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Antimafia Duemila

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Jul 05th
Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow La posta del Direttore n°14
La posta del Direttore n°14 PDF Stampa E-mail
PER MOTIVI DI SPAZIO E PER ACCONTENTARE TUTE LE VOSTRE RICHIESTE DI COLLABORAZIONE, VI INVITIAMO AD INVIARCI TESTI CONCISI, ALTRIMENTI DOVREMO ACCORCIARLI SECONDO NOSTRO CRITERIO OPPURE TRALASCIARLI.


Passati diversi, un solo futuro
G8, la vigilia / Visto da Korogocho (Kenya)



di Padre Alex Zanotelli

Anche Dio sogna… nella Genova dei G8! E nessuno può proibirci di sognare un mondo che sia altro da quello che i grandi "sognano" per noi. Almeno lasciateci il diritto e la libertà di sognare, in questa Genova mondiale.

Forse nessuna città italiana come l'antica repubblica marinara può contare titoli storici per un tale incontro. Per gli otto grandi dell'impero del denaro, Genova è un tuffo alle origini dell'attuale sistema economico-finanziario mondiale. Almeno secondo la sofisticata teoria elaborata da Giovanni Arrighi nel suo The Long Twentieth Century: Money, Power and the Origins of our Times (1994), il quale sostiene che il punto di partenza dell'attuale economia mondiale è nelle città-stato italiane del Rinascimento (Venezia, Firenze, Milano, Genova). Fu proprio l'alta finanza di Genova che creò la Spagna-nazione con la conquista dell'America "latina". Per due secoli la Spagna fu la grande potenza imperiale, sostituita dall'Olanda che venne poi soppiantata dall'Inghilterra, assorbita a sua volta dalla superpotenza Usa, il cuore dell'impero del denaro.

Contro questa
globalizzazione

Se questa teoria è vera, pone interrogativi seri a noi italiani, alla chiesa cattolica e ai cristiani (avevamo sempre pensato che l'attuale economia è frutto del protestantesimo, soprattutto calvinista!). Questo processo storico (sappiamo pagato da chi e come) è avvenuto come se non ci fosse una chiesa detentrice di un sogno di Dio sovversivo di ogni impero. Ignorando perfino il più fedele interprete di Gesù in Occidente, Francesco d'Assisi (visse agli inizi delle città-stato italiane) che ci ha nuovamente proposto la scelta: la vita sobria e semplice ma felice, o la via degli imperi (le Bestie dell'Apocalisse). Abbiamo messo sugli altari Francesco ma abbiamo scelto la strada delle Bestie.
Eppure Francesco non aveva fatto altro che rilanciare il sogno di Gesù, che in quella sua Galilea riproponeva l'antico sogno di Mosè e dei profeti. (Dio sogna che il suo popolo, liberato dall'Egitto, possa vivere come società alternativa alle città-stato e all'impero, con un'economia di uguaglianza che domanda una politica di giustizia, che a sua volta esige la fede in un Dio che è il Dio degli oppressi, degli schiavi, dei marginalizzati…).
È questo il Sogno che ci perseguita. Continuiamo a credere in un Dio che sogna un mondo altro da quello che abbiamo tra le mani. Non abbiamo nulla contro la globalizzazione ma contro questo tipo di onnimercificazione, dove tutto diventa denaro. Siamo contro una globalizzazione che distrugge culture, religioni, ambienti, togliendo l'anima ai popoli e riducendoli a cose (l'Africa è oggi il continente più devastato). Siamo contrari al villaggio economico dove il 20% della popolazione mondiale si pappa l'83% delle risorse del mondo. Mentre l'80% del mondo vive sulla soglia della povertà o, almeno per un miliardo e mezzo di persone, nella miseria più nera. Per di più questa immensa ricchezza è concentrata in poche mani: tre famiglie negli Usa hanno l'equivalente del prodotto annuale lordo di 48 stati africani con 600 milioni di abitanti.
E l'assurdo è che per difendere chi vive da nababbi (20%) spendiamo 900 miliardi di dollari in armi all'anno. (Con 13 miliardi potremmo risolvere i problemi della fame e sanità al mondo per un anno). A questo dobbiamo aggiungere (grazie a Bush!) il rilancio dello scudo stellare, che costerà una fortuna.
La nostra è follia collettiva. Potremmo trasformare oggi il mondo in paradiso terrestre, invece lo abbiamo reso un inferno terrestre. I ricchi del mondo (20%) consumando energie e materie prime in maniera forsennata stanno minacciando il futuro del pianeta (vedi buco dell'ozono, effetto serra). Molti scienziati ci ammoniscono che abbiamo solo 50 anni per cambiare. Dopo sarà tardi, avremo minato i gangli vitali del pianeta.
È questo il sistema entro cui viviamo, un sistema che ammazza e uccide. Uccide per fame (40 milioni di persone all'anno), uccide con le armi (il continente africano ne è una riprova), e uccide l'ambiente. È un sistema di morte, è un sistema di violenza inaudita ben camuffata. Il padre di un tale sistema è il diavolo, il Drago. «Egli è stato omicida fin dal principio e non ha perseverato nella verità perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna», afferma Gesù in uno dei passi più densi del Nuovo Testamento.

