La Rivista
Editoriali
Le accuse a Marcello Dell’Utri | Le accuse a Marcello Dell’Utri |
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Storia processuale di un senatore indiziato di collusioni con la mafia di Monica Centofante Le tappe -5 marzo 1999: Il giudice Gioacchino Scaduto firma la richiesta di custodia cautelare contro il deputato Marcello Dell'Utri. Le accuse: calunnia, estorsione, concorso in traffico di stupefacenti. -13 aprile 1999: La camera vota: 301 i no alle manette, 279 i sì. -Nei due anni successivi: Le accuse per estorsione e calunnia finiscono in processo, quelle per droga vengono archiviate. -9 luglio 2001: Il Gip di Palermo Alfredo Montalto revoca l'ordinanza di custodia cautelare del marzo '99 per calunnia ed estorsione. <<Sì, sono un perseguitato. Da quando sono parlamentare, sono diventato un imputato>>. E' quanto ha dichiarato Marcello Dell'Utri a Rai1 il 10 marzo 1999 dichiarandosi al centro di una terribile campagna diffamatoria. In realtà, negli ambienti giudiziari, il neo eletto senatore è noto già dagli anni Settanta quando contro di lui fu aperta un'inchiesta per fatti di mafia e di bancarotta e sembra che a determinare, nel 1994, la sua discesa in politica siano state proprio le indagini sulle false fatture di Publitalia che ai primi di marzo del 1992 approdarono ad una richiesta di arresto miracolosamente sventato. Nel 1999 del miracolo non ci fu bisogno: la richiesta di custodia cautelare per estorsione tentata ed aggravata in concorso, partecipazione ad associazione per delinquere diretta al traffico internazionale di sostanze stupefacenti e calunnia aggravata in concorso non è andata in porto grazie ai suoi amici parlamentari. <<Non s'è mai visto arrestare qualcuno per calunnia>>, dichiararono in risposta ad una delle accuse per le quali però i pentiti coinvolti nello stesso procedimento, quello attualmente in corso a Palermo per concorso in associazione mafiosa, sono finiti dentro. Si tratta di Cosimo Cirfeta e Giuseppe Chiofalo, probabilmente gli unici collaboratori di giustizia degni di credibilità o perlomeno gli unici che l'onorevole Dell'Utri avvertì la necessità di difendere nelle proprie dichiarazioni spontanee. Peccato che i giudici non trovarono un solo riscontro a quanto da loro denunciato. I due avrebbero infatti evidenziato l'esistenza di una <<combine>> tra i collaboranti Francesco Onorato, Francesco di Carlo e Giuseppe Guglielmini che avrebbero concordato false accuse contro gli onorevoli Berlusconi e Dell'Utri al fine di migliorare la propria condizione. In una lettera inviata dal Cirfeta, il 18 maggio 1998, a numerose autorità istituzionali, tra cui la Commissione Centrale di Protezione dei collaboratori, il Comandante del Ros dei CC Gen. Mori o il presidente dell'Antimafia on. Del Turco, si legge di insulti a lui rivolti da Giuseppe Pulvirenti, Bruno Tano e Salvatore Cucuzza che lo accusavano di essere un "infame" per essersi "rifiutato di aderire ad un complotto contro alcuni politici". La storia si tinge poi di giallo di fronte ad una presunta scomparsa, dalla cella di Cirfeta, di due block notes contenenti appunti relativi ad "un processo dove andrò a deporre in favore di Dell'Utri Marcello e l'onorevole Berlusconi" e assume toni tragici quando il collaboratore si definisce interiormente morto poiché nessuno lo "degna di uno sguardo". E mentre, lettera dopo lettera, colloquio dopo colloquio, i nomi dei pentiti coinvolti nel complotto e dei bersagli eccellenti da colpire continuavano ad aumentare gli inquirenti intercettavano alcune telefonate tra l'on. Dell'Utri e Giuseppe Chiofalo le quali dimostravano l'esistenza