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Aug 22nd
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Sole Bruciato PDF Stampa E-mail
Il drammatico libro di Elvira Dones sulle mafie della prostituzione
di Mara Testasecca

Quella sera di settembre l’aria era tiepida a Matera e nel cielo limpido si stagliavano i profili dei famosi Sassi conferendo al paesaggio da cartolina quella nota di arcano che magicamente colpisce chi visita quei luoghi.
Prima di entrare in sala mi avvicino al tavolo d’ingresso dove trovo esposti i libri inerenti gli argomenti del convegno: “Migrazioni, nuove forme di schiavitu’, contrasto al crimine organizzato transnazionale” insieme alle opere dei vari relatori invitati dall’Associazione Culturale “21 settembre ’43” in collaborazione con l’Associazione “Libera”, con l’Associazione Elena Springer A-24020, con la nostra rivista ecc. ecc.
Tra i vari testi scelgo istintivamente Sole Bruciat, edito da Feltrinelli.
A metà copertina - rossa e non solo- risalta un disegno stilizzato: una barca di nome Italia tra i flutti del mare con al centro una ciminiera fumante - viva - ed a poppa una fanciulla dai lunghi capelli e dalle braccia spalancate verso…chissà…
Più sotto però c'è il corpo nudo e affusolato di una donna che sprofonda a braccia tese nell’abisso scuro con un’inquietante banda nera che le copre gli occhi. Giro il libro e nel retrocopertina leggo:
“A me interessa il male, lo stato brado del dolore e della morte, la possibilità di penetrare e descrivere la ragnatela psicologica degli sfruttatori e delle vittime, quel filo sottile che corre tra la fine della prevaricazione e l’inizio della sottomissione. Tutto questo male – violento, doloroso, angosciante, straziante, rivoltante, stomachevole – semplicemente è, esiste.
Io ho semplicemente voluto raccontarlo.”
Entro in sala ed Elvira Dones, così si chiama l’autrice, sta parlando. La sua figura non passa certo inosservata valorizzata dal tailler grigio e dalla camicetta rossa.
Ci racconta che dopo essersi laureata in lettere albanesi e inglesi all’università di Tirana si è trasferita in Europa per questioni personali allontanandosi dall’Albania prima del crollo del regime del dittatore Hoxha.
Decisione pagata molto cara da Elvira e da tutta la sua famiglia. Trascorrono infatti ben 27 mesi prima di poter riabbracciare suo figlio e solo dopo aver superato una serie di difficoltà direttamente connesse alla condanna a 25 anni per: “Alto tradimento nei confronti del Partito, dello Stato, della causa del Socialismo”.
A conclusione di convegno mi concede un’intervista e gentilmente autografa il suo libro che mi dedica con l’augurio di capire.
Mi sono ovviamente chiesta cosa c’è da capire - cosa c’è da comprendere.
Durante la serata hanno esaltato di Elvira la lirica del suo stile letterario poiché riesce nello stesso rigo a descrivere la parte più bella insieme a quella più drammatica dell’oggetto, della persona, della situazione.
Mi immergo completamente nella lettura e solo dopo qualche giorno riordino le idee perché Elvira ti prende quasi brutalmente per mano e ti trascina d’impatto nella storia vera di un gruppo di uomini che: “perdono la ragione per un nonnulla e la rabbia non gliela fa più ritrovare”; di donne e ragazzine che nel giro di pochi mesi hanno visto andare in frantumi i loro sogni nei bordi dei marciapiedi della nostra bella Italia o in qualche appartamento con le sbarre alle finestre fino a perdere la vita in qualche vecchia fabbrica o in qualche sudicia discarica.
Quando la miseria ti si appiccica addosso, quando non si arriva a dar da mangiare ai propri figli gli spot pubblicitari della TV diventano più che speranze, cioè sogni che si nutrono da soli più di giorno che di notte.
Il degrado dei quartieri si può così sopportare ed il malodore delle strade si percepisce meno intensamente; poi c’è tanta gente che se ne va e torna con tanti regali e tanti soldi sufficienti per ristrutturare a nuovo la casa, per iscrivere i figli alla scuola privata e per curare meglio i propri malanni!
Ma non le sapevamo già tutte queste cose? Ma sì che siamo tutti ben informati su queste nuove pericolose bande mafiose albanesi che si arricchiscono a dismisura con prostituzione, traffico di minori e droga.
Mafia che si è arricchita “laggiù” e “quassù” ben appoggiata da Cosa Nostra, Ndrangheta, Sacra Corona Unita ecc..
Denominatore comune la violenza più cruda, la disintegrazione fisica, psichica e morale delle vittime e dei carnefici vittime anch’essi. Ciò che accade entra con cruenta irruzione nella cronaca nera quotidiana per finire inghiottito dalla sorda, vischiosa, opportunista continuità dell’esistere di questo nostro tempo.
Eppure ci dicono che la prostituzione c’è da quando c’è il mondo, che “le lucciole” hanno sempre “abbordato” lungo le strade, esposte in qualche vetrina o più o meno tutelate in qualche bordello, ma nessuno in realtà è in grado di stabilire quante sono coloro che scelgono di propria volontà quella vita.
Dopo l’11 settembre di quest’anno dobbiamo riconoscere che gli eventi sono ormai al di sopra delle istituzioni e più grandi di qualunque uomo. In tale contesto ai più di tutti noi quelle ragazze fanno tanta pena costrette come sono ad ubbidire alle disposizioni dei loro protettori, altri si mettono in pace la coscienza inviando qualche contributo alle poche associazioni ed ai pochissimi uomini che con estremo coraggio cercano di strapparle dalle spire dei magnaccia, mentre la stragrande maggioranza si limita più a pensare che a dire: “ e che cosa posso fare io?”.
