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Antimafia Duemila

Wednesday
Aug 20th
Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow La posta del Direttore n°12
La posta del Direttore n°12 PDF Stampa E-mail

Cari lettori, vi ringraziamo per le numerose lettere che ci inviate, tuttavia vorremmo comunicarvi qualche avvertenza. Visto che siete in molti a voler pubblicati i propri scritti, vi preghiamo vivamente di essere concisi, altrimenti non possiamo dare spazio a tutti e creare quel dibattito costruttivo che vorremmo istaurare con voi. Sicuri della vostra comprensione e pazienza, aspettiamo di ricevere i vostri pensieri, considerazioni, domande...



Pubblichiamo alcuni stralci della lettera aperta inviata al Presidente della Repubblica da Elisabetta Scalici, compagna del discusso pentito Balduccio di Maggio. "Mi rivolgo a Lei - scrive la donna - perché solo Lei, che è il capo di questo Stato, può dirmi che non è vero che questo Stato sta uccidendo mio marito".


Mio marito - tale lo considero, anche se non siamo ancora sposati, perché da quando ha iniziato a servire questo Stato, non ha potuto ancora fare le pratiche per divorziare dalla prima moglie - è DI MAGGIO Baldassarre, detto Balduccio, nato a S. Giuseppe Jato il 19.11.1954, che ha avuto tanta fiducia in questo Stato da decidere di lasciare Cosa Nostra. Mio marito non era ricercato : quando è stato fermato, per la legge, era "pulito".
Aveva solo una pistola, per la quale gli potevano dare solo una piccola condanna e basta.  Non era nemmeno sospettato di appartenere a Cosa Nostra. Invece, quando è stato fermato dai Carabinieri, ha chiesto di parlare con qualche alto ufficiale, perché poteva fare arrestare Totò Riina, il capo di Cosa Nostra: è così grazie a mio marito, Totò Riina è stato arrestato. […] Mio marito è un soldato. Non ha mai ucciso se non nemici. […] E così è tornato al fronte: ha radunato i suoi uomini e prima di avviare le operazioni militari, li ha messi in contatto con lo Stato.  Questo, dopo, si è cercato di nasconderlo, accusando mio marito dell'infamia di aver lui tradito lo Stato, di aver ricostituito una nuova cosca mentre era sotto protezione, approfittando anzi del fatto di essere sotto protezione. Ma la verità non può essere nascosta: mio marito fece prelevare dai carabinieri Francesco Reda per averlo a Roma, dove alloggiavamo, dove si trattenne per diversi giorni: ci sono addirittura le fotografie. E Giuseppe Maniscalco e Nicola Lazio vennero messi in contatto con le Forze dell'Ordine. Ci sono stati diversi incontri. E così sono iniziate le operazioni militari: si colpivano obiettivi legati al clan di Giovanni Brusca, per costringerlo a scoprirsi, per "stanarlo". Di queste operazioni mio marito informava costantemente quelli che considerava i suoi superiori, esponenti delle istituzioni di quello Stato che lui adesso serviva. Era ovvio che Brusca, prima o poi, avrebbe risposto, mettendo in azione i suoi uomini. E quando questo è avvenuto e il primo degli uomini di mio marito, Francesco Reda, è caduto, torturato  e ucciso da Brusca con la motosega, per essersi rifiutato di  dire dove si trovava mio marito, questi si meravigliò che le forze dell'Ordine - quelle che lui considerava sue alleate, quelle che lui aveva tenuto costantemente informate di tutto - non si erano attivate per proteggere i suoi uomini. E quando un altro dei suoi uomini, Michelangelo Camarda, gli chiese aiuto, perché si sentiva in pericolo - si era accorto che una macchina lo seguiva -  mio marito chiamò i carabinieri di Morreale, chiedendo se sapevano qualcosa di quell'auto, ma gli risposero che poteva stare tranquillo, perché l'auto apparteneva a loro.
Ma quando, invece, subito dopo spararono a Camarda, crivellandolo di tanti colpi da rendere incredibile come sia riuscito a scampare alla morte, mio marito capì di essere stato mandato a combattere da solo. E quando i suoi uomini, spaventati, gli dissero "tu ci hai messo in questa situazione e tu ci devi tirar fuori" mio marito decise di intervenire personalmente, perché un militare non abbandona i suoi soldati. Ecco perché mio marito è tornato ad uccidere a S. Giuseppe Jato: perché si è sentito abbandonato dallo Stato.
Ecco perché quando, dopo l'arresto di Brusca, gli uomini che lui aveva raggruppato per metterli al servizio dello Stato, hanno cominciato a comportarsi da "mafiosi", occupando lo spazio lasciato libero da Brusca, Lui non ha fatto nulla per fermarli, pur non partecipando ai loro "affari" Lui ormai si era accorto che questo Stato non era come lui lo aveva immaginato, che forse era lui ad aver fatto la scelta sbagliata. E' tornato da me, ma non era più lo stesso uomo. […]
Sa che, per poter curare mio marito, prendendolo in casa con me, ho dovuto allora rinunciare alla protezione, esponendo me e mio figlio al pericolo di vendette mafiose?
Perché è stata data alla stampa anche la notizia del luogo dove abito con mio figlio? Sono state addirittura pubblicate anche le foto della palazzina, chi le ha fornite alla stampa?
Perché avviene tutto questo?
Mio marito non si è mai sottratto alle sue responsabilità: ha confessato omicidi dei quali non era nemmeno sospettato.
Ma io, ora, ho veramente paura che qualcuno voglia ucciderlo
Per la malattia di cui soffre, mio marito  può difendersi da chi voglia eliminarlo in maniera assolutamente "legale".
Già nel novembre del 1999 mio marito scrisse al suo avvocato che aveva paura che lo si volesse far morire in carcere.
Mi dica, la supplico, che questo, non è e non può essere vero.
(Elisabetta Scalici)



