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Editoriali
“Sistemi criminali”Archiviata l’inchiesta sui piani politici di Cosa Nostra | “Sistemi criminali”Archiviata l’inchiesta sui piani politici di Cosa Nostra |
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Roma. Tra il ’91 ed il ’93 Cosa Nostra avrebbe progettato di dividere, con un golpe, il Meridione dal resto d’Italia. Per farlo sarebbe stato indispensabile l’appoggio della massoneria deviata e dell’estrema destra ma, prima, si sarebbe dovuta liberare dei referenti politici fino ad allora “utilizzati”. La nuova alleanza si sarebbe consolidata sulla base di un progetto separatista che avrebbe avuto come punto di forza quello proveniente da Nord. La strategia della tensione si sarebbe sviluppata in concomitanza con tale progetto che, alla fine del ’93, sarebbe stato improvvisamente bloccato, poiché tutte le forze di Cosa Nostra sarebbero andate a favore e sostegno di una formazione politica emergente… Forza Italia. E non si tratta di fantascienza, poiché i fatti sono stati ricostruiti dalla Procura di Palermo nell’ambito delle inchieste politiche avviate durante la gestione di Caselli. Ma, nonostante i pm (il procuratore aggiunto Scarpinato e i sostituti Ingroia e Gozzo – che hanno redatto le centocinquanta pagine della richiesta – con l’approvazione del procuratore Grasso e dell’aggiunto Lo Forte) siano assolutamente convinti della validità della pista seguita, hanno chiesto al gip l’archiviazione del procedimento sui cosiddetti “sistemi criminali”, poiché non c’è più tempo per condurre ulteriori indagini. Tale richiesta riguarda l’archiviazione delle posizioni di 14 indagati nell’ambito di tale inchiesta: Licio Gelli, Stefano Menicacci, Stefano Delle Chiaie, Rosario Cattafi, Filippo Battaglia, Salvatore Riina, Giuseppe e Filippo Graviano, Nitto Santapaola, Aldo Ercolano, Eugenio Galea, Giovanni Di Stefano, Paolo Romeo e Giuseppe Mandalari. Ma non è finita. Fra i protagonisti dell’inchiesta ritroviamo, fra gli altri, i nomi “autorevoli” di Francesco Cossiga, Umberto Bossi, Roberto Maroni, Gianfranco Miglio, Marcello Dell’Utri, nonché del solito Giulio Andreotti. Tuttavia, sono ormai noti episodi e legami sufficientemente provati che dimostrano l’esistenza di collegamenti tra mafia, politica, eversione nera e massoneria. La decisione finale comunque, spetterà ad un giudice che dovrà decidere se soddisfare la richiesta dei pm ed archiviare il caso, rinviare a giudizio gli indagati o, invece, ordinare ulteriori indagini. Queste centocinquanta pagine sono giunte, da alcune settimane, anche alla Procura di Caltanissetta, dove saranno allegate all’inchiesta su Berlusconi e Dell’Utri conclusasi essa stessa con un’archiviazione, nonché agli uffici della DNA a Roma. I pm palermitani ritengono che le prove che dimostrano il collegamento tra la strategia stragista adottata dalla mafia – alla quale peraltro hanno collaborato anche “entità esterne” – ed il programma politico voluto dalla massoneria e dall’estrema destra che Cosa Nostra, comunque, avrebbe sostenuto, non siano sufficienti. Sono invece “sufficientemente provati” gli episodi attraverso i quali si possono ricostruire i momenti di evoluzione della politica mafiosa che, per i magistrati, è passata dall’appoggio alla corrente andreottiana in Sicilia, all’interesse per la Lega – ovviamente con tendenze meridionaliste – per finire su Forza Italia. A parlare per primo di questo progetto politico-eversivo di Cosa Nostra fu il collaboratore di giustizia Leonardo Messina, ex uomo d’onore di San Cataldo, che fece riferimento a svariate riunioni tra i capi dell’organizzazione, tenutesi tra il ’91 ed il 92, nel corso delle quali discutevano proprio di un <<progetto politico