fra i due di rapporti di massima cordialità e reciproca fiducia. Non solo. Nella predetta ordinanza di custodia cautelare firmata dal dott. Gioacchino Scaduto nel marzo del 1999 si legge che <<Dell'Utri è al corrente di ogni singola fase dell'attività criminosa posta in essere da Chiofalo e Cirfeta: è, in particolare, al corrente del telegramma che i fratelli Sparta Leonardi (…) - su suggerimento del Chiofalo e del Cirfeta - dovrebbero inviare al legale che debbono nominare come nuovo difensore al fine di avvalorare le dichiarazioni calunniatorie di Cirfeta>>. Ancora nel documento, nel quale oltre alle conversazioni telefoniche si accenna a documentazione fotografica relativa ad un incontro illecito fra i due soggetti (il collaboratore aveva ottenuto un permesso di uscita ma qualsiasi incontro sarebbe dovuto avvenire in presenza del suo avvocato), l'on. Dell'Utri appare come ispiratore ed artefice del disegno criminoso volto a “smontare” il quadro probatorio che lo vuole colpevole di associazione mafiosa. <<Deve inoltre considerarsi – sono le parole del dottor Scaduto - che il pericolo di reiterazione del reato risulta particolarmente grave in ragione anche dello "status" istituzionale del Dell'Utri, Deputato della Repubblica, che gli fornisce una capacità di manovra certamente superiore a quella del comune cittadino e che l'evidenziato pericolo risulta particolarmente concreto in ragione delle caratteristiche negative della sua personalità, quali emergono dai comportamenti esaminati. Non è senza significato, infatti, che il predetto abbia agito in prima persona nonostante già sottoposto a processo per i suoi rapporti con Cosa Nostra e nonostante la consapevolezza che le false accuse del Cirfeta e del Chiofalo, da lui stesso rese pubbliche, avrebbero certamente messo in allarme gli organi inquirenti>>. Tale interessante considerazione potremmo ritenere valida anche in ordine ad un altro reato, quello di estorsione ai danni dell'ex senatore repubblicano di Trapani Vincenzo Garraffa, presidente della Pallacanestro Trapani. In questo caso Marcello Dell'Utri, in qualità di Presidente della società Publitalia '80, avrebbe richiesto alla società sportiva la restituzione, in contanti e in nero, del 50% della somma prevista dal contratto di sponsorizzazione - pari a 1 miliardo e mezzo - con la “Birra Messina” del gruppo “Dreher-Heineken”. Di fronte al rifiuto del Garraffa - per un tale servizio viene ordinariamente corrisposta una somma parti al 10% dell'importo totale della sponsorizzazione - l'on. avrebbe gentilmente esortato: <<Io le consiglio di ripensarci. Abbiamo uomini e mezzi che la possono convincere a cambiare opinione>>. Successivamente si sarebbe rivolto a due vecchi amici: Vincenzo Virga e Michele Buffa, rispettivamente rappresentante e associato mafioso del mandamento di Trapani i quali avrebbero fatto visita al Garraffa. In particolare Virga avrebbe chiesto al Presidente della società sportiva di <<risolvere il problema>> per il suo <<amico>> Marcello Dell'Utri mentre quest'ultimo avrebbe <<convinto>> altre aziende a non sponsorizzare la Pallacanestro Trapani per l'annata sportiva 1991-92. Il Garraffa si rivolse così al Dott. Paolini della Image Building di Milano il quale ritenne fosse facile ottenere un buon contratto per la prima società siciliana approdata in serie A1 di basket. <<Per due volte - raccontò il Presidente della società sportiva - il Paolini mi disse di essere arrivato ad un pre-contratto con alcune società (che non mi specificò). In entrambi i casi mi disse che successivamente il contratto era andato in fumo per il veto che era stato opposto da Publitalia>>. A questo punto i vertici della società sportiva inventarono una sorta di <<contratto di auto-sponsorizzazione>> denominandosi "L'altra Sicilia - Pallacanestro Trapani". La grande pubblicità che ne conseguì attirò l'attenzione di Maurizio Costanzo che pensò di invitare il Garraffa a partecipare alla sua trasmissione. 