Password dimenticata? Nessun account? Registrati
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color
Member Area

Antimafia Duemila

Saturday
Jul 05th
Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow TESTIMONIANZE di Riccardo Orioles n°13
TESTIMONIANZE di Riccardo Orioles n°13 PDF Stampa E-mail


E Catania? Com’e’ andata a finire? Ok, tu non sei catanese e di Catania non te ne frega niente. Pero’ alle volte in una citta’ si concentra qualcosa di un sacco d’altre citta’ in quel momento, e questo giu’ in Sicilia e’ un fenomeno che si verifica spesso. Percio’, un po’ di pazienza. Riassunto delle puntate precedenti.
A Catania, dopo moltissimi anni, la gente s’e’ abituata di nuovo a vivere, come ai bei tempi, senza la rotture di scatole rappresentata dalla presenza continua dei cavalieri mafiosi, sconfitti dopo un’epica lotta dalle scalcagnate brigate dei giacobbini. Siccome pero’ i giacobbini non sono abituati a governare, e facilmente si fanno imbrogliare (avolte persino in cambio di niente) dai baroni, dopo un po’ tutto e’ tornato al tran-tran di prima. Senza piu’ mafia al potere, che non e’ poco; ma senza nemmeno piu’ la spavalderia e la luce dell’antimafia.
Bene: un paio dei giudici, a un certo punto, hanno cominciato a pensare che in giro c’era gia’ aria di gattopardo: e l’hanno detto. Dopo varie traversie, sono riusciti a farsi ascoltare dal consiglio nazionale dei magistrati, il Csm. Il Csm pero’ ha detto: “Siete pazzi. A Catania tutto va bene” e ha deciso anzi di cacciare uno di questi giudici, il piu’ anziano. I cittadini (che se li ricordavano dal tempo di guerra, quand’era l’unico a far casino contro i mafiosi) sono insorti, e hanno raccolto un mare di firme per non farlo andar via. La situazione si e’ bloccata qui. Quanto al secondo giudice, quello giovane (e quindi piu’ vulnerabile) gli hanno fatto una gran lavata di capo, ammonendolo a far meno chiacchiere in avvenire. Poi hanno preso l’industriale che lui aveva fatto arrrestare come amico dei mafiosi, e l’hanno scarcerato con tante scuse. Costui, che si chiama Scuto, formalmente e’ ancora incriminato. In pratica l’ha scapolata. E questa e’ la prima storia.
Seconda storia. A Catania c’e’ un centro sociale, che si chiama Auro e che e’ stato portato via a uno dei principali padroni della citta’. I ragazzi l’hanno occupato, tanti anni fa (e uno, per difenderlo, e’ morto) e ne hanno fatto un posto bellissimo in cui, fra le altre cose, si insegna a leggere e scrivere (cioe’, nel duemila, insegnare il computer e l’internet) a tutti i ragazzi del quartiere. Siccome (ma mi pareva di avervelo gia’ fatto capire) a Catania la sinistra non e’ molto svelta, fra una cosa e l’altra e’ arrivato un bel sindaco di destra. E l’altro giorno questo sindaco ha detto: “Quale centro sociale e quale internet! Ridatemi il vostro posto, che ci voglio fare gli affari miei”. E visto che gli avanzava un po’ di tempo, nell’occasione ha decretato anche che a Catania ci vuole un bel ritrovo di giovani, certamente, e quindi adesso apriranno la sede dei fascisti di Forza Nuova.
Naturalmente gli intellettuali della citta’ hanno protestato (spegnere i computer in una citta’ che vorrebbe diventare la Silicon Valley del Sudeuropa!), ma degli intellettuali e dei computer ai sindaci catanesi (con qualche occasionale eccezione) non glien’e’ mai fregato niente.
