali, ma tutti rassegnati alla solitudine, ad essere voci locali e non anelli di rete.

Bene, tutto ciò non vuol dire niente, non c'è nulla d'irreparabile. Dipende tutto da noi, esclusivamente da noi. Certo, a volte verrebbe voglia di sbattersi la testa al muro. Casablanca chiusa per mandanza di poche migliaia di euri, Graziella Proto lasciata sola - dalla sinistra illustre, ma anche da un po' di società civile isolana - a combattere la sua guerra, come se fosse stata una guerra sua personale. E anche ora, qui a Catania, almeno due (forse tre, non si sa ancora) liste distinte della società civile locale, ognuna per sé e Dio per tutti. Credo che pure Giobbe bestemmierebbe.

Però, tutto sommato, avrebbe torto. In fondo, si tratta solo di problemi di crescita. C'è molta più unità che negli altri anni (le legnate quantomeno servono a questo); “Facciamo un giornale-rete tutti insieme” ormai suscita solo dei “Sì però” perplessi e non dei “No!” secchi e brutali come qualche anno prima. Ci sono degli ottimi gruppi di quartiere, e l'ultima generazione di ragazzi - se non la rovinano i vecchi - sta crescendo bene. Persino qui alle elezioni, che sono la cosa più avida e avara che ci sia, è mancato solo un pelo a fare la lista unica di base, e non è detto che la prossima volta non ci si riesca.

________________________________________

Razza e affari

Prendiamo Roma e il sindaco Alemanno, che lunedì scorso ha visitato il Casilino 900, il più grande campo nomadi della Capitale, con le telecamere di Vespa al seguito. Dunque, l’operazione è semplice. Come prima cosa si enfatizza il problema della presenza dei rom in un determinato quartiere della città, poi si crea ad arte un “casus belli”, che permette di aumentare la tensione nel quartiere, complici i giornali amici e non, a livelli drammatici. Che cosa resta da fare, allora, se non deportare i rom in un’area maggiormente periferica. Qui i “palazzinari” acquistano i terreni intorno al nuovo campo nomadi, che praticamente, considerato il rischio-zingari, non hanno valore di mercato. Dopodichè, sempre con le medesime tecniche, si fa in modo di creare nuovamente l’allarme rom, che vengono nuovamente cacciati e spinti fuori dal Grande raccordo anulare. A quel punto la zona liberata è “risanata” per sempre, i progetti di edificazione, presumibilmente già previsti dal piano regolatore o da una sua eventuale variante, escono dai cassetti, le imprese ottengono i permessi di cantierizzazione. I prezzi delle future case vanno alle stelle. Morale: i rom non hanno fatto altro che da “testa di ponte” inconsapevole. Potete giurarci, dove oggi vivono loro, tra qualche anno nascerà un complesso residenziale, completo di servizi e fermata della metropolitana. Magari proprio al Casilino 900. La più importante legge economica del nostro tempo, “i poveri sempre più poveri, i ricchi sempre più ricchi”, è rispettata.
[riccardo de gennaro]

________________________________________

Maroni

Camerata ministro, Voi non appartenete all'ala nazista del Partito, avete già governato e non portate porci in giro per le moschee. Perciò, come ministro di polizia, Vi chiedo: quanti camorristi sono stati arrestati a Napoli per avere organizzato l'assalto armato ai campi della Razza Inferiore? Chi comanda effettivamente l'ordine pubblico a Napoli? Voi, Bassolino, la Polizia, la Camorra?d

________________________________________

Dio stramaledica l'Europa

"La política de inmigración italiana es racista y xenófoba". "En Italie, un climat de chasse à l'étranger". Ecc.

________________________________________

Obbiettivi

La Semplificazione Finale del problema zingaro.

________________________________________

La Grande Guerra

(Promemoria). Dei 17.997 cittadini del Lazio morti in guerra fra 1l 1915 e il 1918 più della metà (10.034) erano contadini. 1.920 erano operai edili e 740 operai industriali. C'erano poi 557 carrettieri, 477 falegnami, 437 calzolai e 288 fornai. Gli impiegati erano 720, gli studenti 402 e gli ufficiali 229.

________________________________________


 
< Prec.
Advertisement
  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

    LEGGI TUTTO...
     
 

Video

L'approfondimento di antimafiaduemila

newsletter-home.jpg


Pandora tv

pandora-web-2.gif




Processi by radioradicale

banner-processi-ok.gif

Iscriviti

Password dimenticata? Nessun account? Registrati

Google Adv


Libri

colletti-sporchi-home.jpg

Libri

il-ritorno-del-principe-hom.jpg

Latitanti

logominestero-interno.gif

Immagini

giovanni-falcone-big--web1.jpg

E' successo oggi

clock.jpg