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di Marco Travaglio - 22 maggio 2008
L’altro giorno un lettore mi ricordava la celebre invettiva di Pierpaolo Pasolini sul Corriere dei primi anni 70: «Io so chi ha messo le bombe in piazza Fontana. Non ho le prove, ma lo so…». Purtroppo all’epoca non c’erano ancora D’Avanzo e Gasparri, Finocchiaro e Violante.

 


Altrimenti avrebbero chiesto il contraddittorio, avrebbero accusato lo scrittore di fare pettegolezzi, avrebbero tentato di demolire il «metodo Pasolini» e ne avrebbero invocato l’immediata cacciata dalla Rai (pare incredibile, ma Pasolini collaborava col servizio pubblico, quand’era pubblico). E dire che Pasolini ammetteva di non avere le prove. Oggi ci sono pure le prove, ma nessuno le vuol vedere: minano il dialogo. Come ha autorevolmen- te comunicato il presidente della Camera Gianfranco Fini a Di Pietro, il diritto di parola in Parlamento «dipende da quello che uno dice». Se 35 anni fa, sulla prima pagina del Corriere, scriveva Pasolini, oggi scrivono Panebianco e Galli della Loggia, per dire l’involuzione della specie. Pasolini non aveva bisogno di prove. Panebianco e Galli della Loggia le prove le avrebbero, ma le ignorano: disturbano le opinioni. È bastato che cadesse Prodi e arrivasse Berlusconi perché gli intellettuali più conformisti della storia d’Europa e persino d’Italia stendessero il tappeto rosso al passaggio del nuovo Sire, dimenticando quel che si era sempre detto e saputo sulla monnezza-scandalo in Campania: e cioè che è il combinato disposto di malapolitica, malavita e malaimprenditoria degli ultimi 15 anni. Frutto della dissennata gestione dei governi locali e nazionali e dei commissari straordinari di destra e di sinistra dal ’94 a oggi, di un’impresa denominata Impregilo e di un’organizzazione criminale chiamata camorra.Tutto rimosso.Panebianco ce l’ha con i presunti «intralci posti, negli ultimi mesi, da alcune procure campane all’attività del commissario De Gennaro». Capito di chi è la colpa? Delle Procure. Cioè delle uniche istituzioni che, spesso sole e a mani nude, combattono camorra, malapolitica e malaimprenditoria tra le maledizioni degl’intellettuali alla Panebianco. La Procura di Napoli sta processando Bassolino e i vertici dell’Impregilo per l’appalto del non-smaltimento rifiuti. Ma chissà perché quel nome, Impregilo, Panebianco non riesce proprio a pronunciarlo: qualche malizioso potrebbe notare che è l’azienda controllata fino all’altroieri dalla famiglia Romiti, il cui capostipite è stato presidente e poi presidente onorario della Rcs. Molto meglio dare addosso alle Procure, che tanto sono abituate. Ma - udite udite - la magistratura ha sulla coscienza anche lo scandalo dei rom: parola di Galli della Loggia. Un’inviata dell’Europa segnala che l’Italia ha perso le tracce di 12 bambini rom tolti ai genitori dal Tribunale dei minori. Tanto basta a Galli per scatenarsi contro una «sinistra» che «si precipita regolarmente a prendere le difese del nostro vergognoso sistema-apparato giudiziario, opponendosi a qualunque sua radicale riforma». A parte il fatto che negli ultimi anni, tra una mastellata e un attacco alle Forleo e ai De Magistris, agli Spataro e ai Caselli, la sinistra non ha mai difeso la magistratura, che diavolo c’entrano le inefficienze dei tribunali dei minori con le leggi sulla giustizia dei maggiori? Forse che la separazione delle carriere aiuterebbe i tribunali minorili a funzionare meglio? Galli dimentica che negli ultimi 15 anni, di riforme della giustizia, il Parlamento ne ha varate una novantina. Quasi sempre votate da sinistra e destra insieme. Solo che non miravano a rendere il sistema più efficiente: puntavano allo sfascio e l’hanno ottenuto (mentre politici e intellettuali giocano alla solita ammuina del pacchetto sicurezza, della tolleranza zero e della certezza della pena, ovviamente virtuale,La Stampa informa che da tre anni le famigerate Procure campane attendono che le forze dell’ordine eseguano 1500 arresti di camorristi, regolarmente disposti e mai avvenuti). Non si ricordano, però, articoli di Galli della Loggia contro quelle controriforme. Anzi, se ne ricordano molti pro. Forse, con qualche Pasolini in più e qualche Galli della Loggia e Panebianco in meno, oggi potremmo persino permetterci una Giustizia. E una Politica.

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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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