L’EREDITA’ DI FALCONE E BORSELLINO

Ciao sono Pietro,
devo prima esprimere la mia grande ammirazione e stima per la vostra pulizia morale, il vostro coraggio
e la vostra costanza nell'affrontare il tema della mafia da molti dimenticato. Nessuno vuole ammettere che l'eredità di Falcone e Borsellino viene continuamente calpestata dagli ostacoli, che pochi valorosi magistrati incontrano nell'approfondire certe questioni.
Falcone e Borsellino hanno sempre insistito sulla contiguità delle istituzioni con la mafia, e nessuno sembra accorgersi che quelle denunce sono ancora tutte senza risposta.(…)
Pietro (BA)

Caro Pietro, grazie delle tue parole, ci danno una grande carica per continuare ad andare avanti!
La lotta per il “diritto civile” non deve diventare utopia, ma deve dipendere dalla volontà degli uomini. Lo Stato, in senso istituzionale, è tenuto a rappresentare l’ordine  e l’utilità del sistema costituzionale, se ciò non avviene abbiamo il dovere di ricercarne le cause e trovare delle soluzioni.
Lorenzo e Silvia




SATYRICON


La trasmissione Satyricon, con la presentazione del libro di Marco Travaglio sulla nascita e le vicende che hanno caratterizzato l’impero Berlusconi, ha riportato alla luce fatti che non possono lasciarci indifferenti.
Molti degli elementi citati erano già conosciuti, altri sono certamente da approfondire. Ma in ogni caso si tratta di documenti pubblici in quanto presenti in inchieste delle Procure di Palermo e Caltanissetta.
Si tratta semmai di riportare all’attenzione di tutti fatti che per anni sono stati opportunamente sottaciuti impedendo a molti la formazione di una opinione ragionata su questioni di grandissima importanza.
Quello che indigna è la constatazione che già oggi in Italia nessuna voce può alzarsi dal coro piatto e buonista cui da anni ci hanno abituati i mezzi di informazione e che le reazioni scatenate dall’intervista a Travaglio ci prospettano un futuro in cui verrà bandita qualsiasi forma di ricerca della verità.
Dino Ass. Onlus