E il Drago pascolerà
con l'agnello

Ecco perché chi resiste a questo sistema di morte lo fa rifiutando la via della violenza, altrimenti ripeteremmo lo stesso sistema. Abbiamo fatto nostra la scelta radicale di Gesù, l'unica nostra difesa è l'amore, la nonviolenza attiva, scoperta non da Gandhi ma da Gesù di Nazaret. Tra il logos del sistema (violenza, odio, omicidio) e il logos di Gesù (amore), abbiamo scelto quest'ultimo. «O ci orienteremo sempre più verso la nonviolenza, oppure scompariremo», afferma uno dei grandi pensatori del nostro tempo, René Girard.
Non vogliamo distruggere Babilonia, ma trasformarla dal di dentro perché diventi la città di Dio. Non abbiamo imperi da abbattere, non abbiamo nemici da uccidere, ma solo persone come noi da cambiare. Sentiamo l'immenso compito di cambiare un mondo che ci sta inesorabilmente portando alla morte. Ci impegniamo perché crediamo che il Drago può diventare agnello, come ha fatto Francesco con il lupo di Gubbio.
E siamo in molti! In Italia abbiamo una notevole società civile (minoranza, ma forte e organizzata). Credo di poter affermare che è la migliore società civile d'Europa. Sarà questa società civile presente a Genova, a dire no a questo sistema «con la forza sovversiva dei valori maledetti», come suonano le forti parole del teologo cattolico camerunese Jean-Marc Ela. Questi valori ci spingono più che mai a trasgredire l'ordine delle cose che si vuole imporre all'umanità come una fatalità. Per ricostruire il legame sociale e "invertire il corso della storia" dobbiamo ritrovare tutte le nostre capacità di dissidenza davanti all'arroganza del modello trionfante. In un mondo dove tutto è merce, compresi gli esseri umani, questo significa, come reclama già l’economista Karl Polany, «risituare l'economia nella società».
Tale è, all'alba del nuovo secolo, la sfida maggiore che obbliga le nuove generazioni a ridefinirsi, ricordando il celebre motto di Cheikh Hamidou Kane (l'autore senegalese dell'Ambigua avventura): «Ogni ora che passa apporta un supplemento di fuoco al crogiuolo dove fonde il mondo. Non abbiamo lo stesso passato, voi e noi, ma avremo lo stesso avvenire, rigorosamente. L'era dei destini singolari è tramontata».
Per gentile concessione di “Nigrizia”






Carissimo Direttore,
sono   uno studente del Liceo Ginnasio “P.Galluppi” di Catanzaro componente dello Osservatorio “Falcone-Borsellino-Scopelliti”.
Leggendo il suo giornale mi sono soffermato, in particolar modo, sulla lettera riguardante il Capitano Ultimo.
Ho proposto, perché interessato all’iniziativa, la lettera al mio dirigente Scolastico, il Prof. Armando Vitale, che mi ha autorizzato a raccogliere, nell’istituto, le firme. Assieme alle Prof. Fabiano e Larussa, ho coinvolto docenti, alunni e operatori scolastici.
Sono soddisfatto del lavoro svolto perché, per me e per molti dei miei coetanei, Giustizia e Legalità sono valori importanti. Mi auguro che questo mio sia pur modesto impegno, venga ricompensato da qualche risultato.
Spero altresì, su questo tema, di poter realizzare nella mia scuola in un prossimo futuro, un convegno che La vedrà relatore.
Credo infatti, che sia le Istituzioni che la Società Civile debbano attivarsi subito perché è proprio sui banchi di scuola che si combatte l’illegalità che è l’anticamera della criminalità organizzata. La scuola, quindi deve educare i giovani alla cultura della Giustizia per impedire che le nuove generazioni possano diventare mercato della mafia.  Sarò io il primo a “sacrificare” il mio tempo libero, per coinvolgere e far aderire altri Istituti alle iniziative promosse dal giornale da Lei diretto.
Con tanto entusiasmo e gioia concludo la mia lettera con un messaggio di speranza trasmesso a noi tutti dal Dott. Giovanni Falcone: “Dovremo combatterla ancora a lungo, ma non per l’eternità”.
Deferenti saluti
Viviano Veraldi