24 ore prima dello spettacolo questi avrebbe ricevuto una telefonata in cui gli fu detto che l'invito era stato sospeso "a tempo indeterminato". <<Circa tra il '92 e il '93 - continuò il Garraffa - venni invitato ad una trasmissione sportiva di Canale 5 e Italia 1 cui era presente anche Jerry Scotti quale Presidente della Lega Femminile di Basket. Alla fine della trasmissione qualcuno mi disse che il Dott. Dell'Utri avrebbe avuto il piacere di ricevermi. Io accettai ma fui molto provocatorio. Dissi infatti al Dell'Utri: "Come mai hai permesso che andassi in trasmissione?". E lo stesso, per niente intimidito, mi rispose: "Non lo sapevo, altrimenti avrei bloccato la trasmissione, come ho fatto con il Maurizio Costanzo Show">>. Nella stessa occasione Garraffa avrebbe chiesto chiarimenti circa le promesse mancate dell'allora presidente della Regione Rino Nicolosi che assicurò alla squadra un appoggio mai dato. Ancora una volta senza scomporsi Dell'Utri sorrise: <<Abbiamo amici dappertutto>>. Fine della storia: la Pallacanestro Trapani non ricevette più alcuna sponsorizzazione e nel 1994 fu costretta a chiudere per fallimento. In ultimo, il terzo punto della richiesta di custodia cautelare si riferisce alla partecipazione del Dell’Utri all'organizzazione di un traffico internazionale di stupefacenti (inchiesta già archiviata ndr.) In questo caso i boss Vincenzo La Piana, l'ormai noto Vittorio Mangano, Enrico Di Grusa e Saro D'Agostino avrebbero contattato l'onorevole per il reperimento di circa 1 miliardo e 250 milioni necessari alla pianificazione di una serie indeterminata di traffici di cocaina sulla tratta Colombia-Italia. Il nucleo essenziale del quadro probatorio riferito all'argomento in questione è costituito dalle dichiarazioni del collaboratore La Piana il quale tra le altre cose ha rivelato (e il risultato delle attività investigative avrebbe confermato confermato) l'attualità dei rapporti tra Dell'Utri e affiliati o collegati all'associazione criminale Cosa Nostra; l'interessamento del Dell'Utri per alleggerire il regime carcerario sofferto da Vittorio Mangano; il tentativo del Dell'Utri di inquinare le fonti probatorie raccolte dagli inquirenti; il coinvolgimento del Dell'Utri in gravi attività criminali quali, appunto, il traffico internazionale di stupefacenti. In riferimento a quest'ultimo punto il La Piana racconta di un incontro con l'onorevole al quale avrebbe partecipato insieme ad Enrico, genero di Vittorio Mangano. Nel corso di un presunto colloquio intrattenuto all'interno di un capannone sito a Rozzano, in provincia di Milano, i presenti avrebbero discusso della possibile scarcerazione di Mangano e, una volta in macchina, Enrico avrebbe confidato a La Piana che per quanto riguardava il finanziamento <<tutto era a posto>> e che avrebbero dovuto aspettare solo qualche giorno. Nel corso di un altro interrogatorio, risalente al 3 dicembre del 1997 La Piana racconta di una differente occasione in cui il Di Grusa, in seguito ad un colloquio con il Mangano, si sarebbe rivolto a Dell'Utri al fine di trovare il denaro necessario per il traffico di sostanze stupefacenti e questi gli avrebbe detto che la cosa <<forse si può fare>>. In riferimento alla collaborazione del La Piana, e questo aspetto appare di particolare rilevanza, il giudice Scaduto ha