La Rivista
Editoriali
Ancora non sappiamo tutta la verità | Ancora non sappiamo tutta la verità |
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Ecco tutti i perché del pg Maria Giovanna Romeo sulla strage di via D’Amelio di Lorenzo Baldo Caltanissetta, Palazzo di Giustizia, 26 marzo 2001. In un pomeriggio assolato di inizio primavera, nella “casa madre” di due grandi processi di mafia… la strage di Capaci e via D’Amelio, incontriamo la dott.ssa Maria Giovanna Romeo, sostituto procuratore generale nel processo d’appello per la strage nella quale morirono Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta. Un magistrato deciso a ricostruire pezzo per pezzo una verità probabilmente inquietante celata dietro la strage di via D’Amelio. Il primo processo per la strage di via D’Amelio – diviso in tre parti: il bis riguarda soprattutto gli esecutori materiali; il ter riguarda la deliberazione della commissione ad eseguire le stragi – è ormai concluso: la suprema corte di Cassazione, pronunciatasi il 18 dicembre 2000, ha deciso l’assoluzione dalla strage per il cosiddetto telefonista, una condanna a quindici anni per favoreggiamento emessa nei confronti di Orofino, ed una condanna definitiva all’ergastolo per Profeta, cognato del “collaborante” Scarantino. Era stato Murana a spiegare a Calogero Pulci che si erano serviti di Scarantino, personaggio assolutamente inaffidabile, proprio perché era cognato di Profeta. Questo processo iniziò sulla base delle prime indagini effettuate sul ritrovamento del blocco motore della FIAT 126 imbottita di esplosivo e fatta saltare in aria il 19 luglio ’92, e della targa appartenente ad un’altra 126 rubata. Da qui partirono le indagini che individuarono quattro persone, tra cui Scarantino. Quest’ultimo, durante la detenzione, di sua iniziativa fece una serie di dichiarazioni ad un certo Andriotta, personaggio estraneo a fatti mafiosi che pensò di raccontarle all’autorità giudiziaria. Da lì partirono accertamenti che portarono all’arresto di altre persone. L’indagine, che proseguì grazie alla collaborazione di numerosi soggetti, individuò una serie di persone che, secondo una prima prospettazione, avevano messo in atto l’attività materiale, cioè il furto della macchina, il caricamento dell’esplosivo e la strage vera e propria. Queste persone sono state tratte a giudizio e condannate, alcune con la sentenza della corte di Assise di Caltanissetta. Il processo, che sarebbe dovuto iniziare nel maggio dello scorso anno, ha avuto un iter piuttosto travagliato a causa della composizione del collegio, inoltre il presidente Rosario Luzzo è stato oggetto di ricusazione anche da parte di Graviano Giuseppe, poiché aveva svolto attività di giudice nella sezione delle misure di prevenzione a Palermo pronunciandosi su una serie di processi sia in materia di prevenzione che di attività mafiosa. Proprio a seguito di tali ricusazioni Luzzo ha ritenuto opportuno astenersi e, a quel punto, per evitare di frantumare maggiormente il filone che riguardava gli imputati, è stato modificato il collegio. Così, con due nuovi magistrati, il processo è ricominciato lo scorso gennaio. La Corte ha disposto la riapertura della discussione dibattimentale con riferimento alla collaborazione di Vincenzo Scarantino che prima fece dichiarazioni accusatorie, poi ritrattò, creando una confusione quasi inestricabile. Sono stati perciò richiesti alcuni approfondimenti sui poliziotti che avevano gestito la collaborazione di Scarantino sin dall’inizio. La Corte ha poi ritenuto necessario acquisire precisazioni riguardanti la presunta intercettazione abusiva che sarebbe stata opera di Scotto Vincenzo. Costui però, è stato successivamente assolto con sentenza definitiva dalla corte d’Assise di Appello nel gennaio ’99 nel processo bis tenutosi a Caltanissetta. Su questo punto saranno nuovamente sentiti il dottor Genchi, perito della Corte del pubblico ministero, nonché i famigliari di Borsellino. La Corte ha ritenuto necessario procedere ad una nuova escussione di alcuni collaboratori quali Brusca Giovanni, Cancemi Salvatore, Ferrante Giovanbattista e di sentire poi, per la prima volta in questo processo, Siino Angelo e Sinacori Vincenzo. Poiché sono stati acquisiti anche verbali di altri processi, la Corte ritiene necessario procedere ad una nuova discussione e ora siamo nella