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Editoriali
Testimoni: un modello di cultura della legalità | Testimoni: un modello di cultura della legalità |
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Eletto alla commissione centrale l’onorevole Mantovano di Lorenzo Baldo Dottor Mantovano, lei si è occupato molto attivamente in questi anni della difficile condizione dei testimoni di giustizia. Sono tantissimi i casi di famiglie che hanno immense difficoltà a riprendere la loro vita serenamente dopo la scelta di collaborare. Quali saranno i primi provvedimenti che intende prendere per agevolare la vita dei testimoni in termini di iscrizioni alle scuole per i figli, sanità, lavoro? Ho potuto intervenire direttamente nella questione da quando, il 17 ottobre scorso, ho ricevuto la nomina a presidente della commissione centrale. IN questa veste ho cercato in primo luogo di recuperare tutte le posizioni rimaste in arretrato, riuscendo ad eliminare, con un calendario di sedute estremamente serrato, una consistente parte del lavoro in sospeso. Ho cominciato dalla settimana scorsa un programma di audizione dei testimoni, finalizzato a creare un contatto diretto fra queste persone, troppo spesso sole ad affrontare problematiche esistenziali di complessità difficilmente comprensibile dall’esterno, e la commissione, per poter intervenire nel modo più immediato, assicurando a tutti gli strumenti e i benefici che la nuova legge prevede. Proprio nello spirito della nuova legge ho voluto dare priorità anche formale alla trattazione delle problematiche dei testimoni di giustizia, soggetti per i quali deve essere espresso il massimo apprezzamento da parte delle istituzioni e che devono costituire un modello ed un esempio nell’ambito di quella battaglia a favore di una «cultura della legalità» che deve essere considerata la sfida più importante fra quelle che ci stanno dinanzi. Il testimone di giustizia costituisce una delle incarnazioni più alte di questa cultura perché è un soggetto non coinvolto che si assume rischi e disagi enormi pur di garantire la sicurezza della comunità, rifiutando la comodità di quel farsi i ... fatti propri che farebbe campare cento e più anni. E’ ovvio che le nuove disposizioni, introdotte dalla legge n.45/2001 in favore dei testimoni di giustizia troveranno piena e puntuale applicazione senza ritardo, anche se mancano i regolamenti di attuazione. Uno dei maggiori problemi per assicurare la protezione alle famiglie di coloro che collaborano con la giustizia è la limitatezza del territorio italiano. Pensa che siano possibili accordi con paesi esteri per il reinserimento dei vari e diversi soggetti nel tessuto sociale? Si tratta di una tematica già affrontata e vi sono già stati casi in questo senso. Il nostro obiettivo è comunque quello di creare, nel modo ritenuto più consono dagli interessati, le condizioni per un loro reinserimento completo ed un loro conseguente agganciamento del legame con le strutture di protezione, che costituiscono comunque un supporto con carattere di temporaneità e di obiettivo disagio. Finalmente la recente disposizione di legge ha distinto i collaboratori di giustizia dai testimoni di giustizia, garantendo a questi ultimi il giusto riconoscimento per l’importante contributo portato allo Stato. Con strumenti migliori a disposizione prevede di preparare una campagna di sensibilizzazione dei cittadini affinché si possano sentire incentivati a collaborare con le istituzioni? Il miglior incentivo sono le storie reali dei testimoni stessi. Con il mio libro «Testimoni a perdere» ho cercato di mettere in evidenza le tragedie personali ed oscure di molte di queste persone, vorrei poterne scrivere uno che fosse invece pieno di «happy end». Posso dire che è in fase di studio un inserimento di alcune di queste persone nel piano operativo nazionale per la sicurezza nel Mezzogiorno, proprio perché possano divenire efficaci promotori di una cultura della legalità che dobbiamo riconquistare, riappropriandoci per esempio di un amore per la verità messo in ombra dal relativismo aggressivo che ha egemonizzato la cultura del nostro paese, relativismo che confligge in modo insanabile con il concetto di testimone: se non esiste un dato oggettivo, se non esiste una regola morale oggettiva, che differenza c’è fra un delinquente e chi si espone per difendere da lui la comunità? Nonostante qualche eclatante caso, i collaboratori di giustizia hanno dimostrato di essere sempre uno strumento indispensabile - secondo il parere dei suoi colleghi magistrati - per penetrare nelle fitte maglie di organizzazioni criminali segrete e pericolose come Cosa Nostra. La legge approvata immette criteri molto severi giudicati da molti fortemente disincentivanti. Come pensa di agire nell’ambito delle sue competenze per far sì che uomini d’onore e criminali, soprattutto di un certo spessore, passino dalla parte dello Stato fornendo informazioni veramente preziose per lo svolgimento delle indagini? La nuova normativa non è disincentivante per i collaboratori, evita invece di far diventare la collaborazione come una delle migliori soluzioni per garantirsi l’impunità. I provvedimenti premiali devono essere tali da non vanificare la funzione di difesa sociale, preventiva e retributiva della pena, questo anche tenendo conto di non sempre felici esperienze legate a recidive gravissime di soggetti in fase di collaborazione. Credo inoltre che si debba puntare di nuovo fortemente sulla professionalità della Magistratura e delle Forze di Polizia, perché la loro azione preventiva e repressiva sia il contraltare efficiente ed efficace alla collaborazione. Solo un contrasto investigativo vincente può in qualche modo «responsabilizzare» il collaboratore e togliergli quella sensazione di onnipotenza che in passato non e sempre mancata. In questo senso ho sostenuto l’inserimento nel decreto legge contro il terrorismo di un significativo intervento a favore delle forze di Polizia, consistente nel liberarle dall’onere, spesso enorme, delle notificazioni. Questo intervento, che auspico passi immutato nel provvedimento di conversione, contribuisce ad una liberazione di risorse ingentissime, per l’attività preventiva e repressiva, ben più significativo di qualche ritocco di alcune situazioni di impiego. Senza un riscontro puntuale e costante le dichiarazioni dei collaboratori possono diventare uno strumento di strategie totalmente estranee alla ricerca della verità fattuale e alla lotta alla criminalità. Sarà possibile ascoltare, presso le diverse Commissioni preposte, audizioni dei collaboratori di giustizia? La commissione che presiedo, di regola, non procede all’audizione dei collaboratori di giustizia. |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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