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Editoriali
Forum: la mafia ha vinto N°13 | Forum: la mafia ha vinto N°13 |
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Tommaso Buscetta se ne è andato affidando alla penna di Saverio Lodato il suo amaro testamento: la mafia ha vinto. Io e il dottor Falcone ci siamo sbagliati!. Ne è nato un best seller che solo per la scelta del titolo ha sollevato polemiche e vivaci dibattiti. Apriamo questo Forum proprio per raccogliere tutti i commenti, le critiche e i pareri rilasciati da giornalisti, politici, magistrati, e addetti ai lavori suscitati da un’unica fondamentale domanda: La mafia ha davvero vinto? Salvatore Boemi Condivido e comprendo fino in fondo le ragioni che hanno indotto Lodato a dichiarare che la mafia ha vinto, ma spero di poter dimostrare con chiarezza il contrario. Ho letto il libro e ho avuto la fortuna di partecipare ad un suo intervento, che secondo me completa la tesi che l'autore ha presentato a Firenze nel novembre del 1999, in occasione dell'incontro "Vertice sulla legalità". Qual'é la sua tesi? Lodato fa una distinzione tra convinzione e convenienza; la lotta alla mafia bisogna farla con convinzione 365 giorni all'anno, questo in Italia purtroppo non accade perché il potere politico affronta le tematiche mafiose soltanto nei momenti di convenienza. La situazione attuale tra mafia e potere politico è di neutralità e se da un lato la mafia ha abbassato i toni del contrasto e uccide di meno, dall'altra parte lo Stato ha posto in essere, a favore di quest'ultima, una serie di condizioni che Lodato individua in un silenzio costante verso le problematiche mafiose, nella disinformazione della stampa, nell'attacco continuo al pentitismo e in una serie di riforme processuali e normative che alla mafia non sono sgradite. Storicamente la lotta alla mafia è una battaglia di pochi anni, quindi non potevamo pensare di sradicare in breve tempo un fenomeno così secolare che non è isolato né in Sicilia, né in Calabria, né in Campania, ma fa affari con il mondo imprenditoriale e ha referenti con alcuni politici. Andiamo a ritroso. Gli anni '80 sono quelli in cui la mafia esiste solo nelle impostazioni accusatorie processuali di alcuni pubblici ministeri e di alcuni giudici istruttori, cioè continua ad essere una realtà storicamente non consacrata giudiziariamente. A un certo punto la mafia fa un passo falso, sceglie la strategia del terrore e pensa che colpendo gli uomini dello Stato che svolgevano le prime indagini di mafia avrebbe risolto il problema. Si susseguono una serie di delitti: l'uccisione del giudice Terranova, del procuratore di Palermo Costa, poi Chinnici, Dalla Chiesa e tanti altri finche non subentra quell'incredibile e micidiale arma antimafia che fu il pool di Palermo con Falcone e Borsellino….Inizia una stagione nuova con il maxi processo e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia; il "pentito" Tommaso Buscetta inizia a "parlare", l'organizzazione viene messa a nudo, disvelate le sue regole, il suo ordinamento … Alla fine di quegli anni la mafia quindi ha perso la sua battaglia decisiva. Negli anni '90 poi sull'organizzazione piomba, seppur incompleta, la riforma Falcone, perché nasce la possibilità che un gruppo di magistrati, coordinati da Roma attraverso una procura nazionale, possano in continuazione e con contiguità interessarsi di queste tematiche. La mafia non vince ancora, per questo motivo dico che Lodato, con tutte le attenuanti possibili, sbaglia quando dice che la mafia ha vinto perché la Cosa nostra dei corleonesi, dei Piromalli, dei Molè, dei De Stefano è stata battuta. Proprio quando si cominciano ad ottenere grossi risultati, talmente importanti da costringere le organizzazioni a cambiare pelle, la magistratura viene lasciata sola in questa battaglia: i procedimenti diventano estremamente difficili, il processo penale, in Italia, addirittura, si trasforma in uno strumento ingovernabile nel senso che non è più né accusatorio, né inquisitorio, poi c'è l'attacco al pentitismo, il silenzio… e in questo silenzio la mafia continua a fare affari miliardari. Molto presto arriveranno i soldi di Agenda 2000, un finanziamento di 20.000 miliardi per le regioni del Sud; questo grosso impegno europeo e italiano sarà il prossimo affare della 'Ndrangheta e di Cosa nostra…. In questa lotta contro la criminalità organizzata, non potete lasciarci soli, questo è il momento della battaglia, ecco perché dico a Lodato, a ragione, che la mafia non ha vinto. E' tutta una partita che giocheremo nei prossimi anni. Il problema è se voi in questo gioco volete isolare la mafia oppure avvicinarvi sempre di più ad essa, se volete stringere anche voi un patto di neutralità con quest'ultima oppure stare dalla parte della legalità. Signori la partita siamo pronti a giocarla, ma gli spettatori di questo stadio devono fare la loro parte e non basterà soltanto applaudire. Vincenzo Agostino La mafia non ha vinto, ma non ha neanche perso, - come sempre sfruttata dal potere, - la mafia non vince, vince il potere, vincono i colletti bianchi. D’altra parte la mafia non è più quella della doppietta a tracolla, della coppola torta, no, quei tempi sono finiti. Adesso c’è la mafia telematica che sposta fiumi e fiumi di miliardi, senza che nessuno se ne accorga, senza che lo Stato sia attrezzato per poter bloccare il trasferimento del capitale da uno Stato ad un altro. – Basta pensare che se l’America come potenza mondiale decide di ritirare dal mercato svariate migliaia di dollari e di svalutare tutti i soldi, in modo tale che l’economia sia italiana che europea cada, fa