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Antimafia Duemila

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Falcone: l'inefficenza dello Stato ostacola la lotta alla mafia PDF Stampa E-mail
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Falcone: l'inefficenza dello Stato ostacola la lotta alla mafia
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di Giovanni Falcone 

 

 

 

 

La commozione e lo sdegno per l’efferata uccisione di Libero Grassi si rinnovano e si esaltano leggendo questo “Libro Bianco” alla cui realizzazione egli aveva apportato il suo contributo appassionato.
Era stato giustamente definito, il Grassi, come un “imprenditore che non ha avuto paura”, ma è sconfortante dover constatare che solo il suo sacrificio ha imposto all’attenzione di tutti, oltre alla grandezza del suo impegno civile, la gravità di una situazione da cui alla fine egli è stato travolto. Non si tratta di fare il solito richiamo letterario alla beatitudine dei Paesi che non hanno bisogno di eroi, ma, piuttosto, di dover prendere tristemente atto che ancora né le istituzioni né la società si sono rese conto fino in fondo della gravità crescente del fenomeno della criminalità organizzata e della sua potenzialità destabilizzante. Se occorreva la morte di Libero Grassi perché si rinnovasse, nella società e nello Stato, una parvenza di reazione alla mafia, peraltro non del tutto scevra da contingenti calcoli di lotta politica, non è retorico né provocatorio chiedersi quanti altri coraggiosi imprenditori e uomini delle istituzioni dovranno essere uccisi perché i problemi della criminalità organizzata siano finalmente affrontati in modo degno di un Paese civile.
Si vuole affermare che questo stato di cose è la diretta conseguenza del perverso intreccio tra politica e mafia, che rende timida ed incerta l’azione repressiva dello Stato, ma tale assunto, pur avendo un fondamento di verità, è riduttivo e rischia perfino di banalizzare questioni di particolare complessità e gravità. E così, mentre la risposta istituzionale è ancora largamente insufficiente, la società civile continua ad avere una visione oleografica e distorta del fenomeno mafioso, identificandolo con qualsiasi fenomeno di criminalità organizzata o, peggio, ritenendolo appannaggio esclusivo delle popolazioni meridionali, accomunate in un giudizio complessivo largamente nagativo (si ricordi quel recente sondaggio secondo cui oltre il 75% degli italiani ritiene che la Sicilia sia la vergogna dell’Italia).
Se questo è il quadro realistico della situazione, è ben comprensibile l’amaro giudizio negativo dei familiari del Grassi, contenuto nel breve comunicato emesso dopo la sua uccisione, nei confronti non solo dello Stato, ma anche della società, e di quella siciliana in particolare. Ancora una volta dalla famiglia Grassi viene una lezione di serietà e di onestà intellettuale, poiché finalmente sono stati messi da parte i soliti discorsi roboanti e privi di contenuti e si è messo il dito nella piaga: uno Stato certamente inefficiente, ma anche una criminalità mafiosa non estranea alla società siciliana. Dopo tanta antimafia di maniera c’era veramente bisogno di valutazioni realistiche e prive di retorica.
E proprio a questa linea di rigore e concretezza nella valutazione dei problemi concreti e nella indicazione realistica di possibili soluzioni sono ispirati questo libro e l’intervento di Libero Grassi. Si è compreso che la causa principale della attuale pericolosità delle organizzazioni criminali risiede nell’enorme disponibilità di danaro di provenienza illecita, e si sono affrontati due degli aspetti più importanti di tale tema, che coinvolgono direttamente la libera esplicazione delle attività imprenditoriali: il racket delle estorsioni ed il riciclaggio del danaro sporco.


 
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