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Antimafia Duemila

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Pezzi di ricambio? Gli organi dei poveri PDF Stampa E-mail
Ecco il nuovo aberrante affare della malavita
di Anna Petrozzi



Non c’è veramente più limite alla mostruosità criminale delle mafie. Emerge orribile dal rapporto «Criminalità organizzata, economia e finanzia in Italia», realizzato in collaborazione tra DNA, DIA e l’Università Bocconi, la conferma che tra gli affari illeciti della criminalità organizzata ci sarebbe anche il traffico di organi e di neonati. In realtà non vi è molto da sorprendersi; in questi ultimi anni sono state tantissime le segnalazioni di storie al limite del credibile, soprattutto nei paesi del terzo mondo. Vittime prescelte: prima di tutto i bambini, poveri, abbandonati, venduti, spariscono nel nulla ingoiati nel vortice dell’immigrazione clandestina e dello sfruttamento minorile e poi i «miserabili» dimenticati dal mondo che per sopravvivere sono costretti a svendersi. Un rene può valere fino a duecento milioni, dei quali però il «donatore» non vedrà che una parte assolutamente irrisoria. Eppure fino a qualche tempo fa le numerose denunce diffuse a mezzo stampa non erano mai state prese in seria considerazione, tanto che si era arrivati a sostenere l’impossibilità di un tale aberrante smercio.
Cominciamo perciò dai fatti di cronaca.
Le dichiarazioni ufficiali vengono innanzitutto dal procuratore nazionale Antimafia, Piero Luigi Vigna che, durante la presentazione del rapporto, lo scorso maggio, ha spiegato come <<nei tempi più recenti gli stessi esseri umani, anch’essi considerati alla pari di «cose mobili», sono diventati un proficuo mercato per organizzazioni criminali... e come se ciò non bastasse si sospetta che gli stessi neonati o addirittura, gli organi di giovani uomini e giovani donne possano alimentare i commerci e le ricchezze delle mafie attive nelle varie parti del mondo>>.
A livello ancora più specifico il procuratore distrettuale antimafia di Trieste, Nicola Maria Pace ha confermato come in alcune intercettazioni telefoniche effettuate dalle autorità «si parla chiaramente di traffico di organi  soprattutto nel mondo dell’immigrazione».
Le storie umane, in questo senso, sono raccapriccianti.
Don Cesare Lodeserto, responsabile della Fondazione «Regina Pacis», ha aperto centri di osservazione in Moldavia e Ucraina dove è potuto entrare in contatto con quelle realtà sconvolgenti che si sta impegnando a denunciare.
<<Purtroppo non vi sono dati, statistiche ufficiali - spiega don Cesare al giornalista de La Stampa Guido Ruotolo. - Il fenomeno, ovviamente, è sommerso, clandestino, gestito da potenti organizzazioni criminali. Quello che si può dire è che bisogna disttinguere  fra minori che non hanno compiuto i 18 anni, e si tratta soprattutto di ragazze, e minori di età ancora inferiore che vengono smistati per mercati specifici: pedofilia, prostituzione infantile, espianto di organi. (...) Mi rendo conto che la mancanza di specifici risultati nell’attività di contrasto nei confronti di questi mercati criminali, possa generare dubbi, perplessità. Eppure questo traffico esiste, ne abbiamo conferme e testimonianze in Ucraina e Moldavia, realtà che conosco».
A tale proposito un’inchiesta condotta dal settimanale L’Espresso  sul tema ha riportato le dichiarazioni del rappresentante della Moldavia che, nel corso di una riunione al ministero dell’Interno,  «raccontò come nel suo paese fosse più che concreto il sospetto di un traffico di organi umani mascherato dalle adozioni internazionali. E annunciò il blocco del programma di affidamento di bambini moldavi a famiglie straniere». Stessa decisione presa poi anche dai governi di Romania e Russia.
In Europa addirittura si parla di un paese diventato un vero e proprio supermarket degli organi: la Turchia.
Da lì provengono racconti agghiaccianti di bambini rapiti, specialmente handicappati e fatti sparire come il piccolo Abdulhamit Ozbilikci, il cui padre, morto poi per il dispiacere, e il fratello, hanno costituito l’ Associazione turca dei famigliari dei dispersi. <<Organ mafyasi>> dicono e non hanno più dubbi dopo anni spesi nella vana ricerca di Abdul.
Yosuf Koka Kaya, invece, è il presidente dell’Associazione dei bambini della strada e racconta: <<Sì, sono molti i giovanissimi che improvvisamente scompaiono, soprattutto gli handicappati. Molti sono gli indizi che portano a questa mafia degli organi>>. Casi simili sono stati registrati anche in India dove, con il pretesto di effettuare le analisi necessarie per poter avere un lavoro, si viene ricoverati e ci si risveglia con un rene in meno.