Cosi’, fra un paio di mesi, a Milano o a Bologna ci saranno una ventina di programmatori Linux nuovi. Saranno i ragazzi catanesi che, cacciati a pedate dalla loro citta’ (dove si preferiscono i fascisti col manganello di Forza Nuova e compagnia bella) se ne dovranno andare in esilio per l’Italia coi loro computer seminuovi e i loro bellissimi programmi in testa.
Bene. Ma voi compagni, glielo lasciate fare? Eh, Giorgio: ora ti spiego. Mica facile, da Bergamo, capire le tortuosita’ della sinistra siciliana.
In Sicilia, negli anni Ottanta e Novanta, c’e’ stata una delle migliori sinistre dell’universo. Una sinistra nuova, talmente appassionata e disperata da doversi reinventar nuova per forza. Orlando, Pintacuda, Galasso, Carmine Mancuso, Claudio Fava... Qualcuno di questi nomi l’avrete sentito dire, spero. Era gente che, negli anni di mafia, usciva ogni mattina di casa senza sapere se sarebbe tornata. Gente che voleva davvero bene al suo paese, che s’e’ messa in politica non per fare carriera ma per dare una mano a tutti. E, finche’ e’ durata la guerra, e’ stata all’altezza.
Nel dopoguerra, no. Chi si e’ fatto pigliare dalla paranoia di diventare gran politico e gran signore. Chi s’e’ messo a girare per partitini e partiti alla cerca della Politica Vera. Chi s’e’ messo a sorridere a tutti gli adulatori e marpioni che passavano a scappellarsi davanti al suo palazzo. Chi... Basta: di questi compagni, che tutti uniti hanno fatto tremare i mafiosi e i Cavalieri (e Craxi), e che insieme avrebbero potuto essere la nuova classe dirigente, adesso non ce n’e’ piu’ due che si salutino fra di loro. Ciascuno di loro, naturalmente, e’ persuaso d’essere proprio lui il politico giusto, e tutti gli altri coglioni (o peggio). Nessuno di loro, da solo, e’ riuscito a fare un centesimo delle cose che avevano fatto tutti insieme. Ciascuno di loro, adesso, e’ costretto a lavorare per qualche altro re: re “progressisti” e marpioni, i piu’ fortunati; re Berluscone (chi l’avrebbe mai detto) i piu’ disgraziati. La gente, che ancora sogna i tempi in cui si stava tutti insieme alla garibaldina e si vinceva, li guarda stralunata mentre cavalcano da un palazzo all’altro, del tutto inutilmente, in sella a sbuffanti  e sfiatati cavalli bianchi.
A Catania, negli ultimi mesi, tutto cio’ e’ venuto alla luce drammaticamente. Un vecchio giudice onesto, amato dai cittadini, cacciato come un bandito perche’ ha osato dire “non c’e’ giustizia”; e la citta’ che si oppone, la gente che aspetta un cenno per scendere tutta compatta - come nei vecchi tempi - per difendere l’antimafia; ed ecco che la sinistra si divide, comincia a farfugliare “ma” e “forse”, e lascia il vecchio giudice solo e permette che un imprenditore sotto inchiesta per reati pesantissimi se ne torni tranquillamente a casa cantando, ballando e facendo pernacchie al magistrato.
Soltanto due politici, nel caso dei giudici catanesi, hanno avuto il coraggio di prendersi le proprie responsabilita’ di fronte al popolo e di difenderlo fino in fondo. Uno e’ un estremista di Rifondazione, e per giunta omosessuale: non fara’ gran carriera, scommettiamo, e sara’ grasso che cola se, nel mondo felice che s’avanza, riuscira’ a sfuggire al lager cui ha doppiamente diritto. I compagni, comunque, l’hanno tranquillamente isolato. L’altro invece e’ un fascista, un ex magistrato; un uomo onesto, uno che alla giustizia ci crede. Lui, l’hanno isolato i camerati: per cause d’alta politica, gli hanno detto, non possiamo ricandidarti alle elezioni. Zitto, e a casa.