Caro Dino,
il tuo timore, purtroppo, ha solide basi. Ma finché ci sarà chi avrà il coraggio di contrastare ogni forma di abuso di potere la battaglia non sarà mai persa. E ti lascio ricordandoti le parole di un uomo che, da solo, è riuscito a cambiare il destino di un popolo: <<Io ricordo che nel corso di tutta la storia, la via dell'amore della verità ha sempre vinto. Ci sono stati tiranni, macellai; per un po' possono sembrare invincibili, ma la conclusione è che cadono sempre. Riflettici, sempre>>. M. K. Ghandhi
Silvia







Appello


Rendiamo pubblico l’appello e successivamente una parte della  lettera aperta inviataci dall’ “associazione per la pace e lo sviluppo del mediterraneo” in riferimento all’art.21 sulla libertà di pensiero promulgato nei giorni scorsi tramite internet a tutti i mezzi d’informazione e a molte personalità autorevoli a cui la rivista Antimafia Duemila  ha aderito.



Appello in difesa dell’art.21 della Costituzione
Il 27 dicembre 1947 a firma De Nicola, Terracini e De Gasperi veniva promulgata la Costituzione della Repubblica Italiana che all’art.21 così recita:“Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”
Il 22 marzo 2001 sembra che questo articolo della costituzione sia nei fatti non solo abrogato ma, a già segnali inquietanti sulla limitazione della libertà di pensiero (vedi la proposta sul controllo dei libri di testo nelle scuole), si aggiungono già le liste di proscrizione di antica memoria.
La proposta di regolamento applicativo depositato lo stesso giorno dal Polo delle Libertà a firma del senatore Baldini alla Commissione di vigilanza della Rai, vede la condanna di : “Porta a Porta, Il Fatto, Sciuscià, il Raggio Verde, Telecamere, Okkupati, Mi manda Rai Tre, Elmo di Scipio, la Storia siamo noi, Mediamente, Ottavo Nano, Satyricon, 3131 Chat, Prima pagina e Rai Tre Mondo”. E in sostanza anche nelle altre trasmissioni si adotta una regola generale, che alcuni anziani si ricordano molto bene : “ qui non si fa politica ”.
E’ stato scritto dai Palermitani in un piccolo libro nel settembre ’92 che uno dei criteri per “Liberarsi dal dominio mafioso” è che “ la democrazia va sempre migliorata, ma non può essere abrogata neppure per un momento. Democrazia significa che ciascuno di noi nasce libero, uguale per dignità ad ogni altro uomo, e di ogni altro uomo corresponsabile come fratello; significa dunque che ciascuno deve dire sinceramente a ogni altro: ho il diritto di dissentire dalle tue idee , ma sono disposto a dare la vita affinché tu abbia la possibilità di esprimerle. ”
Perciò rivendichiamo il diritto:
- alla libertà di sentire le parole di Paolo Borsellino,
- alla libertà del ricordo, della memoria di 50 anni di regime mafioso,
- alla libertà di usare le armi democratiche della satira, dell’ironia, della critica con tutti i mezzi di trasmissione possibili,
- alla libertà di raccontare ed insegnare la “i ” degli ideali: di giustizia, di tolleranza, del primato e della centralità della persona, del carattere inviolabile della persona umana, del pluralismo sociale e di libertà di educazione, di liberazione dal bisogno soprattutto delle fasce più deboli della popolazione, di solidarietà e di giustizia sociale a livello mondiale.

