La Rivista
Editoriali
Maria Falcone: “La mafia si nutre del potere politico” | Maria Falcone: “La mafia si nutre del potere politico” |
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La sorella del giudice Falcone a tutela di una cultura antimafiosa nella sua Sicilia di Elena Hevia 14 giugno 2001. Sotto la bellezza secca e ripida palpita il silenzio. Il profumo di zagara occulta un odore denso di morte. La Sicilia è insondabile e bisogna conoscere bene le sue leggi, che non sono scritte, per zittire le lupare. Il giudice Giovanni Falcone lo sapeva. Questo non gli salvò la vita, ma fece in modo di instaurare un prima e un dopo nell’isola. La sorella del giudice mantiene vivo il suo ricordo nel presiedere una fondazione antimafia che porta il suo nome. Le va bene che parliamo di una data precisa? Come vuole. Il 23 maggio del 1992. Stavo aspettando mio fratello, perché mi aveva promesso che quella sera sarebbe venuto a cenare da me. In serata si udì l’urlo delle sirene impazzite per tutta Palermo. Pensai vagamente che era successo qualcosa di brutto. D’improvviso suonò il telefono e un’amica con voce molto nervosa, mi fece delle domande strane. Pensavo che voleva sapere se io ero a conoscenza di qualcosa… Ma Lei continuava a non capire… Chissà… forse non volevo accettarlo. Mezzora dopo suonò nuovamente il telefono e solo allora compresi. Andai rapidamente all’ospedale confidando che stesse ancora in vita. Quando arrivai vidi Paolo Borsellino, suo amico di infanzia e suo collega… Fu lui che mi diede la notizia che mai avrei voluto ascoltare. Giovanni era morto. Borsellino sarebbe stato il prossimo. Si, la mafia l’assassinò circa due mesi dopo. Com’era Giovanni Falcone? Un vero siciliano che non temeva la morte e allo stesso tempo traboccava di gioia di vivere. Un siciliano che conosceva bene la mafia. Essere siciliano lo aiutò nelle sue investigazioni a comprendere solo con uno sguardo i mafiosi pentiti. Per un siciliano un silenzio significa tanto… Falcone si disse affascinato dall’Onorata Società. Sicuramente non affascinato dalla mafia, ma constatava nel mafioso l’osservanza rigida delle regole, cosa che spesso non è la caratteristica fondamentale dei siciliani. Diceva che molte volte uno diviene mafioso per il desiderio di avere uno Stato vero. Questa comprensione gli servì per assestare un duro colpo all’organizzazione. A chi conveniva la morte di suo fratello? Fu un uomo solo contro tutti. Quando raccolse le dichiarazioni di Tommaso Buscetta, questi gli disse: “Per prima cosa cercheranno di distruggerla moralmente e dopo lo faranno fisicamente…”. E sapeva bene quello che diceva. A chi si riferiva? Vi è solo una cosa sicura, la mafia ha sempre avuto appoggi politici e finanziari al di fuori dell’organizzazione. E nel potere politico c’era l’onnipresente Giulio Andreotti. Il 50% degli italiani crede che Andreotti, sette volte il primo ministro, ha collaborato con la mafia, l’altro 50% non lo crede. Io come sorella di un magistrato, devo rispettare la sentenza di assoluzione, anche se, la sentenza non è definitiva. Qual è il nuovo referente politico in Sicilia unito dall’antico legame con Cosa Nostra? E’ presto per dirlo, bisogna osservare e aspettare. La berlusconizzazione della Sicilia non le dice niente? La Sicilia è una regione molto povera e Berlusconi ha fatto molte promesse: posti di lavoro, riduzione delle tasse, aumento delle pensioni e la gente dice: “…Proviamo”. Non si può dire che il partito di Berlusconi sia quello sul quale si appoggerà la mafia. Mi spieghi la questione di Berlusconi perché non la comprendo. Il popolo lo vede come un imprenditore che si è fatto da solo e questo lo rende molto affascinante. La fine delle stragi significa qualcosa? Nonostante Cosa Nostra sia essenzialmente sanguinaria, uccide solo se ciò le comporta qualche beneficio. Il fatto che non ci siano morti è, semplicemente, un’altra strategia, quella della sommersione, che è vecchia quanto la mafia. Mi parli della sua terra. La paura, l’indifferenza, la famosa omertà dei siciliani, fanno parte della sua storia e delle invasioni a cui è stata assoggettata: mai si sono sentiti identificati e protetti dallo Stato italiano. Mio fratello cercò di spezzare questo circolo vizioso. La sua morte è servita a qualcosa? A tutti quelli che lo amavano sicuramente no, ma in Sicilia quella sera esplose la scintilla che fece nascere un senso civico che i siciliani non avevano mai avuto. El Periodico de Catalunia |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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