Eppure voglio azzardare e, con cognizione di causa, penso a quella larga fetta di società colta e benpensante che troverà molto da ridire su Sole bruciato con proclami tipo:
·    Ma era proprio necessario descrivere nei dettagli come viene “iniziata” Soraia espatriata con la promessa di un lavoro che non svolgerà mai, a suon di botte, insulti e sputi mentre la violentano tra vomito ed escrementi…?
·    Avete visto questa Dones, si è messa anche lei a cavallo dell’onda visto che la letteratura erotica è l’unica vera realtà editoriale del terzo millennio!…
·    Ma come hanno potuto i genitori Qazim e Murveta, anche se ridotti sul lastrico, affidare Entela, la loro figliola quattordicenne, a due semi sconosciuti anche se all’apparenza affidabili?…
·    Ma…bisogna vedere, sembra inconcepibile che i nostri dottori possano per soldi “ricucire” in qualche modo gli imeni delle ragazze per riproporre merce vergine a certi personaggi benpaganti e di palato fino.
·    Ma perché descrivere così nei dettali gli atti di quell’uomo che chiude a chiave il bambino nell’altra camera prima di avventarsi su sua madre Minira che non sa leggere e a malapena scrive il suo nome. “Le strappa gli indumenti e li butta per terra, la sbatte sulla tavola dove c’è ancora il pane e il vasetto di marmellata che ha mangiato Bled per violentarla prima e sodomizzarla di gusto poi. Bled dall’altra parte prima strilla a perdifiato fino a quando non si sente più, non piange, graffia solo la porta con le unghie per poi ricominciare a urlare come un agnellino sgozzato…
Io direi che su questa classe di considerazioni la vita stessa cala un velo pietoso perché qualsiasi opinione scade fino a diventare scorretta quando c’è di mezzo l’essere umano che diventa puro oggetto di lucro in mano a mostri senza scrupoli.
Forse uno degli obiettivi dell’autrice di Sole bruciato è quello di dare forma e sostanza alla realtà di  quei dolori  mettendoli sotto lampada come nei commissariati per evitare alla minima ombra di offuscare ogni dettaglio di  quel quadro.  L’ho visto come un tentativo di fare giustizia perché nelle sue descrizioni estreme Elvira restituisce il valore di individualità, di protagonismo a ciascuna di quelle ragazze visto che la loro dignità viene sistematicamente disintegrata confondendo nell’orrore i loro atteggiamenti ed i loro corpi.
Forse - e sottolineo forse – solo così quando sapremo dell’ennesimo ritrovamento del cadavere di una extracomunitaria clandestina magari penseremo a Leila, la voce narrante che apre e scandisce il romanzo, la quale non voleva più ritornare a casa dopo che le avevano ucciso la sorellina Aurora.
Leila voleva diventare una famosa stilista in Italia e invece dopo 3 anni ritorna a casa rinchiusa in una bara.
Magari non ci dimenticheremo di: “…Teuta 17 anni che rantolava riversata a terra con il viso schiacciato contro il pavimento, mentre Giafer alterna colpi sui fianchi e sulla schiena a calci con il sacchetto di sabbia così la piaga sarà uniforme come il gonfiore della carne”.
Particolare da non  omettere è che il buonuomo è veramente arrivato a questo perché “..a quella  puttana schifosa stronza le è scappato che se non la lasciavano andare li avrebbe denunciati alla polizia…”
Chissà se quando con la macchina passiamo in certi quartieri delle periferie delle nostre città potremmo considerare che in certi vecchi edifici potrebbe ripetersi quanto è accaduto in quella vecchia fabbrica abbandonata dove in 18 si avventano su 6 ragazze che urlano …“ma Delina no. Lei stringe i denti. E’ solo il mio corpo, solo carne e lui non ha niente a che fare con tutto questo. Con l’ingombrante inutile carne. Delina guarda verso le rovine di quelle ragazze che solo pochi giorni  prima erano esseri umani, mentre ora sono solo carne, pezzi di braccia, gambe insanguinate, grida che si calcificano come stalattiti in aria”.
Continuo la lista perché - sempre forse - quando la cronaca ci riporta con brevi trafiletti le notizie di corpi di ragazze orrendamente mutilati ci ricorderemo di quel passo: “ Siete pronte no ? Guardate! Certamente voi conoscete questa stronza… Afferra i capelli del cadavere e le solleva la testa. Il volto di Milica è nero, tumefatto, cianotico. Ha gli occhi aperti, la bocca squarciata, il sangue coagulato lungo il mento. E le cavano gli occhi…” Spalancate bene gli occhi troie fottute e ringraziate Dio che vi stanno ancora nelle orbite…”.
Concludo ringraziando due volte Elvira Dones per l’intervista che segue e perché – forse- passeggiando in buona compagnia con le nostre confortevoli automobili ci ricorderemo di Soraia quando incrociamo “quelle puttane” sguaiatamente vestite e pesantemente truccate:  “…Soraia aveva avuto da sempre il cuore  il cuore ballerino che le girava intorno per l’emozione …ma ora da 10 mesi il suo cuore non faceva altro che strisciare sui muri, sui vetri delle auto dei clienti…Anche quando non c’erano motivi perché la punissero, il cuore le faceva un tonfo spaventoso e le scappava dal corpo…L’anima le tornava solo quando scendeva dall’auto del cliente e vedeva il suo cuore bluastro rientrare nel corpo come un Pollicino cresciuto oltre misura…”.
 