E la sinistra perbene, e i “moderati”? Non sa niente, niente ha visto e non c’era. E ora comunque e’ troppo impegnata con la campagna elettorale. che, a questo punto, e’ facile prevedere come puo’ andare a finire. Con gran “ritorni al privato” e grandi rinfacciamenti reciproci e gran piagnistei - siamo pronti a scommetterci - il giorno dopo le elezioni, e con nessuno di questi grandi politici che si degnera’ di scendere da cavallo e di ricominciare a metter su una sinistra. Il che mi fa pensare - Giorgio, Campanellina, Lucio, Rosanna, Fabiolino, Ester, Marzia - che come l’altra volta dovremo rimboccare le maniche e pensarci noi.
E questo e’ quanto. Anzi no, due cose ancora. All’Auro, cosa vogliono metterci dopo che avranno cacciato (se ci riescono) computer e programmatori. Io non lo so. Ma, in coincidenza con la cacciata (gestita dalla “destra”) sento boatos di una grossa operazione d’affari (gestita dalla “sinistra”) piu’ o meno nella stezza zona, e parlo del Metacatania di San Berillo.
Dentro la quale operazione - propagandata con pagine gratis e anonime, tanto per dire, del principale giornale di Berlusconi - ci sono dentro fraternamente tutti, destra e sinistra: la moglie dell’ex sindaco come la figlia del padrone-editore, l’ex testad’uovo del “rinnovamento” come l’assessorato forzitaliota. Nomi? Lorena Virlinzi, Giuseppe Berretta, Carla Ciancio, Nanni Zeno-Bianco, Ciccio Guarnaccia, Harold Bonura. Niente di male, s’intende. Ma io - come diceva l’orco - “ucci ucci, sento odor di cristianucci”.
L’ultima cosa, e poi non vi disturbo piu’ con la Sicilia, almeno per una settimana. In questi giorni in tutta l’isola si stanno facendo delle riunioni sul tema “rifare la Rete?” (anche qui, detto molto rozzamente: ma la sostanza e’ quella) nel quadro della campagna elettorale, per la presidenza della Regione, di Leoluca Orlando. E’ un tema popolarissimo, perche’ la base della nuova sinistra siciliana in realta’ non ha mai accettato la scomparsa - in gran parte dovuta a diatribe e ambizioni personali - della Rete.
Allora, io ritengo (contrariamente a molti altri) che Orlando sia stato un buon amministratore per Palermo, e che lo sarebbe senz’altro per la Sicilia nel suo complesso. Se c’e’ da votarlo, lo voto senza problemi. Ma la Rete, come l’avevamo voluta all’inizio, era un’altra cosa. Era un fatto non solo di buona amministrazione e di politica; ma di etica nuova, di partecipazione delle persone, di democrazia. E, sotto questo punto di vista, non ha funzionato. Non ha funzionato, in buona parte, a causa dei limiti culturali (e sociologici) di Orlando: che e’ un ottimo sindaco, un miglior governatore (si dice cosi’?) di regione, un magnifico principe, ma non un democratico e non - purtroppo, perche’ avevo creduto il contrario - un cittadino.
Allora, ingoieremo tutti i rospi che sara’ necessario ingoiare. Voteremo per Orlando, per avere un’amministrazione civile. Voteremo Rutelli, per scapolarcela da Berlusconi. Voteremo l’ulivo, la margherita, il girasole la quercia e tutto l’orto botanico che ci metteranno nel piatto, per evitare il peggio e per salvare un minimo di convivenza civile. Ma per costruire, no. Per costruire (la democrazia, l’uguaglianza, la partecipazione alla pari degli esseri umani, il lavoro comune al di la’ dei partiti, le cose cui giu’ in Sicilia per una breve stagione avevamo dato il nome di Rete), per costruire - quando verra’ il momento - quegli uomini e quelle sigle sono ormai troppo vecchi. Hanno fatto cose bellissime, e poi sono tornati indietro. Sono sempre degni di gratitudine per quello che hanno fatto. Ma credibili non lo sono piu’.