ritenuto le dichiarazioni del pentito <<pienamente attendibili sia sotto il profilo intrinseco che estrinseco>>. Si deve infatti evidenziare <<che la collaborazione del La Piana è maturata spontaneamente, in una fase in cui, avendo terminato di scontare la pena cui era stato condannato, non era neppure sottoposto ad indagini>> e che le sue rivelazioni avrebbero trovato conferma anche nei <<numerosissimi riscontri di natura oggettiva emersi dalle indagini di P.G. - contatti telefonici desunti dall'analisi dei tabulati delle utenze degli indagati, soggiorni alberghieri, presenza su voli di linea, intercettazioni telefoniche, servizi di osservazione e pedinamento ecc>>. Nonostante ciò per questa e per le altre accuse sopra riportate la Camera dei Deputati non concesse l'autorizzazione a procedere nei confronti dell'onorevole, secondo quanto sentenziato un anno dopo dall'avvocato Pietro Federico perché nella richiesta della misura cautelare il Parlamento riconobbe <<l'esistenza del fumus persecutionis>>. Lo scorso 8 giugno, però, il giudice per le udienze preliminari Alfredo Montalto ha dato ragione ai pubblici ministeri Domenico Gozzo e Antonio Ingroia (quest'ultimo già pm al processo che vede Dell'Utri imputato per concorso in associazione mafiosa) rinviando a giudizio l'odierno senatore con l'accusa di calunnia aggravata. Una vera “rogna” per Dell'Utri che ha sempre sostenuto l'assoluta infondatezza delle tesi accusatorie che <<traggono origine dalle dichiarazioni di un pentito. Dichiarazioni queste che non trovano altri riscontri oggettivi e che, a quanto mi risulta, sono state rilasciate dopo diversi interrogatori solo dinanzi alla prospettazione di benefici processuali poi effettivamente concessi, ivi inclusa la scarcerazione>>. <<Ribadisco inoltre - ha continuato - il mio diritto a ricercare ogni e qualsivoglia argomento di difesa, da chiunque questo provenga>>. Insieme a Dell'Utri sarà processato - la prima udienza è prevista per il 17 settembre - anche Cosimo Cirfeta mentre è uscito dall'inchiesta il pentito Vincenzo Chiofalo al quale l'allora deputato avrebbe detto: <<Confermi le dichiarazioni di Cirfeta ed io la farò ricco…>>. Successivamente, a casa di Chiofalo, furono ritrovati 80 milioni in contanti. Quando si dice il caso. BOX1 Berlusconi pronto a deporre <<Silvio Berlusconi è pronto a deporre ma solo per rispondere su fatti che riguardano il processo Dell’Utri e non su consulenze finanziarie che riguardano un procedimento già archiviato>>. E’ quanto ha dichiarato lo scorso 4 giugno l’avvocato di Marcello Dell’Utri, Enzo Trantino al processo che vede l’attuale senatore imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il dott. Ingroia, pm al dibattimento, ha ribattuto che il collaboratore di giustizia Francesco di Carlo e l'imprenditore Filippo Alberto Rapisarda hanno fatto riferimento all'imputato come tramite fra mafiosi palermitani e la Fininvest per far transitare grosse somme di denaro: <<Il periodo di cui parlano i due testi coincide con quello rilevato nelle consulenze circa l'aumento del capitale sociale che è avvenuto in contanti. A Berlusconi vogliamo chiedere spiegazioni su quelle somme>>. La difesa però attacca: <<Il pm vuole trovare qualcosa laddove nell’altro processo (quello in cui Berlusconi è stato indagato per riciclaggio ed è stato archiviato ndr) non è stato trovato>>. L’avvocato Trantino incalza: <<Si corre il rischio di riaprire la campagna elettorale su un documento giudiziario>>. I difensori di Dell’Utri denunciano inoltre la mancata deposizione di tutta la documentazione avuta a disposizione dal dottor Francesco Giuffrida, il consulente di