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Editoriali
"Oggi è tutto più difficile" | "Oggi è tutto più difficile" |
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Il bilancio del pm Olga Capasso di Giorgio Bongiovanni La mega-truffa ai danni del Banco di Sicilia dell’ottobre scorso vede tra i principali indagati il palermitano Antonio Orlando. Dalle indagini sarebbe emerso un suo probabile legame con la cosca mafiosa del mandamento della “Noce”, qual è la sua opinione? Ci sono solo dei sospetti, ma non abbiamo le prove. Per il momento prosegue solo la parte del processo sul riciclaggio, non a suo carico -, su di lui infatti pende solo il reato di fittizia intestazione di beni - ma a carico della moglie, del cognato e di alcuni gruppi di amici di famiglia che poi ricompaiono nella truffa al Banco di Sicilia. Orlando, attraverso il riciclaggio di denaro, aveva acquistato ville, oggetti di antiquariato, una barca e per evitare che si scoprisse come aveva “fatto i soldi” aveva rinunciato alla sua parte di eredità, infatti, la favolosa villa di Via Regina Margherita era intestata alla moglie. Procuratore, quando ci sono truffe di questo tipo è difficile non pensare a possibili legami con Cosa Nostra… Allo stato attuale delle indagini non è emerso alcun collegamento anche se nutriamo dei dubbi. Inoltre, non c’è nessun collaboratore che abbia rilasciato dichiarazioni su di lui. Secondo lei che differenza c'è tra l'affiliazione e la combinazione? Non c'è più differenza. Una volta, come nel caso del collaboratore Marco Favaloro, non si veniva combinati perché c’era qualche piccolo neo, una storia di donne, un’amante, un parente nelle forze dell’ordine. Per esempio i due fratelli Di Filippo, Pasquale ed Emanuele, killer del gruppo di fuoco di Bagarella, non sono mai stati combinati per questo motivo. A volte, invece, magari è venuta proprio a mancare l’occasione. Forse l'attuale capo di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano, e tutto il suo direttorio preferiscono combinare solo in casi particolari… No, adesso che Cosa Nostra si è ripiegata su se stessa è chiaro che le combinazioni e le affiliazioni sono segrete e tendono a ritornare alle vecchie famiglie di sangue piuttosto che aprirsi all'esterno. Un po’ come fa la 'Ndrangheta. I delinquenti di matrice non mafiosa per diritto di sangue, quando vengono arrestati decidono quasi subito di collaborare, questo, invece, non succede nel caso del figlio di una vecchia famiglia mafiosa che ha ereditato certi principi… Secondo me però non è questo che distingue l’uomo d’onore da quello che non lo è; non è il fatto della combinazione formale, anche se potrebbe essere che, tornando alle origini, oggi si venga di nuovo “pungiuti”. La collaborazione di Gaetano Grado si è rivelata molto importante anche perché quest’ultimo ha rilasciato dichiarazioni scottanti sul delitto De Mauro. Lei che cosa ne pensa? La collaborazione di Grado è importante per la ricostruzione di certi fatti avvolti nel mistero o addirittura male interpretati. Uomo d'onore, affiliato dagli anni '60, Grado, era alle dirette dipendenze di Stefano Bontate. Quando quest’ultimo è stato ucciso ed è iniziata la guerra di mafia, Grado con un gruppo minoritario di mafiosi ha cercato di ristabilire le sorti combattendo i corleonesi, fino a quando non è stato arrestato per altri fatti. Quando ha deciso di collaborare ha rilasciato dichiarazioni importanti contro i corleonesi poi nel '95, nonostante fosse detenuto dal 1989, gli hanno ammazzato il figlio… questola dice lunga sulla memoria di Cosa Nostra. In dibattimento Grado ha confessato un omicidio legato alla strage del 1973, nel villaggio di Santa Rosalia. Ha fatto i nomi degli esecutori materiali, purtroppo tutti morti, ed ha parlato della scomparsa di Dispensa Alfredo, quest’ultimo strangolato e di Antonino Tarantino, uccisi nei pressi della cava di Mafara. Grado ha confermato successivamente che questa strage era stata ordinata da Totò Riina. Invece per quanto riguarda il delitto De Mauro preferirei non esprimermi anche se la notizia, ormai, è diventata pubblica. Pare che Grado abbia fatto rivelazioni inquietanti anche su un cimitero di mafia… Sì, ha parlato di un cimitero che si troverebbe sotto un'autostrada in costruzione, davanti alla chiesa di San Ciro, nei pressi di Mare Dolce. Se il luogo fosse circoscritto si potrebbe anche arrivare a capire dove si trova esattamente. La sua unica deposizione è quella rilasciata nel corso del processo "Tempesta"? Sì. Questo processo abbraccia tutta una serie di omicidi che vanno dal 1973 fino al 1992 quando c'è stato l'omicidio di Carlino Isidoro, fratello del sindaco di Misilmeri. Non dimentichiamo poi la faida del 1991 