La Rivista
Editoriali
Il boss e il camorrista | Il boss e il camorrista |
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Una storia italiana 19 maggio 2001 Ascoli Piceno. Improvvisamente Totò Riina si è trovato a dover condividere parte delle sue giornate con un altro detenuto, tale Salvatore Savarese soprannominato “Zì Totore”, un soldato della criminalità organizzata napoletana, condannato a quattro anni e otto mesi di carcere per associazione a delinquere di stampo camorristico. I due, obbligati a frequentarsi, trascorrono insieme sei ore al giorno. Quattro ore le passano all’aria, in un cortile di tre metri per cinque. Nelle due ore restanti si ritrovano nella cella dell’uno o dell’altro, dove cenano insieme. I condannati al carcere duro sono autorizzati a tenere un fornello autoalimentato, solo però – come previsto nei decreti del ministero – per preparare bevande o riscaldare cibi già cotti forniti dall’amministrazione. Savarese non nasconde il malcontento per dover trascorrere il suo tempo assieme a Riina anche se, come ha spiegato, non ha niente di personale contro di lui ma, semplicemente, avrebbe preferito rimanere con gli altri compagni di galera costretti al 41 bis: con loro poteva chiacchierare e passeggiare e, alle volte, poteva anche giocare a pallone. Così ha chiesto ai responsabili del carcere il motivo per cui la scelta – l’ordine è arrivato da Roma lo scorso 23 aprile – fosse ricaduta proprio su di lui e gli è stato risposto soltanto che “così è stato stabilito”. A marzo è giunta la decisione della corte d’Appello di Palermo, quando Riina aveva terminato il periodo di isolamento e quindi aveva ormai diritto, nonostante le ristrettezze del carcere duro, alla cosiddetta socialità, cioè alla compagnia di almeno un altro detenuto nelle fasce orarie previste dal penitenziario. Il problema stava nel trovare un detenuto la cui frequentazione da parte di Riina non comportasse il rischio che quest’ultimo potesse, per suo tramite, allacciare contatti con l’esterno e con Cosa Nostra stessa. Per settimane quindi, il ministero della Giustizia ha controllato gli elenchi dei detenuti sottoposti al 41 bis – all’incirca 600 in tutto il Paese – cercando fra i nomi di poca rilevanza, con i quali il boss dei boss non avesse nulla da spartire. Per questo è stato scelto Savarese, napoletano del quartiere Sanità, esponente del clan Misso-Pirozzi che venne arrestato nella retata del luglio ’99: nel ’77 aveva già varcato le soglie del carcere e, a partire dal 1985, ha scontato una condanna a tredici anni di galera per una rapina al Banco di Napoli, avvenuta il 3 aprile ’84, e per un altro colpo da 880 milioni in una gioielleria. Riina e Savarese ora guardano insieme la televisione e leggono gli articoli del Mattino e della Gazzetta dello Sport che il capo di Cosa Nostra acquista giornalmente e, qualche volta, giocano a carte. Stando a quanto riferito da radio-carcere il camorrista avrebbe una certa soggezione nei confronti di Riina e starebbe contando i giorni che ancora gli rimangono da scontare in sua compagnia. Anna Petrozzi |
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In edicola dal 28 maggio 2008
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Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. |
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Inserto Terzo Millennio N. 58 In questo numero: Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero. Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa? Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze? Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina. Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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