Ha scritto Giovanni Falcone che anche nelle situazioni più difficili e nei momenti bui “ possiamo sempre fare qualcosa ” spesso, come al solito con le mani nude.
No alle liste di proscrizione, No alle proposte da parte del Polo delle “Libertà ” di regolamenti applicativi alla Rai.
Si alla libertà di pensiero, di espressione, di critica, di satira. Perciò proponiamo:
- di sottoscrivere questo appello e spedirlo alla Presidenza della Repubblica (Fax 06-46993125, ed-mail : Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo )
- di spedire lo stesso appello al Presidente della Rai Roberto Zaccaria ( Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo )
- di esprimere solidarietà verso i programmi messi all’indice dal senatore Baldini.
24/03/2001
 
Al Presidente della Repubblica prof. Carlo Azelio Ciampi, al Presidente del Senato Sen. Nicola Mancino, al Presidente della Camera On. Luciano Violante, a tutti i gruppi Parlamentari, al Presidente della Rai dott. Roberto Zaccaria, a tutti i mezzi d’informazione

Oggetto: Appello in difesa dell’art. 21 della Costituzione Italiana.


Gent.mo Sig. Presidente della Repubblica,
quando a fine marzo del c.a. tra alcuni amici di associazioni di volontariato ci rendemmo conto che era necessario fare qual cosa per reagire ad un clima che si era concretizzato in proposte di liste di proscrizione e dichiarazioni pubbliche di rappresentanti parlamentari che, per cultura di parte, mettevano in discussione i fondamenti della nostra Costituzione, in merito alle “libertà di….”, (…) decidemmo, superando rabbia ed indignazione per l’istaurarsi di atmosfere degne del peggiore maccartismo, di promuovere questo appello in difesa dell’art.21 della Costituzione, dato che non vedevamo strumenti che i cittadini comuni avessero per esprimere la loro opinione su queste questioni.
L’appello che Le rappresentiamo (…) ha cominciato a girare in tutta Italia.(…)
Insieme alle adesioni, sempre messaggi d’incoraggiamento e riflessione che ci hanno tanto arricchito.
Ne riportiamo alcuni che riteniamo tra i più significativi:
- “ Ci uniamo volentieri all'appello da voi diffuso, poiché siamo fermamente convinti della necessità urgente di prendere posizione dinanzi alla minaccia di un fondamentale diritto qual é quello sancito e difeso dall'art. 21. Ai nostri ragazzi, nell'ambito dell'educazione alla Pace e alla legalità che portiamo avanti da quattro anni (nonostante tutte le difficoltà), abbiamo sempre proposto il confronto, la riflessione e la libera espressione di parola, come uno degli strumenti fondamentali di crescita e di partecipazione democratica alla vita quotidiana di un paese. Per noi non si tratta soltanto di "parole", ma in tutte le occasioni che abbiamo avuto, abbiamo sempre espresso la nostra posizione, anche se impopolare o non gradita.... anche a coloro che dovrebbero rappresentare al meglio le istituzioni.”
Per l'Associazione Culturale "Il Germoglio"- Corleone (PA)
Maria Elena Bagarella e Liborio G.
- “ Do il mio sostegno a questo appello alla libertà di pensiero, di parola e di stampa sancita dalla nostra Costituzione convinto che la libertà sia il valore che porta alla verità.Chi ha paura della verità non ha che l'arma della paura, dell'intimidazione e dell'impostura (in una parola: della mafia) per comunicare con i suoi simili.Ma "la verità ci farà liberi" disse 2000 anni fa un certo Gesù di Nazareth.”Gregorio Porcaro.
- “Aderisco all'appello perché credo nella libertà, quella stessa che sto cercando di insegnare ai miei figli sull'esempio di chi per la stessa libertà ha dato la sua vita.”
Pippy Salerno
Signor Presidente è stato scritto nei cuori di tanti cittadini:
“ Ognuno faccia la sua parte piccola o grande che sia ” ; noi, che con spirito di servizio abbiamo portato avanti questa iniziativa, Le consegniamo questo nostro lavoro affinché, ove lo ritenesse opportuno, racconti a quei parlamentari che giudicano la Costituzione solo un vecchio libro in disuso, di tanti italiani che pensano la Costituzione come un bene inalienabile e i cui principi siano gli elementi portanti per continuare a costruire la nostra comunità.
Un saluto, a nome di coloro che hanno collaborato a questa iniziativa, carico di tanta passione civile

Nino Lo Bello - Presidente dell’Associazione per la Pace e lo Sviluppo del Mediterraneo - onlus
Palermo 17/04/2001
e-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
(Seguono seicento firme)





Patto di scambio politico-mafioso

"Che fine ha fatto la legislazione antimafia?"