in cui morirono diversi uomini d'onore. Che cosa ci può dire della polemica sul ritorno di Totuccio Contorno? Per il momento ci sono due versioni, quella di Grado e dello stesso Contorno, che tutto sommato sono coincidenti. Anche se un pm non può accettare sempre per "oro colato" tutto quello che dicono i collaboratori, attualmente non ho elementi per dire il contrario. Sul rapporto mafia e politica Grado ha rilasciato qualche dichiarazione? No, lui ha parlato più che altro del traffico di droga, una grossa ricchezza per la mafia. Grado avrebbe partecipato ad un sequestro di persona che sarebbe avvenuto a Milano, con l’aiuto di Vittorio Mangano… Ha rilasciato delle dichiarazioni che ovviamente sono da vagliare, per il resto preferirei glissare la domanda. Grado è stato il traid d’union con la mafia del Brenta di Felice Maniero? Ha avuto rapporti intensi al Nord con i Fidanzati e con la famiglia dei Bono. Secondo lei la mafia ha vinto? Non possiamo dire che ha vinto, ma neanche che ha perso. Ritiene che la mafia sia più forte rispetto ai tempi di Falcone? Forse è meno forte. Dal '92 ad oggi, sono passati nove anni, abbiamo lavorato e inferto duri colpi all’ala stragista di Cosa Nostra. Ma qual è più pericolosa l’ala militare, stragista o quella degli affari e degli appalti? Si tratta di due facce della stessa realtà criminale; anche se sul piano della lotta alla mafia militare i risultati ci sono stati, ne sono una conferma l’arresto di grandi latitanti quali Riina, Bagarella, Santapaola. Anche l'ala militare ha avuto rapporti con la politica, però quando si tocca questo tasto succede un pandemonio. Assoluzioni, polemiche… Anche la giurisprudenza si è evoluta, qualcuno può dire in meglio, io penso in peggio. Faccio il pubblico ministero e ritengo che la soglia di attendibilità di una volta si sia molto alzata. Per esempio, se prima un solo collaboratore che parlava di un fatto specifico, bastava per essere convincente e credibile, anche se ci vogliono sempre i riscontri, oggi sono necessari per lo meno due collaboratori. Questo è un principio di ingiustizia perché se uno commette degli omicidi con due persone che si pentono è sfortunato, invece se uno non ha collaboratori nel suo gruppo o ne ha uno solo, è fortunato. Per esempio gli omicidi confessati da Mannoia, che comunque sono stati provati, mancano dei cosiddetti riscontri individualizzati che provengono delle testimonianze di altri collaboratori. Per esempio, se effettivamente facesse parte di quella famiglia mafiosa, se c’era un interesse a commettere un certo omicidio…Quindi poi è facile avanzare l’accusa che potrebbe aver attaccato tizio o caio per fini suoi… Diventa veramente difficile quindi ottenere delle condanne nei processi; quelli che ho istruito nel 1993 hanno resistito al Tribunale delle Libertà ma in Cassazione mi aspetto delle assoluzioni. E ' giusto dire che oggi la mafia è diventata funzionale ad un certo tipo di potere? La mafia è stata utilizzata fin dallo sbarco degli alleati in Sicilia, la radice del dilagare del fenomeno la ritroviamo proprio lì. Poi è diventata talmente forte che ha cercato il potere politico – qualunque -, purché fosse quello dominante al momento. Quindi la mafia convoglia i suoi voti e appoggia il partito che ha maggiore possibilità di vincere, poi tenta i suoi agganci, questo è successo anche con la DC che è stata il suo referente fino al 1987. Poi, secondo le rivelazioni dei pentiti i mafiosi hanno spostato il loro interesse sul partito socialista pensando che fosse il partito vincente e successivamente hanno usato la stessa strategia anche con gli altri partiti. Se Totò Riina dovesse parlare lo Stato italiano potrebbe sopportare il peso delle sue rivelazioni? Se Riina, con le sue insospettabili collusioni, decidesse di parlare per il nostro Paese sarebbe devastante e sarebbe dichiarato inattendibile così come succede con i processi cosiddetti politici, ma che, in realtà, sono processi alle singole persone che la Procura di Palermo o altre procure ritenevano fossero punibili. Mi rendo conto che è diventato tutto più difficile.. |
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In edicola dal 28 maggio 2008
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Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. |
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Inserto Terzo Millennio N. 58 In questo numero: Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero. Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa? Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze? Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina. Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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