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Editoriali
L’internazionale mafiosa | L’internazionale mafiosa |
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di Katia Re
Tra giovani boss e vecchie spie del KGB, la mafia russa è ormai un’organizzazione criminale di primo piano. Rapporti con Cosa Nostra, alleanze con i narcos colombiani, infiltrazioni in Israele. E, soprattutto, il controllo di un territorio sterminato quanto strategico Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la mafia russa, Organizatsya o Mafiya, in pochissimo tempo è riuscita a conquistare spazi enormi nel mondo della criminalità organizzata non solo all’interno dell’attuale C.S.I. (Comunità degli Stati Indipendenti), ma anche a livello internazionale. Come si evince da un’approfondita ricerca del Centro studi della storia dell’Europa Orientale, in diversi Paesi occidentali, fra i quali l’Italia, l’infiltrazione della criminalità proveniente dall’ex Unione Sovietica viene considerata dagli esperti e dagli operatori della sicurezza come un fenomeno in espansione potenzialmente destabilizzante per la sicurezza degli Stati democratici, date le caratteristiche tipiche della Mafiya, la sua duttilità e capacità di operare efficacemente in moltissime attività illegali. Il professionista russo che si occupa di criminalità finanziaria, ad esempio, spesso è anche coinvolto in attività come il traffico di droga o omicidi su commissione. Ma il ruolo più importante all’interno dell’organizzazione mafiosa russa è svolto da ex ufficiali del Kgb e del Gru (rispettivamente l’ex servizio segreto interno e l’ex servizio segreto militare) che oltre ad essere ben addestrati nelle investigazioni e nelle cosiddette operazioni speciali, sono capaci di sfruttare i loro vecchi rapporti con le forze dell’ordine e con i servizi segreti, non solo in Russia ma anche in altri Paesi. Questi personaggi non solo applicano le tecniche di spionaggio e di controspionaggio, ma utilizzano le proprie reti di confidenti presenti in tutto il mondo per le attività dell’organizzazione criminale di cui fanno parte. Grazie ai contatti e ai collegamenti con l’establishment militare della Russia e di altri Paesi dell’ex Unione Sovietica, i gruppi mafiosi russi ottengono senza difficoltà armi e tecnologie belliche, comprese quelle nucleari, che vendono sul mercato internazionale delle armi. LE ROTTE ASIATICHE Le principali attività della mafia russa sono suddivise in tre settori. C’è un settore “di punta” che comprende il traffico della droga, il traffico d’armi, il riciclaggio. Un settore “tradizionale” che si occupa di estorsioni, esportazione di materie prime, prostituzione, omicidi su commissione. E un settore “emergente”, che opera nell’ambito della criminalità informatica, dello spionaggio industriale, del traffico d’opere d’arte e di antichità. Diversi fattori, tra i quali l’indebolimento dei controlli doganali alle frontiere, la disponibilità sul territorio russo di materie prime per la produzione dei narcotici, la necessità, dopo il primo conflitto nella ex Jugoslavia, di creare rotte alternative a quelle balcaniche per l’eroina di provenienza afghana, la facilità di corruzione degli apparati di sicurezza, hanno trasformato la Russia e gli altri Paesi dell’ex URSS in un’area di enorme potenzialità criminale e la mafia russa in partner di altre organizzazioni mafiose straniere inserite nel mercato della droga (in particolare colombiane, nigeriane, cinesi e italiane). Proprio nel narcotraffico la criminalità russa ha progressivamente acquisito una forza tale da disporre di “teste di ponte” e collegamenti operativi nelle principali regioni di coltivazione e produzione di sostanze stupefacenti: Bolivia, Colombia, Perù, Asia Centrale, Centro e Sud America, Birmania, Thailandia e Laos. Per attecchire nelle zone di produzione della “Mezzaluna d’Oro” e nelle aree di produzione e transito dell’Asia Centrale, la mafia russa ha sfruttato la presenza di esponenti del mondo criminale centroasiatico (uzbeki e tagiki) collegati con le mafie etniche delle diverse repubbliche dell’Asia Centrale e in contatto con i gruppi uzbeki e tagiki residenti in Afghanistan. Un’altra risorsa fondamentale è costituita dai collegamenti che questi gruppi hanno con strutture malavitose presenti all’interno delle forze