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Antimafia Duemila

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Matteo Messina Denaro come Marilyn PDF Stampa E-mail

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di Dora Quaranta - 9 maggio 2008
Palermo
. Il volto del superlatitante Matteo Messina Denaro raffigurato in stile Pop Art. Il murales apparso in Piazza Sett’Angeli su una parete alle spalle della Cattedrale di Palermo risale ad oltre tre mesi fa, ma solo ora se ne è fatto un gran parlare dopo il lancio di un’agenzia di stampa e dopo la pubblicazione dell’immagine sul Giornale di Sicilia.

A comporre il murales sono quattro ritratti con colori diversi del boss di Cosa Nostra. Alla base del disegno otto simboli del dollaro americano, accanto con vernice rossa la scritta <<Messina Denaro $ L’ultimo>> e a destra in alto la sigla degli autori <<F.A.>>, che sta per Filippo Bartoli e Alessandro Giglio, due studenti di architettura di ventidue anni. Solo il critico d’arte Vittorio Sgarbi e il questore Giuseppe Caruso hanno manifestato una reazione positiva dinanzi all’accaduto. Carlo Vizzini, rappresentante speciale Osce contro le mafie transnazionali, ha parlato di <<un episodio inquietante, un fatto che avviene nel cuore della città con una grandissima visibilità e che pure è rimasto alla vista di tutti e mai segnalato alle autorità come fosse un normale disegno della pop art e non l’immagine del super latitante di mafia più potente e più pericoloso che esiste oggi. Questo la dice lunga sulla difficoltà a compiere il cambiamento di mentalità necessario per battere la mafia>>. I magistrati si sono detti preoccupati per il fatto che i giovani possano prendere come idolo un mafioso. L’Associazione parenti delle vittime di via dei Georgofili ha proposto come risposta al murales palermitano una serie di fotografie che raccontino lo scempio provocato dall’autobomba collocata dalla mafia a Firenze nel 1993. <<La mafia ostenta il suo idolo massimo – ha comunicato l’Associazione – e si bea del fatto che chi insieme a Cosa Nostra ha concorso alla strage di Firenze del 27 maggio 1993 si renda garante della latitanza di un macellaio criminale, un terrorista eversivo, condannato all’ergastolo per strage con sentenza passata in giudicato>>. L’Associazione ha chiesto che vengano liquidati <<quei 12 milioni di euro riconosciuti in sede di sentenze civili, per curarsi dalle gravissime malattie procurate da 300 chili di tritolo>> ed ha concluso ricordando che <<il 27 maggio di quest’anno sarà il più tragico degli anniversari, perché la mafia non solo ha vinto, ma ballerà sulla cassa dei nostri morti e alla faccia dei nostri invalidi, tutto questo sarà imperdonabile>>. 

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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