I «pezzi di ricambio» vengono poi, ovviamente, esportati in Occidente dove la richiesta di trapianti è altissima, specialmente rispetto all’offerta di organi disponibili.
Non crediamo di poter dormire tranquilli in Italia, perché nemmeno qui mancano storie dell’orrore.
E’ del giugno del ‘99 lo scandalo del Policlinico romano Umberto I in cui vennero coinvolti 17 medici, ed ancora più recente la straziante testimonianza di due genitori di tre gemellini che, dopo anni, hanno scoperto che il loro terzo figlio non era morto al momento del parto, ma era stato sostituito e ne hanno perso completamente le tracce.
Il ragionamento più logico, a questo punto, è quello di attribuire la responsabilità di tale fiorente business alla mancanza di donatori.
Forse, invece, questo ragionamento non è sufficiente per fare luce sul delicatissimo tema del trapianto di organi, spesso alle luci della ribalta a causa di polemiche, che, a mio avviso, sono dovute alla mancanza di chiarezza che vista l’emergenza, sarebbe più che mai necessario colmare.
La contestatissima legge, approvata solo l’anno scorso in Italia, stabilisce il principio del silenzio-assenso, cioè in assenza di una precisa indicazione circa le intenzioni individuali, in caso di coma definito «irreversibile», i medici sono autorizzati a procedere all’espianto, possibilmente, di tutti gli organi sani.
Ho omesso intenzionalmente di scrivere in caso di decesso, perché, ed è bene sottolinearlo, quando vengono esportati gli organi non si è cadaveri nel senso comune del termine, ma a cuore battente e sangue circolante; la morte sarebbe accertata, infatti, solo a livello celebrale. <<E’ la stessa cosa>> assicurano i medici che caldeggiano i trapianti, ma non ne è così certa una buona parte della comunità scientifica sia nazionale sia internazionale che invece ritiene che la medicina non sia ancora in grado di decretare con certezza assoluta il decesso celebrale. In Giappone, per fare solo un esempio, studi avanzati hanno permesso di perfezionare terapie in grado di far recedere lo stato di coma anche da un stadio avanzato, tale che in Italia sarebbe giudicato irreversibile e quindi sufficiente per procedere all’espianto. Come non ricordare poi le centinaia di casi di giovani, soprattutto giovani, che si risvegliano quando già pronti per essere portati in sala operatoria, proprio prima di essere sottoposti ad anestesia. (!?) Per non parlare di quel ragazzo tedesco che, in vacanza a Napoli, in seguito ad un incidente, era entrato in coma e se non fosse stato per la determinazione del padre volato immediatamente dalla Germania, sarebbe stato privato di tutti i suoi organi. (Oggi Martin sta bene ed è tornato all’amata pallacanestro ndr.).
Quindi, con il massimo rispetto per coloro che soffrono in attesa di un organo, sarebbe opportuno comunque interrogarsi seriamente su quanto sia redditizio il traffico di organi, non solo per le mafie, che, come di consueto, approfittano della corruzione di settori della società.
Suppongo che se un qualsiasi malato sapesse o sospettasse soltanto che la sua vita dipende da una morte non certa di un altro essere umano o peggio ancora dalla morte barbara di un bambino del sud del mondo, esigerebbe a gran voce che venisse fatta assoluta chiarezza, perché, e siamo tutti d’accordo, non c’è una vita che valga più di un’altra.
Per contrastare questo orribile traffico mafioso secondo il procuratore Vigna, occorre un «coordinamento delle indagini nei paesi interessati dai traffici - i «produttori», i «consumatori» e «i territori di transito» -, e auspica «l’attribuzione alle competenze delle Direzioni distrettuali antimafia di tutti i delitti caratterizzati da transnazionalità in modo da avere colloqui con autorità di altri Stati».
Sicuramente questo consentirebbe un grosso passo in avanti per osteggiare la globalizzazione della criminalità, ma se si dimostrasse definitivamente e incontestabilmente che la nostra medicina ancora non è in grado di certificare, senza possibilità di dubbio alcuno, il grado di irreversibilità del coma, il traffico di organi non sarebbe più così allettante per le mafie.
Tutti i cittadini italiani hanno il diritto di esigere spiegazioni sui troppi casi misteriosi di cui si parla pochissimo; il dibattito di fatto si accende solo per i polveroni sollevati da una semplice frase di un noto cantante.
Anna Petrozzi



