La Rivista
Editoriali
Avere a che fare con Cosa Nostra non è reato | Avere a che fare con Cosa Nostra non è reato |
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Sentenza di assoluzione per i presunti fiancheggiatori del boss di Anna Petrozzi Letteralmente braccato, il fantasma di Corleone, da carabinieri, polizia e magistratura. Gli stanno stringendo il cappio al collo gli investigatori che cercano in tutte le direzioni il suo nascondiglio e soprattutto i suoi fiancheggiatori. Ma non è impresa facile. Bernardo Provenzano, latitante da 40 anni ormai, ha costruito attorno a se una fitta rete di protezione e omertà. Per la maggiore si tratta di imprenditori incensurati che traggono enormi vantaggi, tanto economici quanto in termini di protezione effettiva, dalla prestigiosa alleanza. Provare la colpevolezza di un imprenditore che vive in un contesto mafioso in cui la tangente è la condizione minima necessaria per lavorare presenta non poche difficoltà. Lo dimostra in particolare la sentenza di assoluzione piena nei confronti di alcuni imprenditori operativi nelle provincie limitrofe di Palermo come Belmonte Mezzagno, Bagheria, ecc. Al processo contro i fratelli Cavallotti, Vito, Gaetano e Vincenzo, nonostante le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, per altro ritenuti altamente attendibili, e alcune delle lettere autografe di Provenzano, inviate al reggente della famiglia di Caltanissetta, Luigi Ilardo, il giudice Rocco Camerata Scovazza non ha ritenuto che sussistessero le condizioni per condannare coloro che erano stati indicati dall’accusa come imprenditori «direttamente coinvolti nella gestione degli interessi economici di Cosa Nostra». Giovanni Brusca, boss di S. Giuseppe Jato, il cui contributo è stato valutato come «rilevante ed intrinsecamente attendibile», ha dichiarato di aver sentito più volte il nome dei Cavallotti nell’ambito della assegnazione illecita degli appalti pubblici, ma non si è mai interessato di persona alla contrattazione di alcun affare che li coinvolgesse. Più rilevante il fatto che al momento del suo arresto, avvenuto il 20 maggio 1996, gli fu sequestrato un biglietto con diverse annotazioni tra cui: «risposta positiva CAVALLOTTI x Monreale gas» e «CAVALLOTTI Ribera». Interrogato al proposito Brusca ha dichiarato di aver preso quegli appunti in funzione di un succesivo incontro con Provenzano e che, in particolare, il nome dei Cavallotti era in riferimento «alla messa a posto» dei suddetti «in relazione a lavori per la realizzazione di impianti di gas a Monreale», nel primo caso, «in relazione ai lavori eseguiti a Ribera», nel secondo, come su «richiesta di FRAGAPANE Leonardo, reggente della famiglia agrigentina». Queste specifiche rivelazioni del Brusca hanno trovato riscontro tramite gli accertamenti dell’autorità giudiziaria e vanno a completarsi con quanto reso in sede di interrogatorio da un altro collaboratore vicino agli ambienti di Cosa Nostra: Lanzalaco Salvatore. Questi sarebbe stato contattato dai Cavallotti per una consulenza geotecnica in quanto tecnico che si preoccupava della progettazione delle opere, dei finanziamenti e dei contatti con i politici. Lanzalaco avrebbe poi saputo da Angelo Siino, noto come il Ministro dei Lavori Pubblici di Cosa Nostra, che i Cavallotti erano inseriti nel gruppo imprenditoriale che faceva capo a Totò Geraci il quale si aggiudicava gli appalti per poi passarli ad altri, tra cui gli imputati. Più precisamente il Siino avrebbe spiegato ai procuratori che il personaggio di maggior influenza tra i tre fratelli era Vito Cavallotti, che ha avuto modo di conoscere velocemente all’interno di uffici pubblici. «Questi non era un mafioso, ma, come tutti gli imprenditori, deve fare riferimento agli esponenti mafiosi del suo paese di origine», e soprattutto, ed è questa l’informazione più importante, era molto vicino a «PASTOIA Francesco, (uomo d’onore della famiglia di Belmonte Mezzagno ndr.) uno dei principali fovoreggiatori di PROVENZANO Bernardo» con il quale «sentì dire che l’impianto sportivo gestito dal CAVALLOTTI in località Panetto (Belmonte