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Antimafia Duemila

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Jul 20th
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Borsellino: l’ultima lettera PDF Stampa E-mail


Questa e’ l’ultima lettera, credo, di Paolo Borsellino ed e’ indirizzata a una delle tante insegnanti che richiedevano la sua presenza nelle scuole per parlare coi ragazzi della lotta alla mafia.  Nella prima parte della lettera, che ometto, il magistrato continua a scusarsi con la professoressa per il ritardo a rispondere ed elenca diffusamente e umilmente tutte le ragioni che gli hanno impedito di rispondere prima.
Ripropongo questa lettera oggi per due precisi motivi.  In primo luogo, perche’ il nome di Borsellino e’ di quelli che, per ordine superiore, verranno raramente mentovati da giornali e televisioni nei prossimi anni: percio’ uno dei nostri compiti, qui ed ora, e’ quello di ricordare ai ragazzi che in Italia e’ vissuto Paolo Borsellino.
In secondo luogo, perche’ adesso e’ il momento di ricordare formalmente qual era il punto di vista tecnico di Borsellino e Falcone sulla mafia:
“La mafia (Cosa Nostra) e’ una organizzazione criminale, unitaria e verticisticamente strutturata”; “il conflitto con lo Stato con cui Cosa Nostra e’ in sostanziale concorrenza (hanno lo stesso territorio e si attribuiscono le stesse funzioni) e’ risolto condizionando lo Stato dall’interno”. Entrambi questi punti di vista vengono oggi rinnegati e diversi organi giudiziari (a partire dalla Cassazione), negando l’unitarieta’ dell’organizzazione mafiosa, hanno gia’ assolto numerosi imputati che, seguendo il punto di vista di Borsellino e Falcone, sarebbero stati invece duramente condannati.  Ciascuna istituzione, naturalmente, ha il diritto di fare nel proprio ambito le scelte che crede e, nell’arco di queste scelte, di individuare una strada. Diritto loro. A patto che sia chiaro che con Falcone e Borsellino non c’e’ proprio piu’ niente a che vedere.
Riccardo Orioles



