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Editoriali
TESTIMONIANZE n°14 | TESTIMONIANZE n°14 |
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di Riccardo Orioles E' stato silenziosamente scarcerato, e altrettanto silenziosamente reincarcerato, Francesco Giammusso, esponente del clan Santapaola e assassino di Giuseppe Fava. Alcuni giornali - ma pochi - hanno dato questa notizia nelle pagine interne; la maggior parte l'ha ignorata del tutto. "Italia, quanta vergogna - e quanto debito per l'avvenire". Italia. Il presidente della Federazione editori, Mario Ciancio, e' stato sostituito da Luca di Montezemolo. Ciancio, proprietario di tutti i quotidiani siciliani e diversi altri, e' socio di Cesare Romiti. Era diventato presidente degli editori grazie a una larga intesa con l'apporto determinante sia di Romiti che del gruppo Caracciolo. Montezemolo, la cui principale caratteristica consiste nella sua parentela con la famiglia Agnelli, era stato protagonista di una buffa storia di ministero offerto, accettato e rifiutato con Berlusconi; la vicenda, unitamente ad alcune esternazioni dell'avvocato Agnelli, e' stata interpretata dalla stampa come un'adesione del gruppo Agnelli al nuovo regime e sembrava essersi risolta in una bolla di sapone. Ufficialmente, Montezemolo aveva alla fine declinato l'offerta di Berlusconi in seguito alle proteste del popolo ferrarista che non voleva assolutamente rinunciare ai suoi insostituibili talenti. In realta', la vera trattativa si e' svolta - discretamente - su altri piani, e la poltrona per cui Montezemolo (e dunque il gruppo Agnelli) in realta' correva era quella di coordinatore dell'editoria dei grandi gruppi industriali. Questo obiettivo e' stato conseguito, ed era un obiettivo importante, anche se i giornali hanno ovviamente relegato nelle pagine interne l'avvenimento. Quale ruolo ha avuto Romiti in questa trattativa? E' stato Romiti a convincere il suo socio Ciancio a farsi da parte? In cambio di che cosa? Ciancio e' sempre lo stesso Ciancio che a suo tempo si rifiuto' di pubblicare sul suo giornale i necrologi delle vittime della mafia, e che rimprovero' davanti a un boss mafioso un proprio cronista colpevole di averne parlato male? Oppure e' un altro Ciancio, democratico e civile, con cui i Romiti, gli Agnelli e i Berlusconi possono tranquillamente trattare da pari a pari? Quante domande non si trovano, amici miei, sui giornali... A Trapani, in Sicilia, eletto il figlio di Craxi. Nel secolo scorso, nella stessa citta', venne plebiscitariamente eletto un certo Nunzio Nasi, che i magistrati accusavano di essere il mandante dell'omicidio Notarbartolo (il primo omicidio mafioso "moderno", legato agli affari del Banco di Sicilia). Nel secolo nostro, la provincia di Trapani e' nota per essere stata (indagini di Chinnici, Ciaccio Montalto e Falcone) la provincia col piu' alto numero di sportelli bancari e di logge massoniche coperte; nonche' dei massimi imprenditori mafiosi, i cugini Salvo di Salemi. Non votate per Borsellino perche' e' un giudice fazioso, uno della cavalleria giudiziaria usato per incastrare Berlusconi. Non votate per Guido Rossa perche' e' del Pci e l'ha anche ammesso, e dunque e' praticamente brigatista. Non votate per Pio La Torre perche' e' un terrone statalista che vuol fare una legge per sapere da dove vengono i nostri soldi. Per fortuna li hanno ammazzati tutt'e tre, cosi' anche volendo non li potete votare. E noi faremo/ come la Russia/ chi ha piu' soldi comandera'...". Il modello russo in Italia. Le mafie nella politica, gli oligarchi. Nessuna televisione non controllata. Deregulation totale. La nazione divisa in segmenti. Privatizzazione di tutto, abolizione di fatto dello stato. Una bomba "cecena", quando la gente minaccia di pensare. Carriere di successo: boss mafioso, manager, puttana. Falcone. Prima di Falcone c'era Chinnici, e prima di Chinnici Terranova e Costa. Dopo Falcone venne Borsellino. Tutti questi uomini, individualmente considerati, non erano eguali fra loro. Commisero a volte degli errori, ciascuno i suoi; non furono infallibili, ne' - ciascuno a suo modo - privi di debolezze umane. Ma tutti insieme servirono come pochissimi prima di loro la causa dei Siciliani. Succedettero l'uno all'altro senza esitazione alcuna, inghiottendo le lacrime e il timore, prendendo senz'indugio il posto del compagno morto. Ebbero il coraggio eroico delle battaglie e quello, ancor piu' grande, del comune