| Impegno costante nella lotta alla mafia |
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Pagina 2 di 2 In altri termini: la mafia è un fenomeno troppo serio perché lo si possa affrontare in maniera poco seria. I gradini della scala devono essere percorsi tutti e i gradini si iniziano dal basso, non dall'alto. Chi pensa che possano esservi scorciatoie di qualsiasi tipo, chi pensa che la mafia si possa affrontare con legislazione dell'emergenza quando è un fatto endemico di certe zone del meridione con una diffusività in tutto il territorio dello Stato e all'estero sbaglia di grosso. Ed è proprio questo che dal mio punto di vista, da tecnico, io non riesco a condividere, non riesco a comprendere com'è che non si capiscano queste elementari verità. Mi diceva un giorno un collega americano: voi affrontate la criminalità organizzata in modo disorganizzato. Ed è verissimo. Ci sono problemi che non si possono toccare ma da cui dipende l'effettività della risposta dello Stato, e io metterei all'ultimo posto il problema finanziario, il problema dei mezzi. Ma non perché sia meno importante degli altri, anzi caso mai è vero il contrario, ma perché una risposta in termini finanziari in mancanza di una lucidità di strategia serve solo a dilapidare ulteriormente le risorse statuali. Bisogna scendere nel concreto, bisogna rendersi conto che non ha senso il pretendere che i carabinieri e la polizia mandino gli uomini migliori nelle zone più calde quando poi questi carabinieri e queste forze di polizia saranno dirette da uditori giudiziari di prima nomina che hanno come unico pensiero quello di ritornare al paese d'origine. Ed io mi meraviglio come nessuno finora abbia colto la immoralità della proposta di incentivare la presenza degli uomini migliori della magistratura nelle zone di frontiera. In un paese civile gli uomini migliori devono poter essere mandati nelle zone in cui c'è maggiormente bisogno di loro, senza nessuna incentivazione. L'incentivazione poi è un fatto interno, ma meno che mai io parlerei di incentivazioni economiche. Il problema è quello di affrontare finalmente certe questioni che sono estremamente importanti. Io mi scuso se vi tedierò perché sono questioni che tecnicamente spesso sfuggono, ma proprio da queste questioni dipende una risposta di efficacia. Ancora una volta il coordinamento non viene affrontato, non si possono affrontare problemi che riguardano organizzazioni di proporzioni gigantesche con una struttura investigativa da parte della magistratura, mi riferisco soprattutto, che non può reggere alla prova dei fatti. Non ha senso che si crei un nuovo processo penale in cui la centralità di tutto spetta al Pubblico Ministero. Un Pubblico Ministero totalmente diverso dal passato, un Pubblico Ministero che non è più il paragiudice ma che affronterà il processo ad armi pari rispetto alla difesa. E che proprio per questo deve potersi muovere con agilità e snellezza. Ora non è possibile che di fronte a problemi di dimensioni che esulano ampiamente dal ristretto ambito della circoscrizione giudiziaria ci debbano essere tante e tante strutture di magistrati, del Pubblico Ministero che si accordano e che si collegano solo se vogliono. Nel momento in cui si parla di queste cose, ecco che subito insorge la corporazione, e mi riferisco alla mia corporazione. Ecco che l'eretico viene tacciato di infamia, ecco che si dice che si vogliono creare centri di potere e così via ma la situazione è questa. In Spagna, per il traffico di stupefacenti c'è il fiscal de la droga, con competenza su tutto il territorio nazionale. In altri paesi ci sono strutture analoghe e non solo per i problemi del traffico di stupefacenti ma anche per il problema della droga. Non si può, perché altamente lesivo dei principi democratici, affidare il coordinamento a strutture esterne al magistrato del Pubblico Ministero. E' straordinario: mi riferisco all'istituto dell'Alto Commissario. Grande stima nei confronti della persona fisica ma la struttura è nata sulla base di un equivoco. Cioè sulla base che si potessero coordinare le forze di polizia dall'esterno non tenendo in alcun conto che in quello stesso momento entrava in vigore un codice di procedura penale che prevede il coordinamento da parte del Pubblico Ministero. […][Quindi] siamo in presenza di due monadi, la magistratura nel suo complesso e l'Alto Commissario nel suo complesso, che tuttavia può avere un ruolo utilissimo come struttura non serva, ma servente rispetto al Pubblico Ministero. Questi equivoci devono essere risolti perché fino a quando non saranno risolti, l'azione statuale peccherà per difetto, peccherà per incisività perché tutti gli sforzi che si faranno potranno e saranno puntualmente vanificati da attività in senso contrario, da gelosia, da tutta una serie di problemi che sarebbe troppo lungo enumerare. Come non rilevare che mentre adesso ci si allarma tutti per la presenza di questa criminalità organizzata che ammazza, che ruba, che cerca di conquistare il potere e così via, nel frattempo vengono approvate certe leggi che creano obiettivamente degli ostacoli? Nessuno si è accorto che le misure di prevenzione, così come sono modificate, praticamente diventeranno impossibili da attuare perché è prevista una pregiudizialità da parte del processo penale, quindi soltanto dopo che finirà il processo penale si potrà stabilire se irrogare qualche misura di prevenzione nei confronti dei soggetti pericolosi. Come non renderci conto che anche le recentissime modifiche della legge antidroga hanno creato ulteriori problemi? e non mi riferisco alla parte della punibilità o meno del tossicodipendente. Insomma tutti sono stati attratti da questo problema indubbiamente di gravità notevole e, distratti da questo problema, non ci si è accorti che è stata approvata una legge che anche sotto il profilo lessicale, sotto il profilo formale, ripete istituti del vecchio codice di procedura penale, creando problemi di applicazione pratica notevolissima, nel momento stesso in cui si introducono dei principi che sono estremamente importanti: le consegne controllate, la possibilità di acquisto simulato di partite di droga e così via, la possibilità di ritardo nell'esecuzione degli arresti e così via. Perché dico tutte queste cose? e termino subito. Perché se non ci si renderà conto che questi problemi devono essere risolti in maniera concreta e con il supporto e l'ausilio e i suggerimenti di chi operativamente sul campo dovrà applicare queste norme, allora potranno essere riversate sulla Magistratura tutte le ricchezze finanziarie dello Stato ma il problema non sarà risolto di un millimetro.(16 settembre 1990, Modena, Festa Nazionale dell’Unità. Intervento di Giovanni Falcone al dibattito “Le nebbie della repubblica: impunità e riforme dello Stato”).
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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