Signora Elvira, ci può dire perché scrive, se ha un obiettivo e qual’è.

Onestamente l’obiettivo primario è fare lo scrittore, perché prima di tutto si scrive per sé stessi.
Lo scrittore è estremamente egoista. Ci sono tanti modi per fare letteratura. Molti scrittori - e ne conosco tanti - sono bellissime penne sotto il profilo tecnico ed estetico, ma per propria scelta fanno letteratura in un modo distaccato dalla realtà del proprio paese. C’è quell’espressione che dice “beati sono quei paesi che non hanno bisogno di eroi”. Perifrasando per me sono fortunati quei paesi che non hanno bisogno di scrittori impegnati. Per me fare letteratura è un tipo di impegno perché non riesco né emotivamente, né logicamente ad estraniarmi dai problemi della mia terra ed anche perché nel mio paese c’è bisogno di una letteratura che denuncia, che descrive la realtà senza contraffazioni di sorta, che faccia riflettere gli albanesi stessi su ciò che è passato e su ciò che succede in Albania. Far vedere le cose come sono, anche se crude, serve a far riflettere e a farci vedere belli, brutti senza tralasciare tutte le problematiche e tutte le contraddizioni. Senza questo tipo  di denuncia attraverso questo tipo di letteratura non si arriva poi a migliorare ed a passare ad un’altra fase con una letteratura che rispecchia una realtà più confortante. Dal mio punto di vista deve esserci una realtà più confortante per portare ad una letteratura più confortante. In una realtà come quella albanese trovo assurdo fare semplicemente l’artista.

