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Cosa nostra non ha mai accettato rapporti di subalternità PDF Stampa E-mail
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Cosa nostra non ha mai accettato rapporti di subalternità
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Queste peculiarità strutturali hanno consentito alla mafia di conquistare un ruolo egemone nel traffico, anche internazionale, dell’eroina. Ma per comprendere meglio le cause dell’inserimento della mafia nel lucrosissimo giro della droga, occorre prendere le mosse dal contrabbando di tabacchi, una delle più lucrose attività illecite della mafia. Il contrabbando è stato a lungo ritenuto una violazione di lieve entità perfino negli ambienti investigativi e giudiziari ed il contrabbandiere è stato addirittura tratteggiato, dalla letteratura e dalla filmografia, come un romantico avventuriero. La realtà, però, era ben diversa essendo il contrabbandiere al soldo di Cosa Nostra se non addirittura un mafioso egli stesso. E il contrabbando si è rivelato un’attività ben più pericolosa di una mera violazione di un interesse finanziario dello Stato. In quanto ha fruttato ingenti guadagni che hanno consentito l’ingresso nel mercato degli stupefacenti della mafia ed ha aperto e collaudato quei canali internazionali, sia per il trasporto della merce, sia per il riciclaggio del denaro, poi utilizzati per il traffico degli stupefacenti. Occorre precisare che già nel contrabbando di tabacchi si realizzano importanti novità della struttura mafiosa. E’ ormai di comune conoscenza che Cosa Nostra è organizzata come una struttura piramidale basata sulla famiglia e ogni uomo d’onore soleva intrattenere i rapporti d’affari normalmente con gli altri membri della stessa famiglia e solo sporadicamente con altre famiglie. Essendo riservato ai vertici mafiosi il coordinamento in seno alle organizzazioni provinciali e regionali. Assunto alla gestione del contrabbando di tabacchi, che comportava l’impiego di consistenti risorse umane in operazioni compiute perlopiù in aree sottratte al controllo della famiglia interessata, sorge la necessità di associarsi con membri di altre famiglie, e perfino anche con personaggi estranei a Cosa Nostra se non addirittura stranieri. Si ricorderà che negli anni d’oro del contrabbando di tabacchi, ‘74-’79, numerose navi contrabbandiere, e con equipaggi in prevalenza greci, hanno solcato le acque del Mediterraneo per trasportare in Italia i carichi di sigarette di pertinenza di Cosa Nostra e grossi industriali, tuttora residenti in Svizzera, si occupavano della fornitura delle sigarette. Per effetto, quindi, dell’allargamento dei rapporti di affari con altri soggetti, spesso non mafiosi, sorge allora la necessità di creare strutture nuove, di coordinamento, che pur controllate da Cosa Nostra con la stessa non si identificano. Si sono formate così associazioni di contrabbandieri dirette e coordinate da uomini d’onore, non necessariamente di primo piano, che non si identificavano, queste associazioni, con Cosa Nostra. Le associazioni erano aperte alle partecipazioni finanziarie di altri uomini d’onore, non coinvolti operativamente, le cosiddette carature, previo assenso però, e nella misura stabilita, dal rispettivo capofamiglia. In pratica, dunque, la antica rigida compartimentazione degli uomini d’onore nelle rispettive famiglie ha cominciato a cedere il passo a strutture più allargate e a una diversa articolazione delle alleanze in seno all’organizzazione. Cosa Nostra, però, non si limita ad esercitare il controllo sulle associazioni contrabbandiere mafiose, ma anche cerca di controllare organizzazioni criminali similari, specialmente nel napoletano, per assicurare un efficace funzionamento del commercio e nel tentativo di monopolizzare il traffico illecito. Già da tempo esisteva a Napoli una famiglia mafiosa dipendente direttamente dalla provincia di Palermo. E ciò non deve stupire perché la presenza di famiglie mafiose o di sezioni delle stesse, le cosiddette decine, fuori dalla Sicilia ed anche all’estero è un fenomeno risalente negli anni. La stessa Cosa Nostra statunitense, in origine, non era altro che un insieme di famiglie costituenti diretta filiazione di Cosa Nostra siciliana e dalla stessa dipendenti. Interviene quindi, Cosa Nostra, presso la malavita napoletana con lo scopo dichiarato di sanare contrasti interni relativi al contrabbando di tabacchi, ma, verosimilmente, con l’intento di assumere la direzione dell’intero traffico. Ed ecco perché nel corso degli anni sono stati individuati collegamenti importanti tra esponenti di spicco della mafia isolana e noti camorristi campani, difficilmente spiegabili, già allora, come semplici contatti tra organizzazioni criminose diverse. Ed ecco dunque perché il contrabbando di tabacchi costituì una spinta decisiva al coordinamento tra organizzazioni criminose tradizionalmente operanti in territori distinti. Coordinamento la cui pericolosità è intuitiva. Nella seconda metà degli anni Settanta, pertanto, Cosa Nostra, con le sue strutture organizzative, con i canali operativi e di riciclaggio già attivati per il contrabbando e con le sue larghe disponibilità finanziarie acquisite aveva tutte le carte in regola per entrare, non più in modo episodico come nel passato, nel grande traffico degli stupefacenti. In più, la presenza negli Usa di un folto gruppo di siciliani collegati con Cosa Nostra garantiva la distribuzione della droga in quel paese. Non c’è da meravigliarsi, allora, se la mafia siciliana abbia potuto impadronirsi in breve tempo del traffico dell’eroina verso gli Stati Uniti d’America. Ed anche nella gestione di questo lucroso affare, l’organizzazione ha mostrato la sua straordinaria capacità di adattamento avendo creato, forte dell’esperienza del contrabbando, strutture agili e snelle che per lungo tempo hanno reso pressoché impossibili le indagini. Alcuni gruppi curavano l’approvvigionamento della morfina base, o addirittura dell’eroina, dal Medio e dall’Estremo Oriente, altri erano addetti esclusivamente ai laboratori per la trasformazione della morfina base in eroina. Altri infine si occupavano dell’esportazione dell’eroina. Tutte queste strutture erano controllate e dirette da uomini d’onore. In particolare il funzionamento dei laboratori clandestini, almeno agli inizi, era affidato ad esperti chimici francesi reclutati grazie ai collegamenti esistenti con il milieu marsigliese fin dai tempi della French Connection. Collegamenti che, da tempo, erano ritenuti oramai scomparsi. L’esportazione della droga, poi, come è stato dimostrato anche da indagini recentissime, veniva e viene curata spesso da organizzazioni parallele addette al reclutamento dei corrieri e collegate a livello di vertice con uomini d’onore preposti a tale settore di traffico. Quindi abbiamo tutta una serie di organizzazioni giustapposte, coordinate e compartimentate, quindi non è possibile, individuata una, passare automaticamente alla individuazione delle altre organizzazioni. Gli anelli della catena non sono comunicanti.

 
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