BOX1

Rapporto 2001
Criminalità Organizzata, Economia e Finanza in Italia

La Direzione Nazionale Antimafia, la Direzione Investigativa Antimafia e l’Università Bocconi hanno presentato, il 30 maggio scorso, il Rapporto 2001 sulla Criminalità Organizzata, Economia e Finanza in Italia. Tale rapporto, presentato dal Procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna, dal direttore della DIA Agatino Pappalardo, nonché dal Rettore della Bocconi Carlo Secchi, che, si basa su dati aggiornati al febbraio 2000, è strutturato attorno alla presenza delle organizzazioni criminali, individuate statisticamente, riconducibili a delitti di associazione a delinquere semplice, finalizzate al traffico di stupefacenti, di stampo mafioso, nonché a delitti riconducibili alla criminalità organizzata nell’ultimo biennio.
Per quanto riguarda le organizzazioni malavitose nazionali, in generale possiamo dire che nelle tre grandi aree geografiche del Nord, Centro e Sud aumentano considerevolmente le associazioni a delinquere semplice, quelle finalizzate al traffico di stupefacenti, le associazioni di tipo mafioso, nonché le estorsioni e l’usura, mentre gli attentati e gli omicidi appaiono in diminuzione. Invece, per quanto concerne la criminalità straniera, dal Rapporto emerge che è maggiormente concentrata a nord e nel centro. A sud infatti, le mafie autoctone impediscono l’espansione dei gruppi esogeni e questo vale, in particolare, proprio per le associazioni mafiose e l’attività di usura.
Ma arriviamo allo sviluppo dei mercati illeciti gestiti dalle varie mafie. I mercati si sono ampliati notevolmente e se, alcuni decenni fa, erano rivolti soprattutto al settore dell’agricoltura e dell’edilizia, quindi allo sfruttamento economico di beni immobili, oggi invece, si assiste alla diversificazione dei mercati. Ai beni immobili infatti, si sono aggiunti quelli mobili, da trasferire da un Paese “produttore” ad uno “consumatore”: si tratta di tabacchi di contrabbando, sostanze stupefacenti, armi, rifiuti tossici o nocivi prodotti dalle grandi industrie, denaro di provenienza illecita da riciclare ed investire. Recentemente peraltro, “gli stessi esseri umani, anch’essi considerati alla pari di “cose mobili”, sono divenuti un proficuo mercato per le organizzazioni criminali che gestiscono in rete le immigrazioni clandestine, utilizzate anche a fini di prostituzione o di sfruttamento del lavoro”. La globalizzazione dei mercati finanziari non ha fatto altro che incentivare tali traffici per lo sviluppo dei quali essa risulta pressoché indispensabile, poiché agevola la movimentazione dei “beni” da uno Stato all’altro grazie alle nuove tecnologie utilizzate che facilitano la messa a frutto dei guadagni. Questo ha inciso fortemente sulla strutturazione dei gruppi criminali che hanno assunto una dimensione transnazionale che li ha portati a collaborare efficacemente tra loro. Come accade per i “beni”, anche per la movimentazione del denaro viene utilizzato lo stesso sistema: il denaro viene raccolto in uno Stato e riciclato, sempre più spesso con complicità internazionali. Viene investito in uno Stato diverso da quello di provenienza privilegiando, com’è ovvio, quei Paesi che non si sono ancora adeguati alle regole di trasparenza e cooperazione. E anche Cosa Nostra e la ‘Ndrangheta si stanno adeguando a questo innovativo sistema di collegamenti, articolandosi “sempre più come ‘rete’, secondo lo schema strutturale imposto dai nuovi mercati e dalle nuove opportunità offerte dalla globalizzazione dei sistemi finanziari ed economici”. Dal  primo marzo ’99, come stabilito dagli accordi presi in sede di WTO, i servizi bancari e finanziari possono essere offerti senza che discriminazioni o segmentazioni colpiscano intermediari provenienti da specifici paesi. E questo vale per ben 102 Paesi. Così la finanza diventa sempre più globale. Parimenti, cresce a dismisura la collaborazione tra le organizzazioni criminali di diversa nazionalità. I criminali riescono con maggior facilità ad immettersi nell’economia legale. “E’ emersa la tendenza ad attribuire, nell’ambito dei gruppi criminali, le più qualificate mansioni di gestione a coloro che hanno specifiche competenze nel settore economico-finanziario e ciò non solo per potenziare gli investimenti ed il riciclaggio, ma anche per ‘riciclare’, attraverso il denaro,  le persone, introducendole nel mondo dell’alta finanza”. In tutto questo Internet ha certamente influito pesantemente poiché, non solo risulta un’efficace strumento di riciclaggio, ma è anche “un ambiente in cui possono essere svolte tutte le fasi delle operazioni di riciclaggio”. C’è poi il problema dei Paesi off-shore, per il quale l’unica soluzione di contrasto si trova nel sistema di approccio grazie al quale il Paese deviante deve essere incentivato a modificare le sue regole.
Da quanto fin qui detto “emergono due indicazioni di policy, legate all’opportunità di rafforzare i meccanismi tesi a sviluppare la cooperazione internazionale ed a rendere più efficace l’azione di intelligence nazionale”. La questione della cooperazione giudiziaria in tema di criminalità transnazionale, è strettamente collegata alle norme di organizzazione, nonché alle fattispecie penali e alle prove, ovvero alle norme riguardanti i delitti e a quelle che disciplinano gli strumenti attraverso cui il giudice forma il proprio convincimento. Condizioni indispensabili ad un’efficace collaborazione giudiziaria, sono inoltre rappresentate dalla conoscenza dei fatti e dal coordinamento delle indagini. Per questo esistono le cosiddette “persone di contatto”, intermediari che devono agevolare la cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri. Il principio della cooperazione rappresenta ormai il tessuto connettivo dell’opera degli Stati democratici. L’articolo 41.1 della nostra Carta costituzionale, inserito nel Titolo III dedicato ai Rapporti Economici, afferma che “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Principi a cui tutti gli Stati dovrebbero attenersi e lo scopo della cooperazione è proprio il raggiungimento di tale obiettivo. J. P.
 
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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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