finalizzato alla creazione di uno Stato indipendente del Sud, all’interno di una separazione dell’Italia in tre Stati. In tal modo Cosa Nostra si sarebbe fatta Stato. Il progetto era stato concepito dalla massoneria>>. Messina parlò anche di una “Lega Sud”, che sarebbe stata l’ovvia risposta alla Lega Nord. Quest’ultima avrebbe visto Gianfranco Miglio quale suo vero artefice. Dietro di lui si stagliavano le ombre di Gelli e Andreotti. Lo stesso Miglio avrebbe poi raccontato, nel ’99, di essersi trovato a Villa Madama, a trattare di nascosto con Andreotti. Molte dichiarazioni convergono su questi punti, rilasciate da esponenti di diverse organizzazioni criminali, oltre Cosa Nostra, quali ‘Ndrangheta e Sacra Corona Unita: da tali dichiarazioni sarebbe emerso, tra le altre cose, che il movimento “Sicilia Libera” era una emanazione diretta di Leoluca Bagarella. Stando a quanto emerso dalle indagini svolte dalla Procura di Palermo, sembrerebbe che Cosa Nostra fosse intenzionata a sfruttare il successo politico della Lega Nord in modo da favorire la secessione della Sicilia e delle regioni meridionali in genere, con lo scopo di gestire con maggior facilità, a livello politico, gli interessi illeciti della criminalità. Nel frattempo, a Sud cominciarono ad emergere soggetti politici con tendenze separatiste, ispirati da personaggi legati alla criminalità organizzata e alla massoneria. E anche questi fatti sarebbero, secondo la Procura, sufficientemente provati. I pm di Palermo inoltre, ritengono che all’interno della Lega Nord, soprattutto alle sue origini, vi fossero soggetti legati alla massoneria e mettono in risalto il fatto che, tra il ’90 ed il ’92, proliferavano le Leghe meridionali, anche sponsorizzate da Gelli e da Stefano Delle Chiaie, ex esponente di Avanguardia nazionale, che trovavano l’appoggio di Bossi. Cosa Nostra, nel frattempo, aveva cominciato a mettere in atto i suoi progetti di morte, uccidendo dapprima Salvo Lima, vicerè andreottiano in Sicilia e, successivamente, i giudici Falcone e Borsellino. In merito a questi eventi sarebbe emerso che gli omicidi Lima e Falcone sarebbero stati perpetrati con l’intento di ostacolare la corsa di Andreotti verso il Quirinale. In piena campagna per l’elezione del capo dello Stato, comparve un articolo su La Repubblica – in seguito attribuito all’ormai defunto deputato Vittorio Sbardella, uno dei bracci destri di Andreotti nella Capitale – riferito a “qualcosa di drammaticamente straordinario… un bel botto esterno a giustificazione di un voto di emergenza…”. Falcone venne ucciso e immediatamente Scalfaro divenne capo dello Stato. Per la Procura di Palermo Cosa Nostra potrebbe aver “punito” il senatore a vita anche perché fu tra quei politici che inizialmente avevano appoggiato il progetto leghista attuato da mafia e massoneria ma, successivamente, “si era tirato indietro”. Nel ’93, con l’arrivo di Forza Italia, questa situazione subì una svolta improvvisa. Appartenenti a Sicilia Libera, fondarono un club della corrente berlusconiana, sempre in Sicilia. Inoltre, dalle rubriche telefoniche sequestrate all’on. Dell’Utri, sarebbero emerse relazioni tra i principali esponenti siciliani del nuovo movimento politico con gli artefici dell’ultima stagione “meridionalista”. L’inchiesta deve essere archiviata poiché non è stato accertato con sicurezza il legame tra queste strategie. Certo è però, secondo i magistrati, che esse si sono sviluppate contemporaneamente e, spesso, attraverso le stesse persone. J.P e A.P |
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In edicola dal 28 maggio 2008
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Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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