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Antimafia Duemila

Friday
Aug 22nd
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Libri di casa nostra N°12 PDF Stampa E-mail


DON PUGLISI
Vita del prete palermitano ucciso dalla mafia

Francesco Deliziosi

La sera del 15 settembre 1993 un proiettile di mafia sparato alla nuca spegneva la vita di uno sconosciuto sacerdote di periferia  a Palermo. In poco più di sette anni quel colpo di pistola ha segnato un pezzo di storia della Chiesa e della società civile in Italia. Il clan di Brancaccio autore del delitto – lo stesso che organizzò gli attentati dell’estate ’93 tra Roma, Firenze e Milano – è stato sconfitto dalla controffensiva dello Stato e dalla rivoluzione del quartiere. La vittima, padre Giuseppe Puglisi, è in cammino verso la beatificazione come martire. Citato più volte dal Papa durante le visite in Sicilia, ricordato durante le celebrazioni ufficiali del Giubileo, è additato a esempio dai vescovi siciliani. 
Ma chi era davvero padre Puglisi? L’autore, che lo ha conosciuto personalmente ed è stato tra i suoi collaboratori a Brancaccio, ne traccia un ritratto originale, attingendo dai suoi scritti inediti e attraverso una serie di nuovi documenti e testimonianze.
Del primo martire antimafia emerge la straordinaria lezione di amore e di non violenza; il carisma di educatore, la preparazione culturale e teologica, la capacità di dialogo.
La biografia mette in luce che don Puglisi era consapevole di quanto grande fosse il rischio della vita in una terra di mafia. Ma il sacerdote trovò il coraggio di andare avanti, tra minacce e intimidazioni.
Il suo sangue è stato seme di rinascita e di fede: lo raccontano nel libro i tanti la cui esistenza è stata segnata dall’incontro con questo umile sacerdote. Anche il killer, oggi collaboratore di giustizia, che padre Puglisi accolse con un sorriso e un ineffabile <<Me lo aspettavo>>.
Mondadori
£ 32.000



FRATELLO P2 1816

Mario Guarino

Il finanziamento occulto della scissione di Democrazia nazionale dal Movimento sociale italiano. L’affiliazione alla Loggia massonica segreta. Gli affari multimiliardari fra il piduista Ferruccio De Lorenzo, presidente dell’Enpam, e l’Edilnord del piduista Berlusconi. Le manovre del piduista 1816 intorno al “Corriere della Sera” controllato dalla P2. Il fratello Mino Pecorelli e il “fratello” Berlusconi. Mille miliardi di immobili berlusconiani rifilati agli enti previdenziali parastatali. L’ombra di Stefano Bontate, superboss mafioso affiliato alla massoneria. Le manovre del palazzinaro di “Milano 2” per aver la poltrona di presidente della Cariplo. Le mani del “fratello” 1816 sul “Giornale” di Montanelli. L’attacco al monopolio della Rai; Canale 5 e il Mundialito della P2. Il sodalizio politico – affaristico con Bettino Craxi: monopolio della Tv privata e tangenti in Svizzera. Centinaia di miliardi anonimi, migliaia di miliardi di fondi neri. L’infiltrazione della Fininvest in tutti i partiti politici. Scandali e corruttele intorno alla legge Mammì. La condanna (amnistiata) del Tribunale di Venezia per falsa testimonianza.
Kaos
£ 30.000



LA SENTENZA ANDREOTTI
Politica, mafia e giustizia nell’Italia contemporanea

Nicola Tranfaglia

Al termine di uno dei più clamorosi e discussi processi della storia della repubblica italiana, il 23 ottobre 1999 il Tribunale di Palermo assolveva Giulio Andreotti dalle accuse di complicità con la mafia. La sentenza è stata variamente commentata da giornali e televisioni, ma probabilmente non è stata letta con la dovuta attenzione: piuttosto, è stata strumentalizzata e mistificata in base alle esigenze della polemica politica del momento. E se le oltre 4000 pagine della sentenza potevano intimidire anche i lettori più volenterosi, le cinquanta pagine del capitolo finale, le Conclusioni, meritavano senza dubbio una lettura più attenta: offrono infatti un quadro esauriente del ragionamento svolto dal Tribunale e degli argomenti affrontati nel processo.
La sentenza Andreotti presenta questo significativo documento, con il commento di Nicola Tranfaglia, uno dei più esperti storici della mafia (e dell’Italia contemporanea), attento osservatore dell’evoluzione dei rapporti tra la criminalità organizzata e la politica. Tenendo ben ferma la netta distinzione tra la responsabilità penale e giudiziaria e quella storica e politica, Tranfaglia affronta diversi temi cruciali: dal rapporto tra giustizia e mass media alle diverse prerogative e responsabilità di giudici e storici. Ma soprattutto inserisce il processo, la sentenza e la figura dell’imputato in un contesto di più ampia portata: quello della storia italiana dal dopoguerra (o addirittura dallo sbarco americano in Sicilia) alle cruciali trasformazioni degli ultimi anni.
Garzanti
£ 19.000




IL GATTO NEL PALAZZO
Undici anni di attività investigativa
Con “Prefazione” di Ugo Colonna

Biagio Gatto

Biagio Gatto, nato a Comiso nel 1947, maresciallo aiutante, sostituto ufficiale pubblica sicurezza, vive da diversi anni a Messina, dove ha svolto, fino al 1995, attività di polizia giudiziaria.
In questo libro autobiografico narra undici anni di attività investigativa presso il nucleo operativo del comando provinciale carabinieri di Messina.
Armando Siciliano Editore
£ 20.000




