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Antimafia Duemila

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Ritratto di coppia in un Interno PDF Stampa E-mail
di Gianni Barbacetto

Da imputato a nuovo responsabile dell’Interno. E’ il nuovo ministro Claudio Scajola, democristiano Doc, impegnato nel movimento giovanile della Dc già dagli anni del liceo, ex presidente dell’ospedale Novaro, ex presidente dell’Unità sanitaria locale, ex segretario provinciale della Dc. Le sue grane con la giustizia cominciano nel 1983 quando, in qualità di sindaco di Imperia, rimane coinvolto nello scandalo dei casinò, il primo grande intreccio tra politica, affari e mafia del nord Italia. In quell’anno, insieme al collega Osvaldo Vento si incontra in segreto con il conte Giorgio Borletti titolate della Flower's Paradise, il quale punta alla conquista della gestione del Casinò di Sanremo. I due politici, come lo stesso conte racconterà in seguito al blitz di San Martino, scattato l’11 novembre del 1983 e che porterà all’arresto di circa una quarantina di persone, gli comunicano che subito dopo le elezioni <<avrebbe ottenuto la casa da gioco>> ma <<ad alcune condizioni>>: primo, <<che la gestione fosse improntata a criteri di imparzialità nei confronti delle forze politiche e quindi senza etichette socialiste>>, secondo che <<venisse compiuto un “gesto” che potesse controbilanciare l’offerta fatta dal Merlo (titolare della società Sit, concorrente della Flower's Paradise per la gestione del casinò Ndr.) a favore degli sfrattati (Merlo aveva offerto centinaia di milioni per sistemare alcune famiglie rimaste senza casa Ndr).>>, terzo, che venisse pagata una tangente di 50 milioni. Ma Borletti racconterà tutto ai magistrati milanesi che lo interrogheranno sui fatti determinando così l’arresto di Scajola che non verrà però rinviato a giudizio dal giudice istruttore Paolo Arbasino il quale non riterrà sufficienti gli elementi a suo carico (da notare che l’impianto accusatorio emerso nel corso del processo per lo scandalo del casinò porterà però a molte condanne definitive). Scajola riprende così la sua poltrona di sindaco e una volta caduta la Dc, e dopo un periodo di incertezza che lo vede "rimbalzare" un po’ a destra e un po’ a sinistra trova la sua stabilità nelle file di Forza Italia dove è possibile incontrare molti soggetti pregiudicati, in attesa di giudizio o comunque poco raccomandabili. Tra questi Aldo Brancher, sottosegretario alle Riforme e devoluzione arrestato per corruzione quando era un dipendente della Fininvest; Giuseppe Pisanu, ministro per l’<<Attuazione del Programma>> in rapporti con Roberto Calvi e Flavio Carboni ai tempi del crac del Banco Ambrosiano o il sottosegretaio Antonio D’Alì. Quest’ultimo ereditò dal nonno, trovato nella lista della Loggia P2 di Licio Gelli, la carica di amministratore delegato della Banca Sicula (la quale in un rapporto di polizia era indicata come possibile strumento di riciclaggio di Cosa Nostra) che nel 1991 verrà acquisita dalla Banca Commerciale italiana. La sua elezione a senatore nel 1994, confermata nel 1996 e nel 2001, non gli impedisce di proseguire le sue attività a Trapani dove insieme a Francesco Canino (Cdu) e Massimo Grillo (Ccd) decide in modo informale la politica della città. Almeno fino a che Canino viene arrestato per concorso in associazione mafiosa e Grillo per tangenti. Nel 1998, poi, l’allora presidente dell’Antimafia Nichi Vendola denuncia i D’Alì per aver impiegato come campieri nelle loro terre Francesco Messina Denaro e i figli Salvatore e Matteo il boss emergente di Cosa Nostra. A dimostrare le affermazioni di Vendola un documento che attesta l'avvenuto pagamento (nel 1991) <<all'agricoltore>> Matteo Messina Denaro, da parte dell'Inps, di 4 milioni di indennità di disoccupazione. Il gioielliere Francesco Geraci, inoltre, fornitore di preziosi alla famiglia Riina racconta che <<nel 1992 Matteo Messina Denaro mi ha chiesto di acquistare dai D’Alì un terreno per 300 milioni da regalare a Riina>>.
(Tratto dall'articolo Ritratto di coppia in un Interno, pubblicato su Il Diario del 22/28 giugno 2001)


 
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    In edicola dal 28 maggio 2008

    In questo numero:

    Stragi ’93. Parla l’avvocato di Riina, Luca Cianferoni in un’intervista esclusiva al nostro direttore Giorgio Bongiovanni.
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    Pericolosi risvolti nella procura calabrese al centro di importanti inchieste. Dalle cimici, ai corvi è come un assedio.
    Calcestruzzi spa sotto inchiesta. Contatto con Cosa Nostra. Nuove collaborazioni e successivi arresti. E’ la fine del sistema Lo Piccolo. Proseguono i grandi processi a Palermo. Da Mercadante a Borzacchelli. Nuova inchiesta su Cuffaro.
    La relazione della Commissione Antimafia sulle grandi capacità d’infiltrazione della ‘Ndrangheta.
    Csm e Anm sotto accusa. Responsabilità e i silenzi nel caso De Magistris. Speciale droga. Le sostanze che invadono l’Europa.
    Le ultime novità del processo “De Mauro”.
    Ed altro ancora…

     

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  • Editoriale

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    Baciamo le mani

    Eccoci qui con il nostro governo nuovo di zecca. Ha stravinto il Partito delle libertà di Berlusconi con l’apporto fondamentale della Lega Nord, il Partito Democratico di Veltroni ha subito una pesante sconfitta e i partiti di estremità sia a destra che a sinistra sono scomparsi dal parlamento. E’ il volto della nuova Italia bipolare nella quale, come già ci hanno dimostrato, si va d’accordissimo, c’è pace e dialogo perché il paese ha bisogno di stabilità e non c’è tempo da perdere.

    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

    Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del  Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza.


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  • Terzo Millennio

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    Inserto Terzo Millennio N. 58

    In questo numero:


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    Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa?
    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
    Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina.
    Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.
     
 

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