Liberta’ di stampa. Sono stati condannati, dopo piu’ di vent’anni, i boss mafiosi (Riina, Madonia, Geraci, Farinella, Greco, Bagarella e Calo’) che il 28 gennaio 1979 fecero assassinare il giornalista antimafioso Mario Francese. Sono almeno otto i giornalisti morti in Sicilia combattendo contro il potere mafioso, negli anni in cui in altre parti d’Italia si discuteva se era meglio essere celtici oppure essere romani.

Italia. La Corte di Cassazione ha annullato l’ergastolo per i boss mafiosi condannati per l’omicidio Lima. Il modivo e’ che non vale piu’ il cosiddetto “teorema Buscetta”. Buscetta sosteneva, e Falcone e Borsellino sostenevano con lui, che Cosa Nostra e’ un organismo unitario, con una direzione al suo vertice e una deliberazione collettiva di tutti i principali affari. Questa tesi venne aspramente combattuta, ai tempi in cui Falcone era vivo, dal giudice di Cassazione Carnevale, in diretta polemica con Falcone, al quale Cernevale non rsparmio’ epiteti ingiuriosi. Tutto cio’ ebbe a suo tempo la conseguenza di mettere in liberta’ parecchi boss mafiosi, di aumentare il potere della mafia a tutti i livelli e infine di isolare Falcone e Borsellino contribuendo in maniera decisiva, quantomeno moralmente, alla loro morte.
Ci volle l’assassinio nei due eroi dell’antimafia perche’ il popolo finalmente si svegliasse e costringesse lo Stato a scegliere fra Falcone e Carnevale: in quegli anni furono conseguite le prime e ultime vittorie nella lotta contro la mafia, dimostrando che il potere mafioso non e’ invincibile e anzi puo’ essere facilmente rovesciato quando lo Stato si decide a fare il suo dovere.
Adesso, a quanto pare, il vento e’ cambiato. Carnevale e’ tornato in auge, e Falcone e Borsellino sono ben morti. Di Falcone non si parla piu’. Borsellino viene impunemente censurato dal primo giornalista politicante che passa, sia esso un Gad Lerner o um Emilio Fede. E il lavoro di Falcone e Borsellino, tanto ipocritamente esaltato prima, viene butatto nel cesso fra le sghignazzate dei mafiosi.
Siedono nell acorte di Cassazione (che e’ sempre quella, non dimentichiamo, che sentenzio’ che lo stupro di una donna in jeans non costituisce reato) personaggi come il sunnominato Carnevale, che Falcone e Borsellino consideravano un oggettivo alleato del potere mafioso; quell’Aldo Grassi che dovette andarsene da Catania per le sue collusioni con i “cavalieri dell’apocalisse mafiosa”; quel Claudio Vitalone a cui i giudici di Perugia attribuirono, per le sue relazioni con la bandas della Magliana, l’infamia degli “schizzi di fango sulla toga”.
Tutti costoro, che oggi giudicano iniquamente in nome di voi e di me, sono stati ammessi dal Csm non solo ad esercitare la nobilissima funzione giudiziaria, ma anche ad esercitarla al massimo livello: per ragioni burocratiche, a quanto pare, non si poteva fare a meno di ammetterli in Cassazione. Il Csm ha dunque cessato di esercitare la sua funzione istituzionale di garantire l’autonomia e l’eticita’ della Magistratura, e oggi siamo in Italia orfani di due istituzioni, la Corte di Cassazione e il Csm.
Borsellino e Falcone sono stati assassinati un’altra volta, e stavolta non fra le lacrime e l’ira ma fra gli sbadigli annoiati del popolo per cui hanno dato la vita.


Italia. La notizia di cui abbiamo detto sopra - una notizia importantissima, con ogni evidenza, per l’ultimo dei giornalisti del piu’ scalcinato giornaletto locale - non e’ stata data ne’ dai telegiornali di Berlusconi ne’ dai telegiornali del servizio “pubblico” Rai. E’ stata in altre parole censurata. Mentana, Fede, Liguori, Tutankamen, Mimum e Rizzo Nervo hanno coscientemente e in mala

fede nascosto ai loro telespettatori una informazione essenziale. Hanno cioe’ rinnegato il loro mestiere di giornalista e la loro dignita’ di persone civili, e si sono resi personalmente corresponsabili dell’incremento di potere che la mafia - com’e’ fin troppo facile prevedere - guadagnera’ con questa vittoria.
Cosa Nostra, da questo secondo assassinio di Falcone, ottiene cio’ che non era riuscita ad ottenere con le stragi: l’abolizione di fatto dell’ergastolo e l’eliminazione, in buona sostanza, del reato di associazione mafiosa. Col silenzio dei telegiornali ottiene inoltre la vittoria d’immagine di chi ha saputo imporre una prova di forza - e’ sempre stato il silenzio, la sua forza - e l’ha vinta.
Ci sara’ molto da lottare nei prossimi anni, amici miei.  Lasciate che gli altri chiacchierino, che non costa niente, su questa o quella cazzata di Celentano. Noi dobbiamo seguire Falcone, che oggi e’ solo.

