La Rivista
Editoriali
L’isola della tranquillità | L’isola della tranquillità |
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di Katia Re Secondo gli investigatori del ROS, la presenza dei mafiosi russi in Italia è ormai una realtà. Indagini iniziate un decennio fa hanno finalmente rivelato i tratti di un’infiltrazione criminale silenziosa quanto temibile. Un tempo era rilevante il fenomeno delle navette celniky: viaggi che, a partire dal 1991, avevano portato sulla riviera adriatica una quantità crescente di russi ricchi, attirati nel Bel Paese dalla possibilità di acquistare merce introvabile all’epoca in Russia. Oggi questo fenomeno è ormai regresso poiché i cospicui interessi economici hanno scatenato guerre intestine sempre più sanguinose tra le varie organizzazioni criminali dell’ex Urss. E ciò ha portato esponenti criminali a confondersi nel flusso di connazionali in viaggio turistico o d’affari, e a stabilirsi nelle più esclusive località turistiche occidentali, da dove, attraverso uomini di fiducia, gestiscono le proprie attività illecite. Le prime nazioni ad essere interessate da questo fenomeno sono state la Gran Bretagna, la Svizzera e l’Austria. Soltanto in un secondo tempo la mafia russa è approdata nel resto d’Europa. In Italia già nei primi Anni Novanta sono stati registrati incontri tra rappresentanti delle organizzazioni criminali italiane ed esponenti mafiosi russi, per coordinare il traffico di stupefacenti, quello delle armi, e per concertare strategie comuni per il riciclaggio di denaro. Da alcune indagini del Ros dei carabinieri risulta che il clan catanese dei Ferrera negli anni scorsi ha effettuato operazioni di riciclaggio acquistando alberghi, ristoranti ed imprese di costruzioni nell’ex Unione Sovietica. E sempre da Catania il clan Santapaola ha fatto circolare somme rilevanti attraverso istituti di credito moscoviti. Anche la ‘Ndrangheta è apparsa sullo scenario russo. Alcuni prestanome calabresi hanno infatti riciclato denaro per conto delle cosche Molè e Piromalli di Gioia Tauro ed Anversa di Locri, acquistando istituti creditizi, raffinerie ed acciaierie russe, ma anche effettuando cambi illegali di rubli per la bella cifra di 2.600 miliardi. Da parte sua, la famiglia Morabito ha cercato di collocare nel Nord Italia circa 70 miliardi di rubli, frutto di operazioni di cambio illecito. Sono emersi, inoltre, contatti russi con le famiglie mafiose palermitane dei Madonia e dei Troia e, per interessi legati al narcotraffico, dei Cuntrera, nonché con la famiglia camorrista dei Licciardi. I RE DI DENARI A parte questi legami pericolosi, è ormai in costante crescita il numero di personaggi di spessore della criminalità organizzata russa in possesso di regolare permesso di soggiorno che prediligono per i propri affari la Lombardia, il Veneto, il Friuli, la Liguria, l’Emilia Romagna, la Toscana, il Lazio e la Sardegna, così come alcuni componenti di cosche criminali italiane hanno scelto di stabilirsi nei Paesi dell’Est. L’Italia rappresenta per la criminalità organizzata russa quella che si può definire un’isola tranquilla dove poter reinvestire capitali illeciti, esercitare direttamente attività imprenditoriali lecite, stringere alleanze con le organizzazioni criminali italiane per lo sviluppo di nuovi traffici illeciti ed aprire canali per il riciclaggio. La prima azione di polizia rilevante risale al ’95, quando a Modena, con l’operazione “Rasputin”, vennero arrestati Monya Elson e cinque suoi connazionali, tutti accusati di riciclaggio d’ingenti somme di denaro illecito. Nel ’97 a Madonna di Campiglio, l’operazione “Scacco Matto” portò all’arresto di alcuni importanti esponenti della criminalità russa, tra i quali Yuri Essine, accusati di associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata al riciclaggio di denaro di provenienza illecita. Di recente a Roma le forze di polizia hanno accertato la presenza di un’organizzazione mafiosa che operava tramite una multinazionale controllata a sua volta da una multinazionale russa che opera nel settore petrolifero ed in quello finanziario. Il referente sarebbe un certo Minim Leonid Vasilievich, cittadino ucraino, a capo di una solida organizzazione finanziaria che agisce tramite società di import export ed intermediazione bancaria, sia in Italia che all’estero, gestite da professionisti. Altro nome di spicco del gotha mafioso russo è Alexandr Zoukov, arrestato a Torino lo scorso aprile per traffico d’armi. Zoukov viveva a Porto Cervo e nella sua villa si sarebbe svolta una riunione tra potenti personaggi del mondo finanziario criminale russo. Un’altra figura importante della mafia russa è il georgiano Saizev W. Ivanovich, residente a Roma, dove ha contatti con Kobzon Jossif e Kikalichvili, del clan mafioso “Brigata 21° Secolo”, che controllano in Russia una delle più importanti holding petrolifere. Saizev Ivanovich è proprietario di una società a Roma e si appresterebbe ad acquistare un’importante azienda che opera nel settore editoriale. IL CERCHIO SI CHIUDE Il litorale laziale ospita numerosi cittadini provenienti dalla C.S.I., principalmente dalla Federazione russa e dall’Ucraina. La scelta di questo luogo è dettata dalla possibilità di reperire facilmente appartamenti liberi e raggiungere in breve tempo la capitale. In questa zona opera un gruppo di ucraini che gestisce enormi somme di denaro, provenienti soprattutto da banche estere. Questo gruppo si occupa di riciclaggio e opera tramite la partecipazione societaria in alcune imprese italiane attive nel settore dell’abbigliamento. Alcuni di questi personaggi si occupano per conto della criminalità organizzata ucraina dell’ingresso di mafiosi russi in Italia e della loro successiva permanenza. Il sistema più usato per ottenere il visto d’ingresso è quello di far invitare i cittadini stranieri da ditte italiane interessate a scambi commerciali. Recentemente i carabinieri hanno accertato la presenza a Catania di Alexandr Koliev, cittadino ucraino in rapporti d’affari con i fratelli Salvatore e Giuseppe Caramazza, quest’ultimo appartenente a Cosa Nostra. Lo stesso Koliev è attualmente indagato nella Repubblica Ceca perché appartenente ad un’organizzazione mafiosa russa. Sempre Koliev gestisce il <<Leone d’Oro>>, un casinò che si trova a Leberec, di cui è proprietaria una società riconducibile a George Jabalan, cittadino francese che aveva stretti rapporti d’affari con il membro di Cosa Nostra Felice Cuntrera prima di venire assassinato a Praga. Come si vede il cerchio si chiude. Sempre. Katia Re (Per gentile concessione di Narcomafie) |
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In edicola dal 28 maggio 2008
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Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. |
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Inserto Terzo Millennio N. 58 In questo numero: Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero. Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa? Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze? Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina. Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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