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Antimafia Duemila

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Milioni di euro sottratti alla mafia PDF Stampa E-mail

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di Dora Quaranta - 20 maggio 2008
Palermo.
Beni mafiosi del valore di milioni di euro confiscati e sequestrati dalla Dia di Palermo. Tre unità immobiliari, 12 beni mobili (autocarri ed autovetture), un complesso aziendale pari a un milione di euro sono stati confiscati al pentito Giovan Battista Ferrante e a sua moglie Concetta.



Ferrante era il “figlioccio” di Rosario Riccobono, capo mandamento di Partanna-Mondello,  è stato arrestato nel 1993 ed  ha iniziato la collaborazione con la giustizia dal 1996. Il pentito si è autoaccusato di numerosi omicidi, tra cui quello del vicequestore di polizia Antonino Cassarà, di Salvo Lima parlamentare europeo, di aver partecipato alle stragi di Via Pipitone Federico, di Capaci e di Via D’Amelio. A Ferrante sono stati inflitti diversi anni di carcere, tra cui 15 anni e 11 mesi per la strage di Capaci e 16 anni e 10 mesi per quella di Via D’Amelio. In queste due ultime sentenze a ferrante è stata applicata l’accusa di associazione di tipo mafioso, violazione delle disposizioni in materia di armi, lesioni personali volontarie, danneggiamento e strage.   

Ai fratelli Vito, Leonardo e Michele Vitale, secondo gli inquirenti capimafia di Partinico, la Dia ha sequestrato beni per un valore di un milione e mezzo di euro. Sequestrati appartamenti, complessi residenziali, terreni, conti correnti, aziende edili (del valore di 19 milioni di euro) a Vincenzo Cancemi, ritenuto vicino alle cosche mafiose. Cancemi aveva intestato i suoi beni ai figli minorenni di 9 e 4 anni.

Lo Stato invece ha dovuto restituire i beni del boss mafioso Rosario Riccobono, eliminato con il metodo della lupara bianca il 30 novembre 1982. La confisca in questo caso è inammissibile perché, come si legge nel decreto di dissequestro, <<il procedimento per l’applicazione della misura di prevenzione personale a carico di Riccobono non è mai stato avviato>>. La cognata di Riccobono, Maddalena Palmeri, i nipoti Giuseppe e Francesco Vitamina sono tornati così in possesso della società Magis.

 
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    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
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    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...


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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
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    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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