Ancora un paio di storie dalla Sicilia: me ne scuso umilmente - io preferirei scrivere di Tahiti - ma quando arrivano arrivano, e lasciarle in silenzio (anche noi) non si puo’.
Dunque: storia numero uno. Gli andreottiani presentano alle elezioni un certo Pippo Ferlito, che a voi giustamente non dice niente ma di cui io mi ricordo molto bene. Assessore a Catania una ventina d’anni fa, con un cugino boss mafioso che a un certo punto si fa beccare con milleduecento chili di droga. L’articolo (per il quotidiano dove lavoravamo allora) su questi milleduecento chili e questo mafioso non usci’ mai: l’assessore Ferlito si precipito’ dai proprietari del giornale e, in assenza del direttore, costoro fermarono le rotative e censurarono la notizia. Il direttore Giuseppe Fava, che aveva preso le nostre difese, fu licenziato - per questo e altri motivi - poco dopo. Dell’assessore Ferlito, si occupo’ anche il generale Carlo Alberto dalla Chiesa.
Ne abbiamo parlato a giugno, se vi ricordate. E abbiamo parlato anche dell’avvertimento che in quei giorni costui ritenne opportuno di fare arrivare al figlio del direttore licenziato, Claudio Fava. “Buongiorno. Si ricorda di me?”. “No”. “Io sono Ferlito. Sono qua e sono tornato a occuparmi di politica”.
Tutto questo ha forse qualche significato se si considera che Giuseppe Fava e’ stato ucciso dalla mafia nell’84, che Claudio Fava e’ sfuggito a un agguato mafioso nel 93, e che Ferlito viene candidato oggi, dagli andreottiani, nella stessa regione e nella stessa citta’ in cui sono successe tutte queste cose.



Trapani. Arrestati sindaco e qualche assessore (giunta di centrodestra) per corruzione, appalti e gare truccate: normale. Indagini sui contatti mafiosi: normale. Coinvolte le logge segrete (la solita Iside2 dei tempi dei Salvo): normale. Il vicesindaco, che non c’entra, promette di riscattare ‘onore della citta’: normale. Il vicesindaco, signora La Torre, vedova del magistrato Ciaccio Montalto... Un momento: che ci fa la moglie di Ciaccio Montalto in una giunta di centrodestra? a Trapani?

 
< Prec.   Pros. >
Advertisement
  • La Rivista

    copert58.gif

    In edicola dal 28 maggio 2008

    In questo numero:

    Stragi ’93. Parla l’avvocato di Riina, Luca Cianferoni in un’intervista esclusiva al nostro direttore Giorgio Bongiovanni.
    I risultati delle elezioni politiche 2008. Approfondimento sulla figura di Marcello Dell’Utri: Attenti a quell’uomo.
    Pericolosi risvolti nella procura calabrese al centro di importanti inchieste. Dalle cimici, ai corvi è come un assedio.
    Calcestruzzi spa sotto inchiesta. Contatto con Cosa Nostra. Nuove collaborazioni e successivi arresti. E’ la fine del sistema Lo Piccolo. Proseguono i grandi processi a Palermo. Da Mercadante a Borzacchelli. Nuova inchiesta su Cuffaro.
    La relazione della Commissione Antimafia sulle grandi capacità d’infiltrazione della ‘Ndrangheta.
    Csm e Anm sotto accusa. Responsabilità e i silenzi nel caso De Magistris. Speciale droga. Le sostanze che invadono l’Europa.
    Le ultime novità del processo “De Mauro”.
    Ed altro ancora…

     

    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    Baciamo le mani

    Eccoci qui con il nostro governo nuovo di zecca. Ha stravinto il Partito delle libertà di Berlusconi con l’apporto fondamentale della Lega Nord, il Partito Democratico di Veltroni ha subito una pesante sconfitta e i partiti di estremità sia a destra che a sinistra sono scomparsi dal parlamento. E’ il volto della nuova Italia bipolare nella quale, come già ci hanno dimostrato, si va d’accordissimo, c’è pace e dialogo perché il paese ha bisogno di stabilità e non c’è tempo da perdere.

    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

    Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del  Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza.


    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg


    Inserto Terzo Millennio N. 58

    In questo numero:


    Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero.
    Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa?
    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
    Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina.
    Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.
     
 

Video

Iscriviti

Password dimenticata? Nessun account? Registrati

Google Adv

Statistiche

Utenti: 236
Notizie: 4857
Collegamenti web: 62
Visitatori: 1242942

Libri

questa-corte-condanna-home.jpg

Libri

il-ritorno-del-principe-hom.jpg

Latitanti

logominestero-interno.gif

Immagini

giovanni-falcone-web1.jpg

E' successo oggi

clock.jpg