Bankitalia interrogato dai pm insieme al maresciallo della Dia Giuseppe Ciuro. <<I faldoni mancanti – ha spiegato il pm Igroia – sono pochi e comunque contengono per la maggior parte dichiarazioni di collaboratori di giustizia provenienti da altre autorità giudiziarie, dichiarazioni che la Procura di Palermo attende di sapere se sono o meno utilizzabili visto che, all’atto della trasmissione, sono state inviate con riserva perché relative a indagini in corso. Sono comunque tutti atti che il dottor Giuffrida non ha mai usato perché esulavano dall’oggetto della consulenza>>. Il 18 giugno, i giudici della Seconda sezione del Tribunale di Palermo presieduta da Leonardo Guarnotta hanno infine ammesso la testimonianza del consulente Giuffrida e del maresciallo Ciuro ma non hanno ancora sciolto la riserva sull’estensione del capitolato di interrogatorio riguardante il presidente Berlusconi. Indecisione anche sulla richiesta di intervento dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga mentre saranno sicuramente citati in aula l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena e il giornalista del Corriere della Sera che lo intervistò Carlo Macrì e sarà acquisita agli atti la registrazione della puntata de “Il Raggio Verde” contenente un’intervista allo stesso Matacena. <<La consulenza del funzionario della Banca d’Italia Francesco Giuffrida – è il commento della Finivest – era stata richiesta dalla pubblica accusa e sottoposta ad un approfondito vaglio, nell’ambito di un procedimento che è poi stato archiviato dal Gip su istanza della stessa Procura palermitana. In riferimento alla consulenza, la Banca d’Italia ha chiarito di non aver ricevuto alcun incarico dalla Procura e di non conoscere l’oggetto dello studio né l’esito dello stesso. Anche in relazione del maresciallo Giuseppe Ciuro era stata acquisita e vagliata nell’ambito dello stesso procedimento successivamente archiviato>>. All’udienza del 18 giugno ha inoltre avuto luogo il controesame del pentito Vincenzo La Piana il quale ha dichiarato di aver deciso di collaborare in quanto gli è apparsa in sogno la madre piangente. Il pentito ha rivelato di aver parlato a Milano di personaggi politici di Rimini e di San Marino. La prossima udienza è prevista per il 9 luglio. M.C. BOX2 Ritratto di coppia in un Interno di Gianni Barbacetto Da imputato a nuovo responsabile dell’Interno. E’ il nuovo ministro Claudio Scajola, democristiano Doc, impegnato nel movimento giovanile della Dc già dagli anni del liceo, ex presidente dell’ospedale Novaro, ex presidente dell’Unità sanitaria locale, ex segretario provinciale della Dc. Le sue grane con la giustizia cominciano nel 1983 quando, in qualità di sindaco di Imperia, rimane coinvolto nello scandalo dei casinò, il primo grande intreccio tra politica, affari e mafia del nord Italia. In quell’anno, insieme al collega Osvaldo Vento si incontra in segreto con il conte Giorgio Borletti titolate della Flower's Paradise, il quale punta alla conquista della gestione del Casinò di Sanremo. I due politici, come lo stesso conte racconterà in seguito al blitz di San Martino, scattato l’11 novembre del 1983 e che porterà all’arresto di circa una quarantina di persone, gli comunicano che subito dopo le elezioni <<avrebbe ottenuto la casa da gioco>> ma <<ad alcune condizioni>>: primo, <<che la gestione fosse improntata a criteri di imparzialità nei confronti delle forze politiche e quindi senza etichette socialiste>>, secondo che <<venisse compiuto un “gesto” che potesse controbilanciare l’offerta fatta dal Merlo (titolare della società Sit, concorrente della Flower's Paradise per la gestione del casinò Ndr.) a favore degli sfrattati (Merlo aveva offerto centinaia di milioni per sistemare alcune famiglie rimaste senza casa Ndr).