A chiederlo è Antonio Ingroia, nel suo "Corpus iuris antimafia" (Micromega n°1/2000) magistrato in prima linea, che fu al fianco di Paolo Borsellino. Ma le analisi dei giudici, i loro commenti, le loro valutazioni sui problemi della giustizia, i loro gridi d'allarme rimangono inascoltati, quando non diventano oggetto di calunnie o di esplicita condanna, perché? Perché la giustizia è affare solo della politica; infatti, sono i politici ad occuparsene, nelle emergenze, a suon di "pacchetti" e casse di risonanza, per regolare l'ansia dell'opinione pubblica, che, così soddisfatta, riprende a dormire, come i tesori dell'Avare di Puskin. Intanto, continua, sistematica, l'opera di (bonifica), come la definisce lo stesso Ingroia,  "la bonifica dei rapporti collusivi politico-mafiosi". Risale a qualche mese fa la sentenza emessa dai giudici della Corte di Cassazione, sul "reato di scambio elettorale" essa dichiara che il reato sussiste solo a condizione che sia stipulato un patto, un patto di scambio tra il politico e l'organizzazione mafiosa.  Il significato della sentenza è che non si può condannare in assenza di prove. Formalmente ineccepibile, questa sentenza è l'espressione  della positività del diritto. Ma perché una sentenza abbia un suo valore giuridico sostanziale occorre che essa tenga conto della specificità dell'oggetto, in questo caso, della tipicità del fenomeno mafioso. Quali prove ci si aspetta che la mafia lasci dei suoi patti stretti con chi che sia? La mafia, per una sua antica tradizione, firma solo "patti di sangue", non carte bollate! Tornano utili a questo proposito le osservazioni di Antonio Ingroia, la pericolosità pericolosità e le caratteristiche del fenomeno mafioso impongono allo Stato non una legislazione eccezionale, ma una legislazione speciale, un adattamento - cioè - degli ordinari strumenti normativi alla straordinarietà di un fenomeno criminale..." (ivi,cit.) Ci troviamo di fronte  a un dilemma, lasciato insoluto da questa sentenza della Cassazione:
A) o si riconosce che la mafia è un organizzazione criminale che ha una struttura territoriale, finanziaria, militare, per cui ogni suo atto ne porta impresso il marchio infamante e, quindi, si riconosce che i volti di mafia, frutto del suo diretto controllo sul territorio, sono strumenti di corruzione politica;
B)  ovvero se si riconosce che i voti di mafia sono trasparenti, ossia hanno   come loro obbiettivo, il beneficio del politico, allora si deve ritenere che l'organizzazione mafiosa è un'associazione benemerita.
Ma su questo dilemma lasciamo che sia Giovanni Falcone a pronunciarsi, proprio Lui, che morì assassinato dalla mafia, per avere voluto indagare sui rapporti collusivi mafia-politica, nonostante gli avvertimenti di Tommaso Buscetta. Apriamo alle pagine 165 e 166 l'opera di Giovanni Falcone, "Cose di Cosa Nostra" e leggiamo: "La mafia - è un fatto risaputo - controlla gran parte dei voti in Sicilia... Le basta far eleggere amministratori e politici "amici" .... e ciò sia per orientare il flusso della spesa pubblica, sia perché vengono votate leggi idonee a favorire le sue opportunità di guadagno e ne vengano bocciate altre che potrebbero esercitare ripercussioni nefaste sul suo giro d'affari... E' evidente che è la mafia ad imporre le sue condizioni ai politici e non viceversa... E più avanti leggiamo le dichiarazioni di due pentiti, Francesco Marino Mannoia e Antonio Calderone, riportate nel testo. Il primo parla di "decine di migliaia di voti sotto influenza nella sola Palermo"; il secondo, dichiara: "...è sempre bene sapere  chi sono i politici appoggiati da Cosa Nostra, perché ci si può rivolgere a loro, quando si ha bisogno di un favore...". Dunque, non sembra si tratti di voti trasparenti, ma per dimostrare che si tratti di un patto di scambio, ci vogliono le prove e queste possono essere ricavate dalle dichiarazione dei pentiti o e dalla decodificazione di alcune leggi proposte o bocciate da politici "in odore di mafia". Ma queste proposte sono solo utopiche. I pentiti sono stati diffamati perché non potessero nuocere ai politici "amici" o giustiziati dalla mafia perché "infami"; e i magistrati non hanno titolo per decodificare lo spirito delle leggi votate o bocciate in parlamento allo scopo di favorire Cosa Nostra". Rimane così sancita la pari dignità tra i voti degli onesti cittadini e i voti  estorti dalla mafia. Tutti coloro che hanno costruito il proprio potere politico sui voti della mafia "sono in regola", per una sorta di "condono edilizio". Non ci resta che sperare che insieme con i voti della mafia sia benedetta anche la mafia!