fallire tutte le banche -. Lo stato non c’è, è assente, discute dei propri affari alla Camera, dei deputati, dei senatori, delle persone elette dal popolo. A questi signori non interessa se dietro c’è chi soffre la fame… Attenzione quindi, perché chi sale al potere si fa i fatti suoi, ma siamo noi che gli abbiamo dato il potere eleggendoli come rappresentanti del popolo. In questo contesto per un cittadino diventa difficile credere nella giustizia. I tempi si fanno sempre molto lunghi, c’è molta burocrazia e poi ricordiamoci che la legge non è mai uguale per tutti. Né è un esempio anche la mia vicenda personale. Io e la mia famiglia ci siamo sentiti beffatti dalla giustizia perché ritengo che la vicenda “Agostino” non sia un caso isolato. Non so perché nessuno non ne ha mai parlato o non se ne è mai voluto far sapere nulla, certamente qualcuno ha ucciso mio figlio, se non è stata la mafia, che mi vengano a dire chi è stato. Per sconfiggere questa potente organizzazione lo Stato dovrebbe innanzitutto approvare leggi più severe, leggi per cui se uno viene preso con le mani nella “marmellata” deve essere condannato per il reato che ha commesso. Purtroppo quando ci sono “questi colletti bianchi” non si arriva mai alla verità sui mandanti esterni. Sono sempre loro che comandano, che stanno dietro le quinte e che proteggono i latitanti, quindi prima devono cadere loro. Non c’è niente da fare; è tutto collegato. Spezzare questo legame che vi è tra mafia e politica non è facile ma intanto si può fare in modo che la mafia non metta più “mano” sugli appalti, sui miliardi che servono per realizzare le opere pubbliche. Quando viene presentato il bando, un ingegnere ed un architetto che si occupano del progetto devono sapere quant’è la retribuzione degli addetti ai lavori, cioè di un geometra, un architetto, un operaio e vedere quanto costa il materiale impiegato - un camion di sabbia, di bitume, di cemento - ogni cittadino deve poter vedere il costo effettivo dell’intero lavoro, solo così si può evitare che la mafia interferisca. Quando la nuova generazione prenderà coscienza che la mafia non dovrà più prendere appalti e il lavoro dovrà essere distribuito in uguale misura, quando vengono indette gare d’appalto - e io devo sapere che quando vado a lavorare guadagnerò tot lire -, forse allora la mafia potrà essere sconfitta, altrimenti sarà un ricominciare sempre da zero. Per sconfiggere invece la mentalità mafiosa intanto si può togliere la droga dal mercato. Oggi ci sono migliaia e migliaia di famiglie che soffrono perché hanno un familiare tossicodipendente. Il problema però parte sempre dall’alto perché la droga si potrebbe togliere dal mercato in qualsiasi momento, se loro (questi signori ndr) volessero, con i mezzi giusti e l’informazione che hanno a disposizione. Adele Baudo La mafia ha vinto. Il messaggio è molto forte sia da un punto di vista razionale che emotivo. A livello razionale perché la mafia ha ottenuto quasi tutto quello che aveva chiesto nel famoso “papello” di Riina, mi riferisco alla legge sui “collaboratori di giustizia”, che scoraggia le collaborazioni, al 41 bis - l’ordinamento penitenziario è stato talmente allentato che ormai non c’è alcuna traccia di quello che era inizialmente -, alla legge sulla confisca dei beni e al rapporto con alcuni “pezzi” deviati dello Stato che non si è mai spezzato. Sono legami che continueranno ad esistere fino a quando ci sarà una politica che alla mafia darà sostegno e linfa. Mi torna alla mente la famosissima frase in cui Falcone diceva che la mafia è come un essere umano, ha avuto un inizio e avrà anche una sua fine, bisogna però organizzarsi perché questa fine arrivi, (in un essere umano abbiamo la certezza che prima o poi si morirà ma nella lotta alla mafia questa sicurezza non c’è). C’è stato un momento nella storia dell’antimafia in cui sembrava che lo Stato stesse arrivando ad un punto di non ritorno e di ridimensionamento della mafia… Lo stesso giudice Giancarlo Caselli ha affermato che per molto tempo si è avuta l’idea che si era sul punto di vincere questa battaglia, ma non si è proseguito… si saprà dopo perché non si è andati avanti e che cosa è successo. Nel frattempo tanti fatti sconcertanti sono accaduti, ma la speranza, la voglia e l’impegno della lotta ci devono essere sempre. Questa è una battaglia per la quale ogni cittadino si deve impegnare seriamente. Il mio augurio è che lo Stato possa dire presto di aver sconfitto la mafia; mi piace, a tal proposito, ricordare un discorso di Giovanni Falcone, che non è altro che il commento agli atti istruttori del primo maxi processo, la sentenza ordinanza. Falcone diceva che il vero successo dello Stato, della popolazione nel contrasto a Cosa nostra sta innanzitutto nel toglierle quell’aura di invincibilità e di impunibilità. Finché la mafia godrà di appoggi politici ed economici - che la rendono quella che è attualmente - lo Stato non potrà dire di avere ridimensionato la mafia ad una semplice organizzazione criminale. |
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In edicola dal 28 maggio 2008
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Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. |
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Inserto Terzo Millennio N. 58 In questo numero: Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero. Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa? Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze? Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina. Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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