>>, terzo, che venisse pagata una tangente di 50 milioni. Ma Borletti racconterà tutto ai magistrati milanesi che lo interrogheranno sui fatti determinando così l’arresto di Scajola che non verrà però rinviato a giudizio dal giudice istruttore Paolo Arbasino il quale non riterrà sufficienti gli elementi a suo carico (da notare che l’impianto accusatorio emerso nel corso del processo per lo scandalo del casinò porterà però a molte condanne definitive). Scajola riprende così la sua poltrona di sindaco e una volta caduta la Dc, e dopo un periodo di incertezza che lo vede "rimbalzare" un po’ a destra e un po’ a sinistra trova la sua stabilità nelle file di Forza Italia dove è possibile incontrare molti soggetti pregiudicati, in attesa di giudizio o comunque poco raccomandabili. Tra questi Aldo Brancher, sottosegretario alle Riforme e devoluzione arrestato per corruzione quando era un dipendente della Fininvest; Giuseppe Pisanu, ministro per l’<<Attuazione del Programma>> in rapporti con Roberto Calvi e Flavio Carboni ai tempi del crac del Banco Ambrosiano o il sottosegretaio Antonio D’Alì. Quest’ultimo ereditò dal nonno, trovato nella lista della Loggia P2 di Licio Gelli, la carica di amministratore delegato della Banca Sicula (la quale in un rapporto di polizia era indicata come possibile strumento di riciclaggio di Cosa Nostra) che nel 1991 verrà acquisita dalla Banca Commerciale italiana. La sua elezione a senatore nel 1994, confermata nel 1996 e nel 2001, non gli impedisce di proseguire le sue attività a Trapani dove insieme a Francesco Canino (Cdu) e Massimo Grillo (Ccd) decide in modo informale la politica della città. Almeno fino a che Canino viene arrestato per concorso in associazione mafiosa e Grillo per tangenti. Nel 1998, poi, l’allora presidente dell’Antimafia Nichi Vendola denuncia i D’Alì per aver impiegato come campieri nelle loro terre Francesco Messina Denaro e i figli Salvatore e Matteo il boss emergente di Cosa Nostra. A dimostrare le affermazioni di Vendola un documento che attesta l'avvenuto pagamento (nel 1991) <<all'agricoltore>> Matteo Messina Denaro, da parte dell'Inps, di 4 milioni di indennità di disoccupazione. Il gioielliere Francesco Geraci, inoltre, fornitore di preziosi alla famiglia Riina racconta che <<nel 1992 Matteo Messina Denaro mi ha chiesto di acquistare dai D’Alì un terreno per 300 milioni da regalare a Riina>>. (Tratto dall'articolo Ritratto di coppia in un Interno, pubblicato su Il Diario del 22/28 giugno 2001) BOX3 Siino: “Giudice e Leanza nelle mani della mafia” Due notizie inedite nel verbale di interrogatorio di Angelo Siino risalente al 1997 e fino ad oggi coperto da omissis. La prima riguarda il presidente della Regione Vincenzo Leanza <<nelle mani della cosca di Caccamo>>, la seconda l’ascesa del deputato di Forza Italia Gaspare Giudice <<pilotata>> dalla mafia bagherese. Il documento completo è ora agli atti del processo contro il parlamentare forzista accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e del quale hanno parlato i pentiti Giovanni Brusca e Giuseppe Panzeca nipote, quest’ultimo, del padrino Lorenzo di Gesù. Siino, rivela che <<durante i miei arresti domiciliari, Giovanni Brusca mi mandò a dire che Panzeca aveva la possibilità di farmi arrivare a un deputato regionale Dc che è della zona del messinese>>. <<Mi disse che se noi avevamo bisogno di Leanza, c’era Panzeca, l’avevano nelle mani>>. Riferisce poi di aver conosciuto Giudice da ragazzo e di averlo rivisto più volte. <<Nel ’96 – racconta – io ero agli arresti domiciliari e mi chiesero cosa ne pensavo di questo Gaspare Giudice. Me lo chiese Enzo Giammanco, il geometra (figlio di quel Giammanco Nicolò arrestato nell’ambito dell’inchiesta sulle cooperative rosse e socio della moglie di Provenzano ndr.). Mi disse che cosa ne pensavo, perché diceva che Giudice si era fatto raccomandare, non so da chi, per questioni elettorali a Bagheria. Mi dissero che si era fatto raccomandare anche all’Aspra con Carlo Guttadauro (imprenditore ittico, imputato per mafia al processo Grande Oriente sui favoreggiatori di Provenzano ndr.). Subito dopo le elezioni mi dissero che ci doveva essere una mangiata in un ristorante tra Ficarazzi e Aspra dove lui doveva ringraziare tutti gli amici. Ma non si fece più e la spostarono in un altro posto perché si accorsero che erano sorvegliati dai carabinieri o dalla polizia per cui si preoccuparono. Giammanco mi disse pure che Giudice aveva fatto sapere che loro col telefono potevano essere sotto controllo o potevano avere delle microspie>>. Siino parla poi di Gino Scianna, Gino Di Salvo e Cicetto Bruno, alcuni degli uomini di Bagheria che <<volevano bene a Giudice>>. <<Cicetto Bruno – ha detto – era socio con Provenzano, Gino Scianna era socio con Provenzano, Enzo Giammanco è socio con Provenzano>>. Per quanto riguarda la candidatura di Giudice Siino ha aggiunto che questa <<veniva guardata con una certa diffidenza vista la nomea di truffaldino, ma nello stesso tempo veniva gradita perché Giudice veniva giudicato manovrabile, forse a causa del precedente nella quale lui si era comportato bene, tra virgolette, perché è uno che non parla, uno che non fa musioni, uno che salva tutti>>. M.C. BOX4 Revocato l’arresto per Dell’Utri Cannella conferma accuse a FI <<Non ha oggi più alcuna ragion d'essere, cosicché il suo ulteriore mantenimento si appalesa ingiustificato>>. Così il Gip di Palermo Montalto ha revocato, lo scorso 9 luglio, l'ordinanza di custodia cautelare emessa nel marzo del 1999 nei confronti di Marcello Dell'Utri per calunnia ed estorsione. Nello stesso giorno, nell'ambito del processo che lo vede imputato di concorso in associazione mafiosa, ha testimoniato il collaboratore di giustizia Tullio Cannella il quale ha rivelato quanto appreso dal killer mafioso Pino Greco "scarpuzzedda" circa l'interesse manifestato dal gruppo Berlusconi per i terreni attorno all'Euromare Village, un complesso turistico sul mare di Campofelice di Roccella. Il collaboratore ha inoltre riferito che <<alla fine del '93 Bagarella mi disse che stava per nascere un movimento politico dal nome "Sicilia Libera". Ma dopo poco tempo mi fece sapere che Cosa Nostra si stava orientando verso un'altra direzione di più facile attuazione. Mi disse che stavano appoggiando Forza Italia>>. Cannella, che in principio aveva fatto esplicita allusione alla Fininvest, ha parlato inoltre di <<imprenditori del nord>> in riferimento ad un riciclaggio miliardario dei proventi di un traffico di stupefacenti operato, alla fine degli anni '70, dalla cosca di Stefano Bontade e che vede coinvolta la massoneria deviata. Ha inoltre raccontato dei rapporti tra Vittorio Mangano e l'imputato che ha assicurato di non conoscere personalmente: <<Non ho mai conosciuto Dell'Utri. Una volta, Cesare Lupo (mafioso ndr.) mi avvertì che il cognato aveva subito una perquisizione e che i carabinieri gli avevano chiesto se conoscesse Dell'Utri. Mi chiese quindi che io avrei dovuto negare di conoscerlo. Ma io non avevo nulla da dire>>. M.C. |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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