Le contestazioni sugli abusi di potere e sugli arbitrari atti d’ingiustizia sociale, sono indice di una collettività “presente” ed attenta all’interno di una comunità spesso sfiancata da un costoso diritto alla vita. La partecipazione attiva del singolo cittadino valorizza di gran lunga il lavoro della Magistratura e delle autorità giudiziarie, rendendo il contrasto alla malavita e alla corruzione più efficace e scrupoloso. Ben vengano dunque tutte le iniziative!
S.C.






Egr. Direttore,
proprio nel giorno in cui in tutto il mondo si commemora il drammatico sacrificio di vite umane che nove anni fa a Capaci sconvolse le coscienze di tutti i cittadini onesti, al Consiglio della VI Circoscrizione del Comune di Messina si rinnega il passato e persino si mette in dubbio la presenza mafiosa nel Quartiere.
Volendo ricordare la morte del giudice Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta, il gruppo dei DS al Consiglio circoscrizionale ha proposto una mozione (che allego per conoscenza) tesa ad esprimere un segnale forte di volontà e sentimento antimafia, in uno dei Quartieri più a rischio della città di Messina.
Il fenomeno della dispersione scolastica è alle stelle, il racket delle estorsioni impera su ogni attività economica, lo spaccio di droga è consueto agli angoli di determinati rioni, i diritti di cittadinanza negati! Questo è larga parte della Circoscrizione!
Ebbene proprio nel giorno in cui Falcone perse la vita, il Consiglio circoscrizionale ha ritenuto di bocciare la mozione presentata (7 contrari, 4 favorevoli, 2 astenuti) e dal dibattito sono emerse agghiaccianti posizioni sulla esistenza della mafia nel Quartiere.
I consiglieri Calabrò (AN), Bottari e Marcellino (FI), Rigano e Laresca (CCD), Trovato e Bertino (UDeuR) hanno votato contro mentre Caccamo (UDeuR) e Giaimo (CCD) si sono astenuti, favorevoli soltanto Scopelliti e Pistorino (DS), Fontanazza (PSI) e Gugliandolo (indipendente).
La prego di voler dare la giusta rilevanza a tale avvenimento, che ci ricorda che non va abbassata la guardia nei confronti della mafia e che sono proprio tali atteggiamenti a mettere a rischio la lotta al crimine. Ancora oggi in Italia, in Sicilia a Messina c’è qualcuno che nega la presenza mafiosa, c’è qualcuno che non riconosce quali eroi dello Stato i giudici Falcone e Borsellino, c’è qualcuno che con il suo comportamento quantomeno superficiale apre spazi di infiltrazione mafiosa nella coscienza collettiva. Non fare fronte comune nella lotta alla mafia è il miglior vantaggio che si possa dare alla Mafia stessa, una mafia che continuerà a condizionare e per certi versi a manovrare l’economia, la politica, la società.
Oggi è un triste giorno per la VI Circoscrizione, per Messina e per tutto il Paese essendoci stato il tentativo di rendere vano il sacrificio di centinaia di uomini e donne uccisi dalla Mafia. Ma il sentimento antimafia fortunatamente non si esaurisce all’interno del Consiglio della VI Circoscrizione, esiste una Italia sana, forte e piena di speranza che crede che un giorno la mafia sarà debellata dalle strade, dai Palazzi del potere, dalle menti, crediamo che un giorno i messinesi assumeranno finalmente il ruolo di cittadini e non di sudditi.
Cordiali saluti