dovere d'ogni giorno. Insegnarono coi fatti la dignita' della vita. Di una collettivita' dispersa e senza legge, rassegnata oramai a vivere alla men peggio sotto un potere, essi fecero un popolo, orgoglioso - per alcuni anni - di chiamarsi siciliano. Non potrebbe essere piu' amara la loro celebrazione di quest'anno, ne' piu' determinata e risoluta. Le vittorie strappate anno dopo anno, a prezzo d'infiniti sacrifici e di pene, sulla mafia, vengono ora rimesse in discussione, in modo a volte subdolo a volte insolente. I Cordova, i Caselli, i successori dei Costa e dei Chinnici, vengono apertamente minacciati dagli sgherri del nuovo potere. Il popolo, dal canto suo, che dovrebbe orgogliosamente difendere insieme i propri giudici e la propria dignita', in questo momento dorme. E questo e' ancora niente. Gli stessi dirigenti popolari, coloro che dovrebbero dar per primi l'esempio della piu' fraterna unita', coloro che dovrebbero saper passare - di fronte alla drammaticita' del momento - al di la' d'ogni sia pur motivato dissenso, si perdono in questo momento terribile in distinzioni puerili, in diatribe fuor di luogo, in divisioni. Mai abbiamo avuto tanto bisogno di ricordare Falcone e gli altri, e mai ne siamo stati cosi' lontani. Con tutto cio', noi abbiamo tuttora fiducia - ed anzi, a dirla tutta, abbiamo la certezza - nella vittoria finale, e in tempi non troppo lunghi, della democrazia. Il governo Berlusconi-Fini, con tutte le sue apparenti fortune, ha vinto in realta' molto piu' per altrui debolezze che per la propria forza; le divisioni all'interno della destra sono molto piu' profonde di quelle fra le forze civili. Lo spostamento a destra dell'elettorato, specialmente in Sicilia, e' lungi dall'essere definitivo; dieci anni di lotta di massa contro la mafia non sono arrivati a produrre (ancora) una maturazione politica, ma hanno lasciato segni profondi su altri piani. Le divisioni a sinistra o verranno superate dal buon senso, o daranno luogo semplicemente alla formazione di un'altra, piu' giovane e piu' matura, classe dirigente della societa' civile. (scritto quando?) E Catania? Com'e' andata a finire? Ok, tu non sei catanese e di Catania non te ne frega niente. Pero' alle volte in una citta' si concentra qualcosa di un sacco d'altre citta' in quel momento, e questo giu' in Sicilia e' un fenomeno che si verifica spesso. Percio', un po' di pazienza. Riassunto delle puntate precedenti. A Catania, dopo moltissimi anni, la gente s'e' abituata di nuovo a vivere, come ai bei tempi, senza la rottura di scatole rappresentata dalla presenza continua dei cavalieri mafiosi, sconfitti dopo un'epica lotta dalle scalcagnate brigate dei giacobbini. Siccome pero' i giacobbini non sono abituati a governare, e facilmente si fanno imbrogliare (avolte persino in cambio di niente) dai baroni, dopo un po' tutto e' tornato al tran-tran di prima. Senza piu' mafia al potere, che non e' poco; ma senza nemmeno piu' la spavalderia e la luce dell'antimafia. Bene: un paio dei giudici, a un certo punto, hanno cominciato a pensare che in giro c'era gia' aria di gattopardo: e l'hanno detto. Dopo varie traversie, sono riusciti a farsi ascoltare dal consiglio nazionale dei magistrati, il Csm. Il Csm pero' ha detto: "Siete pazzi. A Catania tutto va bene" e ha deciso anzi di cacciare uno di questi giudici, il piu' anziano. I cittadini (che se li ricordavano dal tempo di guerra, quand'era l'unico a far casino contro i mafiosi) sono insorti, e hanno raccolto un mare di firme per non farlo andar via. La situazione si e' bloccata qui. Quanto al secondo giudice, quello giovane (e quindi piu' vulnerabile) gli hanno fatto una gran lavata di capo, ammonendolo a far meno chiacchiere in avvenire. Poi hanno preso l'industriale che lui aveva fatto arrrestare come amico dei mafiosi, e l'hanno scarcerato con tante scuse. Costui, che si chiama Scuto, formalmente e' ancora incriminato. In pratica l'ha scapolata. E questa e' la prima storia. Italia. La Corte di Cassazione ha annullato l'ergastolo per i boss mafiosi condannati per l'omicidio Lima. Il motivo e' che non vale piu' il cosiddetto "teorema Buscetta". Buscetta sosteneva, e Falcone e Borsellino sostenevano con lui, che Cosa Nostra e' un organismo unitario, con una direzione al suo vertice e una deliberazione collettiva di tutti i principali affari. Questa tesi venne aspramente combattuta, ai tempi in cui Falcone era vivo, dal giudice di Cassazione Carnevale, in