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Antimafia Duemila

Friday
Aug 22nd
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Una prostituta in meno in citta’, una lucciola in piu’ sulle strade PDF Stampa E-mail

“Colpo” al business della mafia catanese: finisce l’ era del “sesso a pagamento” nel quartiere a “luci rosse”, ma gli affari continuano

di Marco Benanti

Muta il quadro degli affari mafiosi e cambiano anche i luoghi del malaffare. Sotto l’Etna, la criminalità organizzata predilige ancora appalti e riciclaggio, ma modifica le strategie per la prostituzione. L’occasione è la chiusura, dopo un megablitz dei carabinieri, del celebre “quartiere del vizio”, il Vecchio San Berillo al centro storico: finita l’epoca della “casbah cittadina” adesso il “giro” si è spostato. Sono l’autostrada Catania-Gela, la Catania-Palermo, l’area che gravita sui comuni di Lentini e Carlentini, nel siracusano, ad ospitare adesso “lucciole” africane e di recente anche dell’Est europeo. Per le altre che prima vendevano il loro corpo nel centro cittadino, è arrivato già il “trasferimento” in altre città: Napoli, Milano, Torino. La mafia reagisce ai “colpi” delle forze dell’ordine e cambia strategie.
Intanto, “piange” il cuore di vecchie e nuove generazioni di catanesi: finisce la decennale epoca di “San Berillo Vecchio”, un reticolo di vie e vicoli fetidi, a ridosso della “City” e del Teatro Massimo Bellini. Chiude i battenti uno dei “prodotti” della speculazione edilizia delle giunte democristiane degli anni Cinquanta e Sessanta, che costò la “deportazione” di oltre duemila persone nel “Nuovo San Berillo”, a decine di chilometri di distanza. Ultimo capitolo, quindi, per  questa “casbah del sesso”, caso pressoché unico in Italia, un vanto per i “galli brancatiani” che amano le notti brave nei vicoli del centro storico, un’oscenità, colpevolmente tollerata per decenni dall’establishment, per altri. A chiudere un’epoca c’è voluto, però, il vertice Onu di dicembre, animato dal Ministro ex sindaco Enzo Bianco: non soltanto una singolare coincidenza per un blitz “monstre” dei carabinieri, con oltre duecento colombiane allontanate ed espulse, diciassette “bassi” sequestrati e murati, interi gruppi criminali, dagli sfruttatori alle maîtresse, ai “mediatori” sgominati, un affare di centinaia di miliardi per la mafia interrotto. Un fiume di denaro, certamente, che parte dalle trenta- quaranta mila lire a prestazione per circa quattrocento “lucciole”, prosegue con le centomila lire al giorno pagate dalle stesse per usare topaie dove manca anche l’acqua e la luce e finisce con le decine di milioni di “debiti” contratte dalle prostitute, vero e proprio meccanismo feudale, fatto di minacce e violenze di ogni tipo, utilizzato dalla criminalità per alimentare il “mestiere più antico del mondo”. A completare l’affare, i profitti per venditori di candele e bombole del gas, oltre a quelli alimentari e agenzie per telefonate internazionali, dove per anni le “lucciole” hanno portato parte dei propri guadagni, confluito per il resto nell’affitto di case del centro commerciale e in rimesse per le famiglie di madrepatria.
In ogni caso, è stata un’operazione davvero spettacolare quella di dicembre, fra urla di donnine trascinate via e la curiosità dei passanti, a distanza di nove anni dall’analoga azione diretta dall’allora Pm di punta della Procura, Felice Lima. Anche allora, furono murati decine di “bassi” dove le colombiane, prima dell’invasione dell’Africa, vendevano il loro corpo, fra le vie fetide del rione: non passò, però, qualche mese, che quei mattoni furono buttati giù e tutto tornò alla “normalità”, dall’usura imposta alle “lucciole” dal clan della Savasta, uno dei più sanguinari della città, guidato per anni da due “pezzi da novanta” come  Orazio “ ‘u lisciu” Nicolosi, di cui si occupò per anni il Pm della Procura, Flavia Panzano, al sesso a buon mercato di prostitute, trans e omosessuali. Uno scenario “dejavù”: via vai dalla mattina a notte fonda di studenti alla “prima esperienza”, di giovani “vitelloni” in cerca di emozioni forti, di uomini “maritati” annoiati dalla moglie, e poi ancora insospettabili “colletti bianchi”, turisti curiosi di conoscere un “pezzo di Amsterdam” sotto l’Etna, militari di Sigonella in versione “rambista” e di “contorno” venditori ambulanti ed extracomunitari legati a traffici illeciti, dalla contraffazione di cassette al traffico di droga. Di tutto di più, che oggi, però, è un ricordo. Non tutto è finito, però: abbandonate le “casupole” a livello della strada, le “donnine” si sono riversate proprio in strada. Prima lo hanno fatto dando vita ad un “comitato spontaneo”, animato dalle colombiane, che ha inviato anche una lettera aperta al sindaco, in cui si chiedeva di “essere messe in grado di lavorare”, poi, messo da parte “il diritto al lavoro”, sono tornate all’ “opera”. Le vie attorno alla zona “hard” si sono animate di decine di ragazze del Nord Africa: indumenti succinti, chili di trucco e profumo, richiami “diretti” ai passanti in macchina o in moto, questi giovani nigeriane, ma anche ghanesi, senegalesi, e della Costa D’Avorio, con qualche presenza anche da Santo Domingo, hanno riproposto il clima per qualche settimana dimenticato. Un mix di cosce e seni all’aria, clienti in trattativa affacciati dal finestrino, fra radio a tutto volume e clacson assordanti e soprattutto carabinieri all’inseguimento dei primi e delle seconde, in un tourbillon da “guardie e ladri”, sollecitato anche dalle lamentele continue degli abitanti dell’area. Ecco, allora, nuovi controlli, nuovi fermi, nuove espulsioni, con l’obiettivo finale di “chiudere la faccenda”. “Si fa sul serio”, assicurano, infatti, dal comune, in testa il sindaco Scapagnini. “Sono esseri umani anche loro” ha detto il primo cittadino, che comunque ha già annunciato un progetto di risanamento del quartiere, che nelle intenzioni della giunta, dovrà accogliere botteghe artigiane e commerciali. Una via d’uscita per le “lucciole è arrivata, invece, dalle iniziative “antiprostituzione” di Don Benzi e padre Cesare di Lecce, da “strutture-famiglia” a fondi per uscire dal bisogno. Tutto risolto, allora? Niente affatto. Resta, infatti, il “mistero” sulla proprietà di molti immobili, dove, fra locandine “hard” e foto di riviste porno al muro e ceste di preservativi di lato ai letti, per decenni si è esercitata la prostituzione. L’abbandono di molte case da parte di proprietari, alcuni già defunti, ha accentuato questo “vuoto”, mentre da altri c’è anche il rifiuto di avvicinarsi a quella “zona di perdizione”. In questo quadro, c’è anche chi pensa alla riqualificazione del rione: un’occasione, non l’unica, per trovare nuove vie per speculare su immobili comprati a due lire e già pronti per essere rivalutati con i progetti del comune. In città molti lo giurano: i nuovi “imprenditori” della “nuovo corso” sono già pronti all’affare. In nome della “moralità”, naturalmente.

 
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    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
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    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
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