Mariadelaide Briguccia
Monfalcone, marzo 2001  



BOX1

Comunicato stampa


di Nando dalla Chiesa

Non c'è più Saveria Antiochia, nonna del movimento antimafia
Si è spenta oggi a Roma all'età di 79 anni Saveria Antiochia, per 15 anni nonna affettuosa e ben voluta di tutto il movimento antimafia.  Il suo nome si lega a quello del giovane agente di polizia Roberto Antiochia, il quale venne ucciso con il commissario Ninni Cassarà nell'agosto del 1985 a Palermo, dove era tornato volontario dalle ferie dopo l'assassinio del commissario Montana, avvenuto una settimana prima.  Da quel momento Saveria Antiochia, vedova e madre di altri due figli, ha combattuto una lunga e difficilissima battaglia per la verità su quel delitto, battendosi non solo per l'affermazione della giustizia nelle aule giudiziarie ma anche per denunciare le complicità tra mafia e istituzioni, da quelle investigative a quelle politiche.  Amata per la sua grande pulizia morale e per la sua capacità di sacrificarsi per la riuscita di ogni manifestazione antimafia nelle tante regioni in cui veniva invitata, ha rappresentato dal 1985 allo scorso anno un punto di riferimento inesauribile a dispetto dell'età e dei primi segni del male che la aggrediva.
Al suo pellegrinaggio instancabile per scuole, parrocchie e biblioteche si è accompagnato l'impegno più diretto in associazioni e organizzazioni.
A Milano fu nel 1985 tra i soci fondatori del circolo Società civile (unico socio non milanese per il quale il circolo fece eccezione), di cui è stata tra i più fedeli e generosi interpreti.  Protagonista di molte campagne di opinione anche con l'associazione Libera e collaboratrice del Coordinamento antimafia di Palermo, non mancò mai negli ultimi anni di far sentire la sua voce di pungolo presso gli esponenti parlamentari che riteneva più impegnati sul fronte della lotta alla mafia.
L'Italia conobbe per la prima volta la qualità della persona quando nell'estate del 1985 scrisse una lettera dura ed emozionante pubblicata in prima pagina da Repubblica, indirizzata all'allora ministro dell'Interno Oscar Luigi Scalfaro. Molti dissero che si trattava di una strumentalizzazione e lo argomentarono sostenendo che era impossibile che la madre di un agente di polizia scrivesse in un italiano così corretto. Ma anche questo era uno dei pregiudizi che Saveria Antiochia seppe sconfiggere, Lei, donna colta e amante della pittura, e pittrice ella stessa.
Oggi, le migliaia di persone che si sono battute per la sua stessa causa, la ricordano con affetto e malinconia. Per questo, credo di poter chiedere alla stampa nazionale di dedicarle un piccolo ricordo.
 
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    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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