diretta polemica con Falcone, al quale Carnevale non risparmio' epiteti ingiuriosi. Tutto cio' ebbe a suo tempo la conseguenza di mettere in liberta' parecchi boss mafiosi, di aumentare il potere della mafia a tutti i livelli e infine di isolare Falcone e Borsellino contribuendo in maniera decisiva, quantomeno moralmente, alla loro morte. Ci volle l'assassinio dei due eroi dell'antimafia perche' il popolo finalmente si svegliasse e costringesse lo Stato a scegliere fra Falcone e Carnevale: in quegli anni furono conseguite le prime e ultime vittorie nella lotta contro la mafia, dimostrando che il potere mafioso non e' invincibile e anzi puo' essere facilmente rovesciato quando lo Stato si decide a fare il suo dovere. Adesso, a quanto pare, il vento e' cambiato. Carnevale e' tornato in auge, e Falcone e Borsellino sono ben morti. Di Falcone non si parla piu'. Borsellino viene impunemente censurato dal primo giornalista politicante che passa, sia esso un Gad Lerner o un Emilio Fede. E il lavoro di Falcone e Borsellino, tanto ipocritamente esaltato prima, viene butatto nel cesso fra le sghignazzate dei mafiosi. Siedono nella corte di Cassazione (che e' sempre quella, non dimentichiamo, che sentenzio' che lo stupro di una donna in jeans non costituisce reato) personaggi come il sunnominato Carnevale, che Falcone e Borsellino consideravano un oggettivo alleato del potere mafioso; quell'Aldo Grassi che dovette andarsene da Catania per le sue collusioni con i "cavalieri dell'apocalisse mafiosa"; quel Claudio Vitalone a cui i giudici di Perugia attribuirono, per le sue relazioni con la banda della Magliana, l'infamia degli "schizzi di fango sulla toga". Tutti costoro, che oggi giudicano iniquamente in nome di voi e di me, sono stati ammessi dal Csm non solo ad esercitare la nobilissima funzione giudiziaria, ma anche ad esercitarla al massimo livello: per ragioni burocratiche, a quanto pare, non si poteva fare a meno di ammetterli in Cassazione. Il Csm ha dunque cessato di esercitare la sua funzione istituzionale di garantire l'autonomia e l'eticita' della Magistratura, e oggi siamo in Italia orfani di due istituzioni, la Corte di Cassazione e il Csm. Borsellino e Falcone sono stati assassinati un'altra volta, e stavolta non fra le lacrime e l'ira ma fra gli sbadigli annoiati del popolo per cui hanno dato la vita. Italia. La notizia di cui abbiamo detto sopra - una notizia importantissima, con ogni evidenza, per l'ultimo dei giornalisti del piu' scalcinato giornaletto locale - non e' stata data ne' dai telegiornali di Berlusconi ne' dai telegiornali del servizio "pubblico" Rai. E' stata in altre parole censurata. Mentana, Fede, Liguori, Tutankamen, Mimum e Rizzo Nervo hanno coscientemente e in mala fede nascosto ai loro telespettatori una informazione essenziale. Hanno cioe' rinnegato il loro mestiere di giornalista e la loro dignita' di persone civili, e si sono resi personalmente corresponsabili dell'incremento di potere che la mafia - com'e' fin troppo facile prevedere - guadagnera' con questa vittoria. Cosa Nostra, da questo secondo assassinio di Falcone, ottiene cio' che non era riuscita ad ottenere con le stragi: l'abolizione di fatto dell'ergastolo e l'eliminazione, in buona sostanza, del reato di associazione mafiosa. Col silenzio dei telegiornali ottiene inoltre la vittoria d'immagine di chi ha saputo imporre una prova di forza - e' sempre stato il silenzio, la sua forza - e l'ha vinta. Ci sara' molto da lottare nei prossimi anni, amici miei. Lasciate che gli altri chiacchierino, che non costa niente, su questa o quella cazzata di Celentano. Noi dobbiamo seguire Falcone, che oggi e' solo. Economist. Violante: "Che c'entra con le elezioni la questione morale?". Fra un paio d'anni, invochera' la riconciliazione nazionale fra il capitano Ultimo e Toto' Riina. |
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In edicola dal 28 maggio 2008
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Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. |
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Inserto Terzo Millennio N. 58 In questo numero: Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero. Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa? Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze? Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina. Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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