Enrico Pistorino








Cari lettori, sono un giovane ragazzo abbastanza attento alla vita politica italiana. Vi scrivo questa lettera con la umile speranza che abbiate la voglia ed il coraggio di pubblicarla. Se questo è ancora un Paese libero, dove ognuno di noi può esprimere le proprie idee, allora credo che dobbiate pubblicarla, in modo che le mie parole possano giungere a più persone possibili. Volevo soltanto dire una frase “con queste elezioni che si sono svolte il 13 maggio 2001, la maggioranza degli italiani ha dimostrato una cosa. Una cosa terribile che mai (io come tanti altri) avrei voluto vedere realizzarsi. La maggioranza degli italiani ha dimenticato per sempre Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E con loro tutti gli altri poliziotti e magistrati che hanno perduto le loro vite ingiustamente perché avevano voluto sconfiggere la mafia. Hanno dimenticato i civili, morti in attentati mafiosi, magari solo perché andavano al lavoro, o in vacanza, o accompagnavano a casa i loro figli. E hanno dimenticato quelli che continuano a morire ancora oggi, facendo uso di sostanze stupefacenti. Gli italiani, votando il Polo delle Libertà, hanno dimostrato come un politico, nonostante le accuse di collusione con la mafia, sia riuscito alla fine a ridiventare Presidente del Consiglio.
Dopotutto, anche Andreotti è stato protagonista per molti anni della politica, nonostante le numerose prove di colpevolezza a suo carico. Possibile che chi ha avanzato sospetti sull’onestà di questi politici sia stato deriso, ostacolato nelle indagini o ammazzato dal tritolo?
Forse sono io che mi sto sbagliando ma credo che tutto stia tornando indietro nel tempo, purtroppo. Un giorno, qualcuno potrebbe dire: il Governo Berlusconi ha sconfitto Cosa Nostra. E invece, questa continuerà ad operare all’oscuro, come d’altronde credo stia già facendo ora. Non una mafia terroristica come quella dei corleonesi di Riina; una mafia che opera nel mondo legale, attraverso l’edilizia o altri settori come faceva negli anni settanta, investendo capitali frutto del traffico di stupefacenti. E noi, semplici cittadini, continueremo sempre a fare la figura dei coglioni. Con la vittoria del Polo, mi vergogno di essere italiano e e di essere rappresentato in Italia e nel mondo da un uomo che si autoproclama Paladino della Libertà, quando è leader in diversi settori: edilizia, editoria, televisione, finanza, sport, politica. Leader diventato magari proprio grazie all’aiuto della criminalità organizzata o alle numerose tangenti pagate per togliersi di piedi personaggi scomodi.
Spero che questa lettera venga pubblicata in prima pagina da tutti i principali quotidiani a cui è stata indirizzata, in modo tale da poter aprire gli occhi a più gente possibile, nel nome della libertà.
Il lupo

Gent.le amico,
gli italiani sottovalutano il problema mafia perché se ne parla poco e male, diventando così un pubblico disattento e a volte incapace di intuire ed approfondire seriamente importanti temi legati alla magistratura e alla politica.
Probabilmente gli unici a sentirne veramente il peso sono i familiari delle vittime, coloro che lavorano per contrastarla e quelli che ne pagano un alto  “prezzo” , la maggior parte della gente è fiera “dell’Italia che lavora!”
La giustizia farà comunque il suo corso e aspettiamo di vedere in che modo le organizzazioni mafiose tesseranno le nuove tele. Una cosa è certa, Cosa Nostra agirà indisturbata finché la corruzione non verrà debellata.
S.C.






AVVISO

PROGETTO FESTIVAL DI FANO OTTOBRE 2001
COLLABORATE CON NOI

Se in questi ultimi dieci anni avete ripreso eventi significativi che in qualche modo rappresentano la mafia e la lotta dell’antimafia, inviateceli, ne faremo una collection per poter partecipare al Festival di Fano dedicato ai cortometraggi amatoriali che si terrà ad ottobre.
Mandateci subito una vostra copia Vhs e formati superiori all’indirizzo della redazione.