“Palermo, 19 luglio 1992. “Gentilissima” professoressa, uso le
virgolette perche’ le ha usate Lei nello scrivermi, non so se per sottolineare qualcosa, e “pentito” mi dichiaro e dispiaciutissimo per il disappunto che ho causato agli studenti del Suo Liceo per la mia mancata presenza all’incontro di Venerdi’ 24 gennaio.  Oggi non e’ per certo il giorno piu’ adatto per risponderLe perche’ frattanto la mia citta’ si e’ di nuovo barbaramente insanguinata ed io non ho piu’ tempo da dedicare neanche ai miei figli, che vedo raramente poiche’ dormono quando esco da casa ed al mio rientro, quasi sempre in ore notturne, li trovo nuovamente addormentati.  Ma e’ la prima domenica, dopo almeno tre mesi, che mi sono imposto di non lavorare e non ho difficolta’ a rispondere, pero’ in modo telegrafico, alle sue domande.
1)    Sono diventato giudice perche’ nutrivo grandissima passione per il diritto civile ed entrai in magistratura con l’idea di diventare un civilista, dedito alle ricerche giuridiche e sollevato dalla necessita’ di inseguire i compensi dei clienti. La magistratura mi appariva la carriera per me piu’ percorribile per dare sfogo al mio desiderio di ricerca giuridica non appagabile con la carriera universitaria per la quale occorrevano tempo e santi in paradiso.  Fui fortunato e divenni magistrato nove mesi dopo la laurea (1964) e fino al 1980 mi occupai soprattutto di cause civili, cui dedicavo il meglio di me stesso. E’ vero che nel 1975, per rientrare a Palermo, ove ha sempre vissuto la mia famiglia, ero approdato all’Ufficio Istruzione Processi Penali, ma ottenni l’applicazione, anche se saltuaria, ad una sezione civile e continuai a dedicarmi soprattutto alle problematiche dei diritti reali, delle (...) legali, delle divisioni ereditarie ecc.  Il 4 maggio 1980 uccisero il Capitano Emanuele Basile ed il Cons.  Chinnici volle che mi occupassi io dell’istruzione del relativo procedimento. Nel mio stesso ufficio frattanto era approdato, provenendo anche egli dal Civile, il mio amico d’infanzia Giovanni Falcone e sin da allora capii che il mio lavoro doveva essere un altro.  Avevo scelto di rimanere in Sicilia ed a questa scelta dovevo dare un senso. I nostri problemi erano quelli dei quali avevo preso ad occuparmi quasi casualmente, ma, se amavo questa terra, di essi dovevo esclusivamente occuparmi.
Non ho piu’ lasciato questo lavoro e da quel giorno mi occupo pressoche’ esclusivamente di criminalita’ mafiosa. E sono ottimista poiche’ vedo che verso di essa i giovani, siciliani e no, hanno oggi una attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni sino ai quarant’anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno piu’ forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta.
2)    La Dia e’ un organismo investigativo formato da elementi dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, e la sua istituzione si propone di realizzare il coordinamento fra queste tre strutture investigative che, fino ad ora, con lodevoli ma scarse eccezioni, hanno agito senza assicurare un reciproco scambio di informazioni ed una auspicabile razionale divisione dei compiti loro istituzionalmente affidati in modo promiscuo e non coordinato.
3)    La mafia (Cosa Nostra) e’ una organizzazione criminale, unitaria e verticisticamente strutturata, che si contraddistingue da ogni altra per la sua caratteristica di “territorialita’”.
Essa e’ suddivisa in “famiglie”, collegate tra loro per la comune dipendenza da una direzione comune (Cupola), che tendono ad esercitare sul territorio la stessa sovranita’ che su esso esercita, deve esercitare, legittimamente, lo Stato.
Cio’ comporta che Cosa Nostra tende ad appropriarsi delle ricchezze che si producono o affluiscono sul territorio principalmente con l’imposizione di tangenti (paragonabili alle esazioni fiscali dello Stato) e con l’accaparramento degli appalti pubblici, fornendo al contempo una serie di servizi apparenti rassembrabili a quelli di giustizia, ordine pubblico, lavoro ecc., che dovrebbero essere forniti esclusivamente dallo Stato.
E’ naturalmente una fornitura apparente perche’ a somma algebrica zero, nel senso che ogni esigenza di giustizia e’ soddisfatta dalla mafia mediante una corrispondente ingiustizia. Nel senso che la tutela dalle altre forme di criminalita’ (storicamente soprattutto dal terrorismo) e’ fornita attraverso l’imposizione di altra e piu’ grave forma di criminalita’. Nel senso che il lavoro e’ assicurato ad alcuni (pochi) togliendolo ad altri (molti).
La produzione ed il commercio della droga, che pur hanno fornito Cosa Nostra dei mezzi economici prima indispensabili, sono accidenti di questo sistema criminale e non necessari alla sua perpetuazione.  Il conflitto inevitabile con lo Stato con cui Cosa Nostra e’ in sostanziale concorrenza (hanno lo stesso territorio e si attribuiscono le stesse funzioni) e’ risolto condizionando lo Stato dall’interno, cioe’ con le infiltrazioni negli organi pubblici che tendono a condizionare la volonta’ di questi perche’ venga indirizzata verso il soddisfacimento degli interessi mafiosi e non di quelli di tutta la comunita’ sociale.
Alle altre organizzazioni criminali di tipo mafioso (camorra, ‘ndrangheta, Sacra Corona Unita ecc.) difetta la caratteristica della unitarieta’ ed esclusivita’. Sono organizzazioni criminali che agiscono con le stesse caratteristiche di sopraffazione e violenza di Cosa Nostra, ma non ne hanno l’organizzazione verticistica ed unitaria.  Usufruiscono inoltre in forma minore del “consenso” di cui Cosa Nostra si avvale per accreditarsi come istituzione alternativa allo Stato, che tuttavia con gli organi di questo tende a confondersi.”
 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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