armate, da cui ricevono aerei ed elicotteri utilizzati per il trasporto dai centri di produzione della droga fino alle città russe, dove gli stupefacenti vengono smistati e quindi inviati in Occidente. Un’altra delle rotte principali attraversa la regione del Gorno Badakhshan, nel Tagikistan, per giungere fino a Khorog, punto nodale per la raccolta e il transito dell’eroina e dell’oppio proveniente dall’Afghanistan. Da Khorog l’eroina giunge a Osh (Kirgizistan), centro d’importanza strategica per il narcotraffico poiché da qui partono diverse rotte verso la Russia. Ma la droga proveniente dal Pakistan e dall’Afghanistan entra in Russia anche dal Kazakistan via Tagikistan. Centro nodale di transito ferroviario e stradale è la città russa di Chmkent, dove la mafia uzbeka dispone di una base operativa. Da qui la droga raggiunge grossi centri della Siberia, della Russia europea e dell’Europa occidentale. Oltre a produrre oppio e cannabis, il Kazakistan dispone anche di raffinerie. Il Turkmenistan ha una certa importanza nel traffico di oppiacei e hashish provenienti dall’Afghanistan e funge anche da ponte per collegare i Paesi produttori con le rotte caucasiche dell’eroina, attraverso i porti turkmeni e kazaki che si affacciano sul Mar Caspio. Da parte sua la Georgia è un Paese di transito (importante per le rotte caucasiche) per la droga afghana e centro-asiatica e per le droghe sintetiche, destinate in Russia e in Europa centro-orientale attraverso i porti sul Mar Nero. Ci sono infine le rotte caucasiche e centro-asiatiche, collegate attraverso clan russi che operano in Ucraina, in Bielorussia, in Polonia, nella Repubblica Ceca e in Romania e che collaborano con le altre mafie estere. L’ASSE MOSCA-BOGOTA’ La ricerca del Centro studi sulla storia dell’Europa orientale ritiene che uno dei fenomeni più preoccupanti emerso negli ultimi anni sia l’alleanza fra i clan russi e le organizzazioni criminali colombiane. I primi accordi tra mafia russa e il cartello di Calì risalgono al ’92, quando Julian Castano (detto “Caliche”) si recò a Mosca, dove raggiunse un accordo con il gruppo di Serghj Timofeev, un boss del narcotraffico, per negoziare ingenti partite di cocaina destinate al mercato russo. Nel 1993 (dopo il sequestro di una tonnellata di cocaina nascosta in alcune confezioni di carne in scatola) si scoprì che il territorio russo veniva sfruttato come area di transito per la cocaina proveniente dalla Colombia e destinata all’Europa occidentale. La spedizione era stata organizzata da trafficanti colombiani, da malavitosi russi residenti ad Anversa e da un gruppo criminale israeliano che avrebbe dovuto indirizzare la cocaina ad un altro gruppo di trafficanti israeliani residenti in Olanda, incaricati della distribuzione della droga in Europa occidentale. Negli anni Israele è diventato un punto strategico nel Mediterraneo per il transito della cocaina colombiana destinata all’Europa nonché una base per le operazioni di narcotraffico della mafia russa. Dopo essersi dichiarati di religione ebraica, e aver usufruito della <<legge del ritorno>> (che consente ad un ebreo di qualunque nazionalità di poter vivere in Israele e di diventare automaticamente cittadino dello Stato ebraico), moltissimi russi si sono trasferiti in Israele organizzandosi in clan (di cui il più forte è Izmajlovo) per dedicarsi al traffico di grosse forniture di droga provenienti dal Sud America e destinate al mercato europeo. Per avere un’ulteriore testimonianza della pervasività della mafia russa e della sua globalizzazione, bisogna fare ancora riferimento alla metà degli Anni Novanta, quando il gruppo Ivankiv (che voleva estendere le proprie attività a Miami e in tutta la Florida) stringe rapporti di collaborazione con organizzazioni criminali colombiane ed esponenti dei servizi segreti cubani, i quali grazie ai legami con il Farc (Fronte armato rivoluzionario colombiano) e sfruttando il vuoto venutosi a creare dopo la sconfitta dei cartelli di Calì e di Medellin, stabiliscono un’alleanza con i narcotrafficanti vincenti. Questa nuova collaborazione permette alla mafia russa di creare un ulteriore asse di transito: Colombia, Cuba, Stati Uniti, Europa. All’interno di questa collaborazione viene anche avviata un’attività di riciclaggio di narcodollari colombiani attraverso importanti