ANTIMAFIA Duemila, via Molino I°, 1824
63019 S. Elpidio a Mare (Ap)

Per informazioni telefonate al n° 0734-810470 o fax 0734-810713








La verità sulla strage di Via dei Georgofili

Il 25 maggio scorso, in occasione dell’anniversario per la strage di Via dei Georgofili presso la Regione Toscana, i familiari delle vittime delle stragi del 1993 hanno chiaramente espresso i loro timori in fatto di indipendenza della Magistratura dal potere politico.
Hanno indicato chiaramente quale fosse la via da seguire per arrivare alla verità sulle stragi del 1993.:
La piena autonomia dei Magistrati.
Era un grido il nostro, perché troppo spesso avevamo notato comportamenti e sentite esternazioni che ben facevano capire quanto ci fosse voglia di imbavagliare i Giudici soprattutto quelli più esposti, perché impegnati in inchieste scomode.
Le stragi del 1993 sono un problema per questo Paese, è stato ampiamente dimostrato nella legislatura precedente.
Tant’è che oggi non si può assolutamente escludere, che il recente risultato elettorale sia stato mediato a tavolino.
E’ verosimile pensare che forse si è ricorsi per la prima volta al metodo dell’alternanza, ma non come espressione massima di Democrazia, bensì come unica possibilità contro una Magistratura decisa a far chiarezza sulla morte dei giudici Falcone e Borsellino e sui massacri in “continente” nel 1993. Se è pur vero che la suddetta visione pessimistica della situazione può sembrare oltremodo riduttiva, c’è oggi da domandarsi, guardando l’analisi fatta dall’On.le Luciano Violante in fatto di indipendenza dei Magistrati, se veramente noi familiari delle vittime delle stragi del 1993, abbiamo visto poi così male o se invece esista davvero un’ansia esagerata di intervenire in senso negativo con grande tempestività e infidamente, là dove esistono gli strumenti per scoprire la verità sulla strage di Via dei Georgofili.
Nel 1993 sono morte dieci persone, ne sono state ferite cento, il tritolo usato è stato di 600 chilogrammi, si dice ne girassero per il Paese ulteriori duemila chilogrammi, questi dati possono voler dire una sola cosa:  la possibilità di ricerca della verità su questi reati, non può essere tolta dalle mani dei Magistrati, i quali devono poter lavorare liberamente, senza dover ogni giorno cercare di capire da quale decreto verrà la trappola, che porrà loro dei limiti.
Cordiali saluti
Giovanna Maggiani Chelli
Coordinamento Familiari delle vittime
strage di Via dei Georgofili 
 



La redazione di ANTIMAFIA Duemila si stringe vicina al suo direttore Giorgio Bongiovanni per la scomparsa del caro papà Carmelo.

 
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  • La Rivista

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    In edicola dal 28 maggio 2008

    In questo numero:

    Stragi ’93. Parla l’avvocato di Riina, Luca Cianferoni in un’intervista esclusiva al nostro direttore Giorgio Bongiovanni.
    I risultati delle elezioni politiche 2008. Approfondimento sulla figura di Marcello Dell’Utri: Attenti a quell’uomo.
    Pericolosi risvolti nella procura calabrese al centro di importanti inchieste. Dalle cimici, ai corvi è come un assedio.
    Calcestruzzi spa sotto inchiesta. Contatto con Cosa Nostra. Nuove collaborazioni e successivi arresti. E’ la fine del sistema Lo Piccolo. Proseguono i grandi processi a Palermo. Da Mercadante a Borzacchelli. Nuova inchiesta su Cuffaro.
    La relazione della Commissione Antimafia sulle grandi capacità d’infiltrazione della ‘Ndrangheta.
    Csm e Anm sotto accusa. Responsabilità e i silenzi nel caso De Magistris. Speciale droga. Le sostanze che invadono l’Europa.
    Le ultime novità del processo “De Mauro”.
    Ed altro ancora…

     

    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

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    Baciamo le mani

    Eccoci qui con il nostro governo nuovo di zecca. Ha stravinto il Partito delle libertà di Berlusconi con l’apporto fondamentale della Lega Nord, il Partito Democratico di Veltroni ha subito una pesante sconfitta e i partiti di estremità sia a destra che a sinistra sono scomparsi dal parlamento. E’ il volto della nuova Italia bipolare nella quale, come già ci hanno dimostrato, si va d’accordissimo, c’è pace e dialogo perché il paese ha bisogno di stabilità e non c’è tempo da perdere.

    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

    Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del  Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza.


    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

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    Inserto Terzo Millennio N. 58

    In questo numero:


    Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero.
    Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa?
    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
    Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina.
    Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.
     
 

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