Mezzagno) fosse in società con PASTOIA». Il maggiore apporto alle investigazioni viene, tuttavia, dalle lettere che il confidente Luigi Ilardo ha consegnato, prima di venire ucciso, al colonnello Michele Riccio. Occorre aprire una parentesi sulla valutazione assolutamente positiva che i giudici esprimono circa la piena attendibilità del materiale fornito dall’Ilardo, benché il suo omicidio non gli abbia consentito di intraprendere una collaborazione fattiva con lo Stato. Tornando al contributo di Ilardo, si tratta di una serie di 11 missive scambiate tramite uomini di estrema fiducia (alcuni dei quali imputati al presente processo perché favoreggiatori) tra il Provenzano stesso e l’Ilardo in una delle quali il super boss di Cosa Nostra si riferisce esplicitamente ai Cavallotti. Nella lettera classificata con il numero 7 «PROVENZANO sollecita ILARDO ad occuparsi di tre appalti da eseguire nella provincia di Enna («...ti prego di mettere a posto questi tre biglietti che ti mando che cadono tutti e tre nella provincia di Enna»), poi specificamente indicati, nell’appunto allegato alla lettera, nei seguenti termini: «Imp. Cavallotti. Lavoro Gas Agira dopo Leonforte provincia di Enna. Imp. 4ml. Imp. Cavallotti. Lavori Gas Centuripe provincia di Enna. Imp. 4 ml». L’intercessione di Ilardo deve essere andata a buon fine in quanto si legge in una successiva comunicazione: «...te ne sono grato del tuo interessamento per la ditta che ti ho segnalato - CAVALLOTTI-». Poi il Provenzano aggiunge, facendo riferimento al furto subito dai Cavallotti di «un martellone e due saldatrici» «..io vi prego se potete recuperarli e lo comunicate a me...che io lo comunico a colui che me li ha raccomandati.....voi di tutto quello che avete bisogno fatelo sapere a me che io lo faccio chiedere da colui che ne ha parlato con me, e così vediamo se lo fanno..»in merito alle eccessive richieste avanzate nei loro confronti, scrive: «...da loro ci si presentano molte persone, e tutte con richieste, cosa che loro non possono accontentare e servire tutti..». «In tale contesto – proseguono i giudici – l’esame del contenuto delle missive del PROVENZANO e dell’appunto sequestrato in occasione dell’arresto di BRUSCA Giovanni fornisce prova che, almeno fino al 1996, il PROVENZANO (presumibilmente su richiesta degli esponeneti della famiglia mafiosa di Belmonte Mezzagno), si adoperò ripetutamente in favore dei CAVALLOTTI, «raccomandandoli» ai referenti mafiosi delle zone in cui dovevano operare le loro imprese». Però gli elementi a disposizione non sono sufficienti, sempre secondo il collegio giudicante, a «dimostrare ne che le imprese dei CAVALLOTTI siano in qualche modo riconducibili ad esponenti di COSA NOSTRA». In sostanza le parole scritte da Provenzano sono per lo più riconducibili al pagamento del pizzo da parte degli imprenditori in questione, ed è accertato che questi erano coinvolti nel sistema di controllo organizzato e gestito da Cosa Nostra, ma non si può ascrivere a loro carico il reato di associazione mafiosa come previsto dall’articolo 416 bis cpp. «Assolti perché il fatto non sussiste». Analoga sentenza per Bruno Francesco, amministratore di diverse società in affari con società gestite da mafiosi come Tommaso Cannella e Francesco Mineo, indicato da Siino come coinvolto nella illecita spartizione degli appalti pubblici coordinata da Bernardo Provenzano. Condannati a 6 anni di reclusione, invece, per associazione di stampo mafioso, Napoli Giovanni, Ferro Salvatore, Di Salvo Giacinto e Galloto Salvatore, in quanto provata la loro attività di favoreggiamento in termini di «vettori» dei bigliettini di Provenzano e di veri e propri strateghi in grado di fornire basi logistiche per i latitanti. In attesa di leggere la richiesta d’appello preparata dal pubblico ministero Antonino Di Matteo, ci chiediamo, un po’ perplessi, cosa serva di più, per emettere una condanna, di una lettera autografa del capo di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano. |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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