banche russe. Intanto, il gruppo Solntsevo, grazie all’alleanza stretta con il gruppo Ivankiv, si inserisce nel mercato della droga e si organizza in modo autonomo sfruttando la “rotta israeliana” e allacciando stretti contatti con uomini politici in diversi Paesi. Quando Ivankiv viene arrestato a New York, il gruppo Solntsevo rafforza i rapporti con i cartelli colombiani e organizza riunioni a Mosca, in Israele e in Austria con esponenti della criminalità russa, emissari di organizzazioni criminali colombiane e rappresentanti dei servizi segreti cubani. Il gruppo Solntsevo crea inoltre una rete di società di copertura in Costa Rica, Colombia, Panama ed Ecuador. Negli ultimi due anni le alleanze tra queste organizzazioni sono diventate strategiche, tanto che gli accordi di collaborazione prevedono sistematici scambi di armi in cambio di droga. I colombiani forniscono cocaina ai russi e i russi riforniscono i colombiani di armi, fucili d’assalto, granate destinate alla narcoguerriglia. Vi sarebbero state anche trattative per al fornitura di missili terra-aria. Per questi scambi vengono utilizzate navi russe che attraccano nei porti di Buenaventura e di Turbo. Dopo l’arresto a Miami di Oleg Kirillov, capo del gruppo Fainberg, si è scoperto che i russi trattavano coi colombiani persino alla fornitura di elicotteri da combattimento da un milione di dollari e avevano in progetto l’acquisto di un sottomarino militare da utilizzare per il trasporto della droga. La mafia russa è riuscita a inserirsi prepotentemente anche nel traffico di armi in Brasile, nell’area di Ciudad del Este, dove ha creato un importante mercato di compravendita di armamenti. Sempre in questa zona, gruppi della guerriglia mediorientale, come i palestinesi di Hamas e i libanesi dell’Hezbollah, hanno impiantato basi operative. LE MANI SULL’OCCIDENTE Tale molteplicità d’intrecci e di interessi criminali determina un afflusso di capitali illeciti di dimensioni tali da preoccupare i sistemi economico-politici di molti Paesi occidentali, essendoci il rischio che il continuo afflusso di denaro sporco favorisca un’infiltrazione mafiosa nelle istituzioni finanziarie e metta la criminalità russa nella condizione di influenzare pesantemente il potere politico. L’Austria, che presenta segni di inquinamento da parte della mafia dell’Est anche a livello politico, rappresenta per la mafia russa uno dei principali centri di riciclaggio. Ogni mese nascono a Vienna e dintorni una quindicina di nuove società, che in realtà sono basi operative per riciclare i milioni di dollari provenienti dalle attività illecite in diamanti, investimenti immobiliari, transazioni commerciali. L’insediamento mafioso russo in Austria si spiega anche col fatto che in questo Paese il Kgb aveva creato a suo tempo una fitta rete di collaboratori. Ma se l’Austria ha di che preoccuparsi, la Svizzera si trova in una situazione per molti versi simile. Le autorità elvetiche ritengono infatti che i capitali provenienti dalla C.S.I. abbiano raggiunto i 40-60 miliardi di dollari (stima per difetto). Normalmente i capitali illeciti che giungono negli istituti di credito svizzeri sono già stati preventivamente riciclati nei paradisi finanziari (Caraibi, Sud Africa, Angola, Mozambico, Namibia). Secondo alcuni osservatori la penetrazione di capitali sporchi nel territorio della Confederazione sarebbe così forte da vanificare ogni possibile indagine. A questo proposito la recente vicenda del Procuratore capo del Cantone di Schwytz rischia di diventare esemplare: dopo aver deciso di indagare sui flussi di denaro provenienti dalla Russia e aver scoperto che molti colleghi erano sospettati di lavorare per la mafia russa, il Procuratore fu messo nelle condizioni di dimettersi. Katia Re BOX1 Una galassia frammentata I clan russi operano in ambiti territoriali ben determinati, facendo riferimento ad un capo e componendosi di un numero variabile di persone con un’articolazione di tipo gerarchico: brigada o gruppirovka (gruppo). Le organizzazioni si suddividono sostanzialmente in quattro categorie. Le prime sono quelle che fanno capo ai Voy v zakone (ladri in legge). Nate nell’era pre-sovietica, si sono sviluppate in Unione Sovietica nell’ambito del sistema carcerario. L’iniziazione di un “ladro in legge” avviene con una