Quindi impegno sociale a tutti gli effetti.
Senz’altro, e Sole bruciato è il libro più estremo, più impegnato, più forte. E’ un’accusa, ma in tutti i miei libri c’è una buona fetta di albanesità, di mondo mediterraneo, del mondo balcanico che io conosco bene. L’Albania è una terra molto forte nel bene e nel male, tutti i Balcani sono molto intensi. C’è un’emotività con cui sono nata e cresciuta che ho dentro ed è una grandissima ricchezza. Spero che un giorno l’Albania non abbia più bisogno di tutti questi contrasti, di tutti questi punti di contraddizione, però occorrerà molto tempo, quindi: sì, impegno.

Fuori dal suo paese avrà logicamente preso contatto con realtà inevitabilmente diverse. Ieri sera ci ha detto, senza giustificare malavita e criminalità, di non trascurare il fatto che per 50 anni il popolo albanese è stato senza un Dio. Ma cosa pensa dell’Italia paese di antica cultura e civiltà? Da noi la gente può organizzare liberamente la propria attività; la donna, soprattutto a Nord e negli ultimi 20 anni si può inserire nella società dalla fabbrica alla politica; inoltre da sempre c’è una Chiesa di Stato e un ufficiale rispetto per le altre espressioni religiose.
Eppure in Italia c’è Cosa Nostra, c’è la Stidda, la Ndrangheta, ci sono organizzazioni strutturateda decenni  con obiettivi precisi e scopi terribili; organizzazioni capaci di infiltrazioni cancerose,  di collusioni nella sfera della legalità e capaci  addirittura di assoldare e sfruttare a scopo di lucro altri gruppi, altre famiglie della mafia albanese, russa ecc…

E’ vero, conosco la realtà italiana e penso che la Chiesa o qualsiasi forma di religione non  possa assolutamente bastare. Non sono per le ideologie organizzate, credo nell’uomo ed essendo per natura molto ribelle, cerco le risposte dentro di me, nella gente che amo e nei valori in cui credo.
Per me la fede è anzitutto rispetto per l’essere umano, quel rispetto che va al di fuori della religione Cattolica – intesa come istituzione -, di quella islamica e di tutte le altre. Ma il credo dell’uomo non basta, è necessario uno Stato molto ben organizzato, uno Stato più possibilmente non corrotto, non indifferente. Là dove lo Stato ha zoppicato, ha chiuso un occhio, un orecchio, là dove lo Stato si è lasciato corrompere ed ha corrotto, la malavita e le associazioni mafiose vanno a nozze. Ho apprezzato la provocazione del Bongiovanni quando ha invitato Bin Laden a trovare sicuro rifugio in Sicilia da Provenzano, latitante da 40 anni! Troppe volte mi sono detta che è inverosimile che lo Stato non riesca a “beccare” questo latitante; in realtà penso che non vuole. Conosco molto bene il lavoro di tutti quegli uomini ed agenti pieni di passione e disposti a lavorare per pochi soldi e con pochissimi mezzi. Ci sarà sempre gente disposta a sacrificare famiglia e vita privata, ma se lo Stato stesso intralcia il loro lavoro…Ho letto quanto è successo ad Ultimo che è stato trasferito altrove dopo che il suo pool è stato sparpagliato in altre cariche. Dietro questi eventi c’è la volontà dello Stato così come c’è stata la volontà della CIA e della National Security a fomentare, nel periodo della guerra fredda, tutto ciò che oggi è fondamentalismo islamico. Con ciò voglio chiarire che non sono antiamericana perché apprezzo la libertà e la cultura degli U.S.A. dove chiunque dall’oggi al domani si può trasferire e vivere, ma penso anche che ci siano gravi responsabilità a carico dell’Occidente e dell’America che ha fatto e continua a fare una politica sporca. Ricordo ad es. gli anni della Presidenza di Nixon quando Kissinger era il ministro degli esteri oltre che suo portavoce. Beh, la politica di quegli anni è stata sporca…Penso alla guerra del Vietnam, alla politica svolta per buttare giù, per destituire quei governi eletti democraticamente in Cile ed in tutto il Sud America.  Ad es. posso citare quanto è accaduto in Argentina per non permettere prima l’ascesa al  potere di S. Allende e quanto poi è stato fatto per detronizzarlo appoggiando il dittatore cileno Pinochet e tutte le giunte militari in America Latina.
Quindi credo nell’essere umano, credo nella capacità dello Stato ed anche in una società sempre aperta ma, a volte, purtroppo, c’è indifferenza o grande superficialità.
C’è la risposta emotiva del momento su un tema o su un grave evento poi si abbandona tutto e si ritorna alla quotidianità.