MONTALTO
Fino all’ultimo respiro
Prefazione di Gian Carlo Caselli

Donato Placido e Antonio D’Errico

Giuseppe Montalto fu barbaramente ucciso in un agguato mafioso a Trapani la sera del 23 dicembre del 1993. Aveva trent’anni. Lasciava la moglie, Liliana, e la figlioletta di cinque anni, Federica. L’altra figlia, Ilenia, non l’ha mai conosciuta: è nata dopo la sua morte.
In questo libro, si tratteggia innanzi tutto la sua personalità: un giovane buono e generoso, che svolgeva il suo lavoro di agente della polizia carceraria mostrando gentilezza e comprensione verso chi, dovendo scontare il suo debito verso la società, era costretto a subire il carcere.
Non giudicava, Montalto. Altri avevano già assolto questo compito. A lui spettava solo sorvegliare, e questo faceva, ma senza sentire la necessità di mostrare crudeltà, o inimicizia, o rancore. Tenendo sempre presente che di fronte a lui c’erano degli esseri umani.
Ma all’Ucciardone di Palermo, nella sezione in cui erano detenuti i mafiosi, questi suoi principi si frantumano contro il muro della barbarie di chi non crede che esista uno Stato e una Legge. Probabilmente la mafia, con il suo assassinio, ha voluto proprio dare un segnale di “guerra” allo Stato.
Gian Carlo Caselli, in prefazione, sottolinea il difficile ruolo della polizia penitenziaria, alla quale si chiede, spesso, di “riuscire là dove nessun’altra istituzione è riuscita; si chiede di vincere là dove tutti gli altri hanno perso”.
Un libro destinato a tutti coloro i quali si confrontano, e studiano i problemi della realtà carceraria italiana.
Edizioni Giuseppe Laterza
£ 18.000




MAFIA
Prefazione di Nando Dalla Chiesa

Enzo Guidotto

Cos’è la mafia? A questa domanda l’autore ha risposto per approssimazioni successive attraverso l’analisi storica, sempre documentata, degli elementi costitutivi del fenomeno: l’economia mafiosa, il collegamento con i pubblici poteri e la violenza mafiosa che negli ultimi anni ha colpito anche carabinieri, poliziotti, ufficiali, funzionari, magistrati, uomini della democrazia, giornalisti, liberi professionisti, imprenditori. Alcuni di questi omicidi sono stati definiti “delitti politici” dai giudici che hanno ricostruito il contesto nel quale essi sono maturati, mentre lo stesso presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha manifestato la convinzione che <<la mafia è politica e chi va inseguendo altre cose vuol dire che non vuole prendere i mafiosi>>. Ecco perché, con riferimento all’origine, allo sviluppo ed alla configurazione attuale, la mafia può essere definita un potere economico e politico esercitato con la violenza.
Per dare sfogo alle proprie mire, però, la “piovra” non fa leva soltanto sul denaro, sulle connivenze e sul sangue. Per sguazzare con tracotanza nell’impunità, il nostro assassino ha anche bisogno di un particolare liquido vitale, rappresentato da quella cultura mafiosa che, secondo il cardinale Salvatore Pappalardo, <<è clientelismo e favoritismo insieme; è credersi sicuri perché protetti da un amico e da un gruppo di persone che contano; è pretesa di fare a meno della legge e di poterla impunemente violare. Simili atteggiamenti non si riscontrano solo individui o gruppi caratterialmente delinquenti ma anche in tanti che con il loro abituale comportamento arrogante e pretenzioso si dimostrano culturalmente mafiosi, anche se ostentano una rispettabilità sociale>>.
Una volta questa mentalità era presente in aree geografiche ben definite. Ma chi può sostenere oggi che essa sia ancora circoscritta alla Sicilia o tutt’al più al Meridione? <<Se il mafioso è una figura locale – ha scritto Giorgio Lago, direttore de Il Gazzettino di Venezia – il “sentire mafioso” è un delitto nazionale che richiede la mobilitazione della democrazia e dei suoi mezzi, non un sentimento settario che produce separazione e razzismo. Contro la cosca mafiosa può bastare una retata; contro il “sentire mafioso”, dentro il quale si nutre la cosca, sono necessari mutamenti civili>>.
Da ciò - sostiene l’autore – l’esigenza di avviare una strategia di lotta di grande respiro lungo quattro versanti: all’azione di prevenzione e di repressione delle forze dell’ordine e della magistratura bisogna infatti affiancare un’azione capace di promuovere seriamente ed una volta per tutte lo sviluppo economico ed il progresso sociale nelle zone del tradizionale dominio delle cosche, un’azione di risanamento nel campo politico ed amministrativo, un’azione culturale ed educativa per rendere i cittadini – soprattutto i giovani e non soltanto nel Sud – consapevoli fino in fondo del ruolo che deve svolgere il “popolo sovrano” di uno Stato democratico e di diritto come il nostro, basato su quei valori universali e perenni di libertà, democrazia e giustizia che, dopo essere stati la bandiera della Resistenza, sono diventati l’essenza stessa della Costituzione repubblicana: soffocati ieri dal fascismo, sono minacciati oggi dai poteri criminali e occulti. Una battaglia impegnativa, dunque, che può essere vinta a condizione che tutti, Parlamento, Governo, Magistratura, forze dell’ordine, partiti, sindacati, scuola, gruppi culturali, Chiesa e società civile, diano il proprio contributo al di là degli steccati ideologici e politici, come si è fatto nella lotta al terrorismo.
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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