cerimonia, korovanat, durante la quale l’aspirante viene sottoposto al giudizio di un’assemblea di altri “ladri in legge”. Se il giudizio è positivo, la recluta presta giuramento e viene “incoronata”. Al di sotto dei “ladri in legge” vi sono gli Smotrjaskij (supervisori) che dirigono le bande Boetz (combattenti). Riveste un’importante funzione anche la cosiddetta Bratskij Krug (cerchia di fratelli), che si riunisce nelle situazioni d’emergenza per risolvere conflitti o per decretare la morte di un affiliato di pari grado che ha violato il segreto del clan: in questo caso si dice del traditore che <<ha la corona appesa alle orecchie>>. La seconda categoria criminale è costituita da quelle organizzazioni che fanno capo alla “nomenclatura” corrotta, composta da funzionari statali, politici e uomini d’affari. I vertici di queste organizzazioni amministrano e coordinano ma non commettono atti criminosi, avvalendosi per questo di un secondo livello gerarchico al quale appartengono due gruppi: la “sicurezza”, di cui fanno parte giornalisti e funzionari che hanno il compito di creare un’immagine di prestigio all’organizzazione e di assistere i criminali per qualsiasi eventuale indagine sul loro conto, e i “fornitori”, che si preoccupano di far eseguire gli ordini dei capi. Il livello più basso è costituito dalla “base”, cioè dai ladri, rapinatori, spacciatori, sfruttatori e killer. Nella terza categoria vi sono organizzazioni mafiose strutturate come veri e propri clan e operanti prevalentemente nei centri industriali. Il nome corrisponde a quello delle regioni di provenienza o dei gruppi etnici di appartenenza (ceceni, armeni, azeri, daghestani e georgiani) o a quello del capo. La quarta categoria delle organizzazioni criminali è costituita dalle “bande”: gruppi attivi nei territori dell’ex Unione Sovietica guidati da un leader denominato avtoritet (autorità). Secondo un recente rapporto del ministero dell’Interno russo, sul territorio della C.S.I. vi sarebbero circa 5.700 gruppi criminali, con 114mila affiliati e circa 3 milioni di fiancheggiatori. Nella sola città di Mosca opererebbero circa 150 “brigate”, di cui sei molto importanti e venti di notevole spessore. Tre sono di origine cecena (Tsentralnaia, Ostankinskaia e Aftomobilnaia) e tre slava (Solntsevskaia o “Brigata del Sole”, Podolskaia e “21° Secolo”). Tutte hanno contatti con l’estero e molte anche vi operano. Fra i 5.700 gruppi criminali vi è anche una mafia di cittadini russi di religione ebraica, collegata ad esponenti delle mafie italiane tramite nostri connazionali che operano per conto di società svizzere con filiali a Mosca. La mafia azera ha il monopolio del traffico di stupefacenti a Mosca ed il controllo del mercato ortofrutticolo di San Pietroburgo. Il clan Tambovsk, il cui capo è Vladimir Kumarin, è il più potente di San Pietroburgo: gli investigatori russi ritengono che possa contare su 500 affiliati, attivi soprattutto nel racket. La mafia georgiana, ostile a quella azera, ha il controllo di altri mercati ortofrutticoli. Il gruppo dei Dulgopruoni (che prende il nome da una città nei dintorni di Mosca) si occupa invece della prostituzione e del gioco d’azzardo. La mafia armena controlla a sua volta mercati ortofrutticoli e ha diramazioni in tutto il mondo per i traffici di valuta, armi e narcotici. Esistono poi una mafia uzbeka, impegnata soprattutto nel traffico di droga, una polacca, che traffica in valuta e nell’esportazione di oggetti d’arte e antiquariato, e una mafia americana (Amerikanskaja), composta da cittadini dell’ex Urss trasferitisi in America, che opera nel traffico di valuta e nella ricerca d’informazioni militari. Per gentile concessione di Narcomafie |
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In edicola dal 28 maggio 2008
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Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. |
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Inserto Terzo Millennio N. 58 In questo numero: Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero. Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa? Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze? Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina. Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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