E’ mai venuta a conoscenza di cose, nomi o fatti che non avrebbe mai voluto sapere e come si è comportata di conseguenza?
Purtroppo sì, ad esempio quando si è abbinata quella faccia ad un certo nome; cioè venire a sapere che quell’egregio signore, molto rispettato in Albania, in realtà era un trafficante di prostituzione. Io vedevo questo signore nei grandi alberghi in compagnia di politici e gente importante senza conoscere il suo nome, e nel frattempo avevo raccolto tutto il materiale di ciò che aveva fatto e faceva regolarmente tra l’Italia e la Germania.
Quando il nome si è abbinato a questo signore sono rimasta inorridita.

Come agisce poi?
Anzitutto rispetto assoluto per le vittime. Mai un nome, mai una faccia. Proteggo fino in fondo
con feroce fedeltà le fonti, vale a dire quelle persone che mi hanno raccontato le loro storie, fidandosi di me. E poi onestamente devo regolarmi anche con la mia vita privata, la mia famiglia perché da un lato c’è il mio impegno civile, dall’altro c’è una mia parte privata che va protetta. Devo superare questi momenti di dubbi, di riserve, però la parte che mi spinge in quest’impegno è sempre più forte e prende il sopravvento.

Qual è l’effetto della tua letteratura in Albania? Ha avuto seguito, dei riscontri, dove trova la forza per continuare?
Sì, tramite le associazioni di donne non governative che lavorano in Albania. E’ stato molto
bello perché sono stata invitata più volte in Albania e nel Kosovo dopo la guerra. Le donne fanno un lavoro straordinario ed io mi sento più che appoggiata, più che motivata. Sento che ci diamo una mano a vicenda perché io scrivo un libro e quelle donne lo prendono e lo portano nei punti più lontani e più poveri dove la distribuzione di un libro non è cosa scontata perché non c’è nemmeno una libreria. In questo modo a quelle donne arriva un’altra conoscenza ed ad un’altra conoscenza corrisponde un’altra consapevolezza. Granello su granello si fa qualcosa. Importante è non lasciare spazio all'indifferenza e alla mancanza di indignazione.

Ultima domanda. Tra le altre cose ci ha detto che quando descrive un fatto o relaziona qualsiasi spaccato di società non le piace definire in modo netto i contrasti che ci sono in termini di  bianco e nero perché ci sono molti toni “grigi”, tonalità che vanno assolutamente riconosciute e rispettate. Ha potuto in qualche caso toccare con mano il “grigiore” dell’essere umano, magari proprio nell’ambiente della criminalità?
Certo. Uno dei personaggi del mio libro è un personaggio del grigiore che poi si spara. Lui fa il magnaccia, ma non è felice né con sé stesso né con la sua vita, per cui toglie il disturbo dopo aver portato in salvo la sua famiglia dall’altra parte dell’oceano. Ci sono uomini che hanno scelto di delinquere proprio per pressione sociale o per pressione diretta della propria famiglia. Anche nella mafia è risaputo e si verifica che tante donne sono molto più determinate e feroci degli uomini. In certi casi sono proprio loro a sostenerli e a portarli avanti o ad accusarli di infamia in un momento di pentimento o dopo la decisione di collaborare con gli organi della giustizia. Ciò che voglio dire è che non condivido le trincee; non sono nemmeno per il femminismo esasperato dall’altra parte. Quindi il tutto è molto complesso. Devo comunque dire che qui, in questi giorni a Matera, il cuore mi si sta aprendo per l’emotività. Vivo nella Svizzera italiana, un mondo più freddo che rispetto, ma che non riesco ad amare. Sono veramente toccata sia per le persone che ho conosciuto, sia per gli interventi che ho ascoltato. Credo di aver visto la parte più bella dell’Italia, l’Italia che fa, che non si arrende, che fa volontariato, che cerca in qualche modo di contrastare da protagonista un “certo” andamento delle cose. Eppure generalmente - anche il centro Europa- è pieno di luoghi comuni: eh! L’Italia è un paese di pasticcioni, è un posto buono solo per mangiare o per trascorrere le vacanze. Io sono una ficcanaso per mestiere e quindi tocco con mano la realtà e devo dire che condivido molto la realtà di questi giorni….

Grazie di cuore.
Grazie a tutti voi.

Mara Testasecca
 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
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    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
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