fase di riapertura dell’istruzione per la quale è stato sentito Pulci Calogero, che ha già ricevuto una condanna definitiva a otto anni per associazione mafiosa, nonché una condanna come mandante di un omicidio, anche se la sentenza non è ancora definitiva. Mentre era detenuto Pulci, ad un certo punto, ha cominciato a parlare con i magistrati di Caltanissetta raccontando moltissime cose, tra cui sarebbe emerso un incontro avvenuto in carcere con un personaggio allora imputato per la strage di via D’Amelio, tale Murana Gaetano. La sua collaborazione nella strage non era stata suffragata da nessun’altra chiamata in correità e quindi la Corte ritenne, in primo grado, di assolverlo, pur risultando certa la sua appartenenza al gruppo di Aglieri. Il piccolo contributo di Pulci deve essere valutato adeguatamente dalla Corte e quindi abbiamo ritenuto necessario citarlo come imputato di reato connesso. Cosa pensa riguardo la cosiddetta pista dei mandanti esterni? La pista dei mandanti esterni può essere importante ed è in fase di indagini. Ma questo cosa può cambiare nella responsabilità di chi ha azionato il telecomando e fatto esplodere l’esplosivo? Io non vorrei banalizzare il compito del giudice di secondo grado, però ha un compito ristretto, non quello di cercare il mandante occulto Quando si arriverà alla verità definitiva sulla strage di via D’Amelio? Mi piacerebbe saperlo. Ho avuto rapporti di colleganza con Paolo Borsellino ed era una persona veramente particolare. Ricordo l’eco del botto, l’ho sentito da casa, ho visto il fumo e poi sono andata sul luogo delle macerie. Sono ricordi indelebili, soprattutto a distanza di così poco tempo da Capaci. Quindi mi piacerebbe sapere veramente tutto su questo, ma ci dobbiamo accontentare di quello che risulta dai dibattimenti. Leggendo e rileggendo migliaia di carte si vedono una serie di ombre… ma sono ombre. Certo, ci si chiede perché così presto, perché in modo così eclatante. Gli stessi collaboranti che ne hanno parlato, sembra che abbiano saputo molto poco, e parliamo di personaggi importanti, non soggetti qualsiasi. E non so come si potrebbero portare alla luce queste ombre. Noi abbiamo il compito di portare avanti questi due processi cercando di trovare elementi di chiarezza, soprattutto su alcuni imputati che, a nostro avviso, sono stati ingiustamente assolti dalle imputazioni e che ora sono liberi cittadini. Ma questo è semplicemente un compito giudiziario del magistrato in sede di appello e nient’altro. E chissà se mai sapremo altre cose. Abbiamo un Paese con una storia strana, una storia di vari Paesi che si sono riuniti. Pensavo anche alle stragi degli anni ’70, al terrorismo, tanti fatti che hanno destabilizzato il sistema politico, magari per cancellare o ricreare qualche equilibrio... È molto inquietante tutto questo anche se, alla fine, bisogna fare i conti solo con la realtà, cioè con quelle che sono le carte che abbiamo in mano, e basta. Queste cose si possono pensare però, purtroppo, vanno al di fuori di quella che è la stretta attività. Che segnale bisogna dare visto che in Sicilia si vive e si muore di segnali? Vorrei che non si dimenticassero questi fatti terribili. Il segnale credo che dovrebbe essere quello di non dimenticare. In quelle stragi sono rimasti coinvolti non soltanto i magistrati, ma anche quei poveri ragazzi che sono morti dilaniati, sono persone che avevano fatto una scelta di vita, sicuramente difficile, ma era una scelta per servire il bene. Ed è molto più facile scegliere di servire il male perché è più semplice, più comodo. Bisogna ricordarsi di queste persone che avevano fatto questa scelta e prenderle come esempio, si tratta di persone che veramente vanno ammirate. |
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In edicola dal 28 maggio 2008
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Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. |
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Inserto Terzo Millennio N. 58 In questo numero: Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero. Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa? Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze? Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina. Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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